Il Presidente del Consiglio non è Paperinik

In due anni dovranno imparare 1) come funzionano il Parlamento e il Governo, 2) cosa dice la Costituzione, 3) l’uso dei congiuntivi e 4) quali sono le regole civiche di questo Paese. Gli immigrati regolari che supereranno i test, totalizzando almeno 30 punti, avranno il permesso di soggiorno. Quelli che ne faranno tra i 16 e i 30 saranno rimandati all’anno successivo, mentre gli altri saranno espulsi.
Questo, in sintesi, l'”Accordo di integrazione tra lo straniero e lo stato” introdotto dal pacchetto sicurezza Maroni nel 2009 e approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.
I punti si potranno accumulare o perdere in molti modi. Ad esempio: avere avuto guai con la giustizia, anche in via non definitiva, comporterà una decurtazione dei punti. Ottimo, ma per equiparare sul serio i diritti e i doveri degli immigrati a quelli dei loro “fratelli” italiani, ed al fine di parificarli al nostro livello culturale, sarebbe doveroso nonché necessario introdurre nuove fattispecie o categorie.
Proporrei la decurtazione di 5 punti per chi ha appreso l’uso dei congiuntivi guardando almeno due trasmissioni della De Filippi negli ultimi tre mesi; la defalcazione di ulteriori 3-5 punti per gli immigrati che avessero creduto di informarsi sulla Costituzione guardando il Tg1 o leggendo gli editoriali di Magdi “Cristiano” Allam; la diminuzione di altri 2-3 punti per quanti abbiano appreso le regole civiche guardando “Forum” di Rita Dalla Chiesa o assistendo ad un qualunque talk-show politico e, per un eccesso di cautela, aggiungerei il divieto assoluto di compensare l’eventuale perdita di punti con l’esibizione degli scontrini della Standa o della ricevuta di un abbonamento annuale a Mediaset Premium.
Inoltre, ora che abbiamo un valido meccanismo di valutazione del bagaglio di conoscenze civiche di un individuo, e ora che questo bagaglio è stato formalmente riconosciuto come necessario al fine di appartenere alla nostra comunità in qualità di cittadini, rispolverando una mia vecchia provocazione (cfrPatente elettorale a punti) proporrei di estenderlo a tutti gli italiani, introducendo la “patente elettorale a punti“, la quale non revoca in alcun modo il diritto di voto, però richiede ad ogni cittadino autoctono quantomeno di dimostrare di avere acquisito le stesse conoscenze e la stessa sensibilità istituzionale richieste agli immigrati, prima di esercitare un diritto tanto inalienabile quanto cruciale e delicato per il buon funzionamento del sistema democratico come quello che permette di scegliere la classe dirigente del paese.
Passi per l’uso dei congiuntivi che falcidierebbe un elettore italiano su due (e che tra l’altro avvantaggerebbe gli immigrati, rilevando un profilo di incostituzionalità laddove è notorio che parlano almeno due o tre lingue in maniera fluente), ma dimostrare di sapere almeno cosa sia la separazione tra i poteri o di avere le nozioni base per inquadrare le prerogative attribuite a un Presidente del Consiglio (distinguendolo da uno che ha i superpoteri di Paperinik, per esempio) potrebbe forse aiutare a non soccombere sotto a quintali di demagogia, alla prossima tornata elettorale.
[dal mio blog sul Fatto Quotidiano]

4 commenti

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  • Ok ! Ma in cambio gli date il diritto di voto? Noooooooooooooo…Dopo questo corso poi sapranno troppe cose, non conviene fargli votare !

    Che comincino prima per fare la pulizia nel parlamento, che diano loro per primi l’esempio.

    Allora Facciamo una cosa; agli stranieri , gli facciamo fare il corso e chi non lo supera si manda a casa sua, però ai parlamentari, colui chi la sua fedina penale non supera il test, non è vergine……..FORA DI BALL !!!

    Vorrei vedere dove troveranno poi i fondi per l’espulsione dei superbocciati !

    è l’ennesima presa per i fondelli, l’ennesima “invenzione” di distrazione di massa.

     

     

  • Attorno a me vedo molta presunzione. La presunzione è la morfina dell’ignoranza. I politici conoscono bene le debolezze dei cittadini e sono professionisti nel volgere queste debolezze a proprio vantaggio. 🙁

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