Confindustria trema: Dio, per mano del senatore Antonione, manda la Class Action!

Il senato con 158 voti favorevoli, 40 contrari e 116 astenuti ha approvato l’introduzione della Class Action anche in Italia, che dovrà essere resa operativa entro 180 giorni.

In realtà i voti favorevoli sarebbero stati solo 157, equilibrando così quelli contrari, ma il senatore di Forza Italia Roberto Antonione ha sbagliato a votare (ha pigiato il bottone verde invece che quello rosso: vedi a cosa può portare l’odio per un colore?), dando così la spintarella che mancava.
Silvio Berlusconi aveva chiesto ai senatori di dare una spallata al governo, e in effetti Antonione la spallata l’ha data, ma ha sbagliato lato.
Lui si autodefinisce un pirla e vuole dimettersi, ma sono sicuro che provocherebbe un’ondata di indignazione popolare.Sì, perchè per tutti noi ormai il senatore Antonione è un eroe. Se avremo la Class Action, lo dovremo senz’altro a lui!
Tanto per capirci, facciamo un esempio concreto.Agosto 2007: esce l’ultimo Smart Phone Nokia, l’E90, altrimenti detto Communicator. Moltissime le segnalazioni di malfunzionamento.Da una rapida ricerca si scopre che lo smart phone sembra avere difetti strutturali, alcuni dei quali difficilmente rimediabili. Intere partite di E90 lasciano in panne i legittimi proprietari, che non hanno comunicazioni sui tempi di restituzione nè sulla conformità del prodotto riparato alle aspettative.

Hanno, insomma, a tutti gli effetti accordato un prestito di 900EUR alla Nokia, la quale tuttavia non riconosce interessi sul capitale intascato.

Le lettere di protesta fioccano come neve ai poli, i centralini fumano come pozzi petroliferi in fiamme, le operatrici tergiversano come verginelle al ballo delle debuttanti e le risposte, le sole che servono, dopo mesi sono più inafferrabili di Arsenio Lupin.

Quali possibilità aveva fino a ieri un consumatore in queste condizioni? Nessuna, a parte logicamente intentare una causa individuale, ma ve lo immaginate il fantozziano avvocato del signor Rossi che si presenta in aula contro l’armata dello studio Squali & Pittbulls messa in campo dalla Nokia?

Fra 180 giorni invece, se le cose non saranno cambiate, i cittadini che hanno acquistato un E90 potranno intentare una causa comune: potranno cioè dare vita ad una Class Action.
La legge, si sa, è uguale per tutti, ma adesso sarà un po’ più uguale, perchè potendo condividere le spese legali sarà possibile avvalersi della stessa potenza di fuoco finora esclusivo appannaggio dei grandi soggetti giuridici.

Sembra una cosa buona. Sembra una cosa democratica.

Eppure, c’è qualcuno a cui l’idea che i cittadini possano far valere nel concreto i loro diritti proprio non va giù. E chi se non la Confindustria? Sentite cosa dichiarano.

“E’ un atto di grave ostilità verso le imprese, un provvedimento rozzo che espone le imprese italiane a un pesante disincentivo per gli investimenti e i loro lavoratori a gravi rischi, in un paese già agli ultimi posti in Europa per attrazione di capitali stranieri”.

Ragioniamo.

Se la possibilità di rivendicare i propri diritti è un atto di grave ostilità verso le imprese, allora significa che rinunciare a questa rivendicazione è un atto di estrema amichevolezza, e non mi risulta che sia mai stato considerato tale. Qualcosa non torna.

E ancora: se la possibilità che i consumatori possano chiedere, ed ottenere un’equo risarcimento per i danni subiti disincentiva gli investimenti di capitale straniero, allora bisogna dedurne che gli investitori sono interessati a far confluire i loro capitali solo dove possono fregare la gente impunemente. Siamo interessati a denaro investito a questo scopo?

Sul fatto poi che potersi rivalere su un’azienda possa esporne i lavoratori a gravi rischi potremmo discutere. Probabilmente, al contrario, i lavoratori vedrebbero accrescere un genuino e proattivo interesse nei confronti dell’eticità dei loro datori di lavoro, sottoponendoli quindi a una pressione interna, oltre che a quella dell’opinione pubblica. Finalmente per un’azienda diverrebbe più conveniente trattare bene i suoi clienti piuttosto che prevaricarne i diritti.

Confindustria, Forza Italia, An, Udc e tutti coloro che hanno espresso pareri e voti a sfavore, probabilmente trovano disdicevole che un fornitore debba misurarsi con una massa di consumatori non più inerme agnello sacrificale, ma soggetto giuridico di pari importanza.
Già: se adesso anche gli acquirenti possono difendersi, e magari anche vincere, allora che fine ha fatto il caro bel paese dei balocchi di una volta, ricco di succosi frutti inanimati da spremere fino al nocciolo?
Probabilmente Montezemolo e soci trovano sconfortante dover pagare di tasca propria i loro sbagli, laddove fino ad oggi potevano misurarsi con la sola logica del profitto, facendosi abile scudo di rapporti di forza lapalissianamente squilibrati.

Senatore Antonione, sursum corda ! Lei non è un pirla, lei è un eroe, guidato da una mano superiore.

Segno questo che perfino da lassù, nell’alto dei cieli, nonostante le coltri grigiastre dell’inquinamento, ancora qualcosa si riesce a intravedere.

7 commenti

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  • complimenti Claudio. Sull’argomento non sapevo assolutamente nulla. Grazie al suo lavoro ho ben più che un punto di partenza.Oltre ad amare il nostro paese “schiacciato dagli abusi del potere” citando il grande Battiato, lei di lavoro cosa fa?

  • Qualche giornale o telegiornale ha mai evidenziato che “Forza Italia, An, Udc e tutti coloro che hanno espresso pareri e voti a sfavore” sono CONTRO i consumatori e a FAVORE degli imprenditori?No? Ma come mai?. Eppure siamo in un paese cosi’ libero e ben informato.Dobbiamo veramente uscire dal torpore che invade la via di noi italiani.Grazie a te possiamo farlo.Ciao

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