Nicholas Negroponte

Negroponte: la competizione è la radice di tutti i mali.

Venerdì scorso, Nicholas Negroponte ha tenuto un discorso in seno all’evento The Shape of Things To Come (la forma delle cose che verranno), organizzato da Piaggio Fast Forward a Milano e presentato da Marco Montemagno.

Negroponte è il fondatore del Media Lab del Mit, il laboratorio di ricerca interdisciplinare del Massachusetts Institute of Technology, e il creatore del progetto One Laptop Per Child (un computer portatile per ogni bambino), pensato per fornire gli strumenti educativi necessari allo sviluppo educativo nel terzo mondo.

Venerdì c’ero anch’io. Quello che segue (e che potete vedere nel video che ho sottotitolato per voi) è un estratto del suo discorso, dal quale si capisce bene cosa significa avere una visione del mondo e ragionare su altri piani mentali rispetto alle categorie dell’umano e mediocre pensiero.

LA COMPETIZIONE E’ LA RADICE DEL MALE

L’incrementalismo (ndr: un metodo di lavoro che funziona aggiungendo a un progetto piccoli cambiamenti progressivi, invece di pianificazioni di lunga portata) è nemico della creatività. E in questo so di espormi, sostenenedo che le start-up siano un problema globale molto serio, perché abbiamo impedito a tantissimi talenti di pensare in grande.

Il Media Lab del MIT laurea 50 studenti all’anno. In passato, la metà di loro lavorava sui grandi problemi: la fusione, l’eliminazione della povertà, l’impegno sugli obiettivi umani che riguardano il miglioramento dell’umanità… E adesso, invece, si occupano tutti di queste sciocche, piccole start-up che fanno app per gli iPad e per gli iPhones, che rubano soldi – la cupidigia gioca un ruolo in tutto questo – e fanno cose buffe, ma di queste 50 persone, oggi, solo una lavora su un grande e difficile problema. Pagheremo un prezzo per questo, in futuro.

La competizione! La competizione è la radice di quasi tutti i mali. Assumo che l’Italia abbia gli stessi problemi di altri paesi che conosco meglio, come gli USA, la Cina, il Giappone. Abbiamo trasformato l’apprendimento in una cosa competitiva, con la complicità dei genitori. Basta con gli esami! Smettiamola di uccidere i bambini con gli esami, perché quello che sapete non importa! Non importa per niente! E ve ne darò evidenza.

Io odio le misurazioni: se sei costretto a misurare qualcosa, significa che la differenza è troppo piccola: l’evidenza delle cose è la migliore misura. Ma se tu misuri l’educazione, ad esempio, viene fuori che la Finlandia è al primo posto della lista, quasi ovunque. Ma di parecchie lunghezze, eh? Non è solamente prima e basta: gli altri sono molto dietro.

Bene: in Finlandia, dall’asilo fino alle elementari, non ci sono verifiche, nessuna! Non ci sono compiti, nessuno! Vanno a scuola per meno giorni all’anno e fanno l’orario più ridotto di tutti. Direte: aspetta un minuto! Come possono essere primi? Non hanno niente delle cose che noi giudichiamo più importanti: fare più esami, avere giornate di studio più lunghe, tutte queste cose insomma… E la ragione è che non c’è competizione! I bambini collaborano. Imparano in maniera collaborativa. La competizione, specialmente tra Paesi, è un concetto malato ed è alla radice di molti mali.

Ora parliamo di missione contro mercato. Una missione è molto diversa da un mercato. E la maggior parte delle persone non capisce la differenza. Avere buoni risultati come corporation, anche per ottime ragioni, in realtà non è ciò che aiuterà il mondo. Sì, se tutti sono migliori, più educati e fanno cose che si definiscono buone, questo, certo, potrebbe migliorare il mondo. Ma se hai come missione l’educazione, allora, come parte della società civile, sei costretto a migliorarlo!

Vi racconto una cosa che mi ha irritato tantissimo. Ero in una stanza, recentemente, impegnato in una riunione nella quale tutti credevano che le persone si dividessero in due categorie: gli imprenditori e i filantropi. Gli imprenditori ad esempio sono i manager delle grandi società, mentre i filantropi sono quelli che fanno piccole ONG o grandi fondazioni. Io dissi: “Siete pazzi! Avete completamente eliminato un terzo gruppo che non fa parte né di un’organizzazione benefica né del mondo imprenditoriale: è il pubblico impiego. Nessuno in questa stanza che ha esortato i propri figli ad entrare nel settore pubblico“.

Non c’è nessuno che pensa al settore pubblico come una grande cosa da fare, e invece il settore pubblico è quello da cui realmente dipendiamo. Quando mi sveglio la mattina, mi faccio una domanda: le normali forze di mercato fanno la stessa cosa che farò io oggi? E se la risposta è sì, allora non devo farlo! Non ho bisogno di farlo se lo stanno già facendo le comuni forze di mercato. Io ho bisogno di fare quello che le forze di mercato non fanno.

Adesso fatemi finire con il mio progetto preferito: la connettività. E dovrei in realtà dire l’accesso, perché potresti non avere bisogno di essere connesso con qualcuno, ma hai bisogno dell’accesso in generale,  e ne hai bisogno non come un servizio, che è un’opportunità per le corporation: ne hai bisogno come parte dei diritti umani, o almeno per responsabilità civica.

Pensate per un secondo a questo: uscite dalla porta, dopo questo incontro, e vi mettete a camminare su un marciapiede. Il modello di business dei marciapiedi non è basato su un ritorno dell’investimento dove tu paghi per camminare sul marciapiede. Ci cammina sopra una persona ricca e ci cammina sopra una persona povera. E tu dipendi dal settore pubblico perché sia pulito, perché sia scorrevole, perché sia bello. Non si paga in una maniera diretta. Ma indovinate? Pagate attraverso quelle che si chiamano tasse. Ed è parte della società. E invece, se ti colleghi a internet ancora adesso devi pagare: non è come una strada. Beh, internet non è mai stato come una strada: è stato più come l’elettricità o altre cose basate sul modello “più consumi, più paghi”, ma quello era il passato. E in particolare, nei paesi in via di sviluppo, il futuro è di costruire proprio quella parte di società civile.

Sto lavorando davvero sodo, più che posso, per riuscirci, ma il mio problema è che finora internet è stato un così grande affare! Se guardate alle dieci persone più ricche del mondo, guardatele e contate quante di loro hanno costruito le loro fortune sulle telecomunicazioni. E’ un business davvero redditizio! La società di telefonia del Bangladesh, la società dei telefoni cellulari, ha avuto due miliardi di dollari di ricavi lo scorso anno. Un miliardo era di soli profitti! Dove sono finiti quei profitti? I profitti sono ritornati agli azionisti: molto poco è stato reinvestito sulla rete.

Dovremmo ripensare a quello che può essere fatto nel settore pubblico e non dare per scontato sempre che il settore pubblico non possa fare niente. E se voi ritenete che il settore pubblico non possa combinare niente, provate a salire su un treno in Svizzera! In Giappone il ritardo totale di tutti i treni, accumulato sulla rete della compagnia Shinkansen, in un anno intero, è stato di 18 secondi! Si possono fare molte cose, se ci si impegna mettendosi dalla parte della società civile.

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