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Torino, terra di mafia


di Valerio Valentini

Prendetevi un minuto di pausa e fate un respiro profondo: oggi facciamo un gioco. Immaginate che un consiglio provinciale si costituisca parte civile in un processo di ‘ndrangheta, nel quale un noto politico locale è accusato di aver interloquito con la cosche calabresi, ottenendo voti e garantendo favori. Poi ipotizzate – ragionando sempre per assurdo – che nelle poltrone del consiglio provinciale costituitosi parte civile contro quel politico, sia seduto il figlio dello stesso politico. Che, tra l’altro, è stato eletto proprio grazie ai voti che suo padre, giudizioso, ha racimolato presso i boss.

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No Tav, una truffa politica

Ieri a Torino faceva freddo. Molto. Fin dalle prime ore del pomeriggio nevicava. In queste condizioni, portare fuori la gente dalle case non è semplice. Ci vuole una motivazione forte. Ci vuole la forza della disperazione. Erano in 5 mila. Un numero elevatissimo, considerate le avversità. Lo ha riconosciuto anche il Corriere della Sera.

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Quanto ci è costata l’elezione di Fassino

Qualcuno storce il naso quando sente dire da un rappresentante del Movimento Cinque Stelle che i partiti fanno campagna elettorale “rubando i soldi ai cittadini“. Gli stessi non hanno solitamente nulla da eccepire quando un ministro della Repubblica brucia la bandiera o alza il dito medio. Punti di vista. O magari è solo il naso che gocciola, del resto questa è la stagione delle allergie.

I finanziamenti pubblici ai partiti sono stati eliminati, ma poiché la politica senza soldi stava perdendo tutte la sue attrattive, sciacalli e mangiatori di carogne hanno reintrodotto dalla finestra ciò che a furor di popolo era uscito dalla porta. Così sono arrivati i rimborsi elettorali. Tu fai campagna elettorale per mettere i tuoi uomini dentro alla cosa pubblica, e i soldi te li danno i cittadini. Ti pagano la pubblicità. Ti ridanno i soldi a rate, un po’ alla volta, per cinque anni, anche se la legislatura cade. Così può succedere che nello stesso anno prendi i soldi per due campagne elettorali sostenute a distanza di un paio d’anni l’una dall’altra. Ma attenzione, li prendi solo se superi lo sbarramento: se ti manca un solo voto, allora perdi tutto e paghi di tasca tua. Cosa c’è di più incostituzionale? Se prendo un voto, ridammi i soldi di un voto. O sono un cittadino diverso dagli altri? In fin dei conti, già solo per candidare la mia formazione politica alla tornata elettorale ho dovuto reperire migliaia e migliaia di firme, quindi ho già brillantemente superato il test di ammissione. Perché dunque condannare i poveri ad esserlo sempre di più e ricompensare i ricchi con ulteriore ricchezza?

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