Adesso basta!

L’atro giorno il presidente Napolitano, infagottato nella sua tonaca nera e blu, mentre riceveva una laurea in un’aula magna blindata dalle forze dell’ordine (già questo avrebbe dovrebbe indurlo in vive e vibranti riflessioni), rampognava gli Italiani a togliersi dalla testa l’idea frivola di una politica senza i partiti. “L’unica soluzione – ha detto – è il rinnovamento dall’interno dei partiti stessi“.
Come ci vogliono fregare per altri vent’anni

“Cambiare tutto perché non cambi niente” non è solo un modo di dire. E’ una strategia di successo che non si è certo inventata Gelli, ma che ha ben formalizzato nell’ormai tristemente noto “Piano di Rinascita Democratica“, balzato all’onore delle cronache ormai 30 anni fa e perlopiù realizzato nel silenzio generale dell’opinione pubblica, la quale si comporta come quella moglie che trova un capello biondo nel letto del marito (essendo lei mora) e lo lascia cadere indifferentemente al suolo perché scompaia nel sacchetto dell’aspirapolvere, insieme a una consapevolezza che le farebbe più male che bene. “La verità ti fa male lo so“, diceva Caterina Caselli. Anche la libertà sa fare molto male.
La P2, 30 anni dopo
Gli affezionati di questo blog, perlomeno quelli di lunga data, sanno che uno dei primi cavalli di battaglia di byoblu.com, il 1 luglio 2008, fu un video destinato a circolare molto in rete, nel quale evidenziavo le analogie tra il programma del Piano di Rinascita Democratica, targato Licio Gelli, e gli ultimi trent’anni di storia politica del nostro paese.
Non che la loggia massonica deviata Propaganda 2 fosse una novità, certo. Scoperta nel marzo del 1981 dai magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone, nell’ambito delle indagini sull’omicidio Ambrosoli e sul cosiddetto “finto rapimento” di Michele Sindona, esattamente trent’anni fa – il 20 maggio 1981 – la lista dei suoi appartenenti era stata resa pubblica dall’allora Presidente del Consiglio Forlani. Un sussulto di dignità istituzionale con il quale, per una volta almeno, un Governo della Repubblica italiana provava a rivendicare un ruolo superiore rispetto ai gangli di potere invisibili che tiravano le fila tramando nell’oscurità.
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