Vuoi vedere che avevamo ragione per davvero?
Dunque fatemi capire. Rispetto ai giorni del grande golpe, nel novembre 2011, oggi abbiamo un debito pubblico superiore, più disoccupazione, tasse più alte, una povertà maggiore, siamo enormemente più indebitati a livello di fondi salva-stati, abbiamo davanti una campagna elettorale devastante, dove almeno la metà dei grandi partiti in competizione critica l’austerità e promette di invertire la marcia, con la minaccia di un Parlamento presidiato da una forza politica che vuole fare un referendum sull’euro e altre amenità. Siamo dunque messi peggio e abbiamo davanti a noi l’incertezza dei risultati elettorali, in un momento storico in cui la Grecia sta lasciando morire di fame e di freddo i suoi cittadini e potrebbe uscire dall’euro, trascinandosi dietro le economie del sud Europa. Eppure le aste dei nostri titoli di stato vanno a gonfie vele, oltre ogni più rosea previsione, e lo spread è ai minimi storici, ovvero gli investitori decidono di scommettere sul nostro Paese perchè ci trovano affidabili.
Non c’era nessun baratro
La differenza di 2 punti percentuali sugli interessi da pagare sulle nuove emissioni di debito, che per l’anno in corso sarebbe stata di 3/400 miliardi, ci sarebbe costata 5 miliardi in più, oltre agli 80 annuali. Questo era il costo dello spread che fece gridare la stampa italiana al “Fate presto!” e legittimò la destituzione di un governo e l’avvento di quello dei banchieri. Per chi dice che 5 miliardi sono tanti, ricordo che il MES (Il fondo salva-stati di cui non avevamo alcun bisogno e che ha arricchito esclusivamente la Germania) ci è costato già 15 miliardi di anticipo e ci ha indebitati di almeno 125, e che il Fiscal Compact ci costerà 50 miliardi all’anno. E potremmo continuare, con i costi della politica di depressione economica del Governo Monti, che sono incalcolabili.
E il nostro sarebbe nazionalismo?

Le parole d’ordine sono “no ai populismi“, “no ai nuovi nazionalismi“. Lo ripetono tutti, a pappagallo, dal presidente del Consiglio uscente al Pd, fino a tutti i Pigi Battista dell’italica carta inchiostrata. Chiamano populismo e nazionalismo tutto ciò che non rientra nei loro piani, nel loro diktat di progressivo impoverimento e di spillaggio della sovranità. L’asse PD-SPD, la nuova “internazionale” del “Ce lo chiede l’Europa“, non ha dubbi e agisce come un regime autoritario sulle idee diverse. Cominciamo allora a mettere i puntini sulle “i”.
Non è l’Europa che ce lo chiede: ce lo chiedono loro. Il che non suona esattamente allo stesso modo, right? L’Europa non esiste, dunque non ha un pensiero, un volto, e soprattutto non parla. Facendola assurgere a divinità, a oracolo che si esprime attraverso teoremi e parametri (e si è visto come li stabiliscono), si tenta di annichilire ogni obiezione, ogni possibilità di critica, esattamente come nessun fedele contesterebbe un messaggio spirituale ricevuto dalla Madonna in persona e pervenuto attraverso le labbra di una veggente. Invece, chi trasmette i messaggi della dea Europa sono uomini e sono donne in carne e ossa. Sono i medium che comunicano con lo spirito continentale, i gran sacerdoti di una religione rivelata che vuole instaurare un nuovo Ancien Régime in cui i memorandum, redatti da un manipolo di cardinali eletti per volere di Dio, assurgono al ruolo di scritture sacre. Essi esprimono, beninteso e con titolo, le loro opinioni. Ma solo quelle: non sono per forza di cose rappresentativi di alcuna unità pretesa e indimostrata: anzi, per l’esattezza sono rappresentativi di un bel niente, se non di loro stessi e dei loro interessi.

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