L'Italia che crolla a Barletta

Le case crollano. Come dopo la seconda guerra mondiale. Come dopo il terremoto. Un minuto prima ci sono. Un minuto dopo sono sventrate, tumuli di macerie che seppelliscono tutto: sogni, storie, corpi…
A Barletta è appena crollato un palazzo antico, in via Roma e in via Mura Spirito Santo. La gente piange. I soccorritori si affannano. Dalle finestre gettano cuscini per agevolarli. Una ragazza lotta per la vita. Forse anche una donna incinta. Si sente un lieve odore di gas, dunque pensano ad uno scoppio, ma l’odore di gas è normale quando le tubature vengono dilaniate. A L’Aquila lo era. Accanto al palazzo un cantiere e una ruspa. Come in via XX Settembre, a L’Aquila. Ma tanto non si saprà mai niente…
E’ inutile chiedersi perché i palazzi crollino in questo modo, con la gente dentro. Eppure i formicai non collassano, i termitai non si accartocciano, i nidi di rondine resistono alle intemperie. Invece le case, le nostre case, vengono giù. Specialmente in Italia. Senza ingegneri che girino per verificarne la tenuta strutturale. Senza controlli preventivi sulla qualità dei cementi. Senza risposte veloci alle richieste dei cittadini di effettuare le opportune verifiche. Siamo un paese che piange, che chiagne e fotte. Piangiamo perché altri possano ridere, magari alle 3.30 di notte. Ridiamo perché abbiamo fottuto il prossimo e la facciamo sempre franca. E quando qualcuno, per sbaglio, viene indagato, querela tutti. Tanto, con i soldi che si è fatto alle spalle degli altri, se lo può anche permettere. Siamo il paese dei vabbuò. Le procedure di sicurezza? E vabbuò… I controlli preventivi? E vabbuò… Le denunce dei cittadini impilate sulle scrivanie? E vabbuò
Adesso lo facciamo anche noi: buttiamo giù i palazzi dei comuni, delle province e delle regioni. Al processo, interrogati sulle motivazioni del nostro gesto, non dovremo far altro che alzare le spalle e bofonchiare: e vabbuò

3 commenti

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  • Il nemico numero uno di noi italiani è la nostra stessa mentalità, è come una tossina che è ormai radicata nel nostro genoma, dobbiamo liberarcene in qualche modo o andrà a finire che diventeremo peggiori di coloro che deprechiamo e accusiamo come responsabili dei nostri mali. 

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