Le Nominarie del PD

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Dopo le “parlamentarie” del Movimento Cinque Stelle, il Pd ha cercato di tener botta, come ha fatto con la candidatura di Grasso per contrastare il movimento arancione di Antonio Ingroia. Peccato che, più che “parlamentarie” (in quelle vere il Movimento Cinque Stelle ha lasciato agli iscritti la possibilità di scegliere il 100% dei suoi candidati), quelle del Pd siano state “nominarie“. Il solito, caro, vecchio Parlamento di nominati di sempre. Il perché ce lo spiega Valerio Valentini.

 

Le Nominarie del Pd

di Valerio Valentini

“Neanche il 3%”. Così esclamava giulivo Bersani, il 18 dicembre scorso, facendo riferimento alla quantità di derogati tra le file dei candidati al Parlamento del Pd. E così la maggior parte dei media aveva fatto sedimentare, nell’animo degli elettori democratici, la convinzione che il loro voto delle primarie di fine anno avrebbe contribuito alla nomina del 97% dei parlamentari del Pd.

Ieri, però, al termine della compilazione delle liste, i dirigenti del Pd hanno di nuovo mostrato il loro entusiasmo, ribadendo l’assoluta democraticità con la quale si è giunti alle nomine, “per tre quarti frutto delle primarie”. E qui è arrivata la prima doccia fredda per gli elettori che sono andati a votare il 29 e il 30 dicembre: al massimo, infatti, il loro voto ha influito per il 75% sulla nomina di senatori e deputati, e non per il 97%.

Facciamo umilmente notare, tuttavia, che questo dato non sta ad indicare che il 75% dei parlamentari democratici della prossima legislatura sarà espressione della libera scelta degli elettori del Pd. Il 75% di quelli che sono stati eletti nelle primarie, infatti, è andato a comporre le liste dei candidati per Camera e Senato. Ma ovviamente non tutti quei candidati saranno eletti: per la Camera, ad esempio, il Pd ha presentato 572 nominativi, per il Senato 283. Per eleggerli tutti, il Pd dovrebbe accaparrarsi il 90% dei seggi sia a Monte Citorio sia a Palazzo Madama (cosa che il Pd non riuscirebbe a fare, c’è da scommetterci, neppure se gareggiasse da solo!). Ma ovviamente, nel momento in cui si formeranno gli schieramenti alla Camera e al Senato, il numero degli eletti del Pd sarà di molto inferiore (meno della metà) rispetto al numero dei candidati inseriti nelle liste. E dunque la percentuale dei parlamentari del Pd eletti direttamente da Bersani lieviterà enormemente rispetto al 25% dei “blindati” che oggi sono presenti nelle liste. E questo perché, sempre ovviamente, i vari “blindati” (in gran parte riciclati tra la nomenclatura vecchia di decenni, oppure tra i cosiddetti “fedelissimi” del segretario) sono stati tutti paracadutati in cima alle liste, quindi sono sicuri della loro elezione. Mentre molti dei candidati votati dai cittadini, essendosi visti scavalcati dai colleghi nominati nelle stanze di Via del Nazareno, si sono ritrovati in posizioni svantaggiate, e quindi non verranno certamente eletti.

I capolista, ad esempio, sono 42 (e non 38, come ha spiegato ieri Enrico Letta: urge un abaco). Ebbene, di questi, sono 27 quelli scelti direttamente dalla segreteria del partito: cioè il 66%. Questo è il dato! Tra l’altro, non si può certo dire che tutti i restanti 15 nominativi siano stati indicati rispettando in pieno la volontà degli elettori. In quella quindicina, ad esempio, ci sono Rosi Bindi e Anna Finocchiaro, entrambe inspiegabilmente spedite a raccoglier voti in città alle quali non erano legate da alcuna appartenenza, e dunque entrambe imposte a priori.

Non solo: mettendo a confronto gli esiti delle primarie nelle varie regioni e i nomi dei capolista indicati dal Pd nelle circoscrizioni corrispondenti, ci si accorge che i dirigenti democratici hanno in molti casi stravolto l’esito delle votazioni.

In Piemonte, oltre al “blindato” Ignazio Marino, sono stati eletti capilista Cesare Damiano (meritatamente, avendo raccolto 5998 voti alle primarie a Torino) e Mimmo Taricco, che però ha ottenuto questo privilegio un po’ meno meritatamente. Lui di voti ne ha presi soltanto 2080, nella provincia di Cuneo. Ma nella sola Torino, Cesare Damiano a parte, ci sono ben 8 candidati che alle primarie del 29 e 30 dicembre hanno ottenuto più preferenze di lui! Si dirà che magari questi otto sono stati declassati perché erano tutti stati votati nella stessa circoscrizione, o che magari il Pd ha voluto tener conto anche delle province periferiche. Ma allora perché non nominare capolista, al posto di Taricco, uno tra Cristina Bargerio e Daniele Borioli, che ad Alessandria sono stati votati, rispettivamente, da 2878 e 2361 elettori, ottenendo cioè molti voti in più rispetto a quelli raccolti da Taricco? Misteri assolutamente democratici.

Situazione analoga in Friuli, dove i capilista sono Russo e Malisani. Il primo imposto dalla segreteria, la seconda votata, nella circoscrizione di Udine, da 2149 persone. Ma perché preferire la Malisani a Isabella De Monte, che ha ottenuto oltre cento preferenze in più?

E se ci si sposta in Liguria, si riscontrano le stesse stranezze. Donatella Albano si ritrova capolista al Senato nonostante ben 17 candidati, in giro per la Liguria, abbiano ottenute più voti di lei. Oppure nelle Marche: oltre al blindato Letta alla Camera, il capolista per il Senato è Fabbri, che però ha preso, nelle primarie, quasi 860 voti in meno di Marchetti, e per giunta nella stessa circoscrizione (Pesaro e Urbino).

E ora torniamo alle due donne eccellenti del Pd. Rosi Bindi si ritrova capolista per la Camera in Calabria, ma non si comprende (non si comprende?) per quale motivo sia stata preferita a Vincenza Bruno Bossia, Nicodemo Nazzareno Oliverio e Demetrio Battaglia, i quali hanno raccolto, rispettivamente, 3152, 730 e 835 voti in più della presidente del Pd. Anna Finocchiaro (5151 voti) risulta altrettanto inspiegabilmente capolista per il Senato in Puglia, essendo stata superata, nelle primarie per i parlamentari, da Colomba Mangiello (5579), Elena Gentile (9064), Teresa Bellanova (5218), Loredana Capone (5163) e Michele Bordo (12893).

Altro motivo di giubilo, per la dirigenza del Pd, è stato l’alto numero di donne presenti nelle liste. Letta ieri esultava perché circa il 40% dei capilista sono donne. Peccato che Letta non dica, con altrettanta enfasi, che dei 27 capilista “blindati” imposti dalla segreteria del partito, 18 sono uomini: si tratta del 66%. Se, dunque, la presenza di donne in una rosa di candidati è ipso facto un merito da rivendicare per il partito che presenta quella rosa – io dubito che lo sia, ma Letta ne è certo – allora la dirigenza del Pd è stata molto poco meritevole nell’individuare i capolista.

Sono tutte banalità, come ho detto. E sono anche banalità un po’ noiose, fatte di conti e percentuali. Ma sono banalità che è meglio chiarire, dal momento che Bersani e il Pd continuano a fornire cifre inesatte e fuorvianti, nel tentativo disperato di ricostituirsi una verginità democratica, inseguendo l’esempio del M5S, dopo anni di Porcellum accettato in silenzio e mai cambiato tra il 2006 ed il 2008, quando al governo guardacaso c’era proprio il centrosinistra.

 

 

13 commenti

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  • Elezioni 2013, Letta e Bersani: “Dopo il voto apertura e dialogo con Mario Monti”

    Questo mi ha convinto al 90% a votare: M5s.

    Elezioni 2013, De Mita & C.: da sinistra a destra il seggio è ereditario

    E questo al :100%

  • Questo articolo è un altro esempio lampante di come, nonostante i proclami in pompa magna, le cattive abitudini della vecchia politica sono dure da estirpare.

    Dopo la conferma di Bersani alle primarie, sfido chiunque a pensare che ci sarebbe stata una ventata di rinnovamento come stanno cercando di farci credere.

    D’Alema sarà sempre l’anima grigia, il consigliori da dietro le quinte, Bersani è stato nominato ad honorem nel ruolo di macellaio di quel che resta del nostro stato sociale, in virtù dei suoi modi rassicuranti e pacati, Letta è il nuovo che avanza grazie alle sue frequentazioni eccellenti presso l’Aspen Institute Italia (a braccetto con Mario Monti e Giulio Tremonti), la Bindi sogna di diventare ministra della cultura per rifilare uno smacco morale a Sgarbi…e tutto questo minestrone piddino che ti combina?

    Baratta il premierato di Mario Monti (lo ha intuito anche Scalfari) con una serena e pacifica governabilità, soprattutto al Senato, con buona pace degli italiani che si vedranno imposte le misure “vere” della terribile agenda imposta dall’Eurozona.

    Che fare?

    L’ottimo prof.Bagnai, dall’alto del suo pragmatismo scientifico, ci consiglia di rassegnarci al PUDE (Partito Unico dell’Euro) in attesa di una sua naturale ed inevitabile implosione.

    Personalmente non vorrei aspettare come Maometto che la montagna (di guai) venga a me, potrebbe costarci carissimo, ma come dice Badiale, il M5S (che voterò comunque) che intende fare, nascondersi come gli struzzi?

    Ho alcune idee in proposito, ma non vorrei fare OT e ne riparleremo in seguito.

  • Grazie per il buon articolo,completo e ben scritto.

    Le cose che lei dice le avevo riferite a mia moglie già a dicembre (nooo…non sono un novello Nostradamus !).

    Ho appena letto che i socialisti apparentati sono un tantino incavolati così come il presidente del gruppo PD in Sardegna…un certo Diana.Motivo?

    Sono scontenti delle liste.Anzi,il Diana si è addirittura dimesso.

    Un partito da circo (con tutto il rispetto per il circo).Ma se sti piddini son tutti domatori di pulci non pretenderanno anche di non grattarsi !!!!

    E’ come dice lei…sono banalità odiose,soprattutto per i loro elettori perchè per quanto mi riguarda non me ne frega un tubo.Wanna Marchi era una truffatrice coi fiocchi in perfetta malafede e più o meno il livello della dirigenza PD è quello.

    E,col loro permesso democratico,sono in arrivo 2 bei sommergibili tedeschi alla modica cifra di un paio di miliardi.Questo si che me li fa girare alla grandissima!

  • Bella questa analisi, ma i numeri assoluti delle preferenze forse non sono così significativi.

    E’ chiaro che a Cuneo si prendono meno preferenze che a Torino, per una questione di popolazione. Forse però quel Mimmo Taricco a Cuneo ha avuto una alta percentuale di votanti. Questo non lo so, ma volevo solo far notare che forse c’è un altro modo di leggere i risultati e sarebbe interessante vedere se vedendola in questo modo il PD è stato più equo oppure no.

  • Sono incredibili: dicono solo il 10%, solo il 3%..ma di cosa? Mica tutta la lista viene eletta, in lista ci saranno un migliaio di nomi. Il 10% di mille sono un centinaio di posti, sì, ma i PRIMI posti ossia quelli che entreranno di sicuro e toglieranno ossigeno a chi ha vinto le primarie. Ossia c’è la probabilità che nonostante un candidato abbia vinto nella sua circoscrizione, rimanga fuori!

    Se poi ci si sommano i capolista, si arriva a circa 150 nominati. Contando che se tutto va bene il pd ne piazza un 250 (stando ai sondaggi), a chi ha “vinto” le primarie rimangono le briciole. Disgraziatamente esce fuori un qualche scandalo, manco entrano. Nel lazio in lista ci sono gli ex consiglieri della regione, i famosi “controllori sbadati” hanno ottenuto la promozione?

  • Beh, ma non era Renzi che prima delle primarie del PD andava in giro a dire che se avessero detto le cose del M5S diceva, avrebbero vinto? Certo che i partiti tutti cercano di riverginarsi, con i gradimenti (a parte lo zoccolo duro) sotto il manto stradale…

  • come dice Harlock, i numeri dei risultati delle primarie e le candidature fatte sono oggettive, ma le interpretazioni no: non esiste un solo modo di leggerli. Io infatti non condivido l’interpretazione che ne è stata data qui, pur non avendo votato alle primarie, quindi non lo faccio per “campanilismo”, ma per onestà intellettuale.

    provo a fare qualche esempio per spiegarmi:

    1. i derogati sono il 3%. Con derogati non si intendeva il numero di nominati inseriti nelle liste, ma il numero di persone che hanno ottenuto una droga dal partito per partecipare alle primarie, perchè non ne rispettavano le regole: come è previsto dallo statuto, chi non ne rispettava le condizioni inziali poteva chiedere una deroga, e quindi i sindaci dei comuni più grandi, chi è già consigliere regionale, chi ha già fatto più di 2 mandati da parlamentare, ecc. Tra tutti quelli che hanno chiesto la deroga, solo il 3% l’ha ottenuta. Non ho controllato i numeri, ma mi sembra credibile.

    2. i 3/4 selezionati dalle primarie. Anche qui non ho controllato sui numeri (ma magari qualcuno l’ha fatto o lo farà!), ma fin dall’inizio si era detto che una quota di nomi sarebbe stata in capo alla segreteria, tra cui TUTTI i capolista. Un può non condividere il principio, certamente, ma era chiaro fin dall’inizio.

    Ovvio poi che non tutti quelli in lista saranno eletti, quindi la percentuale andrà verificata, ma comunque appunto le liste confermano quanto priomesso. In pèarticolare poi, è vero che i nomi della segreteria sono stati inseriti in generale in posti “sicuri”, ma non tutti in cima: in Piemonte1 gli inserimenti sono ai posti 3,5, 8 e 11. Il capolista poi, che era appunto un “diritto” della segreteria, è invece Damiano che ha vinto le primarie.

    Anche per quanto riguarda i nomi inseriti, non mi sembra che siano tutti esponenti della “nomenclatura del partito”: Patriarca era presidente del forum del terzo settore e Mattiello è un giovane di Libera, quindi mi sembrano decisamente esponenti della società civile, Boccuzzi è un parlamentare uscente ma effettivamente appartiene al mondo operaio (sopravvissuto Thyssen…). Poi non conosco le altre regioni, ma quantomeno non è così dappertutto!

    3. Le primarie sono state fatte su base provinciale, senza distinzione tra Camera e Senato, mentre i collegi sono diversi dalle province. Non avrebbe senso quindi dire che il capolista alla Camera in Piemonte 2 deve essere uno della Provincia di Torino perchè ha avuto più voti, perchè afferisce ad un altro collegio. Su Taricco capolista in Piemonte2 ad esempio io non ho obiezioni: ha avuto meno voti assoluti rispetto a Borioli o altri, ma l’ordine di grandezza è quello, e comunque a differenza di Borioli ha preso una netta maggioranza nel cuneese, quasi il 50%, mentre Borioli nell’alessandrino ne ha presi poco più di u nterzo dei totali.

    Poi sicuramente il gioco di compilare le liste permette di definire gli equilibri, ma appunto, fa parte del gioco!

    Detto questo, sicuramente ogni meccanismo elettorale può essere migliorabile, e queste primarie non erano sicuramente perfette, ma io ad esempio ho apprezzato lo sforzo fatto per provare a raccogliere le idee della base.

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