Il nuovo asse Vaticano-Padania

  L’asse Vaticano-Padania si manifesta in tutto il suo splendore, a dimostrazione del fatto che le tonache siano più interessate a benedire le maggioranze di governo che i sudditi fedeli.
Le recenti dichiarazioni di Roberto Cota, neo-eletto Presidente alla Regione Piemonte, illuminano a giorno gli antri segreti, polverosi e oscuri ove erano confinate le dichiarazioni del cardinal Bagnasco, a pochi giorni dal voto, che invitava gli elettori a difendere la vita nella scelta dei loro rappresentanti. Ovvio era il riferimento, che più esplicito non poteva essere, a sabotare Emma Bonino a vantaggio di Renata Polverini nel Lazio, quest’ultima portatrice di un programma elettorale che metteva invece al primo posto la rivalutazione e la diffusione dei karaoke in tutte le piazze e in tutti gli uffici pubblici (storica la sua campagna elettorale a base di Lucio Battisti, per esempio qui, ma anche qui). Più velato, ma finalmente manifesto, il riferimento al Piemonte dove correva la Lega, quella stessa Lega Nord che, per bocca del suo grande pontefice, il leader maximo, l’unno invasore, il barbaro conquistatore, il Tolkien dei poveri che inventa un’immaginifica terra di mezzola Padania, un posto come tanti altri, suddiviso in regioni, comuni e province -, al secolo Umberto Bossi, nel 1997 diceva:
 

« i preti non si mettano al carro del colonialismo romano, non predichino la politica! »

 
e apprezzava pubblicamente papa Giovanni XXIII che propagandava la neutralità del Vaticano, pestando giù duro su Karol Wojtyla, reo di “avere investito nel potere temporale, nello Ior e nei Marcinkus“.
 
Ma i tempi cambiano, e la Lega del resto ama accomodarsi sulle poltrone più confortevoli. Ricorderete infatti come fossero proprio Bossi e compagni, nel 1998, a dare a Silvio Berlusconi del mafioso, per mano della stessa Padania l’house organ di partito – salvo poi diventare l’alleato più fedele, il cagnolino più servile del demagogo di Arcore, in cambio di qualche poltrona nei salotti di Roma ladrona.
Così, con la stessa filosofia, Monsignor Rino Fisichella, 1685 fan su facebook, presidente della Pontificia Accademia per la vita, si lascia andare a dichiarazioni illuminanti:
 

« Anzitutto credo che dobbiamo prendere atto dell’ affermarsi della Lega, della sua presenza ormai più che ventennale in Parlamento, di un radicamento nel territorio che le permette di sentire più direttamente alcuni problemi presenti nel tessuto sociale. Quanto ai problemi etici, mi pare che manifesti una piena condivisione con il pensiero della Chiesa. »

 
Come dicono anche altri, si vede che la distruzione dei campi nomadi, il disinfettante sugli immigrati, il Bianco Natale, gli asili per soli bimbi di razza caucasica, i riti pagani, i linguaggi coloriti, anzi volgari, e le pesanti accuse a papa Giovanni Paolo II non sono poi un così grande problema per Santa Madre Chiesa, che potrebbe addirittura scindersi in Santa Madre Chiesa Nord, per avvicinarsi alle esigenze degli elfi e dei troll che abitano il sottobosco padano, e Santa Madre Chiesa Sud, per meglio interpretare il sentire della cupola, della ‘ndrangheta, del clan dei Casalesi e magari appoggiare l’introduzione di rituali pagani da effettuarsi nei trulli di Alberobello.
Sta di fatto che Roberto Cota, all’indomani del suo incoronamento ad imperatore della TAV, dichiara che le confezioni già ordinate di RU486, la pillola abortiva che è già stata sperimentata in 7 centri ospedalierioltre alla Mangiagalli e al San Carlo di Milano che ne hanno già fatto richiesta -, potranno e dovranno rimanere indefinitamente nei magazzini. Probabilmente un atto dovuto nei confronti del supporto di Bagnasco alla sua candidatura, o un ringraziamento per le parole di Monsignor Rino Fisichella, sta di fatto che il problema della nascita di una nuova vita non può essere lasciato all’arbitrarietà di un presidente di Regione di questo o di quel colore politico, ma deve perlomeno trovare un’identità nazionale di vedute, magari cercando di lasciare fuori dalla discussione una confessione religiosa che, per quanto in maggioranza rispetto alle altre, non dovrebbe avere voce in capitolo in uno stato laico, mentre è libera di sbizzarrirsi negli appositi spazi adibiti all’esercizio del culto. Soprattutto se poi è la stessa confessione religiosa che, nel nome del suo massimo rappresentante Joseph Ratzinger, ha tutelato maggiormente i preti pedofili rispetto all’innocenza e alla verginità dei fanciulli, per esempio nel caso tedesco o in quello americano del Reverendo Lawrence Murphy, accusato di avere molestato oltre 200 bambini sordomuti e rimasto impunito e intonacato perchè la Congregazione della Dottrina della Fede, l’organo ecclesiastico incaricato di vigilare sulla purezza della dottrina all’epoca guidato da Joseph Ratzinger e – secondo in carica – da Tarcisio Bertone (oggi, premiato con la carica di segretario dello Stato Vaticano), pensò che evitare lo scandalo e la conseguente emorragia di consensi elettorali, cioè di fervidi credenti, fosse prioritario rispetto al rigore, alla moralità, al rispetto dei precetti religiosi e, non ultimo, alla necessità di tutelare i bambini dando un chiaro segnale a tutti gli altri padri spirituali, e sono tantissimi, dediti all’amore, o meglio all’odio, dei teneri virgulti. Fortuna che ci ha pensato Barbareschi con l’istituzione di una giornata nazionale contro la pedofilia, una leggina di tre articoli che ci è costata 23mila euro al mese. Di più non poteva fare, considerati i suoi impegni a tratti buffoneschi alla corte dei media televisivi.
Insomma, la vita va tutelata, certo. Ma è strumentale e demagogico lanciare strali, fare fuoco e fiamme in difesa di quello che durante il primo mese di gravidanza non è altro che un gruppetto entusiasta di cellule (di cui nel 20-30, anche 40% dei casi la natura capricciosa provvede a disfarsi senza chiedere il permesso alla retorica), e poi non preteggere e non difendere con pari rigore e zelo la vita nel suo stadio conclamato, ovvero quei pargoli già formati che hanno avuto la fortuna di sopravvivere e che invece vengono costretti ad ingoiare una pillola ben più corposa, illegale e devastante per il corpo e per la psiche.
Per questo terreno impervio il nuovo asse Vaticano-Padania preferisce non avventurarsi. Altrimenti, così come intende lasciare le confezioni di RU486 nei magazzini, Cota dovrebbe allo stesso modo far sì che molti, forse troppi preti restino confinati tra le aule dei seminari, perché una cosa è certa: la vita non finisce una volta fuori dall’utero.

Centri sperimentazione RU486

La RU486 in Italia

 

4 commenti

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  • I Signori della Padania hanno perso non solo l’anello ma anche il cervello da un bel pò di tempo. Razzismo fatto passare per “tutela del lavoratore italiano” (Bossi, perchè non mandi Renzo a fare un paio di stagioni nei campi di pomodori al sud o magari un bel posto in acciaieria come fuochista per fargli capire cos’è davvero il lavoro), finti proclami di negazione per tenersi buoni i voti e i consensi dei cattolici (RU486; ha iniziato davvero alla grande… oh, non vi preoccupate, questo è solo l’inizio), federalismo a go go (voglio vedere regioni come il Piemonte o il Veneto con la disoccupazione e il mercato del lavoro allo sfascio, che razza di tasse metterà su ai poveri cittadini per dimostrarsi regioni “dignitose” in grado di autogestirsi). Che si parli ancora di questi come una forza politica che merita (considerazione) la vedo dura, ma tant’è e a forza di “Roma ladrona” e “col Tricolore mi ci pulisco il culo” hanno una maggioranza con la quale dovranno fare i conti sia il PDL che i loro elettori. Il gioco è sempre lo stesso: siamo al potere e facciamo quel cazzo che ci pare e lecchiamo culi a fin di poltrona. Bene, finchè dura sarà davvero uno spasso immaginare le bestemmie di chi li ha votati.

  • Ovvio che gli uomini di chiesa non vogliano l’aborto altrimenti gli mancherebbe la materia prima dei loro giochini erotici. Magari se s’inventasse la “pillola dei 18 anni dopo” non avrebbero nulla da ridire...

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