Il lancio del faretto, nuovo sport del sospetto frondista

Il nuovo sport del sospetto frondista è il lancio del faretto. I più vigorosi possono cimentarsi anche nel lancio della telecamera, ma è un’operazione da eseguire con una certa prudenza, pena la figuraccia di non riuscire a prevalere sul peso dell’oggetto e sulla pervicace ostinazione dell’operatore a non demordere dalla presa. Un faretto, invece, è alla portata di tutti: si strappa in un attimo; è sufficientemente leggero da poter coprire in volo qualche metro, conferendo onore e gloria al lanciatore, ed è abbastanza rigido da fare un gran rumore quando giunge a destinazione. Il fragore che emette nello schiantarsi contro il suo obiettivo gratifica l’atleta e lo riconferma nella sua virilità. Subito dopo il lancio del faretto, infatti, statisticamente il dimostrante converge verso i suoi averi rimasti incustoditi (per esempio una valigetta abbandonata al suole) e li recupera, producendosi in una uscita di scena compiaciuta e più che dignitosa.
Il governo, inoltre, riconoscendo al lancio del faretto una encomiabile valenza sociale, conferisce a questo sport emergente un quadro legislativo speciale. Dovendo superare il diritto ordinario che punisce chi danneggia la proprietà altrui, con apposito decreto legge emanato dopo il Consiglio dei Ministri di ieri sera si stabilisce che chiunque, per diletto, per legittimo sfogo e per necessità, lanci un faretto altrui di qualsivoglia dimensioni, marca e modello, da aggressore si trasformi in aggredito e sia legittimato egli stesso (contrariamente a quanto suggerisce il senso comune) a chiamare le forze dell’ordine, che identificheranno l’incauto portatore di faretto rilasciandolo dopo interminabili trafile burocratiche, e solo dietro solenne impegno a non puntare più un provocatorio fascio di luce davanti a un qualunque onorevole.
Antonino Monteleone, inviato di Piazza Pulita, in onda questa sera su LA7, è stato il primo a farne le spese, ieri sera. Ignaro delle nuove disposizioni in materia, si è avvicinato a Giorgio Stracquadanio, sospetto frondista firmatario di lettere secessioniste, brandendo un faretto acceso sopra la telecamera del suo operatore. Forte del nuovo decreto, Stracquadanio ha cercato dapprima di rovesciare le sue ire sulla telecamera, ma essendo l’impresa superiore alle sue esigue forze ha ripiegato sulla lampada montata sulla parte frontale della stessa. Una volta divelto con incontenibile furore, ha lanciato il dispositivo di illuminazione seguendo una traiettoria plastica che lo ha condotto a fracassarsi al suolo, diversi metri più in là, con fragore molesto. Rispettoso della nuova normativa ha poi chiamato la polizia che ha provveduto, suo malgrado, a identificare gli aggrediti, ora sospettati a piede libero con l’accusa di esercizio di professione giornalistica non concordata a tavolino.
Resta da capire se LA7 addebiterà il costo del faretto all’onorevole Stracquadanio o alla troupe che ha osato accenderlo in sua presenza. Il decreto non dice nulla in materia e questo rappresenta un vulnus che deve essere superato. Fortunatamente, secondo una delle ultima Ansa un nuovo Consiglio dei Ministri sarebbe già al lavoro per affrontare la materia con tutta l’urgenza che il tema richiede. Poi che non si lamentino, al G20, che questo governo non è sufficientemente reattivo nel dare risposte. Il problema, in effetti, sono le domande.

8 commenti

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  • Le reazioni sconsiderate di certi pseudo politici sono una diretta conseguenza dell’importanza e considerazione che i giornali e le televisioni danno loro.

    Come non ricordare le vergognose reazioni  di La Russa; Le smargiassate di quella camicia verde di Bossi; le emulazioni ridicole a suon di dito medio alzato della cosiddetta Santanchè; le piazzate chiassose da quartiere popolare di Napoli della Mussolini; le ridicolaggini mignon di Brunetta l’analfabetismo di Razzi; le sparate da agopuntore in vacanza di Scilipoti per non parlare del capo comico.

    Lo scivertato, nel senso intellettuale del termine,  Stracquadanio ha voluto per una sera comportarsi come facevano negli anni della dolce vita i divi un pò in crisi: spaccare la macchina fotografica del paparazzo di turno per far parlare di loro.

    Noi sapremmo come smaltire certi politici. Sarebbe sufficiente vetrificarli, inertizzarli, cementificarli e poi magari mandarli a fare una cosa che non hanno mai fatto: spedirli a lavorare.

  • io dico una cosa ma nn ce nessuno che a la voglia di farsi esplodere dentro il parlamento cosi ke muoiano tutti sti parassiti!PS:un altro che sta lasciando l italia per lavoro aime!

  • Berlusconi che cade tradito da Stracquiadanio e Scaiola è come lo scorpione che muore per la puntura della propria coda.

    ce ne sarebbe da morire dal ridere, se il  dramma non fosse la nausea esasperante di questa agonia languida, che si potrae da oltre un anno con abnorme lentezza.

    mi chiedo se lo stormo dei pidiellini che freme per abbandonare la nave, scampando al naufragio imminente, non sia trattenuto solamente da un’ultimo latente rigurgito di coscienza: non furono forse proprio loro i paladini della legge contro l’eutanasia? violarla contro il proprio stesso padrone sarebbe il colmo dell’infedeltà.

  • Il giornalista VS i politici deve fare solo una cosa : li deve far incazzare !!

    Antonino non è nuovo a queste cose, ricordo di una intervista a d’alema … ma anche altro.

    Antonino continua così, è quello che noi cittadini vogliamo dai giornalisti, poi se dovesse arrivare “l’editto” un posto alla BBC lo hai di diritto !!

    Tutto il resto è fuffa …

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