In che mondo di merda stiamo precipitando
Ci hanno provato diverse volte, presentandosi a casa, ma il bambino non era mai voluto venire via. Voleva evidentemente stare con la madre e con la famiglia della madre. Invece, per i giudici doveva stare con il padre. E così, dai e ridai, la grande pensata: andiamo a scuola, quando mamma non c’è, e portiamolo via alla chetichella.
Cara Pecorella ti scrivo, così mi rilasso un po’
ti chiamo così perché se usassi il tuo nome e il tuo cognome, purtroppo oggi nessuno capirebbe a chi mi sto riferendo. Ma non sei una pecorella. Sei un uomo in divisa che fa semplicemente il suo dovere, e come tale vai rispettato. Perché rappresenti lo Stato e perché lo Stato siamo noi. Dunque tu sei me e io sono te.
SIAMO ANCORA NEL XXI SECOLO?
Chiudete gli occhi. Immaginate un vecchio borgo medioevale, durante la calata dei barbari. Le famiglie si barricano in casa, insieme ad amici e parenti. A un certo punto un drappello di Visigoti, di Unni o di Scilipoti bussa veementemente alla porta. E poiché tardate ad aprire, la sfonda, fa irruzione nella vostra dimora e, schiamazzando e inveendo scompostamente, raduna tutti al centro della stanza dove vi trovate. Avete paura. Vostra nonna grida. Non sapete cosa aspettarvi e temete il peggio.



