Diego Fusaro: a cosa servono i migranti? I tre obiettivi dei mondialisti

Diego Fusaro spiega a cosa serve l’immigrazione.

  1. Abbassa il costo dei salari anche tra gli occidentali;
  2. Immobilizzare il conflitto, confinandolo tra i servi (tra i disoccupati occidentali e quelli immigrati), facendo in modo che non salga mai versoi i signori del mondialismo e della finanza;
  3. la migrazione come deportazione di massa serve a imporre un nuovo profilo antropologico, quello dell’Homo Migrans, disoccupato, delocalizzato, spostato e sradicato secondo i flussi del capitale.

Il nemico non è chi fugge ma chi costringe a fuggire. Il nemico non è chi è disperato ma chi getta nella disperazione la gente. Il nemico non è chi migra ma chi costringe i popoli, compresi gli italiani, a migrare.

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14 risposte a Diego Fusaro: a cosa servono i migranti? I tre obiettivi dei mondialisti

  • 2
    VTN

    In generale si possono riscontrare 4 forme di fascismo: fascismo nero, fascismo rosso, fascismo bianco, fascismo rossobruno… che a loro volta possono essere mescolati e ricombinati in diverse varianti.

    Ovviamente il fascista rossobruno alla Fusaro è ben diverso dal classico fascioleghista ignorante che tenta di scimmiottare qualche becero rituale neofascista pseudo-new age con background adattato e preconfezionato per la solita massa di rozzi popolani ubriaconi dalla mentalità reazionaria tipica dei volgari imitatori di sfigati neonazisti di serie b e di fanatici schizzoidi semi-otaku cultori del fantasy estremo, del trashmetal nordico, dell’occultismo esoterico oscuro, dei maghi, delle streghe, degli hobbit, del satanismo pseudoribelle mainstream e della magia nera…ma comunque intrisi di perbenismo cattoborghese fino al midollo.
    Praticamente è la solita st****ta di distrazione di massa, prodotto della cultura dominante della società capitalista e spettacolar-mercantile, da destra a sinistra è il capitalismo che ha tirato la buona carta superando la falsa opposizione tra spettacolo concentrato (statalista, autoritario e collettivista) e spettacolo diffuso ( adoratore del mercato, del liberalismo e della competizione cannibale dove il più ricco mangia il più povero), omogeneizzando il pianeta in uno spettacolo integrato dove cattostalinismo capitalista burocratico statale e liberalismo imperialista del mercato globalizzato sono fusi in un cinico delirio che ha ridotto l’umanità a un enorme proletariato incosciente e succube.
    Il PD e gli altri partiti post-stalinisti come SEL e Rinfognazione comunista sono ormai un cimitero ideologico e i morti non hanno età. I loro mentori sono degli zombi riciclati di legislatura in legislatura, paracadutati dal comunismo autoritario al liberalsocialismo etico ma anche mafioso, destra e sinistra di un capitalismo globale in via di decomposizione ma più nocivo che mai.
    Se con destra si può intendere la reazione, il conformismo e la personalità coatta da un superio imperiale, il termine sinistra è piuttosto legato a una concezione meccanicistica, moralistica e in sintesi giacobina della società e della rivoluzione sociale.
    Per un lungo periodo storico (fino al terremoto epocale durato dal maggio 68 alla caduta del Muro) la cosiddetta sinistra, parlamentare o no, voleva la fine del capitalismo e dello sfruttamento che esso comporta. Poi la sinistra ha cominciato a vergognarsi del suo autoritarismo diventato ufficiale con il mea culpa imprevisto e subitaneo dei bolscevichi pseudo sovietici. Allora, anziché abbandonare il fascismo rosso in nome di un comunismo dei consigli che ha materializzato per almeno un secolo la pratica possibile seppur effimera di un’utopia comunista libertaria, molti antichi compagni di strada e di merende si sono riciclati nella politica spettacolare diffusa, cancellando nella foto di gruppo data in pasto allo spettacolo sociale la loro precedente partecipazione alla controrivoluzione statalista dell’URSS e altri fascismi rossi.
    Perché il verme del fascismo rosso (altro e diverso da quello nero legato ai grandi complessi industriali dell’occidente liberale e da quello bianco dei clericalismi, ma altrettanto reazionario) era già nella giovane mela di una rivoluzione proletaria tradita agli albori storici del proletariato con l’annichilimento dei consigli (soviet è consiglio in russo e i suoi partigiani hanno lottato fino allo sterminio da Kronstadt alla Machnovcina in Ucraina) e il trionfo del socialismo autoritario dei bolscevichi da Lenin a Stalin e altri troskismi poi finiti a picconate come in una qualunque storia di cosche. Il problema è che del fascismo si è dato da sempre una lettura falsata tanto da destra che da sinistra. Del resto la peste fascista ha una sua versione di destra del viva la muerte ma anche una struttura caratteriale di sinistra stalinocristiana.

    Per capire di cosa sto parlando, leggiti:

    > Psicologia di massa del fascismo – Wilhelm Reich
    > Alle origini del totalitarismo – Hannah Arendt
    > Fascismo e gran capitale – Daniel Guérin
    > Mussolini grande attore – Camillo Berneri
    > La rivoluzione sconosciuta – Voline

  • 1
    VTN

    Fusaro è un rossobruno confusionista, un prodotto della società dello spettacolo, e non mi meraviglio del fatto che si trovi d’accordo con il fascioleghista ex-stalinista Salvini…
    Ormai ripetono sempre le stesse cose arcinote, dove però mescolano sempre un po’ di “complottismo” e spettacolo, al fine di anestetizzare le masse, per semplificare i problemi in modo da distrarre le persone indicandogli un “nemico cattivo” da combattere (da una parte: Bilderberg, Commissione Trilaterale, Nuovo Ordine Mondiale, Illuminati..dall’altra: ISIS Islam, talebani, jihaddisti, immigrati, terroristi ecc), ed a seconda dei casi ce n’è per tutti i gusti, infatti di volta in volta, più o meno implicitamente riciclano la solita propaganda perbenista socialdemocratica convenzionalista.. oppure, in base al target a cui si rivolgono, condiscono il tutto usando come accompagnamento la prova del “false flag” sporcata con la solita retorica in salsa “complottista”, nazista, jihaddista, cattofascista, antisemita, tecnocratica, femminista, pseudo-anticapitalista, stalinista o rossobruna…dipende dai gusti…oppure mescolando ed inserendo dentro delle “denunce” su misura e finte soluzioni “progressiste” preimpostate ad hoc (tipo st****te anarco-capitaliste, wikileaks, cypherpunk, pseudohackers, whistleblowers, critica al signoraggio, bitcoin, new age, business di NGO ambientaliste ecc) e c**zate varie (come zeitgeist, thrive,UFO, sacro graal, merovingi, alieni, “scie chimiche” ecc ecc)
    Dopodiché alimenteranno il solito teatrino “debunkers convenzionalisti anticomplottisti vs complottari” per incanalare l’attenzione delle persone in binari ben precisi, deviando l’attenzione e le energie verso discussioni banali ed inconcludenti (che sfiorano spesso l’idiozia)…
    Inoltre, come effetto collaterale, questo genere di notizie ha come scopo anche quello di stuzzicare l’egocentrismo narcisista di pseudointellettuali saccenti anarco-sinistroidi da strapazzo e di sedicenti rivoluzionari borghesi radical chic conformisti che giocano a fare gli anticonformisti e che si sentiranno dei “geni” a confronto di tanti idioti, e continueranno col loro autocompiacimento rinchiusi nei loro recinti ideologici a masturbarsi di retorica marxista, individualista, anarco-comunista, pseudo-situazionista ecc ecc consumando passivamente i libri di autori alla moda come Noam Chomsky, David Graeber…ecc ecc

    Inoltre la solita mossa di mescolare la solita notizia che dovrebbe essere “antisistema che svela la verità”, buttandola in mezzo ad un mare di st****te conformiste e convenzionaliste che dura 24 ore su 24, per poi postarla su internet e farla diventare virale… creando il solito allarmismo da catena di sant’antonio con aumento esponenziale di shares e diffusione su social network…ecc ecc fa capire che alla fine sono i soliti specchietti per le allodole e che in fondo non c’è niente di veramente sovversivo o pericoloso a svelare queste “verità antisistema” preconfenzionate, ma è tutto calcolato nei minimi dettagli…

    Ogni volta vengono costruiti sempre gli stessi teatrini, vengono tirati fuori i soliti argomenti caldi e le solite notizie “hot”, per distrarre e dividere… producendo articoli e articoli su questi temi, ad esempio: “l’utero”, “le unioni civili”, “i gay”, “i trans”, “i gender”, “terrorismo”, “immigrazione”, “piccola criminalità”, “cronaca nera”, “mafia”, “antifascismo”, “antirazzismo”, “euro”, “scandali sessuali”, qualche “truffa bancaria”…. ecc ecc
    Ovviamente in uno stesso momento sparano contemporaneamente le stesse cartucce, condendole con salse e stili diversi, ma alla fine anche se cambia il colore e la retorica, si tratta pur sempre di spettacolo concentrato contro spettacolo diffuso e viceversa…e anche se di volta in volta assumono sfumature diverse a seconda dell’ideologia filosofica e socio-politica (e dei vari campi specifici) su cui si vuole volutamente orientare e dirigere queste linee di pensiero, alla fine tutto si limita a monopolizzare ed estendere l’informazione incanalandola totalmente verso questi 2 canali principali e promuovendo contemporaneamente così la falsa opposizione tra spettacolare concentrato e spettacolare diffuso, dando quindi origine ad un cinico spettacolare integrato che non lascia scampo!

    Ovviamente in Italia lo spettacolo è tutto integrato perfettamente, quindi non è così netta la falsa opposizione tra spettacolo diffuso e concentrato: capitalismo liberale l’uno, feroce forma statalista del capitalismo collettivista l’altro…
    Però vagamente si può intuire chiaramente la percentuale tra diffuso e concentrato…
    Per esempio, prendiamo gli argomenti come “unioni civili”, “gay”, “terrorismo” “immigrati” ecc al di là dell’ideologia politica, destrasinistracentro, fascismo-comunismo bla bla bla si nota chiaramente che sugli stessi temi, negli articoli e slogan come quelli di Fusaro, Salvini, Giulietto Chiesa, Meloni, fascioleghisti, nazisti, stalinisti, rossobruni, cattobigotti, “complottisti” fasciostalinisti ecc si manifesta soprattutto lo spettacolare concentrato (reazione, conformismo, personalità coatta da un superio imperiale, statalista e produttivista – pseudocomunismi e socialismi vari, autoritari e corrotti, finto anticapitalismo per promuovere l’esaltazione dell’identità culturale, l’identità nazionale, delle convenzioni sociali bigotte, del perbenismo piccolo borghese, retorica reazionaria conservatrice, razzismo e xenofobia (manifesti o impliciti), arcaica gerarchia gerontologica del potere patriarcale… “Dio, Patria, Famiglia”, “decoro”, “ordine”, “sicurezza” “leggi” bla bla bla spettacolo concentrato statalista, autoritario e collettivista ) …mentre nei discorsi, e nella retorica di PD, SEL, Renzi, Vendola, della Boldrini, e di tanti piddini conformisti “progressisti” radical chic, si manifesta una grandissima quantità di spettacolo diffuso (adoratore del mercato, del liberalismo e della competizione cannibale dove il più ricco mangia il più povero ..spettacolo diffuso liberale, consumista e culturalmente fascista – la “civiltà occidentale” con tutti i suoi stati uniti canaglia esportatori armati della corruzione pseudodemocratica di destracentrosinistra…ipocrisia disgustosa, concezione meccanicistica, moralistica e in sintesi giacobina della società e della rivoluzione sociale, dove tutto diventa moda volgare da truzzi, pseudoalternativi, bimbominkia e fricchettoni, in un’orgia di superficialità demenziale e di eccesso consumistico burocratizzato mascherato da umanitarismo universale equosolidale).

    Nonostante, sia i primi che i secondi siano caratterizzati dallo spettacolo integrato composto da stalinismo statale e liberalismo del mercato, tuttavia si percepisce sempre un’opposizione tra forme differenti di spettacoli integrati più o meno concentrati e più o meno diffusi, creati attraverso il miscuglio alchemico-spettacolare di dosi e formule chimiche lessicali stereotipate all’interno di un laboratorio d’avanguardia di porcate ideologico-mercantili a non finire.
    A seconda dei gusti inseriscono poi qualche elemento di questo e qualche elemento dell’altro,
    Gli ingredienti sono sempre gli stessi, vengono solo mescolati, e ricombinati in tanti modi diversi, per poi essere serviti preconfezionati ed iniettati direttamente nel cervello del popolo bue che ogni volta ci casca e rimane intrappolato nelle varie gabbie create apposta per lui affinché non usi il cervello ma continui a blaterare cose che altre persone inficcano nel suo cervello..
    Le merci “culturali” che vengono propinate come pappe pronte per neonati incapaci di pensare, non sono altro che le stesse componenti spettacolari riciclate e reinserite ogni volta nelle solite vecchie ideologie o combinazioni di vecchie ideologie…

    Il fascista culturale è un lumpenproletario o un lumpenborghese, cioé qualcuno che non ha culturalmente accesso a una coscienza di classe e a un’identità autonoma. E’ un escluso all’interno o all’esterno del sistema. Sogna la ricchezza borghese ma lavora e sopravvive ai margini del consumismo come un proletario che si accetta in quanto tale e cerca un padrone, un capo, un piccolo padre del popolo che lo inquadri e lo faccia marciare.Può passare da Stalin a Hitler, dal PCI (PD) alla Lega e Forza Nuova. I veri sfruttatori di queste masse in perdizione sono una minoranza di cinici cowboys che spingono le mandrie nei recinti ideologici appositi.

    • 1.1

      Hai setacciato tutti gli aggettivi della Treccani, sia quelli classici che quelli di nuovo conio? Alla fine del tuo scritto, che si legge con sincero divertimento, anche tu mescoli cose vere con cose buttate lì nel calderone, tutte insieme (basta pensare che la parola “fascista” o un suo derivato compare in quasi tutte le diverse compagini di pensiero che hai elencato).
      In mezzo a questo tuo tsunami di critiche, mi piacerebbe leggere anche la tua posizione e una tua proposta.

      • Illaeli

        Bastava anche un: “Fattela na sega ogni tanto”

        E scusate per la diretta brutalità…

      • VTN

        Se una critica riesce ad incitare almeno alcune persone a riflettere meglio, a dissipare un certo numero di illusioni, a riconsiderare delle pratiche, o, ancora meglio, ad avviare nuove esperienze, questo è già un effetto pratico, valido e concreto. Quante “azioni” ottengono lo stesso risultato?

        Inoltre l’insistenza sul fatto di dover essere “costruttivi” non è che una mistificazione che proibisce alla gente di affrontare le reali condizioni della propria vita; e che una critica (contrariamente a una farisaica condanna morale) non implica necessariamente la sensazione della propria superiorità. Se fosse per noi necessario essere migliori degli altri per criticarli, i “migliori” non sarebbero mai stati criticati (e i gerarchi tendono a porre i problemi in una maniera che rafforza la loro posizione dominante).
        Se questa critica riuscirà a stimolare qualcuno a riflettere, a vedere più in là di qualche illusione, finanche a elaborare da sé nuovi progetti, non è già un risultato veramente pratico? Quante azioni costruttive ottengono altrettanto?
        Circa la domanda su ciò che si dovrebbe fare: la cosa più importante è smettere di aspettare che altri dicano ciò che è bene fare. Meglio fare propri errori che seguire il maestro più saggio. Non solo è più interessante, ma è anche più efficace fare esperienze dirette, per quanto possano essere modeste, che essere un numero in un reggimento di numeri. È bene contestare ogni gerarchia, ma prima di tutto quelle in cui si è direttamente implicati.

        Come suggerimento iniziale potresti leggere qualche testo di Vaneigem, o il libro di Ken Knabb (in inglese).

        https://crabgrass.riseup.net/assets/264250/LO+STATO+NON+%C3%88+PI%C3%99+NIENTE%2C+NOI+POSSIAMO+ESSERE+TUTTO+Raoul+Vaneigem.pdf

        http://www.bopsecrets.org/PS/index.htm

      • enrico fiori

        fin troppo educato sei stato!

    • 1.2
      Roger

      Quella di VTN è un’ analisi onanista. Da buco della serratura.

      • Stefano

        Quello che si nota facilmente è che VTN è sempre costretto a citazioni ed a suggerirci la lettura di testi “importanti” per ancorare il suo ragionamento farneticante.
        Segno di evidente insicurezza malmostosa.

      • VTN

        Capisco che il semplicismo ridondante di Fusaro faccia più presa rispetto ad un’analisi approfondita che riassume tutto il quadro generale dell’informazione e della controinformazione mainstream e “alternativa”…
        Tra i prodotti dello spettacolo in mutazione ci mancava il giovane filosofo confusionista che mescola Marx e Gentile. Questo è il classico rossobruno fasciostalinista erede di Costanzo Preve.
        Con la scusa di un finto anti-capitalismo marxista, in realtà inneggia all’ “identità nazionale”, alle “radici culturali” attraverso slogan reazionari arricchiti da un lessico forbito e pomposo…In pratica il suo è il classico “Dio, Patria, Famiglia” di matrice fascista con sfumature di complottismo, tutto ciò lo dice però in maniera più elaborata, ubriacando lo spettatore ignorante con tecnicismi filosofici e parole ricercate per creare quell’aura di “intellettualismo accademico scientifico razionale”.

        In realtà quello che ha detto Fusaro in questo frangente non è che sia di per sé sbagliato, peccato solo che si sia “dimenticato” di dire che poi il sistema, per riunire insieme la gente dopo averla divisa, sfrutta lui e i rossobruni come collante per promuovere il vecchio slogan “Dio, Patria, Famiglia” in salsa fasciostalinista e pseudointellettuale….in mezzo a tanti inutili fronzoli, giri di parole e una vuota retorica pseudomarxista. :D
        Fusaro è il solito personaggio spettacolare mainstream, un confusionista che fa largo uso dei soliti cliché reazionari e conservatori, mescolando Gramsci e Gentile, Marx e Hegel, Socrate, Pound e Nietzsche.etc etc per poi propagandare e incensare la famiglia patriarcale, il nazionalismo, l’identità culturale, lo Stato “etico”, il liberalismo, i valori della chiesa cattolica romana ecc ecc ed in generale tutti gli stereotipi più bigotti, più razzisti e convenzionali.

        Al di là dei concetti filosofici e delle ideologie…dal punto di vista socio-economico sicuramente Fusaro è il classico arrampicatore sociale piccolo borghese arrivista… Un social-liberale che crede nella socialdemocrazia rappresentativa borghese con un liberalismo ad economia mista in stile “libero mercato” moderato ed equilibrato con uno stato sociale di tipo Welfare-State. Poi, come ho già detto, il giovane “filosofo” Fusaro mescola Gentile, Marx, Hegel, Platone, Gramsci ecc facendone un minestrone ideologico e confusionista, con qualche sfumatura di “complottismo” e tendenze reazionarie cattofasciste e intellettual-populiste, mescolate con un po’ di marxismo-leninismo e con qualche idea “progressista” radical chic…ovviamente il tutto lo dice in modo eloquente e “accademico” in modo da dare la parvenza che sia qualcosa di “profondo”,”razionale” e “rivoluzionario”…
        E sta roba qui la fa apparire come l’unica soluzione ideale e l’unica alternativa al “comunismo” autoritario stalinista (capitalismo di Stato burocratico), al corporativismo totalitario fascionazista, e al totalitarismo imperialista capitalista delle banche, della finanza e delle multinazionali…
        In pratica il suo è una sorta di nazionalsocialismo “progressista” de-simbolizzato (senza fasci e svastiche) e con Stato sociale “welfare state” applicato con una socialdemocrazia rappresentativa borghese che fa in modo che ci sia un “libero mercato” moderato ed un capitalismo nazionale più “etico” e più piccolino…

        Secondo me il succo è questo. Alla fine è simile al populismo del movimento 5 stelle, però con veste apparentemente più “colta” “intellettuale” ed “accademica”, ed in versione più reazionaria ideologicamente, più nazionalista, più conservatrice, più burocratica.
        Alla fine dei conti, Fusaro è una delle tante voci della società spettacolar-mercantile con funzione di distrazione di massa e pseudo-opposizione adatto per un certo target e per un certo pubblico a cui piace questo genere di merce politica…

    • 1.3
      Simone

      Concordo. Dopo aver dato del tutto a tutti, qual è in definitiva la tua posizione? Ti senti di fornire una proposta di tuo pugno? O la tua grande capacità distruttrice trema di fronte al peso di dover mettere giù due righe sensate e difendibili?

      • VTN

        Ciò che è necessario, a mio avviso, è una rivoluzione mondiale partecipativa e democratica che abolirebbe sia il capitalismo sia lo Stato. Questa è certamente un’idea pretenziosa, lo riconosco, ma temo che non ci sia nessun’altra soluzione di minore portata che possa condurci alla radice dei nostri problemi. Può sembrare assurdo parlare di rivoluzione; ma tutte le altre soluzioni alternative presuppongono la perpetuazione del sistema attuale che è persino più assurdo.

      • Illaeli

        Praticamente dopo aver studiato e tirato in ballo le menti più fervide ed importanti di sempre, si riduce ad una proposta da forcone. Eccellente.

        Tornando a noi, non posso che obliterare questo prolissume insensato con una mia considerazione: la conoscenza, la saggezza, è vasta come un deserto, e persone che studiano ciò che hanno stilato altre persone per anni, possono tentare l’impresa di apprendere tutto ciò, ma se di fondo non c’è vita nella scatola cranica… la conoscenza, la saggezza sconfinata, si riduce a quello che è: un deserto sabbioso. L’umanità, vive di quelle piccole Oasi, dove la vita brulica, e anche se sono distanti fra loro, anche se sono piccole e non potranno mai estendersi fino a coprire tutto il deserto, perchè sono già impegnate a coltivare i propri frutti, esse serviranno all’umanità più degli stessi mattoni che produrranno, bibliograficamente parlando. E questa di byoblu E’ una di quelle oasi.
        Che ti serva da lezione, giovanotto.

      • VTN

        Non starò qui a ripetere tutte le classiche critiche del capitalismo e dello Stato, fatte dai socialisti e dagli anarchici. Esse sono già ampiamente conosciute, o perlomeno facilmente accessibili. Ma per porre fine ad alcune delle confusioni della retorica politica tradizionale, può essere d’aiuto riassumere le tipologie fondamentali di organizzazione sociale.
        Per motivi di chiarezza, inizierò esaminando separatamente gli aspetti “politici” da quelli “economici”, anche se ovviamente sono interconnessi. Inoltre è futile tentare di uguagliare le condizioni economiche attraverso una burocrazia statale, in quanto sarebbe come cercare di democratizzare la società mentre il potere del denaro permette ad una minuscola minoranza di controllare le istituzioni che determinano la coscienza delle realtà sociali. Dal momento che il sistema funziona come un tutt’uno, esso potrà essere sostanzialmente modificato solo nel suo insieme.

        Cominciando con l’aspetto politico, in linea generale possiamo distinguere grossomodo cinque gradi di “governo”:

        (1) Libertà senza restrizioni
        (2) Democrazia diretta
        ____ A) consenso
        ____ B) decisione maggioritaria
        (3) Democrazia delegativa
        (4) Democrazia rappresentativa
        (5) Dittatura dichiarata di una minoranza

        La società attuale oscilla tra (4) e (5), cioè tra il governo sfacciatamente palese di una minoranza e il dominio segreto di una minoranza mascherato da una facciata di democrazia simbolica. Una società liberata eliminerebbe (4) e (5) e ridurrebbe progressivamente la necessità di (2) e (3).

        Discuterò più tardi le due tipologie di (2). Ma la distinzione cruciale è tra (3) e (4).

        Nella democrazia rappresentativa le persone abdicano al loro potere rinunciando ad esso in favore di funzionari eletti. I programmi dei candidati si limitano ad alcune vaghe generalità, e una volta che essi vengono eletti, c’è poco controllo sulle loro decisioni, a parte la possibilità di cambiare il voto qualche anno più tardi scegliendo un altro politico rivale, che peraltro sarà ugualmente incontrollabile. I rappresentanti dipendono dai ricchi a causa delle tangenti e dei contributi che ricevono per le loro campagne elettorali. Essi sono subordinati ai detentori dei mass media che decidono cosa può e cosa non può essere divulgato; e sono allo stesso modo ignoranti e impotenti quasi quanto il grande pubblico, riguardo a molte questioni importanti che vengono determinate da burocrati non eletti e da agenzie segrete indipendenti e incontrollabili. I dittatori palesemente dichiarati possono talvolta essere rovesciati, ma i veri leaders dei regimi “democratici”, i membri della minuscola minoranza che praticamente possiede e controlla tutto, non vengono mai eletti né vengono mai messi in discussione per via elettorale.. La maggior parte delle persone non sa nemmeno chi siano.

        Nella democrazia delegativa, i delegati sono eletti per scopi specifici ben definiti e con delle istruzioni e limitazioni molto precise. I delegati possono essere portatori di un mandato rigorosamente imperativo, (con l’obbligo di votare in un certo modo su una particolare questione), o il mandato può essere lasciato aperto (i delegati sono liberi di votare come meglio credono). In quest’ultimo caso, solitamente le persone che li hanno eletti si riservano il diritto di confermare o di rifiutare qualunque decisione presa. I delegati sono generalmente eletti per periodi molto brevi e possono essere revocati in qualsiasi momento.

        Nel contesto delle lotte radicali, le assemblee dei delegati sono state solitamente denominate “consigli.” La forma del consiglio fu inventata dai lavoratori in sciopero durante la Rivoluzione russa del 1905 (soviet è la parola russa che sta per “consiglio”). Quando i soviet riapparvero nel 1917, furono successivamente sostenuti, manipolati, dominati e infine recuperati e cooptati dai Bolscevichi, che ben presto riuscirono a trasformarli in parodie di se stessi: organi fantoccio, strumenti burocratici e riconoscimenti ufficiali dello “Stato sovietico” (l’ultimo soviet indipendente che era sopravvissuto, quello dei marinai di Kronstadt, fu schiacciato nel 1921). Tuttavia i consigli hanno continuato a riapparire spontaneamente nei momenti più radicali della storia successiva, in Germania, Italia, Spagna, Ungheria e altrove, perché rappresentavano la soluzione più ovvia alla necessità di una forma pratica di auto-organizzazione popolare e non gerarchica . E continuano a venire contrastati da tutte le organizzazioni gerarchiche, perché costituiscono una minaccia per l’autorità di tutte le élites specializzate, mostrando la possibilità di una società basata sull’ autogestione generalizzata: non l’auto-gestione di alcuni dettagli della situazione attuale, ma l’autogestione estesa a tutte le regioni del mondo e a tutti gli aspetti della vita.

        Ma, come ho già detto prima, la questione delle forme democratiche non può essere separata dal loro contesto economico.

        L’irrazionalità del capitalismo

        L’ organizzazione economica può essere analizzata dal punto di vista del lavoro:

        (1) Totalmente volontario
        (2) Cooperativo (autogestione collettiva)
        (3) Forzato e Sfruttamento
        ____ a) dichiarato palesemente (schiavitù)
        ____ b) mascherato (lavoro salariato)

        e dal punto di vista della distribuzione:

        (1) Vero comunismo (accessibilità totalmente gratuita a tutti i beni)
        (2) Vero socialismo (proprietà collettiva e regolazione collettiva)
        (3) Capitalismo (proprietà privata e/o dello Stato)

        Sebbene sia possibile distribuire gratuitamente beni o servizi prodotti dal lavoro salariato, o, al contrario, trasformare in merci destinate al mercato i beni prodotti dal lavoro volontario o cooperativo, la maggior parte di questi livelli di lavoro e distribuzione tendono a corrispondere l’uno con l’altro. La società attuale è principalmente caratterizzata dai due (3): cioè dalla produzione forzata e dal consumo di mercanzia. Una società liberata eliminerebbe (3) e, per quanto possibile ridurrebbe (2) a favore di (1).

        Il capitalismo si basa sulla produzione di merci (produzione di beni e servizi a scopo di lucro) e sul lavoro salariato (la forza-lavoro è diventata essa stessa una merce da comprare e vendere). Come sottolineava Marx, la differenza tra lo schiavo e il lavoratore “libero” è minore di quanto possa apparire. Gli schiavi, anche se sembra che non vengano pagati nulla, sono però provvisti dei loro mezzi di sopravvivenza e riproduzione, per i quali i lavoratori (che diventano temporaneamente schiavi durante le loro ore di lavoro) sono costretti a pagare la maggior parte dei loro salari. Certamente, alcuni mestieri sono meno sgradevoli rispetto ad altri, e in linea di principio i lavoratori individuali hanno il diritto di cambiare lavoro, avviare una propria attività, acquistare azioni o vincere una lotteria. Ma tutto questo nasconde la realtà, e maschera il fatto che la stragrande maggioranza delle persone sono collettivamente ridotte in schiavitù.

        Come siamo arrivati a questa situazione assurda? Se andiamo abbastanza indietro nella storia, ci accorgiamo che in un certo momento le persone sono state espropriate con la forza, cacciate via dalla loro terra e private dei mezzi per produrre i beni necessari per la vita. I famosi capitoli sull’ “accumulazione primitiva” de Il Capitale descrivono vividamente questo processo che ebbe inizio in Inghilterra. A partire dal momento in cui le persone accettarono questa espropriazione come legittima, esse furono costrette ad entrare in un rapporto impari con i “proprietari” (coloro che le avevano derubate, o quelli che in seguito avevano ottenuto il titolo di “proprietà” dai ladri originali) attraverso il quale scambiavano il loro lavoro per una frazione di ciò che esso produceva effettivamente, e questo surplus veniva trattenuto e conservato dai proprietari. Questo plusvalore (il capitale) poteva essere reinvestito in modo da generare continuamente maggiori plusvalenze con lo stesso procedimento.

        Per quanto riguarda la distribuzione, una fontana pubblica è un esempio banale di vero comunismo (accessibilità illimitata). Una biblioteca pubblica è un esempio di vero socialismo (accessibilità gratuita ma regolamentata).

        In una società razionale, l’accessibilità dovrebbe dipendere dal grado di abbondanza. Durante un periodo di siccità, l’acqua deve essere razionata. Al contrario, una volta che le biblioteche saranno messe interamente online, esse potranno diventare totalmente comuniste: chiunque potrà avere libero accesso immediato a un numero illimitato di testi senza più bisogno di preoccuparsi dei controlli, di misure di sicurezza contro il furto, ecc.

        Ma questo rapporto razionale tra accessibilità e abbondanza è ostacolato dalla persistenza di interessi economici separati. Per tornare al secondo esempio, tecnicamente sarà presto possibile creare una “biblioteca” mondiale dove tutti i libri scritti, tutti i film realizzati e tutte le performance musicali registrate, potranno essere messi on-line, permettendo potenzialmente a chiunque di poter liberamente ricevere e ottenere una copia (senza più bisogno di negozi, vendite, pubblicità, imballaggi, spedizioni ecc.) Ma poiché questo eliminerebbe anche i profitti delle case editrici, degli studi di registrazione e delle compagnie cinematografiche, vengono quindi investite e spese molte più energie per inventare metodi complicati al fine di impedire la duplicazione, o per controllare e far pagare le copie — mentre altre persone, in egual misura, dedicheranno altrettante energie per escogitare delle maniere per aggirare tali controlli — piuttosto che sullo sviluppo di una tecnologia che potrebbe potenzialmente essere di beneficio per tutti.

        Uno dei meriti di Marx è stato quello di aver superato l’ottusità e la vacuità dei discorsi politici basati su principi filosofici o etici astratti (“la natura umana” è così e cosà, tutte le persone hanno un “diritto naturale” a questo o a quest’altro, ecc) mostrando come le possibilità sociali e la coscienza sociale sono in larga misura limitate e plasmate dalle condizioni materiali, e dipendono da esse. La libertà in astratto non ha molto significato se la maggior parte delle persone devono lavorare tutto il tempo semplicemente per assicurare la loro sopravvivenza. Non è realistico sperare che le persone siano generose e cooperative in condizioni di scarsità, quando le risorse sono carenti e a malapena sufficienti da non bastare per tutti (fatta eccezione per le circostanze drasticamente differenti in cui il “comunismo primitivo” fiorì). Ma l’esistenza di un surplus sufficientemente grande offre molte più possibilità. La speranza di Marx e altri rivoluzionari del suo tempo si basava sul fatto che le potenzialità tecnologiche sviluppate dalla Rivoluzione Industriale avevano finalmente fornito una base materiale sufficiente per consentire l’avvento di una società senza classi sociali. Non si trattava più di dichiarare che le cose “sarebbero dovute” essere differenti, ma di far vedere, mettendolo in evidenza, che esse potevano veramente essere differenti; che la dominazione di classe non solo era ingiusta, ma era ormai inutile e non più necessaria.

        Ma era mai stata realmente necessaria? Marx aveva ragione nel considerare lo sviluppo del capitalismo e dello Stato come delle tappe inevitabili? Sarebbe stato possibile creare una società liberata senza questa dolorosa deviazione? Per fortuna, non dobbiamo più preoccuparci di questo problema. Qualunque fossero le possibilità che potevano esserci o non esserci nel passato, ciò che importa è che le condizioni materiali attuali sono più che sufficienti per il sostentamento di una società globale senza classi.

        Il difetto più grave del capitalismo non sta nella sua ingiustizia quantitativa — nel semplice fatto che la ricchezza viene distribuita in modo disuguale e i lavoratori non vengono pagati per tutto il pieno “valore” del loro lavoro. Ma il problema è che il margine di sfruttamento, (anche nel caso fosse relativamente piccolo), rende possibile l’accumulazione privata del capitale, che alla fine riorienta tutte le cose secondo i propri fini, dominando e corrompendo tutti gli aspetti della vita.

        Più alienazione il sistema produce, e più energia sociale deve essere deviata solo per mantenerlo in moto — più pubblicità per vendere prodotti superflui, più ideologie per abbindolare il popolo e fregare la gente, più spettacoli per tenerli buoni, più polizia e più carceri per reprimere la criminalità e la rivolta, più armi per competere con gli Stati rivali — ognuno dei quali produce ancora più frustrazioni e antagonismi, che devono essere repressi ulteriormente con sempre più spettacoli, più prigioni, ecc Dato che questo circolo vizioso si perpetua in continuazione, le reali necessità umane sono soddisfatte solo accidentalmente e in modo marginale oppure non vengono soddisfatte affatto, mentre praticamente tutto il lavoro viene incanalato in progetti assurdi, ridondanti o distruttivi che non servono a nulla, se non a mantenere questo sistema.
        Se questo sistema venisse abolito e le moderne potenzialità tecnologiche fossero opportunamente trasformate e reindirizzate, il lavoro necessario per soddisfare i reali bisogni umani si ridurrebbe a un livello talmente banale che potrebbe facilmente essere organizzato in maniera cooperativa sulla base del volontariato, spontaneamente e senza la necessità di incentivi economici o di interventi autoritari dello Stato.

        Non è troppo difficile immaginare il superamento dell’evidente potere gerarchico. L’ autogestione può essere vista come la realizzazione della libertà e della democrazia che sono i valori ufficiali delle società occidentali. Nonostante il condizionamento della gente all’accettazione passiva della sottomissione, tuttavia tutti hanno avuto dei momenti in cui hanno rifiutato il dominio, incominciando a parlare o agire per se stessi.

        Ma risulta molto più difficile concepire l’idea di un sorpasso del sistema economico. Il dominio del capitale è più sottile e auto-regolatore. Le questioni di lavoro, la produzione di beni e di servizi, lo scambio e il coordinamento nel mondo moderno sembrano così complicati che la maggior parte delle persone accettano la necessità del denaro come mediazione universale, e trovano difficile immaginare qualsiasi altro cambiamento al di là della ripartizione del denaro in qualche maniera più equa.

        Per questo motivo, posticiperò la discussione più ampia degli aspetti economici, quando sarà possibile entrare più in dettaglio.

        Alcune obiezioni comuni

        Si dice spesso che una società senza Stato potrebbe funzionare solamente se tutti fossero angeli, ma che a causa della perversione della natura umana, è necessario un certo grado di gerarchia per mantenere l’ordine e per tenere a bada la gente. Sarebbe invece più giusto dire che se tutti fossimo angeli, allora l’attuale sistema potrebbe funzionare discretamente bene in maniera tollerabile (i burocrati farebbero il loro lavoro onestamente, i capitalisti sceglierebbero di astenersi da iniziative socialmente dannose, anche se fossero redditizie) … Ma in realtà, è proprio perché le persone non sono angeli che è necessario abolire il sistema che permette ad alcuni di diventare diavoli molto efficienti. Provate a rinchiudere un centinaio di persone in una piccola stanza con un solo foro di areazione, e vedrete come combatteranno tra di loro, scannandosi l’uno con l’altro fino alla morte, per poter raggiungere quel buco. Se invece li lasciate liberi potrebbero mostrare una natura assai differente. Come diceva un graffito del Maggio del 1968, “L’uomo non è né il buon selvaggio di Rousseau, né il peccatore depravato dipinto dalla Chiesa. Egli è violento quando oppresso, è gentile quando è libero.”

        Altri sostengono che, a prescindere da quali possano essere le cause profonde, le persone siano ora talmente devastate e corrotte da aver bisogno di essere psicologicamente o spiritualmente guarite prima di poter anche solo lontanamente immaginare la creazione di una società liberata. Nei suoi ultimi anni, Wilhelm Reich era giunto a ritenere che la “piaga emozionale” fosse così saldamente radicata nella popolazione che ci sarebbero volute ancora diverse generazioni di bambini cresciuti in maniera sana prima che le persone potessero diventare capaci di realizzare una trasformazione sociale libertaria; e che nel frattempo si sarebbe dovuto evitare di affrontare direttamente il sistema, poiché ciò avrebbe rischiato di provocare un vespaio di cieche reazioni popolari.

        È vero che le tendenze popolari irrazionali a volte esigono discrezione e ci impongono di prendere delle precauzioni. Ma per quanto possano essere potenti, non sono forze irresistibili. Esse contengono le loro proprie contraddizioni. Il fatto di aggrapparsi ad un’autorità assoluta non è necessariamente un segno di fede assoluta nell’autorità; al contrario, può essere un disperato tentativo di reprimere i propri dubbi crescenti (come la contrazione convulsiva di un’impugnatura scivolosa). Le persone che si uniscono a gangs o gruppi reazionari, o quelle che vengono adescate e coinvolte in culti religiosi o che cadono nell’isteria patriottica, cercano anche di provare un senso di liberazione, di partecipazione, di comunità, per trovare uno scopo e dare un significato alla loro vita, e per godere dell’illusione di avere un qualche potere sulla propria esistenza. Come lo stesso Reich ha mostrato, il fascismo dà un’espressione particolarmente vigorosa e drammatica a queste aspirazioni fondamentali, ciò spiega il motivo per il quale esso esercita con frequenza una potente attrazione e possiede un fascino più profondo rispetto alle esitazioni, ai compromessi e alle ipocrisie del progressismo liberale e del sinistrismo.

        A lungo andare, l’unico modo per sconfiggere e dirottare la reazione è quello di esprimere più francamente queste aspirazioni, e di creare delle opportunità più autentiche per realizzarle. Quando i problemi basilari sono messi in luce e le questioni fondamentali vengono costrette a venir fuori allo scoperto diventando di dominio pubblico, le irrazionalità che sono fiorite sotto la copertura della repressione psicologica tendono ad indebolirsi, come dei germi portatori di malattie quando sono esposti alla luce del sole e all’aria fresca. In ogni caso, anche se non riusciamo a convincere nessuno, c’è almeno una certa soddisfazione a lottare apertamente per quello in cui crediamo veramente, ed è sempre meglio che rimanere sconfitti in una posizione di esitazione e di ipocrisia.

        Esistono dei limiti sul grado di liberazione raggiungibile e sulla misura in cui una persona può liberarsi (o crescere dei bambini liberati) all’interno di una società malata. Ma se Reich aveva ragione nel notare che psicologicamente le persone represse sono meno capaci di immaginare la liberazione sociale, non è però riuscito a rendersi conto di quanto il processo di rivolta sociale possa essere psicologicamente liberatorio. (Si dice che i psichiatri francesi abbiano lamentato un calo significativo del numero dei loro clienti nel periodo successivo al Maggio 1968!)

        L’idea di democrazia totale fa sorgere lo spettro di una “tirannia della maggioranza”. Dobbiamo riconoscere che le maggioranze possono certamente essere ignoranti e bigotte, su questo non c’è dubbio. Ma l’unica vera soluzione è quella di affrontare direttamente questa ignoranza e questo bigottismo e tentare di superarli. Mantenere le masse all’oscuro lasciandole nella loro cecità (affidandosi a giudici liberali per proteggere le libertà civili o a legislatori moderati per far passare discretamente alcune riforme progressiste) può solo condurre a delle reazioni popolari brutali quando queste questioni delicate vengono finalmente a galla.

        Tuttavia, se esaminiamo più da vicino le situazioni in cui una maggioranza sembra aver oppresso una minoranza, scopriamo che nella maggior parte dei casi ciò non sia a causa del dominio della maggioranza, ma è dovuto al dominio mascherato di una minoranza in cui l’élite dominante gioca sulle differenze e su tutti gli antagonismi razziali e culturali possibili, qualunque essi siano, allo scopo di deviare le frustrazioni delle masse sfruttate dirigendole una contro l’altra. Quando le persone avranno finalmente ottenuto un vero potere sulla propria vita, avranno molte cose più interessanti da fare che perseguitare le minoranze.

        Sono talmente tanti i potenziali abusi o disastri che vengono evocati all’idea di una società non gerarchica, che sarebbe impossibile rispondere a tutte le obiezioni relative al fatto che tali problemi potrebbero verificarsi nell’ipotesi eventuale di un avvento di tale società. Le persone che con rassegnazione hanno accettato un sistema che ogni anno condanna alla morte in guerre e carestie milioni di altri esseri umani e loro simili, e condannandone milioni di altri alla prigione e alla tortura, improvvisamente si lasciano trasportare dalla loro immaginazione e si scandalizzano al pensiero che in una società autogestita ci potrebbero essere alcuni abusi, qualche violenza o coercizione o ingiustizia, o anche solo un po’ di disagio temporaneo. Si dimenticano del fatto che non spetta a un nuovo sistema sociale risolvere tutti i nostri problemi; ma semplicemente si tratta di regolarli meglio di quanto faccia il sistema attuale — e fare ciò di sicuro non è un’impresa titanica ed impossibile.

        Se la storia fosse conforme alle opinioni perentorie dei commentatori ufficiali, non ci sarebbe mai stata nessuna rivoluzione. In ogni situazione c’è sempre un gran numero di ideologi pronti a dichiarare che nessun cambiamento radicale è possibile. Se l’economia funziona bene, essi sostengono che la rivoluzione dipende dalle crisi economiche; se invece c’è la crisi economica, allora altri con la stessa naturalezza e altrettanto fiduciosamente dichiarano che la rivoluzione è impossibile perché le persone sono troppo occupate a preoccuparsi di sopravvivere. I primi, sorpresi per la rivolta del maggio 1968, hanno cercato di scoperchiare e rilevare retrospettivamente la crisi invisibile che, secondo la loro ideologia, doveva esserci stata in quell’ epoca. Gli ultimi invece sostengono che la prospettiva situazionista è stata negata a causa delle condizioni economiche peggiorate a partire da quel momento.

        In realtà, i situazionisti constatarono semplicemente che il raggiungimento crescente dell’abbondanza capitalista aveva dimostrato che la sopravvivenza garantita non poteva rimpiazzare la vita reale. Gli alti e bassi periodici dell’economia non corroborano in alcun modo questa conclusione. Il fatto che poche persone al vertice siano recentemente riuscite a dirottare, raccogliere e riunire in modo graduale una porzione ancora più ampia della ricchezza sociale, gettando in mezzo alla strada un numero crescente di individui, e terrorizzando il resto della popolazione incutendole il timore che possa soccombere al medesimo destino. Tutto questo rende meno evidente la possibilità di una società di abbondanza e di libertà; ma i prerequisiti materiali sono ancora presenti.

        Le crisi economiche, che vengono citate come evidenza del fatto che abbiamo bisogno di “abbassare le nostre aspettative”, sono in realtà causate da un eccesso di produzione e per la mancanza di lavoro. L’assurdità finale del sistema attuale è che la disoccupazione viene vista come un problema, e che le tecnologie che potenzialmente potrebbero liberarci dal lavoro sono invece orientate verso la creazione di nuovi posti di lavoro per sostituire quelli vecchi resi inutili. Il vero problema non è che così tante persone sono senza un lavoro, ma che ce ne siano così tante che lavorano ancora. Abbiamo bisogno di alzare il livello delle nostre aspettative, non di abbassarlo!

      • VTN

        Prima di esaminare le implicazioni di una tale rivoluzione, e prima di rispondere ad alcune obiezioni comuni e contrarie, va sottolineato che essa non ha nulla a che vedere con gli stereotipi ripugnanti che questa parola evoca generalmente ( terrorismo, vendetta, colpi di stato, leaders manipolatori che predicano il sacrificio, seguaci zombi che scandiscono i loro slogans autorizzati e politically correct…) In particolare, la parola rivoluzione non deve venire confusa con i due principali fallimenti del moderno cambiamento sociale, il “comunismo” stalinista e il “socialismo” riformista.

        Dopo decenni al potere, prima in Russia e poi in molti altri paesi, è diventato evidente che lo stalinismo è tutto l’esatto contrario di una società liberata. L’origine di questo fenomeno grottesco è meno evidente. I trotskyisti e altri, hanno cercato di distinguere lo stalinismo dal precedente bolscevismo di Lenin e Trotsky. Ci sono differenze, ma sono piuttosto quantitative (di grado) che qualitative (di tipologia). In Stato e rivoluzione di Lenin, per esempio, è presente una critica dello Stato più coerente di quella che si può trovare nella maggior parte dei testi anarchici; il problema è che gli aspetti radicali del pensiero di Lenin hanno finito per mascherare la pratica effettivamente autoritaria dei Bolscevichi. Pretendendo di rappresentare le masse e ponendosi al di sopra di esse, e instaurando una corrispondente gerarchia interna tra i militanti del partito e i loro leader, il Partito bolscevico era già sulla buona strada verso la creazione di uno sviluppo dello stalinismo sin dai tempi in cui Lenin e Trotsky stavano ancora saldamente al potere.

        Ma se vogliamo fare qualcosa di meglio, dobbiamo essere chiari sul fallimento, per capire ciò che è mancato. Se con socialismo s’intende la piena partecipazione delle persone alle decisioni che influenzano la loro vita, allora esso non è mai esistito né nei regimi stalinisti dell’Est né negli Stati sociali dell’Occidente. Il recente crollo dello stalinismo non è né una rivendicazione del capitalismo né la prova del fallimento del “comunismo marxista.” Chiunque si sia mai preso la briga di leggere Marx (la maggior parte dei suoi critici superficiali, ovviamente, non l’ha mai fatto) è consapevole del fatto che il leninismo rappresenta una grave distorsione del pensiero di Marx e che lo stalinismo è una parodia totale di esso. Inoltre la proprietà statale del governo non ha nulla a che vedere con il comunismo nel suo senso autentico della proprietà comune, comunitaria; ma si tratta solamente di un diverso tipo di capitalismo in cui la proprietà dello Stato burocratico sostituisce (o si fonde con) la proprietà privata-aziendale.

        Il lungo spettacolo di opposizione tra queste due varianti del capitalismo ha occultato la loro vera alleanza e il loro rafforzamento reciproco. Conflitti gravi sono stati confinati in guerre proxy nel Terzo Mondo (Vietnam, Angola, Afghanistan, ecc.); Nessuna delle due parti ha mai fatto alcun vero tentativo per rovesciare il nemico nel cuore del suo impero. (Il Partito comunista francese sabotò la rivolta del Maggio 1968; e le potenze occidentali, che intervennero in maniera massiccia nei paesi in cui esse non erano volute, si rifiutarono di inviare perfino le poche armi anticarro di cui avevano disperatamente bisogno gli ungheresi insorti nel 1956.) Guy Debord nel 1967 fece notare che il capitalismo di Stato stalinista si era già rivelato come un semplice “parente povero” del capitalismo occidentale classico, e che il suo declino cominciava a privare i governanti occidentali della pseudo-opposizione che li rinforzava facendoli apparire come rappresentanti dell’unica alternativa al loro sistema.
        “La borghesia sta perdendo l’avversario che la sosteneva oggettivamente unificando illusoriamente ogni negazione dell’ordine esistente.” (La società dello spettacolo, §§110-111).

        Anche se i leader occidentali hanno fatto finta di gioire per la recente caduta dello stalinismo, spacciandola come una vittoria del loro proprio sistema, in verità nessuno di loro aveva per davvero previsto la vittoria definitiva… e ora, è evidente che attualmente non hanno alcuna idea di quello che conviene fare in risposta a tutti i problemi posti da questa caduta, e non possono far altro se non approfittare della situazione prima che possa crollare totalmente. In realtà, le compagnie multinazionali e monopoliste che proclamano la “libera impresa” come una panacea, sono ben consapevoli che il capitalismo del libero mercato, se non fosse stato salvato a suo malgrado da alcune riforme pseudo-socialiste in stile New Deal, sarebbe da tempo scoppiato a causa delle proprie contraddizioni.

        Quelle riforme (servizi pubblici, assicurazioni sociali, la giornata lavorativa di otto ore, ecc) possono aver migliorato alcuni dei difetti più evidenti del sistema, ma in nessun modo hanno permesso di scavalcarlo. Negli ultimi anni, esse non sono nemmeno riuscite a mitigare le sue crisi endemiche che invece si stanno aggravando sempre di più. I miglioramenti più significativi sono stati in ogni caso conquistati solo grazie alle lunghe e spesso violente lotte popolari che alla fine hanno forzato la mano dei burocrati: i partiti di sinistra e i sindacati che fingevano di condurre quelle lotte, hanno funzionato principalmente come valvole di sicurezza per il sistema, cooptando e recuperando le tendenze radicali e lubrificando i meccanismi della macchina sociale.

        Come i situazionisti hanno dimostrato, la burocratizzazione dei movimenti radicali, che ha trasformato le persone in seguaci costantemente “traditi” dai loro leader, è legata alla crescente spettacolarizzazione della moderna società capitalistica, che ha degradato i popoli rendendoli spettatori di un mondo su cui non hanno nessun controllo – e questa tendenza è diventata sempre più lampante, anche se ciò di solito viene capito solo superficialmente.

        Considerati nel loro insieme, tutti questi fenomeni indicano che una società liberata può essere creata solo attraverso la partecipazione attiva di tutti, e non tramite organizzazioni gerarchiche che, pretendendo di prendere il posto del popolo, presumibilmente agiscono per il proprio tornaconto. Il punto non è quello di scegliere dei leader più “sensibili” o più onesti, ma di non concedere alcun potere indipendente ad alcun capo di ogni sorta. È normale che individui o minoranze possano agire avviando azioni radicali, ma una parte sostanziale e in rapida espansione della popolazione deve prendere parte a un movimento solo se quello può condurre ad una nuova società, e non semplicemente a un colpo di stato e di conseguenza all’installazione di nuovi governanti.

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