Così uguali, così diversi

Quanto vale un’ora di lavoro? Dipende. Sette, otto euro se fate le pulizie. Ma anche tremila euro, se fate il super-top-manager di qualche grande banca d’affari. Un’ora di tempo presa a noleggio, ovvero sessanta minuti per 60/70 kg di materiale umano impegnato. Due valutazioni molto, troppo diverse.
 
E’ giustificato, tutto questo divario? Cosa rende il super-top-manager tanto diverso da un lavoratore agricolo? Prendiamo un alto dirigente della Goldman Sachs di quarant’anni (o un neurochirurgo, o quello che volete voi) e prendiamo un contadino della stessa età. Uno passa tutto il giorno su una scrivania a pensare, l’altro passa tutto il giorno nei campi a sudare. Il primo ha perso il contatto con i dettagli, come è giusto che sia occupandosi di strategie complessive, ma in compenso è come un capitano che traccia la rotta: sa interpretare il corso degli eventi meglio degli altri (o perlomeno dovrebbe). Il secondo supervisiona centimetro per centimetro i suoi terreni, sa come mungere una mucca, sa guardare il cielo e stabilire qual è il momento migliore per la semina.
Quanto ci hanno messo per arrivare dove sono? Quanto gli è costato, in termini di fatica? Ognuno ha fatto il suo percorso, e sono percorsi molto diversi, ma la risposta giusta è una sola: ci hanno messo quarant’anni. Che importanza ha il fatto che uno li abbia spesi sui libri, per sua scelta, e l’altro li abbia spesi nei campi? Entrambi sono diventati molto esperti. L’esperienza si può maturare solo dopo una vita in cui ci si occupa con volontà, costanza e dedizione della stesa cosa, arrivando a coglierne ogni aspetto essenziale fino a padroneggiarlo.
Entrambi dormono poco, si alzano prima dell’alba, lavorano tutto il giorno e vanno a letto tardi. Tutti e due sarebbero totalmente impreparati a ricoprire il ruolo dell’altro, perché ci hanno messo quarant’anni a cogliere le sfumature più sottili del loro lavoro. Così, dipendono strettamente l’uno dall’altro. Il manager ha sacrificato la vita chiuso in una stanza, mentre gli altri giocavano a pallone, e ha speso parte della fortuna di famiglia per pagarsi gli studi. Il contadino ha sacrificato la vita sotto al sole e sotto alla pioggia, rovinandosi le mani e la schiena, e ha investito le fortune di famiglia per comprarsi le macchine agricole e i terreni.
Perché il costo orario del lavoro del manager vale di più del costo orario del lavoro del contadino? Esiste una ragione specifica che non poggi le sue basi su una deriva economico-finanziaria di tipo classista cui siamo talmente abituati da non riuscire neppure più a metterla in discussione?
Io facevo l’informatico. Avevo studiato tanto. Liceo scientifico, università (non conclusa perché sono andato a lavorare prima), corsi e tanta passione spesa sui libri in totale autonomia. Lavoravo negli openspace dei palazzoni di vetro. Definivo i processi informativi e gestionali di grandi aziende che fatturavano milioni di euro. Prendevo spesso l’aereo e giravo l’Europa. Cosa mi rendeva superiore al panificatore mio coetaneo che conosceva tutti i trucchi e i mille modi per fare la pasta per la pizza, per gli sfilatini, per il pane casereccio, per le mantovane, per la focaccia e per tanto altro? Quando ci incontravamo, magari la sera a cena, io lo guardavo ammirato mentre mi spiegava come si facevano i grissini. Lui guardava ammirato me mentre gli spiegavo il significato di object oriented. Cose affascinanti ma, in fondo, per molti versi senza senso. Cosa ci rendeva così diversi? Ma lo eravamo, poi, così diversi?
Qualcuno risponderà che è la legge della domanda e dell’offerta. Iniziamo col dire che non è un discorso di responsabilità, perché la responsabilità di un contadino verso la sua famiglia, verso i suoi campi, verso i suoi animali e verso i consumatori che attendono i suoi prodotti non è inferiore a quella di un top manager nei confronti della sua azienda. Può essere invece un discorso di numerosità? Ovvero: siccome ci sono più contadini che neurochirurghi, il lavoro dei primi vale meno?
Vediamo: perché ci sono meno neurochirurghi? Se un contadino potesse scegliere di far fare il neurochirurgo al figlio, lo farebbe? Forse sì, se non costasse così tanto e se non perdesse un paio di braccia forti nei campi. Allora potremmo dire che sia più semplice per il figlio di un chirurgo fare il chirurgo a sua volta, perché ha più disponibilità economiche e meno vincoli sociali? Ma se è più semplice, allora il valore della sua conquista vale meno. Se è un privilegiato, perché ha potuto scegliere di non fare il contadino, allora un’ora di lavoro del super-top-manager dovrebbe valere meno di quella di un contadino, perché lui ha già ricevuto un vantaggio, ha dovuto fare meno fatica, è partito da una posizione più avanzata rispetto ai blocchi di partenza. Dovrebbe dunque ricevere un secondo vantaggio? Dovrebbe cioè avere innanzitutto una possibilità in più rispetto agli altri – quella di potersi permettere gli studi – e come se non bastasse il suo tempo-lavoro dovrebbe poi essere ricompensato infinitamente di più?
Nel mio mondo ideale, un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata, e quindi di un’analoga quantità di tempo impiegato a lavorare duramente (nessuna esperienza si determina con l’ozio), si tratta di un criterio conservativo rispetto al concetto di meritocrazia, perché chi non ha fatto niente nella sua vita non può essere paragonato a chi si è sempre impegnato. Non ha conoscenze e dunque il suo lavoro varrà meno. Però chi ha fatto, e ha fatto in egual misura, non dovrebbe subire discriminazioni in base al livello di manualità del suo lavoro.
Ma finché sarà il mercato libero a dominare la nostra società, che è un po’ l’equivalente del “pesce grande mangia pesce piccolo” darwiniano, oltre a costruire impressionanti ingiustizie globali che si sostanziano nell’inflizione di ulteriori immeritate punizioni economiche ai popoli (mentre i super-top-manager vanno a Cortina), avremo sempre un fattore 400 a separare i guadagni di un imprenditore da quelli del suo più umile operaio. E questo nonostante l’impegno, l’esperienza, la fatica e la responsabilità che entrambi mettono nella loro professione.
Chi sostiene che questo sia giusto appartiene a una tra due categorie possibili: quelli che hanno subito un tale condizionamento cerebrale da avere perso ogni facoltà di immaginare un mondo migliore tra quelli possibili, e i pesci-grandi che vogliono preservare le loro dimensioni per essere sicuri di continuare a mangiare senza essere mangiati. Chi viceversa sostiene che questo sia ingiusto o è un pesce-piccolo stanco di essere sempre mangiato, oppure è un pensatore illuminato che però non ha la forza o il coraggio di ergersi a contrastare la corrente del fiume, per la paura di esserne travolto.
Voi, a quale categoria appartenete?

114 commenti

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  • Dice bene quando nomina i criteri di meritocrazia per dare un equaglianza sociale a livello di capacità in un ipotetico mondo di pari opportunità, ma mi chiedo se sia possibile ormai convertire tutto questo nepotismo in utopica meritocrazia… 

    Io credo (da illuso forse) che una società perfetta possa esistere, ma che debba cominciare da zero con tali criteri, però ora sarebbe possibile? quanti di noi son disposti a ricominciare per creare una situazione del genere? purtroppo conosciamo tutti la risposta…

     

  • La “responsabilità” di un topmanager ricade su più famiglie, oltre quella del diretto interessato. Oltretutto c’è anche un discorso di rischio: se un cardiochirurgo sbaglia, magari rischia di ammazzare qualcuno… se un portapizze sbaglia, il danno creato non sarà certo comparabile a quello del primo…

    Per completare il discorso, anche il punto sul ‘rischio’ andrebbe ampliato: un politico, ad esempio, nonostante abbia delle grandi responsabilità, a cui sono connessi dei grossi rischi, praticamente non paga!

    • Trovo condivisibile tutto quello che hai scritto nel post, tranne quanto si riferisce alla responsabilità.

      Se vogliamo metterla sul piano della responsabilità sociale, allora il supermanager dell’impresa che occupa 1000 dipendenti ha una responsabilità collegata molte più persone e famiglie rispetto alla responsabilità del piccolo contadino, che magari impiega 4 o cinque persone.

      Senza contare i rischi per se stesso. Per effetto di decisioni strategiche sbagliate, un amministratore delegato può subire l’azione civile di responsabilità (a questo scopo è opportuna una copertura assicurativa). Inoltre è più soggetto a rischi penali, anche soltanto per colpa (deve interessarsi di tutto a 360 gradi, anche quando delega).

      In ogni caso, concesso un supplemento di remunerazione per lo stress da coinvolgimento globale, questo non dovrebbe, a mio parere, essere sproporzionato rispetto alla remunerazione base di un operaio/contadino/impiegato.

      Forse bisognerebbe applicare il principio secondo cui il più qualificato dei dirigenti non può percepire più di un multiplo tot di quanto percepisce il meno qualificato degli operai (mi pare che questo principio sia attibuibile a Camillo Olivetti, se qualcuno trova una fonte, può cortesemente linkarla). Poi si tratta di mettersi d’accordo una buona volta su quanto debba essere questo coefficiente.

      Tu dici: “Il concetto di rischio è fumoso e non è così banale. Inoltre, chi ha chiesto al neurochirurgo di fare il neurochirurgo? Non lo fa forse per suo piacere? E se ammazza qualcuno, il fatto di essere pagato di più esaurisce il suo senso di colpa o le sue responsabilità? E se invece è pagato di meno, questo lo autorizza ad ammazzare qualcuno?”

      No di certo, ma il fatto che una persona possa essere sottoposta a maggiore stress per la consapevolezza del maggior danno in caso di errore deve, a mio parere, essere remunerato. Certamente non in modo sproporzionato, ma è un aspetto che non si può trascurare.

      Ciao, Claudio.

  • discorso affrontato tra amici e nemici, più volte, pur avendo 27 anni. unica soluzione basare la retribuzione di qualsiasi lavoratore, in qualsiasi parte del mondo, solo ed esclusivamente su 3 fattori: la specializzazione del lavoro, gli anni di esperienza e la responsabilità verso la società e gli altri in genere. talmente semplice!!!

  • Forse la nostra civiltà non potrebbe reggersi se non ci fosse la stratificazio sociale, intesa come diverso grado di ricchezza tra le varie classi sociali, cosi come in natura la catena alimentare ha una sua ragione di essere. Che cosa succederebbe se le risorse e le ricchezze della terra (nella storia non si è mai verificato) fossero divise in parti uguali tra tutti gli individui? Forse verrebbe a mancare un sistema di organizzazione centrale in grado di mediare tra la moltitudine di individui e quindi non ci sarebbe un’istituzione che vigili sul fstto che davvero le risorse siano equamente suddivise, tra le persone si instaurerebbero rapporti conflittuali, si creerebbe il caos, col tempo sarebbero i contadini e gli artigiani stessi ad invocare la venuta degli speculatori e si ripristinerebbe la stratificazione sociale e la disuguaglianza. Tutto questo perché non siamo in grado di autogestirci e di cooperare.

    Dato che percepisco tutto questo come ingiusto appartengo sia alla categoria dei pesci piccoli che ai pensatori.

    • Abbiamo due organizzazioni sociali. Una, come dici tu, non si è mai verificata. Per questo, nessuno è in grado di dire cosa succederebbe. L’altra, viceversa, si verifica di continuo, e le ingiustizie che provoca sono sotto agli occhi di tutti. Questo dovrebbe renderla preferibile alla prima? In sostanza: il verificarsi ripetuto di un fallimento lo rende più sicuro di un possibile successo?

  • Si chiama meritocrazia. Chi è più bravo riceve di più. Il problema sono le amicizie che rovinano questo sistema, che altrimenti è il più giusto e corretto: a ognuno in base alle proprie capacità, i parassiti a casa e i lavoratori nell’agio. Se un agricoltore sbaglia gli muore una pianta, se un top manager sbaglia chiude una fabbrica con 50.000 lavoratori. Un poco di differenza c’è…

    • Concordo come sempre con il bravissimo Messora, e se permesso aggiungerei che il top manager non solo non sbaglia, quando chiude una fabbrica di 50.000 o piu’ dipendenti, ma lo fa in piena conoscenza e volontà per un preciso calcolo economico. Questo fa di loro dei veri mostri assassini, in quanto responsabili della sopravvivienza di migliaia di famiglie legate a quell’azienda. Ora vorrei lanciare una provocazione.Un dubbio che mi viene e’ questo: quanti dei duri e puri che leggo qui e su altri siti sarebbero capaci di rifiutare stipendi come quelli ben descritti da Messora nel post su Cortina, se avessero la possibilità di essere in uno di quei posti di comando, dovendo decidere fra mega stipendio e salvezza degli operai? Quanti davvero siete quelli capaci di fare quello che dite di voler fare? Se siete sinceri con voi stessi, credo pochissimi! Ovviamente spero di sbagliarmi, ma a pensar male ci si azzecca quasi sempre, dicono. E non lo dico per polemica, ma per far capire che se siamo in questa situazione, lo dobbiamo anche al menefreghismo di troppa gente per troppi anni. Nel mio caso, vale la strofa del grande Faber, se fossi stato al vostro posto, ma al vostro posto non ci so stare. ( ovviamente rivolto alla classe dirigente)Auguri Italia…

  • Ciao Claudio,

    naturalmente  penso che sia ingiusto, e mi sento indubbiamente un pesciolino stanco. Però credo che il compenso va stabilito, secondo l’esperienza e la mansione svolta; a parità di diritto nel mondo del lavoro esistono delle differenze di responsabilità e non possono non essere riconosciute. Il problema è che in Italia, e credo anche in Europa, si fatica a rompere con il passato, quindi a stabilire ciò che deve essere riconosciuto secondo le famose logiche della “meritocrazia”, e  non secondo logiche clientelari, finanziarie politiche e sindacali. L’Italia rimane comunque un paese di stampo feudale.

     

    Ciao

    • come ho scritto più sopra, le responsabilità ce l’ha anche un contadino verso le famiglie dei braccianti a cui da lavoro, verso gli animali che alleva, verso i fornitori che attendono i prodotti e verso i clienti/consumatori che aspettano i pomodori per cucinarli e sfamarsi. Inoltre, se sbaglia e non imposta un sistema di lavoro con i criteri adeguati di sicurezza, muoiono delle persone. E poi, ancora, chi l’ha detto che una responsabilità maggiore debba essere compensata con più soldi? E’ come in politica: si deve fare il bene collettivo, assumendosi responsabilità immani, solo in cambio di 30mila euro al mese? Ma non eravate voi che “bisogna mettersi a disposizione di tutti gratuitamente o quasi”? Vogliamo uscire dalla logica del prezzo o vogliamo continuare a criticare il meccanismo ma facendolo comodamente dall’interno? Come detto più su, se un chirurgo ammazza ma lo fa prendendo centomila euro al mese, questo in che modo esaurisce il suo senso di colpa? E viceversa, sente di assumersi il rischio di operare al cuore un uomo solo se gli dai centomila euro? Ippocrate dove è finito? Benvenuto nella categoria di quelli che non riescono ad immaginare un mondo diverso.

  • credo di appartenere alla categoria dei sognatori che vogliono rendere il sogno realta’…. abbraccio la tua tesi e spero che molti la pensino allo stesso modo…. un’ora di lavoro e’ solo un’ora di lavoro, per chiunque  e la fatica che si fa in ogni caso e’ al servizio della societa’ (o almeno cosi dovrebbe essere). Ad ognuno secondo necessita’ e bisogni… grazie per il tuo lavoro d’informazione, sempre utile e prezioso!!!E buon anno, anche se gia’ sappiamo che non sara’ facile….Luisella

  • il concetto quadra per chi produce:
    il lavoro di un eccellente contadino equivale a quello di un eccellente neurochirurgo e, a volte, un eccellente contadino guadagna come un neurochirurgo o anche di più (pensa ad un bravo vinificatore di Barolo); in tutte e due i casi la società civile ne ha un beneficio diretto o indiretto.

    l’ingiustizia è quando si fa denaro con la speculazione finaziaria, dove, spesso, non si produce nulla, ma si ricava tantissimo

  • Quando tutti i lavoratori saranno apprezzati per quello che realmente fanno, e cioè tutti hanno una loro utilità ma nessuno indispensabile, allora forse anche le buste saranno piu bilanciate.

  • Buona Befana e buon anno, innanzitutto,

    se è giusto che vi sia tanta differenza tra lo stipendio di un top manager e quello di  un contadino?

    La differenza non è da capire ma solo da accettare, come quella tra il virtuale ed il materiale. Proprio oggi in TV, Corrado Augias chiedeva ad alcuni ospiti il perché al valore assoluto del PIL non corrispondesse un pari o proporzionale benessere ed intelligentemente andò in onda uno spezzone del discorso che tenne Robert Kennedy poco prima di essere ammazzato. Egli sosteneva che nel PIL non confluissero i reali dati del benessere,  inteso come valore antropologico culturale della società, la qualità della vita, la serenità di una famiglia o la salute dei suoi membri, bensì l’aspetto puramente materiale e paradossalmente astratto degli USA, impegnati più a fare guerre in giro per il mondo, a stressare i lavoratori per ricorrere la produzione, che ad occuparsi dei propri connazionali.

    Pensandoci bene è sempre stato così: qual è la vera ricchezza? Il contadino di cui parlavi, Claudio, conduce uno stile di vita impensabile per il manager e non solo per la genuinità degli ambienti in cui vive, ma per l’autenticità delle sue gesta; il suo PIL però non è manco parente dei quello dell’altro, il quale vanta migliaia di euro al dì e magari pagherebbe altrettanto per vivere un solo giorno accanto al contadino, a far da bracciante. Il contadino però, non farebbe a cambio. La mia risposta è si, è giusto che un prigioniero dei palazzi di vetro illuminati dal neon, delle scrivanie e dei condizionatori, delle cravatte, sia risarcito. Non credo invece nell’entità di questa ricchezza e questo penso si sia capito anche dalle mie precedenti inserzioni, ovvero non trovo giusto convertire il virtuale col materiale, come si fa tra euro e titoli di stato, ma questa è un’altra storia.

  • Sicuramente appartengo alla seconda categoria, quindi quella del pesciolino che viene continuamente divorato…oddio! in questo momento mi è venuto in mente il Conte Ugolino :). Certo tutto questo è una profonda ingiustizia, ma quel che è peggio è che sembra essere “normale”. E’ dai tempi dei tempi che il “ricco e potente” domina il “povero e plebeo”. Purtroppo la società in cui viviamo si misura in oro, solo e soltanto in oro! Quindi il manager che “smovimenta” grandi capitali vale di più del mero contadino. Ma c’è una cosa che noi abbiamo e loro no: è la ricchezza interiore e non potranno mai sottrarcela.

  • Il punto a mio avviso è l’importanza che si da ai bisogni primari. Il pane è un bosogno primario, i soldi no. Se un manager produce soldi produce un bene virtuale (anche se purtroppo nella nostra società i soldi sono ciò che conta); se nessuno però fa il pane, muoriamo tutti di fame.

    Con i soldi si compra il pane, ma se il pane non c’è i soldi non comprano più un bel niente.

    Il fornaio ci fa vivere, il manager ci sta strangolando.

    Per me vale molto di più il lavoro del fornaio, ma questa è solo utopia.

     

     

  • La Banca del Tempo può essere una risposta. Un ritorno al baratto. Ci si scambiano le proprie competenze come fossero dei beni.

    Tu che sei un fornaio mi dai un’ora del tuo tempo insegnandomi a fare il pane e io che sono un idraulico ti regalo un’ora del mio aggiustandoti il lavandino. Io che sono un medico ti regalo un’ora visitandoti e tu che sei un giardiniere mi curi l’orto per un’altra ora.

    I soldi non servono a nessuno, la vita e l’esperienza e la passione e il proprio lavoro servono a tutti. Se io non ho soldi vengo messo al bando, emarginato e non posso nemmeno comprarmi un pezzo di pane; ma se il mio valore viene espresso sulla base di quello che so fare (scrivere, cantare, costruire, insegnare, curare) allora posso dare qualcosa al mondo che vale più di un milione di euro messi insieme.

  • io penso che le differenze attuali di retribuzione siano obiettivamente folli. detto ciò è secondo me logico che il valore e il peso sociale ed economico di una categoria è frutto e della situazione presente e dei rapporti di forza.

    cercherò di fare due esempi estremi ma proprio per questo semplici da capire.

    immaginate una catastrofe nucleare.

    chi varrebbe di più il contadino o il programmatore? 

    immaginate di non avere che una fattoria nel raggio di 1.000 km allora una bietola che ora non costa quasi niente – perché posso scegliere tra migliaia di bietole disponibili nel raggio di 5 km – potrebbe anche valere 1.000 euro se stai per svenire dalla fame.

    immagina un politico morto di fame e un contadino con bietola e coltello. chi dei due ha apputo “il coltello dalla parte del manico”? il contadino, ovviamente, perché non solo possiede le uniche bietole nel raggio di 1000 km ma ha in quel momento un coltello per imporre il suo prezzo e il punto di vista.

    viceversa basterebbe avere un pugno di amici ben armati per ridurre in tale frangente un contadino come schiavo, altro che discutere sul prezzo di una bietola!

     

    bene: ora come ora il supermanager vale molto di più.

    perché appunto di materie prime anche alimentari se ne hanno e producono comunque tante, rispetto ai …neuro chirurghi. per giunta rese artificialmente costose da una pessima redistribuzione delle ricchezze e delle risorse.

     

    per questo non sono d’accordo con te Claudio. sulla sproporzione tra retribuzioni sì, ma non certo sul fattto che si imponga in un contesto economico e produttivo preciso una certa scala sociale (e di retribuzione e di possibilità).

    del resto, la storia economica insegna che mutata la condizione, mutano rapporti di forza, di produzione e valore delle cose e delle …persone.

    con la crisi demografica per esempio nel passaggio dal periodo tardoantico a quello altomedievale la vita umana paradossalmente valeva di più. per questo non ci si poteva più permettere di ammazzare schiavi per capriccio (tanto se ne trovavano a mazzi al foro quando Roma invadeva mezza Europa), ma occorreva avere più cura dei propri lavoranti. il Cristianesimo in parte aveva cambiato anche la cultura, ma in parte era felicemente adattato a una circostanza storica e produttiva precisa. del resto guarda caso si sviluppano i mulini ad acqua proprio con la riduzione della manodopera schiavistica a basso costo.

  • L’esempio del manager… a me fa molto più incazzare quando sento di calciatori che guadagnano 1 milione di euro al mese per prendere a calci un pallone, se va bene 1 volta alla settimana.

    La soluzione a tutto ciò? E’ una società senza denaro e senza logiche di mercato. Se non ci fosse il denaro non ci sarebbe più il controllo e dominio di pochi nei confronti di molti. Lo sviluppo della tecnologia seguirebbero altre strade e anche le nostre scelte personali.

    Nel mio mondo utopico (che una volta ho anche sognato) ad ogni individuo sono garantiti i mezzi per vivere una vita normale e ognuno è impegnato in un lavoro a seconda delle proprie capacità, attitudini e in base alle esigenze della collettività. Penso che il livello tecnologico attuale permetterebbe tutto questo ma credo che la coscienza collettiva sia ancora troppo primitiva ed egoista perchè questo sistema sia sostenibile a livello globale.

    Purtroppo c’è troppo marcio in questo mondo per sperare in un cambiamento nel breve termine. Non ci rimane che sognare ma continuando a seminare, prendendo posizioni… nel caso che fra qualche centinaio di anni dovessimo rinascere su questo pianeta.

     

  • Lo stipendio in questa società è direttamente proporzionale alla quantità di soldi che fai girare.

    Più soldi fai girare, muovere col tuo lavoro, e più alto è il tuo stipendio.

    Basti vedere gli stipendi dei calciatori,  con sponsor, diritti tv, pubblicità  e migliaia di tifosi che ogni volta vanno allo stadio.

    Così come i presentatori o gli attori televisivi, o la gente del grande fratello

    Qual’è la competenza di queste persone? Tirare un calcio al pallone?? Dire 2 cavolate alla tv?

    Il contadino che è alla base della produzione è schiavo della grande distribuzione che essendo al vertice della piramide,  gi compra il raccolto a 2 soldi e lo rivende al quadruplo del prezzo.

    Più sei in alto e più soldi muovi, e in proporzione più soldi incassi. Anche se non fai attività senza senso (vedi grande fratello o calciatori).

    E in questa società non viene premiato il merito, e neanche gli anni di studio.( Basti vedere la fuga dei cervelli)

    In questa società viene premiato il giro di denaro.

    Più denaro muovi, e più denaro incassi. E’ la legge del mercato, su cui la finanza ci specula.

     

  • Ciao Claudio,

    è il mercato (del lavoro ???) che funziona così ….
    Mi spiego meglio: un imprenditore assume un operaio. Questo operaio lo “aiuterà” nella sua industria e gli consentirà di aumentare il fatturato (e l’utile). Di quanto ???? SE ci sono 100 dipendenti lui, per bene che fa, arriverà ad essere l’1%.
    A questo punto assume un “top manager”, che gli permette di aumentare il fatturato del 200%.
    Secondo te, un “secondo” imprenditore interessato ad assumere un dipendente su chi si orienterebbe ??? L’operaio o il “top manager” ???? E quanto sarebbe disposto ad “offrire” pur di avere il “top manager” con sè ???
    E’ la legge della domanda di mercato e, quanto il mercato tira, segue questa regola.

    E’ anche vero che questo “top manager” se ottiene un aumento del fatturato / utili gli stessi dovrebbero ricadere – almeno in parte – anche sui dipendenti (tutto sommato se sono passati dal 100% al 200% è merito anche dei dipendenti) ma purtroppo, ultimamente, questi “top manager” consigliano l’imprenditore sempre sulla “delocalizzazione” e quindi, oltre a strapagare il “top manager”, perdono il posto di lavoro anche 100 dipendenti !!!!

    Tornando all’argomento del tuo post concordo con la tua analisi, probabilmente la sperequazione a cui siamo arrivati è veramente troppa.
    L’art. 36 della costituzione cita
    “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”
    Probabilmente anche l’art. 36 ipotizza una differenza fra i salari, ma ora siamo all’assurdo in cui ci sono retribuzioni tali per cui si mette in dubbio sia un’esistenza libera e dignitosa per la famiglia sia, dall’altro lato, un’esistenza nel lusso più sfrenato.

    E quando questo dislivello è arrivato ad essere troppo elevato (il famoso “calice”, con un FORTE disequilibrio fra il calice e il basamento – la storia insegna – sono nate le rivoluzioni ….

    • Perchè, se ho un’azienda che funziona, dovrei aumentare il fatturato del 200%? Non si lavora per vivere? O si deve per forza vivere per lavorare sempre di più?

  • Si può condividere o meno tutto l’articolo ma la chiusa del tipo “o la pensi come me o sei un decerebrato” proprio non la capisco.

    • Non è “se non la pensi come me sei un decerebrato”, ma piuttosto “se credi che sia giusto che un top manager gaudagni 400 volte più del suo operaio, non ho nessuna stima di te”. Sorry. 🙂

    • Non credo assolutamente che sia giusto ma, realisticamente, finchè ci sarà qualcuno che “per alzata di mano” può decidere quanto guadagnerà il prossimo anno allora sarà sempre così.

       

  • Io credo che ci sia la possibilità di un’altra ragione alla base della logica degli stipendi piramidali (il cui aspetto eclatante sono gli stipendi top) e la logica è quella che ha portato, attraverso un lavoro di cesello adeguatamente sostenuto dai media in senso lato e dal sistema educativo sul campo, agli stipendi e prerogative della nostra classe politica ed istituzionale al poptere, facendo si che questi siano condizionati dal ricatto di condizioni di favore assurde, ma avallate dalla cultura social-indotta in cui siamo stati invischiati, facente si che accettino e si adattino a svolgere la funzione di capibastone in una onorata società di schiavi plagiati dalla parte di sotto, e di privilegiati giustificati dai mezzi di condizionamento in mano ai burattinai dall’altra; ed i burattinai? con la forza delle parole, incontrastate ed insoverchiabili, specie per le orecchie ottuse di cui la massa è incurabilmente dotata, danno ad intendere le più astruse ed incomprensibili ragioni che possano sostenere con la massima sicurezza il sistema perverso e criminale, quanto malignamente artefatto (anche se insostenibile) in cui siamo costretti… a norma di LEGGE.

  • Aspetta, aspetta… il discorso sulle responsabilità è articolato… ma non è quello che voglio approfondire ma piuttosto porre una domanda: Quanto denaro riesce a far girare un top manager rispetto a un panificatore? Forse questa sfumatura non è tanto irrelevante…. Saluti Bb

  • Parzialmente d’accordo. Concordo che non dovrebbero esistere lavori pagati cifre impossibili, non ha senso. Siamo sempre esseri umani.

    Di contro, il neurochirurgo se non fa bene il suo lavoro uccide le persone, il contadino può morire di fame, ok, ma non è la stessa cosa.

    Inoltre, “chiunque” può fare il contadino (non è che lo si diventa dall’oggi al domani ma con un po’ di buona volontà non dovrebbe essere un problema), ma non tutti possono essere neurochirurghi.

    Questo, tuttavia, non giustifica stipendi fuori da ogni logica.

    • Infatti esistono scuole di agraria in cui si studia fisica, chimica generale organica e inorganica, chimica agraria e industrie agrarie, tecniche di gestione aziendali ecc. ecc.

      Come si può intuire il percorso comprende sia il saper fare/amministrare una fattoria, un campo, delle coltivazioni in genere.

      Non tutti possono fare il top-manager e non tutti possono fare i contadini, ma almeno cerchiamo di partire alla pari.

  • Sono di solito in forte assonanza con te, Bioblu, ma stavolta non posso condividere a pieno le tue asserzioni. Certamente non esiste motivazione alcuna per una sproporzione tra lo stipendio di un operaio della Fiat e quella di Marchionne, perché un tale rapporto dovrebbe quanto meno prevedere da contratto la produzione di “miracoli” veri e propri per giustificare una tale divergenza di peso nell’ambito di una logica produttiva in una economia reale.Tuttavia non posso accettare questa visione minimalista e riduttiva delle professioni e non condivido il passaggio riguardante le responbilità verso il singolo e la società da parte di un qualsiasi lavoratore (non posso neppure lontanamente assimilare il lavoro di un neurochirurgo (per raccogliere il tuo esempio ma potrei farne tanti altri piú appropriati) che asporta un tumore di un figlio o di un genitore restituendogli una speranza di vita a quella di un muratore e ciò nonostante il massimo rispetto che nutro verso tutte le professioni ma soprattutto nei confronti di quelle considerate più umili (e quindi collocate nel punto più basso nella scala sociale: leggi fornai, operai, artigiani, muratori ecc).Un errore del neurochirurgo può costare la vita o peggio ancora esitare in deficit che renderanno la vita qualitativamente inaccettabile, mentre un muro o un fondello non a piombo o non fatto a regola di’arte tutt’al più potrà risultare esteticamente sgradevole o staticamente inaccettabile ma riparabile o demolivi le pur se con costi non indifferenti. A ció aggiungerei che dovrebbero esistere differenze economiche anche tra chi fa il proprio lavoro con coscienza e chi con superficialità, tra chi sa fare e chi no pur ricoprendo il medesimo ruolo e ancor più tra chi, ciascuno nel proprio mestiere, riesce a dare quel profilo etico caratterizzato da quel senso di umanità (antitesi del gesto tecnico elevato e perfetto ma algido, senza partecipazione alcuna) che dovrebbe provenire dalla consapevolezza coma ed prodotto con il proprio lavoro qualcosa di utile per il prossimo e per l”umanità. Da ultimo vorrei mettere in primo piano le schizofrenie della nostra società per la quale un calciatore vale di più (in termini ovviamente economici) di un ricercatore i cui sforzi di una vita sono finalizzati alla soluzione di un problema di salute che coinvolge la qualità della vita dell’intera umanità.

  • Condivido in pieno quello che ha scritto andrius. Ma una cosa mela dovete spiegare :

    Perchè un top manager pur avendo mandato negli abissi la società e migliaia di famiglie alla rovina allo suicidio, riceve una buona uscità da sogno ?

  • COSI UGUALI COSI DIVERSI

    Ma da cosa deriva la UGUAGLIANZA e la DIVERSITÀ?

    Occorre fare una distinzione importante.

    Se si ipotizza che siamo “figli del CASO”, un numero “uscito alla roulotte” (J. Monod), allora ci ritroviamo nel mondo caotico in cui viviamo. 
    La DIVERSITÀ produce pochi ricchi (con massima dignità) massacratori dei poveri (senz’alcuna dignità). È “il migliore dei mondi possibili” (G.W. Leibniz) in cui ancora oggi, purtroppo, ci troviamo a vivere. 

    Se si ipotizza, invece, che siamo “Figli di DIO” Sommo Bene (come io da 20 anni vivo solo per DIMOSTRARLO, dopo mezzo secolo d’infedeltà atea), allora cambia meravigliosamente tutta la scena del nostro mondo. La UGUAGLIANZA acquista un valore incommensurabile da attribuirsi a qualsiasi essere umano pensante.
    Mentre la DIVERSITÀ nei  talenti (o saperi) rappresenta il bello della vita, che non sarà più appannaggio e beneficio di pochi, che si fanno carnefici di molti, diventerà la causa di benessere per tutto il consesso umano.  😀

  • Claudio, il tuo discorso non quadra, nel senso che in un’ora si possono fare molteplici cose, ma non tutte sono utili e produttive nello stesso modo.
    Esempio: pedalo in bicicletta per un’ora e, se sono bravo farò 30 km, con un auto magari 120 e con un aereo magari 1000.
    Allora se io ho la competenza di trasportare 500 persone per 1000 km non produco lo stesso risultato di un signore che guida il risciò.

    Mi dirai: ma questo non è giusto!
    E ti rispondo: e perché mai?

    Chi guida un risciò continua a ripetere all’infinito la stessa attività muscolare, mentre qualcuno un giorno ha permesso il progresso di utilizzare un motore e poi di volare.

    Sono d’accordo che nella nostra società i disequilibri sono eccessivi, ma non credo che l’appiattimento potrebbe essere di qualche utilità, anche se non sempre la genialità ha avuto premi di tipo economico.

  • Giuseppe54 ha scritto :
    Sono di solito in forte assonanza con te, Bioblu, ma stavolta non posso condividere a pieno le tue asserzioni

    Quando cominciate così mi fate morire. Sembra quasi che vi dobbiate scusare. Non capite che se c’è disaccordo c’è discussione (purché civile), e se c’è discussione c’è arricchimento.

    Per quanto riguarda la storia del neurochirurgo che asporta un tumore, mi devi spiegare perché il figlio del muratore, se avesse potuto studiare e fosse cresciuto in un ambiente stimolante dal punto di vista culturale, non avrebbe potuto asportare il tumore altrettanto bene. Inoltre mi devi spiegare quanti morti abbiamo avuto per le case costruite male, specialmente in Italia. Quei morti valgono meno della vita di quelli salvati da un neurochirurgo? E ancora: perché vi ostinate a quantificare una compensazione in denaro alla capacità di salvare una vita? Un chirurgo che per errore uccide un uomo si sente meglio sapendo che alla fine del mese ha centomila euro sul conto? E se ha centomila euro sul conto, si impegna più a fondo per salvare la vita al suo paziente? Per quanto mi sforzi, non vedo la correlazione. 

    Ci sono uomini, in tutti i campi, che fanno il loro lavoro con passione, tanto più se dal loro lavoro può scaturire la vita o la morte. Prendete i medici che vanno a fare volontariato nei teatri di guerra o di povertà estrema. Perché lo fanno? E perché quegli altri, quelli dei centomila euro, non ti salvano se non li strapaghi bene? Non dovremmo tutti avere il fine di fare del nostro meglio per gli altri? Non dovremmo sentirci bene a fare bene il nostro lavoro? Guarda me. Ho deciso di fare il blogger. Chiedo donazioni, ma lavorare bene e contribuire al dibattito culturale del nostro paese è già di per me una soddisfazione estrema. Non mi sognerei mai di dire o pensare “se non guadagno diecimila euro al mese non scrivo più nessun post”. Lo faccio perché il mio lavoro mi appassiona. Devo pensare che il nostro neurochirurgo invece non ami quello che fa e lo faccia solo perché lo pagano bene?

  • Io vedo due piani di discussione diversi che si confondono un po’:

    1- la critica ad un sistema per poterne immaginare uno alternativo migliore

    2- la critica a certe usanze incivili che potrebbero migliorare se solo le persone avessero un po’ più di buonsenso e di onestà. Con regole, principi, ma senza cambiare il sistema radicalmente.

    Mi pare che l’intento di Claudio sia stato parlare del punto 1, infatti descrive un mondo dove chiunque si mette d’impegno per fare bene la propria professione ed ottenere esperienza, non ci sono raccomandati, non ci sono farabutti.

    Però la mia opinione è questa:
    il punto 2 porterebbe già da solo miglioramenti enormi nella società, sono concetti comprensibili da tutti e raggiungibili se solo si avesse la volontà politica (che evidentemente non è così facile avere comunque).

    Il punto 1 richiede cosa, una rivoluzione? Un’idea comune di qualche alternativa possibile, che oggi indubbiamente manca. E’ un salto nel vuoto che non vedo francamente possibile nella realtà.

  • Sarà per questo che sono così uguali, così diversi?

    Un cardiologo si presenta a un’officina meccanica per ritirare la sua macchina, il meccanico mentre si pulisce le mani con uno straccio, dici al cardiologo : “Ho appena finito di assemblare il motore di questa macchina, avevo smontato pistoni, valvole, e ho riparato tutto quello che era difettosi, insomma ho riparato il cuore di questa macchina proprio come fa lei, cardiologo, ma mi faccia capire perchè lei guadagna 10 volte quello che guadagno io ? ” Il cardiologo sorride e gli risponde : ” Prova a farlo a cuore aperto mentre gira il motore”  

     

     

    • il meccanico si innervosice e gli restituisce la macchina con i freni montati male. Il cardiologo torna a casa ma esce di strada alla prima curva e muore.

      Chi era, tra i due, quello che ha la responsabilità della vita di un’altra persona?

      1. Quella era una barzzelletta che avevo letto su un forum francese “LE FORUM TECHNIQUE DE LA GOLF” http://la-golf.xooit.fr/t294-Le-mecanicien-et-le-cardiologue.htm
      2. Io sono un meccanico e so quanta responsabilità (di vità dell’autista e degli altri automobilisti) mi assumo ogni volta che un semirimorchio esce dal cancello della ditta di trasporti dove lavoro.
      3. Ho sempre risposto a alla moglie del mio ex datore di stipendio quando mi diceva ” Noi Italiani vi abbiamo accolti voi gli stranieri e vi abbiamo dato un lavoro e uno stipendio, e guarda come si comportano, come ci ringraziano : spacciano violentano…” ho sempre risposto : il datore di lavoro fa guadagnare allo straniero 1000 euro al mese, mentre lo straniero fa guadagnare a lui migliaia di Euro al GIRONO secondo me è il datore di lavoro che deve ringraziare l’operaio!.
      4. se si raggiona sul tema di sopravvivenza secondo me vince l’agricoltore.

       

  • Hai completamente ragione, è stato interessantissimo questo ragionamento, continua su questa strada… Ti scoccia se faccio un articolo su di te? su questa idea? ovvio non copio nulla, solo scrivo delle idee più importanti e volevo scrivere di te sul pil e la rete, ma con questa idea sei stato grandioso!

  • byoblu :

    il meccanico si innervosice e gli restituisce la macchina con i freni montati male. Il cardiologo torna a casa ma esce di strada alla prima curva e muore.

    Chi era, tra i due, quello che ha la responsabilità della vita di un’altra persona?
    Anchè un ragazzino da 2 anni che gioca con un fiammifero può mettere in pericolo la vità e la colomità di un intero palazzo.
    Il cardiologo ( il medico in generale ) PUO’ salvarti la vità quando sei già in pericolo ( Es. caso di infarto) , cosa che il meccanico non può fare! il meccanico non può salvarti la vità una voltà la tua macchina tira dritto nella curva senza freni ! Il meccanico al massimo ti garantisce una sicurezza PREVENTIVA.
    E’ ovvio che il medico senza meccanico, infermiere, ambulanza, tecnici, ingegneri, autisti, elettricisti, contadini….NON vale un bel niente .
    • Ribadisco, questo non giustifica che il meccanico, l’operaio o il contadino debbano fare la miseria e non arrivare al fine mese e il medico o il top manager col suo stipendio si permette di tutto. Per me E’ INGIUSTIZIA SOCIALE.

    • l’esempio è forzato. Il bambino lo fa accidentalmente e non necessita di alcuna perizia (competenza) nè tantomeno sta lavorando.

      Il meccanico invece deve avere una lunga formazione, deve essere bravo e deve stare molto attento. Inoltre, ha una responsabilità attiva fortissima. Se lavora da ubriaco e ti monta i freni male, tu vai a sbattere e puoi anche morire.

      Mi spiace, ma è vero che non tutti i lavori hanno un impatto diretto sulla vita di qualcuno, ma: a) tutti i lavori impattano sulla vita di tutti (es: il farmacista che sbaglia le dosi dei medicinali ma anche altri, indirettamente), e b) nessuno mi può convincere di come i soldi centrino nell’equazione della responsabilità. Più soldi risolvono il senso di colpa di un chirurgo che ti uccide? Se fosse così, che tristezza. Meno soldi autorizzano il chirurgo a ucciderti? Doppia tristessa.

      Elevato i vostri pensieri. Uscite dallo schema.

  • byoblu ha scritto :
    Perchè, se ho un’azienda che funziona, dovrei aumentare il fatturato del 200%? Non si lavora per vivere? O si deve per forza vivere per lavorare sempre di più?

    Concordo con te e personalmente avvallo la tua replica.
    Io ho fatto l’esempio di un imprenditore …. se un imprenditore ha 100 punta ad aumentare questo 100 sempre di più, per arrivare a 200, 300, 400 …. in questo modo crescono anche gli utili e, quindi, la ricchezza dell’imprenditore !!!
    E NON parlo di “ricchezza per vivere” ma di qualcosa che va ben oltre ciò che serve per vivere …
    Diverso l’atteggiamento del dipendente, ovverosia il lavoro è ciò che deve dare le risorse per vivere …. cioè si lavora per vivere. E’ vero che se l’azienda in cui il lavoratore presta la propria attività lavorativa gode di buona salute automaticamente anche il lavoratore beneficia di questo stato, ma non dovrebbe arrivare a vivere per lavorare …. anche se la Fornero, con la modifica sulla legge delle pensioni, ho il sospetto che voglia arrivare a questo risultato !!!!

    Ciao !

  • Caro Claudio, questo post mi piace moltissimo, perchè raccoglie delle considerazioni che ho fatto pochissimo tempo fa, quando riflettevo sul come e sul perchè mi sono dato alla politica.
    Quando mi iscrissi la prima volta ad un partito della sinistra radicale, credevo fortemente in un concetto basilare: viviamo in un mondo che confonde il diritto meritocratico al diritto di vivere dignitosamente. Mi spiego meglio. Oggi noi occidentali, crediamo che lo stile di vita che ci siamo preposti sia un nostro diritto inviolabile, e non valutiamo la fortuna di essere nati qui piuttosto che nel Darfour. E’ questo che ci fotte! Altrimenti capiremmo che sarebbe necessario suddividere i bisogni dell’uomo in primari e opzionali. Su questo cavolo di pianeta tutti hanno il diritto di respirare aria pulita, di vestirsi e di mangiare, riuscendo a garantire tutto ciò anche alla propria prole. Bisogni primari.
    Quando tutti ciò sarà garantito per tutti e sette miliardi di abitanti terrestri allora potremo parlare di bisogni opzionali. 
    Soffermandoci poi su questo astruso concetto della meritocrazia, beh.. dovremmo stabilire anche un cosiddetto calmiere: meritare 750 volte lo stipendio di un operaio/professore significa valere 750 volte un operaio/professore! E se per un dirigente ormai è normale..per un calciatore?
    Condivido tutto quello che hai scritto, e continuo a pensare che è l’american dream ad essere sbagliato, non solo la manovra Monti!!
    Colgo l’occasione per ringraziarti di questi spunti di riflessioni e per augurarti un 2012 fortunato!
    Un abbraccio

    Caro Claudio, questo post mi piace moltissimo, perchè raccoglie delle considerazioni che ho fatto pochissimo tempo fa, quando riflettevo sul come e sul perchè mi sono dato alla politica.Quando mi iscrissi la prima volta ad un partito della sinistra radicale, credevo fortemente in un concetto basilare: viviamo in un mondo che confonde il diritto meritocratico al diritto di vivere dignitosamente. Mi spiego meglio. Oggi noi occidentali, crediamo che lo stile di vita che ci siamo preposti sia un nostro diritto inviolabile, e non valutiamo la fortuna di essere nati qui piuttosto che nel Darfour. E’ questo che ci fotte! Altrimenti capiremmo che sarebbe necessario suddividere i bisogni dell’uomo in primari e opzionali. Su questo cavolo di pianeta tutti hanno il diritto di respirare aria pulita, di vestirsi e di mangiare, riuscendo a garantire tutto ciò anche alla propria prole. Bisogni primari.Quando tutti ciò sarà garantito per tutti e sette miliardi di abitanti terrestri allora potremo parlare di bisogni opzionali. Soffermandoci poi su questo astruso concetto della meritocrazia, beh.. dovremmo stabilire anche un cosiddetto calmiere: meritare 750 volte lo stipendio di un operaio/professore significa valere 750 volte un operaio/professore! E se per un dirigente ormai è normale..per un calciatore?Condivido tutto quello che hai scritto, e continuo a pensare che è l’american dream ad essere sbagliato, non solo la manovra Monti!!Colgo l’occasione per ringraziarti di questi spunti di riflessioni e per augurarti un 2012 fortunato!Un abbraccio

  • Ha descritto molto chiaramente la sproporzione enorme a cui siamo giunti in termini di distribuzione delle opportunità e di ricchezza o benessere, anche se sono parole che girano attorno al denaro.Forse il denaro sarebbe più utile se si mettesse a girare attraverso regole comuni e senza speculazioni, ma purtroppo per adesso il mondo continua a girare attorno a un denaro falso , dove tutto è falso … La canzone di G.Gaber “Il tutto è falso” credo ci calzi a pennello. Credo sia facilmente intuibile riconoscere da che parte sto. Immaginare un mondo possibile diverso per me , non vuol dire che tutti siano pagati allo stesso modo.La tristezza di questo tipo di mondo è vedere i soldi finire in luoghi dove non portano vero benessere nemmeno a chi ne possiede moltissimi. Anzi accade  spesso il contrario. L’infelicità stà dilagando anche nel mondo dei  ricchi. La competizione rende l’uomo meno libero e più infelice, allontanandolo dal ruolo di “uomo”e questo accade a tutti i livelli. L’uomo per sentirsi libero deve essere consapevole di essere parte di un insieme . Nell’era post moderna , il vicino di casa è un rivale da sconfiggere attraverso le regole del mercato, che di umano non hanno proprio nulla.

    Cordialmente Giancarlo

  • Qualcuno mi può dire perchè un calciatore deve guadagnare tutti quei millioni? Quel stipendio l’abbiamo deciso e fissato noi i poveraci che togliamo dal budget di casa per pagare le partite alla TV allo stadio………vale lo stesso per il motogp, formula uno, il cinema…sono i poveracci che alimentano e tengono in piede questo sistema aberrato!

  • buongiorno Claudio, mi permetto di riportarle una mia esperienza personale.

    Qualche anno fà avevo bisogno di una visita dermatologica urgente per mio figlio di 4 anni che presentava delle macchie rosse estese in vari punti del corpo.Chiesi appuntamento ad uno dei più rinomati dermatologi della mia città,il quale mi fissò l’appuntamento per il giorno dopo alle prime ore del pomeriggio.A quei tempi ero artigiano non navigavo nell’oro, la mia era una ditta individuale , mi occupavo di piccoli lavori edili , specializzato nella lavorazione del cartongesso.Il mio compenso giornaliero per una prestazione di manodopera si aggirava a quei tempi in 150/200 mila lire.Bene torniamo alla visita medica ,alla quale mi presento con il bimbo e mia moglie, entriamo nello studio alle 14,30 molto preoccuati facciamo vedere il bimbo al dottore spogliandolo completamente.Il dottore esegue la visita ci rassicura sulle condizioni del bimbo e prescrive la cura.Durante queste operazioni il dottore  chiede la mia occupazione, e riferisco che eseguivi lavori con  il cartongesso.Fatto stà che aveva bisogno di un lavoro e mi chiedeva se potevo fare una visita a casa sua per fare un preventivo.Prima di salutarci chiesi quanto dovevo e mi disse 150 milalire.Pagai e uscii dallo studio alle 15 e qualche minuto.Quindi esagero e dico 35 minuti di servizio. Bene dopo qualche giorno vado a casa sua visiono il lavoro da eseguire e dico al Dottore che occorrono circa due giorni di manodopera più il costo del materiale, e se voleva potevo quantificargli immediatamente il costo totale.Lui mi rispose che era ben lieto di sapere il costo subito e mi pregò di parlare. Allora , gli dissi siccome di materiale all’incirca occorerranno un 200 mila lire e siccome prevedo due giornate di manodopera , quindi circa 16 ore di lavoro , e siccome come lei mi insegna caro dottore il costo orario per uno specializzato è di circa 300 mila lire l’ora,il costo della manodopera sarà di 4.800.000 che sommati ai 200 mila lire di materiale fanno circa 5.000.000. Mi disse di non scherzare e che lui aveva studiato aveva fatto l’università più la specializzazione ecc.ecc. E io risposi che non scherzavo affatto che anche io avevo studiato , sono diplomato geometra, e che invece dell’università sono andato  a lavorare in un impresa edile pregando il propritario affinchè mi facesse imparare il mestiere ,facendo poi successivamente a mie spese  tutti i corsi di specializazione e che per arrivare a fare quel tipoo di lavori c’è bisogno di anni di pratica, quindi gli dissi caro dottore non vedo perchè lei può permettersi di far pagare le sue ore di lavoro a quel prezzo e io invece no. Bè io adesso non faccio più il cartongessista  e sono un operaio stradale a 1200 euro al mese, lui fà sempre il dottore e gira in porche cayanne.

    Auguri a tutti e che il 2012 ci porti tanta fortuna

     

  • Credo che la questione sia molto complessa e non si possa affrontare “solo” con l’asserzione del valore di un’ora di lavoro ( Claudio capisco che la trattazione richiederebbe non un post ma un libro quindi non vuole essere una critica)

    perchè non si può prescindere da considerazioni filosofiche-religiose-antropologiche se vogliamo.

    Perchè se è vero (e lo  condivido) il concetto il paradosso che ne consegue è :

    E’ necessaria una istruzione più che elevata per arrivare ad “accettare” e comprendere  questo concetto e per accettare  una tale forma di eguaglianza che non esiste nemmeno in natura tra i primati più simili a noi ( dove esistono leader e sottogruppi, famiglie etc…),e pensare di cancellare   decine di migliaglia di anni di evoluzione in poche generazioni sarebbe davvero utopistico.

    Probabilmente inoltre data l’enorme  variabilità  e diversità umana  nemmeno l’intelligenza e l’istruzione sarebbero sufficienti in molti casi, dato che sfoceremmo anche in ambito Etico.

    Il paradosso è il seguente: dovremmo tutti avere un cultura ed etica  superiore per riconoscerci uguali…. ma ciò è i inattuabile credo…. mancherebbe  il tempo.

    Altra riflessione interessante è la seguente:

    Credete davvero che noi “italia”, tutti,  dai più privilegiati ai più poveri non stiamo comunque in quel 20% della coppa di champagne??!

    https://www.byoblu.com/image.axd?picture=/conley_champagne_distribution.jpg

    Quindi la riflessione è la seguente: siete, siamo davvero  pronti ad accettare questo assunto? Perchè se davvero lo siamo e vogliamo applicarlo ne hanno lo stesso sacrosanto diritto anche tutte le nazioni del mondo…..e noi saremmo tra quelle che devono scenderlo quel calice non certo salirlo…..perchè come chiude Claudio in quel bellissimo post: Io penso che un bene per il paese sarebbe se l’italia stesse zitta, non sia mai che a quell’80% ( inteso come nazioni emergenti) girassero improvvisamente le palle e si mettessero a risalire il calice.

     Il bello è che lo stanno già risalendo e questa crisi volenti o nolenti è dovuto proprio a questo.


    In ritardo ma , Buon anno a tutti!!

     

    P.S Per approfondire consiglio questo libro fantastico: 

    http://www.garzantilibri.it/default.php?page=visu_libro&CPID=2762

  • Io penso che ogni lavoro ha pari dignità sociale ed è estreamamente importante per la vita di tutti. Non possiamo vivere senza i chirughi che ci salvano dalle malattie ma nemmeno senza i muratori che ci costruiscono le case.

    Perché il chiurgo viene pagato di più di un muratore? Primo perché per poter diventare un chirurgo si deve studiare tantissimo, secondo perché è un mestiere estremamente delicato e ogni piccolo errore può decidere la vita di una persona.

    Si potrebbe dire che se un muratore costruisce male una casa e crolla, ne muoiono tante di persone tutte in una volta. E’ vero, ma la responsabilità in questo caso non è del muratore. La giustizia andrà per prima cosa a cercare l’ingegnere direttore dei lavori e gli chiederà come mai non ha vigilato affinché la casa fosse costruita secondo le norme. L’ingegnere ovviamente per quel compito verrà pagato più del muratore, in seguito alla responsabilità che ha.

    Se parliamo di politica, un sindaco di un piccolo centro viene pagato meno di uno che lavora in un centro più grande. E’ normale, perché gestire una città più grande è più difficile di una più piccola. La responsabilità politica esiste pure, se dopo 5 anni di mandato la città è peggiorata, la colpa è solo ed esclusivamente del sindaco; perché doveva lavorare e vigilare affinché tutto andasse bene. In Italia invece non parliamo mai di responsabilità politica, perché la stampa e noi cittadini permettiamo ai politici di dire: “è colpa del governo precedente” o “dell’opposizione”, uno scarica-barile che non ha senso e fa anche schifo.

    Io credo che gli incarichi di responsabilità vanno pagati in più, altrimenti nessuno sarebbe incentivato ad accettare le sfide che ne conseguerebbero. Per esempio a me potrebbe piacere fare il sindaco, ma chi me lo fa fare se andrò a guadagnare quanto un operaio? Tanto vale che vado a fare l’operaio, mi faccio le mie ore di lavoro e torno a casa tranquillo e sereno.

    Naturalmente con ciò che ho scritto fino ad adesso non voglio giustificare l’eccessiva sproporzione tra lo stipendio dei grandi manager delle aziende o dei politici. In Italia ci sono manager strapagati anche quando le aziende sono in perdita, li evidentemente c’è qualcosa che non va. C’è qualcosa che non va anche quando le piccole aziende agricole si ritrovano con l’acqua alla gola, distrutte dalla concorrenza dei paesi emergenti. In questo caso ci vogliono politiche giuste che diano più valore alle merci prodotte in Italia e sopratutto con la filiera più corta. Se io abito in Lombardia mangio grano e latte lombardo, se abito in Sicilia mangio grano e latte siciliano.

  • se iniziassimo a pensare seriamente al fallimento dei massimi sistemi quale comunismo o capitalismo ,e ragionassimo in una sorte di sistema di citta stato modello antica grecia dove la maggior parte della ricchezza rimane sul territorio e l autoarchia e imperante scopriremmo che il contadino sarebbe indispensabile …..ma il top manager?  cosa farebbe?

    sarebbe ora di parlare seriamente se è il caso che chi vende “aria fritta “quadagni così tanto e che pruduce bene primari muoia di fame .

     

  • Ciò che decide l’ammontare di salari e stipendi nel sistema economico è una cosa che si chiama “potere contrattuale” che è legato fortemente al concetto di punto di incontro tra domanda e offerta, come menzionato da Claudio nell’articolo.

    Il potere contrattuale del lavoratore è un indice che ci dice quanto dei soggetti sono disposti a pagare per usufruire delle prestazioni di quel lavoratore. Più grande è il potere contrattuale del lavoratore più il suo reddito tenderà ad essere alto.

    se un calciatore guadagna miliardi in un solo anno vuol dire che c’è qualcuno che è dispesto a pagarglieli per vederlo giocare.

    Se un medico guadagna 200 euro in poco più di mezz’ora è perchè qualcuno è disposto a pagarglieli, avendo bisogno della competenza di quel dottore per curare il figlio.

    Se un manager guadagna cifre stratosferiche rispetto ai suoi sottoposti è perchè il presidente dell’azienda e gli azionisti di maggioranza sono disposti a pagarlo tanto per beneficiare delle sue capacità e magari della sua comprovata esperienza in altre aziende.

    Se un agricoltore porta al mercato i prodotti agricoli frutto del suo duro lavoro e gli acquirenti non sono disposti ad acquistargli la merce al prezzo che dice lui, ma a quello deciso dalla concorrenza estera in modo sleale con la connivenza della politica (soprattutto europea), l’agricoltore a quel punto non ha potere contrattuale (in realtà cel’ha ma è bassissimo) e deve sottostare agli acquirenti. In questo caso l’agricoltore è disposto ad abbassare il prezzo dei suoi prodotti perchè ha bisogni di venderli per pagarci pagare almeno le spese sostenute e per sopravvivere.

    E’ una questione di contrattazione e di bisogno: più hai bisogno di lavorare e più sarai disposto a farlo per un compenso più basso; più sono gli altri ad avere bisogno del tuo lavoro più puoi alzare il prezzo dei tuoi servigi.

    Tutti questi maccanismi sommati a livello globale ci danno la distribuzione della ricchezza a bicchiere di champagne.

  • byoblu ha scritto :
    Bisognerebbe prima convincersi dell’esistenza di Dio. Peccato che sia una di quelle cose per cui una risposta inequivocabile non esiste, ma tutto è lasciato alla fede. Mettici pure che Dio, di suo, sembra che ce la metta tutta a complicare la vita del fedele, negandosi a qualunque confronto di qualsiasi tipo. Non è molto logico. Ma tutta la religione, del resto, non lo è…

    Certo che è una questione di fede. Anche la fede nella correttezza del prossimo è fede, è fede nelle capacità del dottore di curarti, è fede quella nelle istituzioni. Come lo è la fede nella logica, che molto probabilmente ha alimentato la produzione intellettuale (scusate l’espressione brutta) del mondo moderno, nel bene e nel male. Anche quella nei soldi è fede. Fede e speranza nella capacità di pezzi di carta o numeri nel conto corrente di riscattarci dalla morte, facendoci eccitare coi numeri che salgono, comprando e consumando cronicamente come delle macchine. Qualsiasi minimo sforzo non avrebbe senso se la nostra vita ad un certo punto finisce. E poi non è certo il creatore che deve qualcosa alla creatura, ma la bontà di Dio è quella di essersi rivelato tramite Cristo che da uomo ha vissuto una vita perfetta ed è stato esempio per chi volesse accettare che la vita non è di nostra proprietà e non è un diritto. Chi ha vissuto e vive come Cristo dovrebbe essere una prova ed una risposta inequivocabile.  Non è poi Dio che “ce la mette tutta a complicare la vita al fedele” se di fedele non si tratta. Poi persino tra gli atei (e anche quella e fede) più illustri è riconosciuto il fatto che i passi verso la conoscenza si fanno con umiltà e con una progressiva rinuncia al proprio orgoglio.

    Un ultima considerazione. Credo che ciò che manca di più ai piccoli pesciolini stanchi, ma anche a quelli grossi, è la pace. Questo è un mondo completamente monetizzato, il pesce piccolo come quello grande investe la sua vita per la stessa cosa: il denaro. E il denaro stesso, come se avesse una forza propria, richiede sacrifici di pace e dignità per concedere una sua benefica elargizione (o malefica, a seconda dei punti di vista).

    ps: vi prego di non prendere questo commento come una predica.

    • non facciamo i furbi. Avere fede nel fatto che il prossimo possa esprimere una coscienza civica superiore non è equivalente ad avere fede negli Ufo o ad avere fede in una qualsiasi divinità (perché ce ne sono tante altre, sai?). Secondariamente, che il creatore non debba nulla al creato (potendosi permettere persino il lusso di non farsi mai vedere) è qualcosa che contraddice qualsiasi etica umana. Sarebbe come dire che i genitori non debbano nulla ai figli e possano perfino disinteressarsene.

      Credere in Dio è qualcosa di completamente non relazionabile a nessun altra attività umana. Dal punto di vista logico equivale a credere a qualsiasi cosa che non sia mai stata vista né sperimentata, come strani omini verdi con lunghe proboscidi da formichieri e le ali che infestano i cieli dell’aurora boreale.

      E’ necessario rispettare chi ci crede, ma non cercare di confondere il piano razionale, o reale, con quello metafisico o trascendentale.

    • Mi dispiace che paragoni una cosa seria come Dio a omini verdi e ufo, e soprattutto che consideri il mio commento un tentativo di fare il furbo (ho capito cosa intendi ma non c’era bisogno di prendermi per beffardo). Non voglio neanche neutralizzare il valore dell’intelligenza dell’uomo (semmai avessi pensato questo) nei confronti del “metafisico o trascendentale”. Mi hai frainteso un po. Poi perché credere in Dio non è relazionabile con nessuna attività umana? Chi è perfettamente onesto e sincero lo è perché crede nella ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti, ovvero crede in qualcosa di superiore a se stesso (a meno che non si ritenga essere il depositario delle verità e delle virtù, il che non è poi raro). Poi il fatto che questo qualcosa sia un terzo che non si presenta come vorremmo può dare fastidio ma è un altro affare. Specularmente chi fa il furbo, evade le tasse, mente, froda ecc. avrà ragioni ormai più che consolidate per aspettarsi una ricompensa in denaro o comunque che lo soddisfi. Possiamo scegliere ma il fatto che la maggior parte segua la seconda via rende le cose sempre più difficili a chi vuole percorrere la prima, come dimostra il fatto che evadere le tasse sia ormai l’unico modo, per la maggior parte, di raggiungere uno stile di vita dignitoso o almeno adeguato alle proprie aspettative. Se si continua a misurare la dignità in denaro questo è il mondo giusto, altrimenti bisogna cambiare mentalità. Ma mi sembra che in generale siamo d’accordo su quest’ultimo punto, no?

    • Mi dispiace che paragoni una cosa seria come Dio a omini verdi e ufo,

      Non io. La logica, caro signore. Ho parlato di “logica”. Secondo l’esperienza del mondo reale e ciò che possiamo dirne, credere in un Signore con la barba che in sei giorni ha fatto il mondo etc etc equivale a credere agli omini verdi di cui sopra. La religione, ribadisco, è un atto di fede in cui ci si spoglia completamente di ogni razionalità e si crede a ciò che per i nostri sensi e per la nostra ragione non solo non esiste, ma è anche completamente illogico.
      Ciononostante può farlo e avrà il mio totale rispetto, perché il senso del religioso è quanto di più ancestrale ci portiamo dietro (anche un po’ correlato alla paura di morire, se me lo consente. Credere in qualcuno che ci farà vivere in eterno è più rassicurante che rassegnarsi a scomparire).

      Poi perché credere in Dio non è relazionabile con nessuna attività umana? Chi è perfettamente onesto e sincero lo è perché crede nella ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti, ovvero crede in qualcosa di superiore a se stesso.

      Non vedo perché dovrebbe essere così. Sarebbe molto egoistico: io faccio quello che ritengo il bene non esclusivamente perché ritengo giusto farlo, ma perché sarò premiato. Non le da fastidio l’idea di essere ridotto a un somarello che va avanti perché vuole la carota? Io, per esempio, mi sforzo sempre di più di essere corretto, ma non sono sicuro che un giorno troverò qualcuno a dirmi bravo. Lo faccio e basta perché mi irriterebbe, ormai, comportarmi diversamente. Lo faccio per sentirmi bene con me stesso. Non so se Dio, ammesso che esista, preferirebbe questo tipo di atteggiamento a quello dettato dalla “ricompensa per questo tipo di valori e comportamenti”.

  • Il problema è l’uomo. Ogni cosa gestita dall’uomo viene, inevitabilmente, rovinata dall’uomo stesso. La borsa sarebbe dovuta essere una sorta di entità pensante e autoregolante ma è gestita da uomini che mentono e commettono le peggiori nefandezze in nome del denaro, del potere,  ecc. ecc.

     

     

  • Caro Claudio, 
    non ce la faccio a leggere tutti i commenti quindi chiedo scusa in anticipo nel caso stessi dicendo cose già dette.
    Premetto di essere d’accordo con te e molti altri commentatori sul fatto che la sperequazione sta diventando sempre più insostenibile 
    ed è sicuramente in gran parte ingiustificata, o meglio, giustificata solo nella logica del mercato. Concordo anche con la tua critica che si
    riassume bene in “lavorare per vivere, non vivere per lavorare!”. Trovo però le tue argomentazioni piuttosto deboli.
    Anzitutto, sostenere che “un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata..”
    è perlomeno ingenuo, se non ipocrita: sai benissimo che due persone diverse possono spendere esattamente la stessa quantità di tempo a studiare (informarsi, praticare, etc..) 
    un tema qualsiasi, e giungere a livelli di maturazione/esperienza/conoscenza assolutamente diversi. Questo smonta la prima metà del tuo post.
    Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.
    La verità è che come moltissimi altri mestieri, anche il lavoro agricolo è fatto anche di una ripetizione infinita degli stessi gesti meccanici ogni giorno. Giorni, mesi, anni in cui non si impara niente.
    Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza. Nota bene: non sto affatto dicendo che il ricercatore è più utile del contadino, sto 
    solo discutendo le tue argomentazioni.
    Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito. Voglio dire, questo è un mondo ideale un tantino noioso, non trovi?
    Ma soprattutto, se volessi essere coerente fino in fondo con una posizione così estrema, invece di fare una campagna di fundraising per finanziarti il lavoro indipendente, dovresti abbandonare tutto ciò che hai e darlo ad una
    famiglia qualsiasi del terzo mondo, che sicuramente è nata più sfortunata di te (non venirmi a dire che è opinabile: ci sono stato parecchio, nel terzo mondo). Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo. 
    Infine, rispondendo ai commenti hai tirato in ballo il tuo amato contadino e l’hai fatto diventare uno che dà lavoro a magari 10 famiglie. Occhio, che il tuo contadino tende a somigliare più ad un proprietario agricolo.. 
    magari col tempo diventerà un latifondista a cui servirà un buon manager per massimizzare la produzione.. 😉 
    Ad ogni modo, Claudio, ammiro moltissimo il tuo lavoro. Continua così!

    Caro Claudio, non ce la faccio a leggere tutti i commenti quindi chiedo scusa in anticipo nel caso stessi dicendo cose già dette.

    Premetto di essere d’accordo con te e molti altri commentatori sul fatto che la sperequazione sta diventando sempre più insostenibile ed è sicuramente in gran parte ingiustificata, o meglio, giustificata solo nella logica del mercato. Concordo anche con la tua critica che siriassume bene in “lavorare per vivere, non vivere per lavorare!”. Trovo però le tue argomentazioni piuttosto deboli.Anzitutto, sostenere che “un’ora di tempo è un’ora di tempo. E poiché il confronto tra due professionisti si fa in termini di esperienza maturata..”è perlomeno ingenuo, se non ipocrita: sai benissimo che due persone diverse possono spendere esattamente la stessa quantità di tempo a studiare (informarsi, praticare, etc..) un tema qualsiasi, e giungere a livelli di maturazione/esperienza/conoscenza assolutamente diversi. Questo da solo mette in discussione la prima metà del tuo post.

    Inoltre – ma magari questo è più opinabile – mi sembri avere una visione troppo bucolica del contadino che ogni giorno felice e contento impara qualcosa di nuovo sul suo campo e sul suo clima.La verità è che come moltissimi altri mestieri, anche il lavoro agricolo è fatto anche di una ripetizione infinita degli stessi gesti meccanici ogni giorno. Giorni, mesi, anni in cui non si impara niente.Ci sono invece professioni, come il ricercatore ad esempio, che per loro natura impongono una progressione della conoscenza. Nota bene: non sto affatto dicendo che il ricercatore è più utile del contadino, sto solo discutendo le tue argomentazioni.

    Anche nell’esempio del figlio del neurochirurgo secondo me ti spingi un tantino troppo in là, dicendo che un vantaggio di nascita dovrebbe comportare uno svantaggio in seguito. Voglio dire, questo è un mondo ideale un tantino noioso, non trovi?Ma soprattutto, se volessi essere coerente fino in fondo con una posizione così estrema, invece di fare una campagna di fundraising per finanziarti il lavoro indipendente, dovresti abbandonare tutto ciò che hai e darlo ad unafamiglia qualsiasi del terzo mondo, che sicuramente è nata più sfortunata di te (non venirmi a dire che è opinabile: ci sono stato parecchio, nel terzo
    mondo). Attenzione: stai facendo l’errore insito anche nell’ideologia comunista. Stai dimenticando completamente i desideri, gli impulsi e le debolezze dell’uomo. 

    Infine, rispondendo ai commenti hai tirato in ballo il tuo amato contadino e l’hai fatto diventare uno che dà lavoro a magari 10 famiglie. Occhio, che il tuo contadino tende a somigliare più ad un proprietario agricolo.. magari col tempo diventerà un latifondista, cui servirà un buon manager per massimizzare la produzione.. 😉 

    Ad ogni modo, Claudio, ammiro moltissimo – da sempre – il tuo lavoro. Continua così!

    Cari saluti.

  • byoblu ha scritto :
    non facciamo i furbi. Avere fede nel fatto che il prossimo possa esprimere una coscienza civica superiore non è equivalente ad avere fede negli Ufo o ad avere fede in una qualsiasi divinità (perché ce ne sono tante altre, sai?). Secondariamente, che il creatore non debba nulla al creato (potendosi permettere persino il lusso di non farsi mai vedere) è qualcosa che contraddice qualsiasi etica umana. Sarebbe come dire che i genitori non debbano nulla ai figli e possano perfino disinteressarsene. Credere in Dio è qualcosa di completamente non relazionabile a nessun altra attività umana. Dal punto di vista logico equivale a credere a qualsiasi cosa che non sia mai stata vista né sperimentata, come strani omini verdi con lunghe proboscidi da formichieri e le ali che infestano i cieli dell’aurora boreale. E’ necessario rispettare chi ci crede, ma non cercare di confondere il piano razionale, o reale, con quello metafisico o trascendentale.

    a me sembri un ateo che “crede” alla versione più nota del Creatore.

    Dio è, punto. E’ nella manifestazione (creazione) e quindi si è già reso visibile, anche troppo. Io e te Claudio, ne siamo parte, e quindi siamo dei. Dio deve tutto al creato, come il creato deve tutto a lui, è una compenetrazione reciproca.

    In genere chi ha questa consapevolezza non indugia su un’entità divina antropomorfa e neppure sulla conoscibilità di Dio che tu ad esempio vorresti concreta e tangibile.

    In parole semplici una mente ha partorito il tutto e la sua essenza primordiale che permane nella manifestazione, è l’intelligenza che presiede il funzionamento di ogni cosa creata.

    Se ci rifletti tutto è perfetto, perfettamente ed intelligentemente congegnato e se dai un’occhiata ai testi scientifici di come è strutturata la materia, ciò esprime un’intelligenza superiore che ha immaginato tutto questo.

    In più l’uomo ha in sè le facoltà creative “che lo rendono simile a Dio”.

    Quando si cerca Dio e non lo si trova, o quando si nega Dio, o ancora quando lo si adora in cielo, si è come quel tale che cercava il cappello e lo aveva in testa.

    Io sono dio e pure tu, che non lo sai.

     

     

  • Ciao Claudio,

    il tuo post mi sta veramente “intrippando” …

    Una “piccola” domanda / provocazione: perché un’ora di lavoro di un operaio in Cina (o India o nei paesi cosiddetti “emergenti”) viene retribuita 1/100 di un “pari” lavoratore europeo ???

    A questo punto – fra i due – chi è il manager ???

    Eppure – fino a prova contraria – il tempo è uguale nell’Universo e, a meno di buchi neri o singolarità, dovrebbe scorrere uniformemente in Cina o in Germania …

    Stessa cosa per il contadino … un contadino in Italia ha le stesse ore di luce di un “collega” Cinese e lavora per lo stesso tempo … ma perché la sua “retribuzione” è 100 volte quella di un cinese ???

    Oppure – in Italia – perché lo stipendio (medio) di una lavoratrice è inferiore a quello di un “collega” lavoratore ??? Un’ora di lavoro è la stessa per entrambi i sessi !!!!!
    Non siamo nel rapporto 1 a 400 ma la disparità c’é anche qui …

    Personalmente concordo con te, la disparità fra i due “trattamenti” è TROPPO elevata.
    Lo vedi anche nelle pensioni e nella ripartizione delle stesse: dal sito ISTAT si possono ricavare i dati INPS sulle pensioni e si vede come ci sia una distribuzione gaussiana dell’importo medio della pensione per numero di pensionati ma, quando questo dato arriva intorno ai 3.000 Euro /mensili, al posto di tendere a ZERO SCHIZZA verso l’alto tanto che OLTRE il 21% di quanto erogato dall’INPS come trattamento pensionistico si rifà a pensioni di valore SUPERIORE ai 3.000 Euro / mensili.
    PER GLI UOMINI. Per le donne la gaussiana è “normale” …

    E torniamo al discorso del tuo post: un’ora di “riposo” di un pensionato (contadino) come diavolo fa a valere 1/100 di quella di un “manager” ??? E non mi vengano a raccontare per meritocrazia o altro !!! Entrmbi hanno lavorato dignitosamente e, altrettanto dignitosamente, hanno DIRITTO ad un trattamento pensionistico che li possa “sostenere” nella terza età, ma senza SPEREQUAZIONI !!!
    Noi ci troviamo in una situazione in cui ci sono pensionati che fanno una fatica boia a sopravvivere con una pensione MINIMA e altri pensionati che fanno una vita da NABABBI !!
    E poi – per me – un TOP MANAGER che ha percepito uno stipendio di 400 volte quello di un operaio cosa se ne fa della pensione ???? Dovrebbe aver accumulato abbastanza richezza per “mantenere” nipoti, pronipoti e via dicendo per almeno 20 generazioni !!!!

    Ciao !

  • Condivido quello che ha scritto Claudio. Credo che guadagnare oltre una certa cifra dovrebbe essere considerato un crimine. Se non esistessero i ricchissimi non esisterebbero neanche i poverissimi.

  • danpizza ha scritto

    “Quante vite ruotano intorno ad un calciatore? Considera che oltre al gioco in se c’è anche un indotto. Secondo questa logica sono, forse, gli unici che meritano stipendi milionari…

    P.S. Ovviamente non penso quello che ho postato… :)”
    A giudicare dagli scandali delle scommesse di calciopoli, non posso che darti ragione. Evadono il fisco, truffano….E li perdonate, difendete, sponsorizzate e pure gli permettete uno stipendio da favola.
    Domanda : Ma l’Italiano è diventato MASOCHISTA ?
  • byoblu trovato molto interessante questo articolo, :

     

    http://www.osservatorio-sicilia.it/2011/11/15/la-waterloo-politica-italiana-uomini-goldman-sachs-innescano-la-crisi-uomini-goldman-sachs-si-propongono-per-risolverla-…/
    La waterloo politica italiana.
    Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla ….! 15 novembre 2011 |
    … salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano.
    Le italiche aziende il bottino di guerra.
    Il 12 novembre 2011 si è dimesso il Premier Silvio Berlusconi. Casualmente, lo stesso giorno di 215 anni fa, Napoleone si arrese agli austriaci nella battaglia di Caldiero! Certamente il parallelo tra il condottiero francese e l’omino di Arcore è una bestemmia, ma la coincidenza della data è veramente interessante. “Tutta colpa di Silvio Berlusconi!! Se l’Italia è in rovina è colpa sua” . “Non ha fatto nulla per questo paese, se non leggi ad personam”.
    La colpa è di una persona e adesso che si è dimesso, avremmo risolto tutti i problemi nazionali. Tale è il messaggio che è passato, e anche i mercati internazionali danno segnali di questo tipo. Ma quali sono veramente le dinamiche e soprattutto le forze in gioco. L’agnello sacrificale è stato trovato ed è stato immolato in un ideale piazzale Loreto. Festeggiamenti con spumante perché finalmente ci saremmo liberati dalla dittatura berlusconiana, dal male per antonomasia. Ma è proprio così? E’ solo colpa dell’Arcoriano o invece c’è dell’altro che non ci dicono?
    Ci sono potentissime forze, in confronto alle quali Silvio è un ridicolo e innocuo cantastorie e barzellettiere. Forze che lavorano nell’ombra da decenni e che hanno permesso a Silvio di occupare Palazzo Chigi, perché funzionale al sistema per poi mandarlo a casa con due ceffoni ben assestati di nome Spred e Mercati. Ora quelle stesse forze che lo hanno voluto, sostenuto e appoggiato, lo hanno abbandonato, perché? Per tentare di rispondere a tale interrogativo bisogna guardare a quella che è stata , da subito , indicata come la soluzione del problema. L’uomo Monti. Indicato da chi lo ha voluto a tutti i costi come un cittadino benemerito della Repubblica e di specchiati costumi.
    Forse non tutti i cittadini se lo ricordano (e su questa ignoranza ha contato, oltre che sul complice silenzio dei politici e dei giornalisti, Giorgio Napolitano nel nominarlo) che Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo.
    La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella “rete di favoritismi nell’amministrazione”, di “ausiliari esterni” e di “agenti temporanei”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini”, che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei “sottomarini” l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame).
    Ora come si può essere fiduciosi nel credere che un uomo s’ formato e fatto sia stato “nominato” per salvare l’Italia? In confronto le malefatte attribuite dai magistrati e dall’opinione pubblica perbenista all’italico Belusconi sono marachelle da asilo infantile. A cio’ sia aggiunga che al professore non gli vanno bene i politici perché “sono tutti ladri”.
    E su questa affermazione che in queste ore gode buona salute nelle bocche di affermati professionisti italiani perchè attribuita al Professore Monti, potremmo anche concordare. Ma non possiamo comprendere quando apprendiamo che al Professore non va bene l’Italia che è stato chiamato a salvare.
    Lui che dal mondo finanziario è visto come un lupo in mezzo agli agnelli, ovvero una volpe nel pollaio ci guarda come fossimo cavie da laboratorio. Viceversa all’Italia di bocca buona e credulona va benissimo il Professore “bocconiano” che, in di
    ttatura o in democrazia, si affaccia dal balcone e lascia cadere promesse che nascondono altri suoi vissuti ed altri percorsi che poco hanno a che fare consigli interessi della brava gente italiana. Ma d’altronde si sa che agli italiani vanno benissimo i Mussolini e i Berlusconi, fino a quando non si arriva a piazzale Loreto.

    Peccato capitale di un paese arretrato e incapace di esprimersi civilmente che emenda i propri peccati grazie al sacrificio del leader nella pubblica piazza. Così, per ora, spopolano i pregi e i privilegi fino all’odore di santificazione sul Professor Monti che da consulente emerito, economista affermato e uomo di punta dell’english stile e senso dello Stato si trasforma, nel riflesso degli specchi deformanti, in un Giano bifronte, il cui lato mostruoso viene tenuto al guinzaglio dai soliti ignoti che vogliono fare fuori l’Italia e soprattutto accaparrarsi il suo patrimonio. Ed eccoci giunti ai complotti internazionali.
    Ben giungiamo quindi alla domanda che dobbiamo porci: Chi è l’uomo a cui stiamo affidando i nostri destini nazionali e personali ? Chi sta ovvero chi sono coloro che si nascondono dietro questo personaggio?
    Chi è il professore Monti ?.
    Dalla sua biografia traiamo come Mario Monti, neo senatore a vita e già presidente europeo della Commissione Trilaterale, un gruppo di interesse di orientamento neoliberista fondato nel 1973 da David Rockefeller e membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg, ha studiato all’università di Yale sede della famosa setta massonica Skull and Bones, quella del nuovo ordine mondiale, e da poco nominato Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana.
    Per alcuni questo è un ulteriore passo verso l’instaurazione di un Nuovo Ordine Finanziario Internazionale. Mai come in questi giorni sui siti e blog di Controinformazione si alza la voce unita ed accorata che vede nella nomina di Mario Monti una italica iattura, un personaggio dal curriculum brillante anche se controverso ed inquietante (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderbeng …). Di contro sui media lo stesso Professore Monti è invocato come un vero e proprio salvatore della patria, minimizzando sul suo oggettivo passato di ordine mondialista. L’Uomo del vero è proprio golpe finanziario in atto.
    Nei giorni scorsi Le Monde ha scritto che la Goldman Sachs rappresenta il lato ombra di Mario Draghi, ex governatore della Banca d’Italia e attuale presidente della Bce. Alla lista va aggiunto anche Mario Monti. Vediamo perché. La Goldman Sachs è la più potente banca d’affari americana, che condiziona mercati e governi. Ha detto la verità il trader indipendente Alessio Rastani, prendendosi gioco della Bbc e rilasciando un’intervista in cui dichiarava che “i governi non governano il mondo, Goldman Sachs governa il mondo”. Nel film Inside Job ( di cui consigliamo la visone quanto meno per documentarsi meglio) del regista Charles Ferguson, la banca d’affari risulta tra le reali protagoniste della crisi economica innescata nel 2008 negli Stati Uniti. Ma chiè Goldman Sachs.
    E’ stata fondata nel 1869 da Marcus Goldman, un tedesco di origini ebraiche immigrato negli Stati Uniti, la società acquisisce il nome Sachs quando nel 1896 a Marcus Goldman si unisce il genero Samuel Sachs e nello stesso anno viene quotata alla borsa di New York. E’ una delle più grandi e affermate banche d’affari del mondo. La sua sede legale è a Jersey City, nella Goldman Sachs Tower, ed ha filiali, tra le altre, anche a Londra, Francoforte, Tokyo, Hong Kong. La Banca è quotata al New York Stock Exchange (NYSE) con la sigla GS. Negli anni si è resa protagonista di gestione di ristrutturazioni, fusioni ed acquisizioni aziendali mondiali, investimenti su materie prime, derivati e azioni a rischio, amministrazioni di fondi d’investimento e previdenziali. Secondo la classifica stilata annualmente dalla Vault, Goldman Sachs risulta essere la banca più potente al mondo.
    Questo tanto per capire con chi abbiamo a che fare. Negli anni ‘80 la banca diviene consulente di molti governi europei intenti a cominciare i processi di privatizzazione di molte aziende statali, e sempre in quegli anni acquisisce la J. Aron & Company per potenziare la propria presenza sul mercato delle materie prime. Nel 1986 viene quotata anche a Londra e a Tokyo e nel contempo gestisce la quotazione in borsa di Microsoft e assiste General Electric nell’acquisizione di RCA. Negli anni ‘90 e 2000 la banca ha continuato la sua espansione potenziando la sua presenza sul mercato asiatico e portando in borsa società come Yahoo, NTT Docomo ecc. Il 16 aprile 2010 Goldman Sachs è stata incriminata per frode dalla SEC, l’ente governativo statunitense preposto alla vigilanza della borsa valori.
    Al centro dello scandalo vi sarebbe il titolo Abacus 2007-AC1, un complesso sistema, attraverso il quale la banca d’affari avrebbe di fatto truffato i propri clienti in tutto il mondo, tra i quali figurano anche grandi istituzioni finanziarie internazionali. L’apertura di questo procedimento giudiziario ha spinto al ribasso molti titoli bancari nelle borse europee e statunitensi. Il procedimento è stato formalizzato dalla SEC. E’ interessante notare come gli uomini della Goldman Sachs hanno negli anni ricoperto incarichi importanti nell’amministrazione Usa, arrivando a ruoli di primo piano. Durante l’amministrazione Clinton l’ex direttore generale della Goldman Sachs, Robert Rubin, divenne sottosegretario al Tesoro.
    Nel 2004, Henry Paulson, amministratore delegato dalla Goldman, fece approvare alla Commissione dei Titoli e Scambi un aumento dei limiti sul rapporto di indebitamento, permettendo alle banche d’investimento di avere ulteriori prestiti da utilizzare per manovre di speculazione. Nel 2005 Raghuram Rajan, capo economista del Fondo Monetario Internazionale (2003-2007) pubblicò un rapporto in cui annunciava il rischio che le società finanziarie, assumendo grandi rischi per realizzare enormi profitti a breve termine, avrebbero potuto far collassare il sistema economico. Nella prima metà del 2006 la Goldman Sachs vendette 3,1 miliardi di dollari di Cdo e in quel periodo l’amministratore delegato era proprio Henry Paulson.
    Il 30 maggio 2006 George Bush lo nominò segretario del Tesoro e fu costretto a vendere le sue azioni della Goldman, intascando 485 milioni di dollari (e grazie a una legge di Bush padre non pagò nessuna tassa). Nell’aprile del 2010 i dirigenti della Goldman Sachs furono costretti a testimoniare al Congresso americano: Daniel Sparks, ex capo reparto mutui della Goldman (2006-2008) dovette riferire su alcune email in cui definiva certe transazioni “affari di m…”. Fabrice Tourre, direttore esecutivo prodotti strutturati della Goldman Sachs vendeva azioni che definiva “cacca”. Llyod Blankfein, presidente di Goldman, e David Viniar, vicepresidente esecutivo, sotto le pressanti domande del senatore Carl Levin furono costretti ad ammettere che sapevano di vendere spazzatura.
    Purtroppo anche il Presidente degli Stati Uniti di America, Barack Obama, ha confermato il potere mefistofelico della banca d’affari.
    Il nuovo presidente della Federal Reserve Bank di New York (principale azionista della Fed) è William Dudley, ex capo economista della Goldman (che nel 2004 lodava i derivati). Capo del personale del dipartimento del Tesoro è Mark Patterson, ex lobbista della Goldman Sachs. A capo della CFCT si è insediato Gary Gensler, ex dirigente della Goldman Sachs che aiutò ad abolire la regolarizzazione dei derivati.
    Anche in Europa la Goldman manovra spregiudicatamente da tempo. Nel 1999 la Grecia non aveva i numeri per entrare nell’euro. Quindi la Goldman truccò i bilanci. Su PressEurope Gabriele Crescente scrive: “Nel 2000 Goldman Sachs International, la filiale britannica della banca d’affari americana, vende al governo socialista di Costas Simitis uno “swap” in valuta che permette alla Grecia di proteggersi dagli effetti di cambio, trasformando in euro il debito inizialmente emesso in dollari. Lo stratagemma consente ad Atene di iscrivere il ‘nuovo’ debito in euro ed escluderlo dal bilancio facendolo momentaneamente sparire. E così Goldman Sachs intasca la sua sostanziosa commissione e alimenta una volta di più la sua reputazione di ottimo amministratore del debito sovrano.”
    Ora torniamo a nostri d’Italia. Pochi sanno che tra i Dirigenti della Goldman Sachs, passati alla funzione pubblica, si annoverano gli italici Romano Prodi (da consulente Goldman Sachs a Presidente del Consiglio in Italia), Mario Draghi (da Vicepresidente Goldman Sachs a Governatore della Banca d’Italia e BCE), Mario Monti (dalla Commissione Europea sulla concorrenza alla Goldman Sachs; a Senatore a vita con nomina recente del Presidente della Repubblica G. Napolitano e incaricato di formare il nuovo governo dopo le dimissioni del Berlusconi IV (2011), Massimo Tononi (dalla Goldman Sachs di Londra a sottosegretario all’Economia nel governo Prodi del 2006), Gianni Letta (membro dell’Advisory Board di GS è nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nei governi Berlusconi II, III e IV). I Dirigenti stranieri che si sono accompagnati ai summenzionati italiani troviamo, Robert Rubin (da dirigente Goldman Sachs a segretario al Tesoro presidenza Clinton), Henry M. Paulson (da vice Presidente di Goldman Sachs a Segretario al Tesoro sotto presidenza G.W. Bush), Robert Zoellich (da dirigente Goldman Sachs a vicesegretario U.S.A.), William Dudley (da dirigente della Goldman Sachs a capo della Federal Reserve Bank di New York, il distretto principale azionista della Federal Reserve), Paul Thain (da Presidente Goldman Sachs nel 2003 a capo del New York Stock Exchange), Philip D. Murphy (da presidente Goldman Sachs in Asia a Responsabile per la raccolta fondi per il Partito Democratico U.S.A.), Joshua Bolten (da dirigente Goldman Sachs, a capo del gabinetto della Casa Bianca), Gary Gensler (sottosegretario al tesoro governo USA), Jon Corzine (da ex presidente Goldman Sachs a Governatore del New Jersey). E riteniamo di poterci fermare qui con la lista degli uomini che hanno governato e governano i destini del Nuovo Ordine Finanziario Mondiale. Ora prima di parlare del nostro neo premier Mario Monti dobbiamo guardare al neo Presidente della BCE Mario Draghi. I Due italici SuperMario. In comune hanno la nomina a Istituzioni Europee su indicazione dell’ex premier Berlusconi. Mario Draghi, dal 2002 al 2005 è stato vicepresidente e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs.
    Insomma: proprio nel periodo in cui in America le banche d’affari erano scatenate in manovre speculative e scavavano il baratro finanziario che si è materializzato nel 2008, trascinando il resto del mondo. Non sapeva nulla di queste tendenze l’economista italiano? Anche Mario Monti lavora per la banca d’affari Goldman Sachs dal 2005, è International Advisor per Goldman Sachs e precisamente è membro del Research Advisory Council del “Goldman Sachs Global Market Institute”. Cioè dall’anno in cui si stava progettando la crisi economica mondiale, di cui parlerò in una conferenza gratuita. Queste informazioni, purtroppo, la stampa italiana le ha, assolutamente, ignorate. Il popolo deve restare nella sua beata ignoranza!. Allora tocca a noi spiegare il rapporto tra Mario Monti e la Goldman. Rapporto a suo tempo narrato in un articolo di Milano Finanza che – unica eccezione – ha rivelato il ruolo della Goldman Sachs nel rialzo dello spread dei titoli italiani in questi giorni. Ovvero la banca d’affari ha sostenuto il suo uomo! Dopo l’articolo su Milano Fiananza, in pochi minuti, sul social network Facebook &egrave
    ; cambiata l’opinione degli utenti all’interno di un sondaggio: prima volevano Monti presidente del Consiglio, dopo le rivelazioni del giornale hanno cambiato idea. E’ la prova che se l’informazione facesse il suo dovere avremmo meno lobby al potere e più democrazia. Ma cosa c’era scritto in questo articolo .

    Eccolo: “ CRISI: Goldman Sachs ha innescato vendite Btp (MF) MILANO – Sui mercati si e’ diffusa la voce che sia stata la banca d’affari Goldman Sachs a innescare l’ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d’oltreoceano. Neppure l’ombrellino della Bce, con l’acquisto di titoli di Stato italiani, e’ servito ad arrestare il fenomeno. Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il più possibileper poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo. L’intervento di Napolitano probabilmente riuscirà a ridurre i tempi dell’ondata speculativa, visto che entro lunedì prossimo si dovrebbe sapere se ci sarà un nuovo governo o si andrà a elezioni anticipate. Questo basterà a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedì sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione più ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece “lo scenario peggiore per i mercati” e in questo caso la Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e’ evidente che salirebbe alle stelle. “
    Stando, quindi, a tale qualificata notizia stampa ci sarebbe proprio la banca del neo Premier Prof. Monti, la Goldman Sachs, dietro l’ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo ha innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. Siamo dinanzi alla terza guerra mondiale? E’ possibile che siamo giunti a conquistare le nazioni rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili? Questo sembra che sia quello che è avvenuto all’Italia. Il piatto grosso? Le nostre virtuose aziende statali e private. Eni in testa. Un bel bottino ! Che ne dite?
    Virginia Di Leo

  • byoblu ha scritto :
    perché, la responsabilità di chi ha una fattoria non ricade anche su tutte le famiglie dei lavoratori / braccianti che impiega? E se non adotto le necessarie misure di sicurezza, non provoca anche le tristemente comuni “morti sul lavoro”? Anche un pilota di formula uno, se sbaglia, può ammazzare delle persone. Anche un vigile urbano o un programmatore di incroci semaforici, se fanno passare due macchine insieme, provocano dei morti. Il concetto di rischio è fumoso e non è così banale. Inoltre, chi ha chiesto al neurochirurgo di fare il neurochirurgo? Non lo fa forse per suo piacere? E se ammazza qualcuno, il fatto di essere pagato di più esaurisce il suo senso di colpa o le sue responsabilità? E se invece è pagato di meno, questo lo autorizza ad ammazzare qualcuno?

    non posso che quotarti al 100%

  • Ciao a tutti!

    Il discorso degli stipendi e delle retribuzioni è molto complesso, intervengono diversi fattori che ne influiscono il modo di ragionare. Bisogna affrontare il discorso del percorso formativo per giungere a ricoprire un determinato impiego, da quanta fatica e quanti sacrifici uno ha speso per potersi permettere un lavoro coma ha sempre sognato. Discorso che oggi pero’ trova una scappatoia quando si parla di “raccomandazione”..  

    Se è pur vero che il lavoro nobilità l’uomo non è altrattanto giusto a parere mio equiparare l’entità dello stipendio, perchè alcuni lavori a dispetto di altri sono molto piu’ responsabili e hanno pesi e rischi maggiori. Non si puo’ paragonare un chirurgo ad un commerciante di orologi. 

    Il mercato poi fa il resto, la domanda e l’offerta sono parametri indispensabile per cogliere a pieno la struttura della nostra economia. Un esempio classico e a parere mio vergognoso è il SISTEMA-CALCIO. Chi di voi non si è mai lamentato del benessere goduto da qualsiasi giocatore nella massima serie, ma purtroppo è un sistema corretto che segue i canoni dell’economia. Se nessuno pagasse il biglietto dello stadio 20-30-50€ a match le società non avrebbero grossi introiti e nessuna  possibilità di elargire pomposi stipendi ai propri “lavoratori”!

    Ciao, Claudio.

    • Bisogna affrontare il discorso del percorso formativo per giungere a ricoprire un determinato impiego, da quanta fatica e quanti sacrifici uno ha speso per potersi permettere un lavoro coma ha sempre sognato.

      Sbagliato. Un contadino di 40 anni, per diventare capace, esperto ed essere in grado di far funzionare qualche ettaro o più di terreno, ci ha messo esattamente lo stesso tempo, la stessa fatica, le stesse energie del tempo che ci ha messo l’uomo Goldman Sachs di 40 anni che sta nel suo bell’ufficio con i vetri di cristallo ad acquisire le sue conoscenze.

      Sveglia: uscite dall’incantesimo e ragionate superando lo schema del conto in banca.

  • Ho appena letto il post (di ritorno da Cortina ed ho trovato la Santanche’ che ti saluta) e lo trovo figlio della societa’ assolutamente sbagliata che abbiamo :E’proprio cosi’ importante il guadagno?Tolti i bisogni primari, che troppe persone al mondo non hanno neppure, il resto sono optional, che fanno credere di vivere meglio, sara’ poi cosi’?Chi guadagna piu’ di me avra’ qualcuno che guadagnera’ piu’ di lui, hai voglia ad arrivare ai settemiliardi di individui nel mondo, e allora?Chi guadagna piu’ di me, quando gli mancherà‘ la salute, sara’ come me senza salute.Chi guadagna piu’ di me e sara’ giunta la sua ora, sara’ sotto due metri di terra(senza portarsi via nulla) proprio come me.L’importante e’ andare a letto sereni, sapendo di aver fatto onestamente il proprio lavoro, che la societa’ in cui casualmente e’ nato gli ha permesso di fare.chissenefrega se una persona guadagna spropositatamente piu’ di altre, sai quante persone guadagnano MENO di noi?Ogni tanto e’ buona cosa guardarsi dietro le spalle e non davanti, perche’ ci sara’ sempre qualcuno piu’ avanti di noi.

  • Mi sà che dimientichi il fatto che all’evoluzione darwiniana si è aggiunta quella culturale legata allo sviluppo dell’intelligenza e del linguaggio. questo va da se attribuisce un merito extra a chi usa il cervello anziche le braccia. e in effetti claudio se dessimo la stessa importanza ai contadini e ai medici probabilmente oggi saremmo tutti morti di raffreddore.

    sul discorso dei divari salariali invece hai perfettamente ragione, c’era meno divario durante la rivoluzione industriale…

    • effetti claudio se dessimo la stessa importanza ai contadini e ai medici probabilmente oggi saremmo tutti morti di raffreddore.

      Non riesco proprio a seguire il tuo ragionamento. Dunque stai dicendo che se un dottore non guadagnasse cento volte tanto, non ci sarebbero dottori? Dunque, seguendo il tuo ragionamento, i dottori sono tutti schifosi menefreghisti che non amano il loro lavoro, ma fanno quello che fanno solo per soldi. Sarebbe veramente triste, non trovi?
      E tutti i ricercatori che hanno fatto scoperte sensazionali, anche nel campo della medicina, e le hanno fatte solo perché non riuscivano ad andare a letto senza avere fatto avanzare le loro conoscenze di una pagina in più, consegnando ogni giorno un piccolo progresso all’umanità e alla loro beneamata scienza?

      In quale modo più o meno soldi dovrebbero dissuadere un uomo che vuole fare una professione perché la ama?

    • Se dessimo la stessa importanza sia la medico che al contadino saremmo morti tutti di fame, dato che dal medico non ci vogliamo mai andare.

  • Condivido appieno il tuo pensiero. L’unica cosa che possiamo fare è cambiare noi stessi nella speranza che un domani quel “noi stessi” possa diventare l’anima dell’intera collettività. Ma perchè questo abbia un senso bisognerebbe riscoprire il senso della vita e farci domande che di solito evitiamo. Quanti di noi si chiedono cosa ci sia dopo la morte o prima della vita? Perchè siamo nati in questo tempo e in questo luogo?

    Se non ci si pone queste domande l’unica filosofia sensata rimane quella del “tiriamo a campare tanto un giorno moriremo”.

    P.S. Per chi invece si pone queste domande… una risposta, Brian Weiss “Molte vite molti maestri”.

    daniela fraddanno ha scritto :
    non abbiamo il potere e la forza di cambiare le cose, abbiamo però la possibiità , il DOVERE  anzi, di cambiare noi stessi- il sistema segue comunque un percorso evolutivo che  nei millenni produrrà dei cambiamenti- Nel frattempo noi saremo morti Che significato avrà avuto la nostra vita se non siamo noi stessi a darglielo??Il danno veramente grave è il condizionamento di cui tutti noi siamo vittime. è di questo condizionamento che dobbiamo prendere coscienza e non è una cosa facile-dobbiamo scrollarci di dosso questa corazza che filtra ogni nostro pensiero e che lo stravolge – condividere il pensiero intelligente  di altri ( come quello di  Claudio) è troppo poco .Per dare senso alle nostre vite dobbiamo scardinare le nostre incrostazioni mentali , ribellarci alla nostra apatia,passività , dobbiamo esere noi a gestire la nostra vita e non invece farci gestire da altri-Questo significa andare “contro corrente” e di solito percorsi così non sono da tutti, sicuramente non per coloro che preferiscono restare a lamentarsi e continuare a vivere nel malessere per paura di restare da soli-

  • byoblu ha scritto :
    " immaginate una catastrofe nucleare. chi varrebbe di più il contadino o il programmatore?   Il programmatore potrebbe valere di meno, molto di meno perché responsabile della catastrofe nucleare. Ma ti faccio un’altra domanda: a Fukushima chi valeva di più, l’ingegnere che da Tokio dava ordini, oppure gli umani (chiamiamoli contadini nucleari) che sono entrati fisicamente nella centrale per attuare gli ordini e cercare di mettere in sicurezza l’impianto, andando incontro a morte sicura? Ohhh… com’era la storia del neurochirurgo che vale di più perché non deve ammazzare la gente? Qui sarebbe invece il contrario? Vale di più l’ingegnere che manda qualcun altro a farsi ammazzare dentro a una centrale per un errore di costruzione che ha fatto lui?  "

     No, caro Claudio, mi sa che non hai capito.

    Non parlo di responsabilità morale. parlo di rapporti di forza e circostanze materiali. Se dovesse venire meno la civiiltà dell’elettronica – es. disastro nucleare su larga scala – i contadini tornerebbero inizialmente in posizione di forza, ammesso che possano coltivare dl cibo. fino a quando rapidamente non si formerebbero nuove èlites fondate sulla violenza, capaci di imporre al contadino appunto la cessione coatta del raccolto in cambio della "protezione" da altri disperati e/o saccheggiatori. in questo frangente programmare computer non varrebbe un fico secco. saper sparare con, smontare e rimontare un kalashnikov molto di più.

    detto questo senza l’ingegnere i "contadini umani" nucleari di Fukushima non saprebbero neppure dove mettere le mani e quale bottone spingere, esattamente come senza uno stratega anche l’esercito più numeroso viene fottuto.

    occorre ragionare sempre tenendo presente il contesto. stabilire un valore assoluto o una comparazione fra classi sociali ha senso solo se si ha ben chiaro l’orizzonte e il contesto dei rapporti di forza. altrimenti è aria fritta.

    cordialmente.

  • Perchè, se ho un’azienda che funziona, dovrei aumentare il fatturato del 200%? Non si lavora per vivere? O si deve per forza vivere per lavorare sempre di più?

    Caro Claudio

    la tua domanda contempla già la risposta.

    Ciò che ha spinto l’imprenditore a fare 100, lo spingerà a fare 200. Se così non fosse non avrebbe nemmeno cominciato a fare 100, sarebbe rimasto a fare l’operaio.

    I lavori utili alla sopravvivenza (il contadino) saranno sempre considerati di serie B, mentre i lavori che rendono denaro (il top-manager)  saranno sempre ambiti ( e superpagati).

    Possiamo discutere finchè vogliamo, ma è la natura che ha stabilito questo, non l’uomo. Dare più importanza ad un lavoro piuttosto che ad un altro (quindi creare scompensi nei guadagni) è quel qualcosa di inspiegabile insito nel pensiero dell’umanità. Da sempre.  

    Il mondo a cui tu aspiri, purtroppo, non è di “questo mondo”.  

     

  • Non c’è nessun motivo materiale o logico per cui chi studia e lavora col cervello debba prendere di più di chi impara direttamente sulla pelle e lavora col corpo.

    L’unico motivo per cui chi fà un lavoro più remunerativo dopo aver studiato è solo culturale dato che tempo fà diventava medico o avvocato solo chi poteva permettersi le scuole e chi non poteva faceva il lavoro manuale insegnatogli dal padre, per cui la scuola non serviva, che si portava il figlio appresso a lavoro. Questo ha creato un forte scompenso sociale dato che chi nasceva da una famiglia ricca poi faceva un lavoro pagato di più che gli permetteva di rimanere ricco a sua volta mentre l’ignorante aveva il figlio che rimaneva ignorante e che poteva solo ereditare, oltre alla povertà, anche il lavoro del padre, che era anche tutta la cultura posseduta da quest’ultimo.

    Vogliamo mettere la responsabilità? Chi fà un lavoro come quello del medico può uccidere una persona mentre un contadino può ucciderne tante se non produce, poiché tutti abbiamo bisogno di mangiare e se il contadino non nutre il medico può far morire il medico e tutti i pazienti che attendono la cura, medicinale o chirurgica, dal suddetto medico. Di contropartita c’è che il medico salva un numero inferiore di vite ma il suo lavoro entra in un dettaglio che il contadino non potrebbe mai colmare, quindi si equivalgono benissimo fra loro.

    Per la fatica dico solo che ci si stanca di più col cervello o coi muscoli? Non penso che lavorare col sole e con la pioggia faccia bene al fisico così come non fà bene sforzare la mente e soffrire di mal di testa e tutt’e due i mali portano a colpi di sonno, mancanza di concentrazione etc. per la stanchezza o il malessere che si ripercuotono sulla salute ed incolumità sia propria che altrui.

    Adesso vorrei fare una domanda: e chi non fà nulla? Chi è considerato un parassita della società perché lo mantengono quelli che lavorano mentre lui non combina nulla, anche se non può perché non trova o trova raramente lavoro, in che gradino della società si trova? Può essere giusto criticarlo? Può essere giusto, come affermano alcuni, che non meriti di avere una casa propria o del cibo perché non ha fatto niente per meritarseli? La responsabilità è da attribuire a lui o a la società che non riesce ad assegnargli un posto che lo renderebbero parte di essa?

  • Secondo me è come per il signoraggio: noi diamo importanza a determinati mestieri perchè per definizione ci dicono che uno è meglio di un altro: siamo noi che diamo valore a un mestiere rispetto a un altro.

    Se il contadino non “contada” (hahahah che espressione orribile!) il neurochirurgo non mangia carne e verdure: se l’economista non fa il suo mestiere le merci non circolano bene; se l’ingeniere non fa bene il suo mestiere ecc. ecc. Tutti serviamo a qualcosa ed è francamente incredibile che non si capisca che se non c’è quello che da da mangiare agli altri, tutti muoiono di fame. Quindi anche il contadino dovrebbe prendere molti soldi.

    Ma i soldi non sono infiniti e noi, per convenzione, pensiamo che a fare l’avvocato o il neurochirugo (o altro del genere) sia un posto di grande responsabilità. In realtà non è vero: tutti i lavori, se fatti bene hanno grandi responsabilità.

    Credo che provanga dal fatto che chi non fa lavori manuali sia considerato alla stregua di un nobile (di stampo medievale, per intenderci): lui faceva un tipo di vita “superiore” e quindi tutto gli era dovuto. Doveva essere mantenuto. Ai giorni nostri chi lavora con la testa viene remunerato di più perchè, io credo, gli venga riconosciuto questo “diritto divino”.

     

  • L’uomo è apparso sulla terra qualche migliaio di anni fa, l’era industriale ne ha poco più di un centinaio.. In cento e rotti anni abbiamo disintegrato le nostre probabilità di sostenimento, sia energetico che alimentare, e con una curva logaritmica.

    Qualcuno si illude ancora che un cambio arriverà in maniera “tranquilla e pacifica”? Sperarlo son d’accordo pure io, ma più guardo intorno e meno ci credo..

    Un semplice abitante di questo magnifico pianeta..

  • Byoblu :

    “b) nessuno mi può convincere di come i soldi centrino nell’equazione della responsabilità. Più soldi risolvono il senso di colpa di un chirurgo che ti uccide? Se fosse così, che tristezza. Meno soldi autorizzano il chirurgo a ucciderti? Doppia tristessa.

    Elevato i vostri pensieri. Uscite dallo schema.”

     

    Allora non ci siamo capiti, IO diversamente degli altri commentatori non ho associato l’incremento dello stipendio al gravità della responsabilità !

    Io ho detto che il medico è diverso dal meccanico, contadino….Perchè lui PUO’ intervenire e PUO’ salvare la vità quando la persona E’ già in pericolo (che non c’entra niente sul fatto che lui può uccidere con la coscenza pulita e gli altri no !!!). Ma questo non giustifica la differenza statosferica di stipendi tra lui e gli altri.

    Ok mettiamola su questo piano, fissiamo un tetto minimo allo stipendio dell’operaio che sia calcolato e che sia variabile e proporzionale al costo medio delle spese che può fare : costo dell’affitto medio, costo delle bollette ( tenendo conto che il riscaldamento è un diritto umano, non un privileggio ), al costo delle visite mediche, al costo del carburante, del cibo, assicurazione….

    Vedrai che non si lamenterà nessuno dopo.

  • Forse dipende dal fatto che la formazione di un medico è oggettivamente più lunga rispetto a quella di un contadino (o se vogliamo rispetto ad altri lavoratori meno specializzati), quindi la società premia le sue conoscenze, non facili da ottenere se paragonate a quelle ad esempio di un operaio, perchè le vede come più rare e quindi più preziose. Per quanto riguarda la retribuzione, sono d’ accordo che i medici non dovrebbero praticare la propria professione per il solo guadagno,ma potrebbero essere disincentivati,perchè studiare duramente per un 10 anni spendendo somme ingenti nella mia istruzione se alla fine faccio un lavoro come tizio che ha iniziato a lavorare (e quindi a guadagnare) subito dopo le superiori? Se invece la questione è la differenza troppo ingente tra il superstipendio di molti “plutomani” rispetto alla gran parte della popolazione, allora mi trovi d’ accordo,anzi ho trovato di recente una pagine molto interessante in proposito http://www.albanesi.it/Societa/manifesto.htm

  • Forse è già stato scritto, ma secondo me il top-manager è valutato di più del contadino semplicemente perchè in proporzione i top manager sono pochi rispetto ai contadini. Di contadini nel mondo ne trovi a migliaia (milioni ?), di top-manager.. no.

    La solita legge della domanda e offerta. Se le proporzioni fossero invertite, sarebbe il contadino a guadagnare di più.

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