Un piano del terrore: la 'ndrangheta dietro a Preiti?

Luigi Preiti

di Valerio Valentini
“Francamente, a me la storia di Preiti, così come ce l’hanno raccontata, non ha mai convinto. Un disadattato che decide di fare un atto eclatante in segno di disperazione? No, non mi sembra proprio”. Parla convinto Luigi Bonaventura, ex ‘ndranghetista di spicco, reggente del clan Vrenna-Bonaventura di Crotone, che dal 2006 ha deciso di collaborare con la giustizia. Parla convinto, eppure nella sua voce non c’è arroganza: “Sia chiaro – precisa subito – che tutto quello che dirò non lo dirò per volermi sostituire agli investigatori, che fanno egregiamente il loro mestiere. Il collaboratore di giustizia non è un mago che risolve i casi, o un professore che arriva a spiegare come sono andate le cose. Il punto è che quando hai vissuto in una determinata mentalità criminale fin dalla nascita, quando hai sparato e ordinato di sparare, quando hai avuto a che fare per anni con dei corpi riservati e azioni del genere le hai pianificate ed eseguite, certe anomalie ti risultano più evidenti. Le annusi subito”.
Corpi riservati?
La ‘ndrangheta se ne serve moltissimo. Sono criminali non necessariamente affiliati o organici all’organizzazione. Persone che possono essere reclutate all’occorrenza per commettere attentati, e che di solito sono pronti a morire nel corso di queste missioni. Persone spesso disperate, ma molto preparate. Dei kamikaze, insomma. Ecco, a me Preiti sembra rispondere perfettamente a questo identikit. E di certo le sue origini potrebbero essere un’ulteriore conferma di questa teoria.
E perché?
Innanzitutto, so per certo che la famiglia Preiti è vicino ad ambienti legati alla ‘ndrangheta. E poi non dimentichiamoci che a Rosarno c’è da sempre una situazione un po’ particolare.
Si spieghi meglio.
Da sempre a Rosarno ci sono dei clan molto propensi a ricorrere alla violenza e ad atti eclatanti. Clan che agiscono spesso autonomamente, senza il consenso di tutta l’organizzazione. Diciamo che non sono stati molto inquadrati. Però stavolta la cosa sembra diversa, e non a caso Preiti non è partito dalla stazione di Rosarno, ma da quella di Gioia Tauro.
Un segnale? O voleva semplicemente farsi riprendere dalla videocamera di sorveglianza?
Sicuramente lui sapeva che alla stazione di Gioia Tauro sarebbe stato ripreso da quella videocamera. Ma qui il messaggio è un altro, e ben più importante. Se io da Rosarno devo raggiungere Roma in treno, non ha alcun senso che io vada in auto fino alla stazione di Gioia Tauro. Il fatto che Preiti lo abbia fatto, significa che si voleva far sapere a tutti che il suo gesto folle non era stato deciso solo dai clan di Rosarno, ma aveva il consenso di tutta la mamma [nel gergo ‘ndranghetistico, l’organo di controllo supremo dell’organizzazione criminale, ndr]. Gioia Tauro è il centro del mandamento della Piana: aver lasciato la macchina lì equivale ad affermare che il vertice assoluto della ‘ndrangheta ha approvato.
Questo significherebbe che la ‘ndrangheta ha intenzione di inaugurare una stagione di destabilizzazione? C’è un progetto preciso?
Più volte, dopo esser diventato collaboratore di giustizia, ho avuto incontri con finti pentiti che descrivevano prospettive inquietanti. In particolare, nel 2011, fui abbordato due volte da esponenti della cosca De Stefano-Tegano, [le ‘ndrine che controllano Reggio Calabria, ndr], che cercavano di reclutarmi e di corrompermi. Mi parlarono di un piano del terrore che sarebbe stato messo in atto, un piano contro magistrati e forze dell’ordine, teso a destabilizzare. E si vantarono di avere a disposizione truppe di criminali pronte ad ammazzare e a farsi ammazzare. Ecco, quando ho appreso dell’attentato di Preiti, non ho potuto non ripensare a quegli incontri.
Ma perché l’idea che Preiti possa semplicemente essere un disoccupato, magari anche mentalmente instabile, non riesce proprio a convincerti?
In realtà è proprio se penso a Preiti come un disperato che i conti non tornano. Se io non avessi un lavoro e non riuscissi ad arrivare a fine mese, perché dovrei partire il giorno prima dell’attentato e pagare un pernottamento in hotel, anziché prendere il treno la mattina stessa? E poi c’è la pistola: se fossi in condizioni economiche così disastrate, la prima cosa che farei sarebbe andare a rivendere una pistola, comprata al mercato nero, che vale da sola almeno 1200 o 1300 euro. Senza contare che quella non è una pistola qualunque. Si tratta di una 7 e 65 Pietro Beretta, modello A 35, usata già nella Seconda Guerra Mondiale, e spesso data in dotazione alle forze dell’ordine. La canna è facilmente estraibile: basta aprire il carrello, e con un colpo la si fa uscire; ed è per questo che è comoda anche da sostituire, ad esempio con una calibro 9 corto. È l’arma preferita dalla ‘ndrangheta, che infatti quando vuole lasciare una firma, spara sempre con quel modello lì, anche perché di fatto non si inceppa mai. Ha un solo difetto: non è molto precisa. E questo la dice lunga sulle capacità di questo Preiti, che va bersaglio quattro volte sparando sette colpi. Un’efficienza incredibile: io con quell’arma ho sparato decine di volte, e le assicuro che non è facile andare a bersaglio con tanta precisione, soprattutto in una situazione così concitata come quella, e soprattutto per uno che dice di aver mai sparato prima.
Poco credibile, in effetti.
E non solo: Preiti sapeva perfettamente che doveva sparare da vicino, perché quel modello di Beretta non è precisa a grande distanza. E sapeva anche, o almeno sospettava, che i carabinieri dovevano avere una qualche protezione al torace, magari un giubbotto antiproiettile. E guarda caso lui ne colpisce uno al collo e uno alla gamba. Una freddezza pazzesca. Viene da chiedersi dove abbia imparato a sparare così bene. Una cosa è indubbia: se vivi a Rosarno, non puoi certo metterti ad esercitarti al tiro al bersaglio, perché è praticamente impossibile non richiamare l’attenzione di chi, su quel territorio, ha il controllo assoluto. E poi, ancora, perché, se sono incensurato, devo comprare un’arma al mercato nero, con una matricola abrasa?
Ecco, perché?
Per un solo motivo: perché so già, fin dal giorno in cui la acquisto, che quell’arma mi servirà per uccidere. Altrimenti non ha alcun senso: Preiti era incensurato, poteva benissimo ottenere il porto d’armi e comprare regolarmente una pistola, se davvero intendesse usarla per difesa personale. Anche perché niente gli avrebbe vietato di utilizzarla, un domani, per fare una rapina. I disperati fanno così. Non comprano una pistola al mercato nero, tra l’altro con la matricola abrasa.
Possibile che l’abbia cancellata Preiti stesso, la matricola, magari con la punta di trapano che è stata ritrovata nel suo borsello?
Lo escludo. Non ci si inventa autodidatti per certe cose: punzonare un’arma è un lavoro da professionisti. Soprattutto per fare in modo che, come in questo caso, a distanza di settimane gli inquirenti non riescano a risalire alla matricola originale: per lavori del genere si usano liquidi speciali, ci servono attrezzature apposite e una certa manualità. Impossibile farlo soltanto con una punta di trapano. Secondo me, ma questa è una mia ipotesi, quella punta di trapano è stata messa lì per confondere le acque, per sviare le indagini.
Nel borsello è stato trovato anche un cellulare.
Con una carta SIM intestata ad un extracomunitario. Gli appartenenti alle organizzazioni criminali sono soliti ricorrere a questo sistema, per rimanere invisibili e non lasciare tracce, mentre discutono di traffici e di progetti.
Nelle interviste che hanno rilasciato, i familiari sembravano sinceramente sconvolti. Erano molto lontani dall’immaginario comune della tipica famiglia ‘ndranghetista.
Vero. Ma molto spesso, mi creda, quando fai quel mestiere lì, i tuoi familiari non ti conoscono affatto. Soprattutto se sei un corpo riservato. Tra l’altro sembra che lui sia uscito di casa senza il borsello con cui poi è stato ritrovato davanti a Palazzo Chigi. Dove lo ha preso? Chi glielo ha dato? Anche questo, a mio avviso, potrebbe essere un indizio importante. E poi c’è la questione della cocaina. Se davvero Preiti aveva quel vizio, è impossibile che non fosse in contatto con ambienti criminali, specialmente se pensiamo che a Rosarno le ‘ndrine controllano anche lo spaccio in maniera capillare.
In molti potrebbero accusarti di alimentare, con questa sua lettura dei fatti, il luogo comune, un po’ meschino, per cui tutti i calabresi, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con la ‘ndrangheta.
Non è assolutamente vero. La Calabria è piena di persone per bene, onesti lavoratori. E lo stesso vale per Rosarno. Ma il punto è proprio questo: nessuna persona per bene, nessuna persona che non sappia di godere della protezione della ‘ndrangheta potrebbe anche solo pensare di partire da Rosarno e fare un atto del genere. Significherebbe condannare a morte non solo se stessi, ma anche la propria famiglia.
Ma qual è il segnale che voleva lanciare la ‘ndrangheta, allora?
Difficile dirlo. Però sicuramente un messaggio è arrivato chiaro: il fatto che Preiti, subito dopo esser stato immobilizzato, ha dichiarato che aveva intenzione di far fuori un uomo delle istituzioni, significa che la ‘ndrangheta ha lanciato un segnale a tutta la politica. Secondo me, Preiti è andato diritto contro il bersaglio che aveva designato: lui voleva ammazzare i carabinieri, quella mattina. Ma è evidente che non era un segnale di odio contro le forze dell’ordine; è alla politica che era diretto, quel segnale.
Un attentato politico, quindi?
Be’, certamente dei risultati li ha ottenuti subito, visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell’atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico. Ma preferisco comunque non entrare direttamente in questi risvolti.
Quest’attentato arriva poche settimane dopo la lettera inviata a Nino De Matteo, nella quale si dice chiaramente che non si può mettere il Paese in mano a comici e froci. Potrebbe essere il segnale che la ‘ndrangheta, e le altre organizzazioni criminali, vogliono ottenere qualcosa dallo Stato?
Guarda, quando la ‘ndrangheta alza il tiro è sempre perché vuole arrivare ad aprire una trattativa. Che ormai è una parola abusata. Quando si parla di trattativa si pensa spesso, perché così ci hanno abituato a fare, ad un grande tavolo in cui tutti si riuniscono per prendere chissà quali accordi. In Italia la trattativa si vive ogni giorno, tra lo Stato e le mafie: è fatta spesso più di silenzi che di parole, si regge su taciti accordi. Quando si spara, di solito, è perché si vuole arrivare ad una rinegoziazione.
Intervista realizzata il 15 maggio 2013

63 commenti

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  • non è un fatto nuovo,la storia ci insegna che fatti del genere sono spesso orchestrati dal potere,per indirizzare l’opinione pubblica in una direzione conveniente.quasi sempre coinvolta è una persona che ha legami con le istituzioni (vedi il Carabiniere)il quale può essere facilmente convinto a non inasprire le indagini,e comunque è sotto diretto controllo.

  • Mi chiedo se non si può far un discorso simile sull’attentato della scuola a Brindisi. Assolutamente uscito dalle cronache.
    Pare che l’Italia finirà per essere privatizzata “stile Grecia” e verrà spartita tra “colletti bianchi” e “Andrine”… di cui tanto non se ne capisce la differenza.
    Il M5S non deve spaccarsi e deve rimanere stretto intorno al leader.
    Pian piano Beppe Grillo dovrà esporsi sempre di meno affinchè i messaggi politici del MoVimento siano sempre più anonimi e impersonali.
    E’ necessario un sistema di certificazione della volontà politica dei cittadini per cui non sia possibile risalire a particolari leader/influencer.
    Il ruolo quindi dei “CANALI UFFICIALI di COMUNICAZIONE” e di una PIATTAFORMA OPEN SOURCE che gestisca ANONIMAMENTE i dibattiti dei cittadini e che ne CERTIFICHI la volontà, diventa strumento imprescindibile.
    Una piattaforma da integrare con uno strumento per i forum come questo:
    http://syndie.i2p2.de/download.html
    Un post davvero interessante.

  • Sono molto scettico:
    la ‘ndrangheta è la piu’ potente “massoneria” mafiosa (ormai) del mondo.
    Strano che ci sia in giro un collaboratore di giustizia appartenente alla ‘ndrangheta, perchè di solito si sposano tra di loro e tutti i membri sono sempre parenti fra loro, quindi “MUTI SONO”
    Dubito altresi’ che uno ‘ndrangheta agisca singolarmente senza l’autorizzazione dei capibastone, almeno che non sia impazzito improvvisamente.
    Chi agisce fuori dall’organizzazione, senza motivi correlati al potere economico ‘ndranghetista, è sistematicamente fatto fuori e la famiglia non viene mantenuta economicamente dal sistema. Infatti i famigliari dei detenuti ‘ndranghetisti sono mantenuti economicamente dai vertici, attraverso uno stipendio fisso adeguato al numero dei componenti della famiglia, con un margine economico superiore del 30/40% per le spese surplus. Se lo ‘ndranghetista è di rango superiore le cifre sono ridimensionate alla qualità di vita dei famigliari colpiti. (altro che i lavoratori dipendenti).
    Dopodichè la ‘ndrangheta non sperpera mai il proprio denaro e non si muove mai se non si parla di almeno decine di milioni di euro. Pensare che un appartenete a questi clan possa muoversi fuori dagli schemi super rigidi del sistema mi sembra un po’ fuorviante.

  • Beh…. m’ero fermato a metà prima, volevo aggiungere solo che la ‘ndrangheta al momento è favorevole al governo attule, in quanto i soldi liquidi in mano li ha solo lei. Non dimentichiamo che comunque quando la n’drangheta agisce lo fa sempre con i colletti bianchi e mai direttamente con i capibastone.
    Anzi come il giudice Imposimato ci insegna spesso gli attacchi di terrore sono finanziati dal Bildelberg che sicuramente avrà “infiltrati” anche ‘ndranghetisti.

    • Cerca di produrre qualche argomentazione sensata e di articolare qualche pensiero a supporto della tua invettiva.
      O a forza di mangiare OGM con Facco e Fidenato ti è venuto il cerebro spungiforme?
      Raccontaci cosa ti turba di codesto articolo, prova ad esprimerti come gli altri esseri umani, lasciando i grugniti ai suini della tua fattoria.

  • O.T.: Su twitter Dagospia ha scritto che ci sono 30-40 “grillini” pronti alla scissione (e il PD si frega le mani) E vero??? Ma chi abbiamo votato??

  • Considerando che il servizio andato in onda non era una vera diretta ma è stato camuffato, ci credo ben poco alla storia della ndrangheta che vuole mandare un messaggio. Piuttosto credo ad uno Stato, incompetente e che vuole sviare l’attenzione, che architetta tutta questa bella messa in scena per far credere che qualcuno voglia colpirlo non distinguendo tra veri responsabili e comuni cittadini che fanno il proprio dovere. Non credo, quindi, neanche alla tesi di questo pentito che dice che la mafia ha voluto lanciare un messaggio.
    In uno stesso territorio, se ci sono due forze che mirano entrambe all’egemonia ma non ci sono guerre in atto, allora può solo voler significare che quelle forze tanto in contrasto non sono.
    Mafia e politica vanno a braccetto già dal ’94, anno in cui nasce Forza Italia che porta il caro Silvio al potere.
    Che guarda caso aveva un mafioso, tale Mangano, ad occuparsi dei suoi cavalli.
    Peccato che di cavalli, nella sua dimora, non ce ne fosse nemmeno l’ombra.

  • … E forse non è un caso che il messaggio sia stato lanciato quando il governo è debole ed instabile e al suo interno ci sono dei cani sciotli che non si piegano come quelli del M5S.
    Da una parte la preda facile, dall’altra il rischio difarsela fregare

  • Seguendo lo stesso ragionamento dell’articolo per cui quasi mai le cose sono quelle che sembrano all’apparenza potremo tranquillamente pensare che Grillo e Casaleggio sono stati mandati dal Bilderberg per abbindolare,incanalarne le energie e poi distruggere un movimento di persone che attraverso l’informazione parallela della rete si stava formando.Che dite e’ cosi’ oppure Beppe lo sta’ distruggendo in buona fede?

  • tutto questo cosa c’entra con il M5S? in quale passaggio Bonaventura dice che Preiti ha agito contro i 5 stelle?… prima ci si lamenta sulla correttezza della stampa italiana poi tra blog e social si deformano le idee altrui?

    • […] visto che molti giornali hanno immediatamente collegato quell’atto col clima di odio fomentato ad arte da un certo movimentismo politico. […]
      So che è difficile leggere oltre la metà di una pagina. Torna pure a leggere i titoloni sulla Repubblica (di Salò).
      A quanto pare ai piddini il grossetto non basta.

  • Non saprei, la strategia della tensione nel nostro paese non è mai finita, se in questi 20 anni si é interrotta è solo perché non ci sono state forze politiche e sociali di rilievo che potessero scombinare le carte…quello che non mi convince deriva dalla mancanza di un interesse personale per cui valga la pena rischiare l’ergastolo o la vita.

  • Mai lette tante fesserie tutte insieme.
    Questo articolo, è, non soltanto disinformazione, ma un depistaggio a tutti gli effetti.
    Quella di Roma è stata una colossale messinscena, posta in essere per prevenire una simile azione reale.
    Il messaggio? ” non ci provate, non arriverete neanche al portone del palazzo, i media vi faranno passare per un folle”
    Messaggio chiaro che il potere non è minimamente spaventato, nè dal M5* nè dalla disperazione della gente. Ma che anzi è determinato a proseguire nel saccheggio del paese.
    La criminalità organizzata, come nel 93, è sempre un buon paravento per insabbiare le nefandezze dello Stato.
    Saluti

  • L’ articolo è perlomeno credibile, il “padrone” ha rimproverato i suoi “dipendenti” e li ha richiamati all’ ordine: non facciamo scherzi e non disturbiamo il PIL della ‘ndrangheta con azioni politiche, non richieste e non volute. In tutto questo cosa centri l’M5S però non lo capisco; il movimento è purtroppo completamente ininfluente nel panorama attuale, visto la incestuosa e finalmente dichiarata alleanza tra le varie storiche fazioni dei “dipendenti”.

  • E si.!! nonsapremo mai che fine farà lo sparatore…luoghi celle identità…Certochè..sarebbe meglio pensare alla ‘ndrangheta come a un’affiliazione di persone educate sensibili e la stessa cosa ci si potrebbe augurare per il potere statuale(più o meno deviato deviante) per le corporetion ,per le grandi famiglie Eppure tutte queste istituzioni vivono elementi psicologici identificativi comunii , ..tutti sono volti a persegure con detrminazione
    degli obbiettivi..rimuovendo senza troppi scrupoli gli ostacoli che si frappongono.Si può uccidere una persona.due persone,cento persone migliaia di persone milioni di persone.
    Il punto è la scissione tra il sentire personale vissuto individualmente “io amo” ma in una cerchia ristretta.molto ristretta…e gli altri che non esistono….Eravamo al circo ,tutte le bambine e i bambini,salivano sul pony per fare la foto..lei una bambina Equadoriana di quattro anni assieme alle amichette della sua comunità si è rifiutata di salire sull cavallino perchè(alla richiesta di spiegazione) ” Sono pesante “

  • quanta fantasia.. chissà perché rimane impossibile pensare o credere semplicemente che qualcuno ha messo in pratica ciò che in tanti pensano, in questo periodo direi : ciò che la “maggioranza” della gente pensa e magari sogna anche di fare…..Preiti fra un po lo fanno anche marziano.
    Ciò che più da fastidio è il pregiudizio, “”è calabrese””!!! non è mica di Pordenone!! (una città del nord a caso).
    Le fesserie che racconta “il pentito” si sprecano, lui si pone come “collaboratore di giustizia”, mentre chiama “falsi-pentiti” degli altri eventuali “collaboratori”!?!?…..
    Se uno incensurato o meno deve commettere un “crimine” non lo farà mai con un’arma acquistata in negozio perché significherebbe lasciarci “l’autografo”! lo sanno anche i bambini che leggono diabolik. Non parliamo della punzonatura su numeri stampati su una base di ferro,acciaio etc…il tipo non conosce i centri di lavoro robotizzati e/o i torni a controllo numerico che ci sono oggi, basta conoscere un semplice operaio metalmeccanico e ti può stampare anche un “Leonardo”. Da quando è successa questa storia ho notato che nessuno e poi nessuno ha mai messo in giro la minima ipotesi che si tratta semplicemente di uno che è andato semplicemente fuori di testa a causa delle gravi difficoltà economiche e anziché farla finita come gli altri ha pensato di fare ciò che ha fatto. Questa è la cosa che fa più paura ed è più pericolosa di qualsiasi organizzazione criminale perché in italia ci sono oltre 13Milioni di persone che non vivono ma sopravvivono…………………

    • MA tu la fantomatica “diretta” l’hai vista? E ti sei accorto per caso che era tutta una messa in scena? Una montatura? O no? Cerca su google “false flag palazzo Chigi” e apri gli occhi 😉

    • @Vincenzo
      Qualsiasi persona con più del neurone che hanno i piddini non ha creduto al “folle”.
      Il tormentone a reti unificate contro il M5S è ovvio quanto un piddino è il gemello siamese del ciellino.
      Quel giorno non potevi girare canale radio, tv, senza doverti assorbire il mantra del giornalista di turno sulla responsabilità del M5S. Mi sembrava di essere in 1984.
      Questa testimonianza avvalora invece “il false flag”.
      Tu fai ancora differenza sostanziale tra servizi, finananza, politica o mafia?
      Ti ricordo che Moro nel ’78 è stato rapito dalle Brigate Rosse (infiltrate dalla Cia) e in via Fauro l’eccidio della scorta è stato fatto da un noto sicario dell ‘ndrangheta (famoso anche lui perché non aveva sbagliato un colpo) e poco distante c’erano uomini dei servizi…. ti risparmio poi il seguito con la banda della Magliana…
      Giusto per capire in che mani siamo.

    • Voi invece che non avete capito che l’intervista è stata pubblicata da un certo Valentini riprendendo affermazioni che già circolavano siete messi molto bene con la testa.
      Curiosità: siete per caso piddini?

  • Esclusiva? Cortesemente! Ho lo stesso testo datato due maggio e Bonaventura non parla di voi. Mi sembra offensivo strumentalizzare le parole di bonaventura

    • Voi chi? Voi “non” piddini?
      Cosa ti offende? Scoprire alla tua età che Scalfari è un servo di criminali peggio del Banana?

  • Ora perchè quel poveraccio è calabrese ci deve essere per forza la ndrangheta dietro ? Ma è ancora viva la lega ? Guai a insinuare che un islamico è terrorista ma nessun problema ad offendere un meridionale.

  • @Massi
    No, la Lega Lombarda è stata purtroppo comprata prima di combinare qualcosa di utile e il leghista che ti scandolizza è un calabrese (non ci crederesti mai) dell’ndrangheta che i piddini dicono che è impossibile che si possa pentire…
    Te saludi

  • Voi chi? Voi “non” piddini?
    Cosa ti offende? Scoprire alla tua età che Scalfari è un servo di criminali peggio del Banana?

  • dalle immagini viste, dalla dinamica dell’ attentato, dalle riultati ottenuti, mi sembra tutta una messnscena per non tagliare scorte ed auto blu.

  • mi sto “scervellando” nel domandarmi come mai a distanza di un giorno che Valentini posta questa intervista in questo blog ,oggi, tutte le testate giornalistiche italiane pubblicano ciò che disse Preiti subito dopo l’arresto!????
    anzi,!! a pensarci bene non gli hanno dato tutta questa importanza neanche il giorno degli spari. Confido in una anche minima risposta da Claudio M.

  • vedi anche tutti i dubbi già avanzati dal corriere della sera (fiorenza sarzanini):
    http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_29/preiti-verbali-confessione_bb109918-b08e-11e2-b358-bbf7f1303dce.shtml
    http://www.corriere.it/cronache/13_aprile_30/i-tre-indizi-che-mettono-in-dubbio-il-suo-racconto-fiorenza-sarzanini_599c71f4-b14f-11e2-9053-334578a33cff.shtml
    http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_maggio_22/preiti-sparatoria-inchiesta-chiusa-2221260891872.shtml
    “La difesa appare orientata a fare in fretta, tanto da aver rinunciato anche al ricorso al tribunale del Riesame contro l’ordinanza di custodia cautelare. L’accusa mette insieme i pezzi, ma proprio la decisione di arrivare subito in aula sembra escludere l’eventualità che l’indagine si allarghi a chi potrebbe aver aiutato, o quantomeno sollecitato l’uomo a colpire”
    e oggi – coincidenza! – grande diffusione dell’audio di Preiti…
    quel gesto sembra sempre di più una lettera, inviata al governo Letta (che in quel momento stava giurando); come un sms lasciato nel cellulare, che dice: “ehi, ti ricordi di me? sono qui, chiamami, ti devo dire una cosa”.

  • Il musicista Messora ha capito tutto dalla vita…come campare prendendo tutto il mondo per il culo. Esiste la cultura al mondo, se le cose sembrano complesse esistono le università. Propaganda pura.

  • Non bisogna escludere l’Ipotesi del Complotto. È in ogni Caso Gravissimo per la Repubblica. I miei Genitori sono Calabresi. E quindi lo sono anch’io, anche se nasco altrove. Conosco Me Stesso ed interpreto Loro. Attendo da Sempre il Riscatto, della Gente che mi somiglia.
    LEGGI OBIETTIVO CONTRO il Crimine Organizzato Eversivo.
    CERCHIAMO però anche i MANDANTI. NOTABILI, OCCULTI, VIGLIACCHI

  • Effettivamente Virus ha ragione nel porre la domanda “siete per caso piddini?”
    Distogliere l’attenzione con un articolo come questo, assomiglia molto alla filosofia el luogocomunita che Bagnai descrive sul suo libro il tramonto dell’euro. Parlare di un fatto come questo e in questi termini puo’ far pensare di voler distoglie gli elettori dal principale e fondamentale problema che affligge l’italia e la periferia europea PIIGS: USCIRE DALL’EURO. Questo è il punto cruciale. Comincio ad essere leggermente incazzato, perch’ non sento piu’ parlare di questa cosa: dov’è il M5S che ha raccolto il 26% dei voti, dov’è la cultura insegnataci da monia benini, barnard, bagnai, borghi, ioppolo, galloni, e tanti altri??
    La cronaca nera italiana ed europea è colma di soggetti sofferenti e allo stremo come Preiti, il quale si differenzia dagli altri solo perchè ha sparato ai carabinieri e non si è suicidato come tutti i morti che hanno preferito sottrarsi al dictat nazista dell’europa uscendo drammaticamente dalla scena orrenda operata dall’organizzazione criminale collettiva di goldman sachs, monti,trilaterale,troika,bildelberg, MES, FMI, e soprattutto dalla casta stomachevole, vomitevole, nauseante, riluttante, impostore: I GIORNALISTI – TUTTI – . Appena Becchi dice la verità sul perchè qualcuno spara a se stesso o ad altri al posto di analizzare il perchè seriamente si copre di fango la verità come fosse menzogna.
    Voglio sentir parlare dell’euro! voglio sentire parlare di come eliminare la casta dei giornalisti che coprono l’italia di vergogna. Voglio sentire parlare del reddito di cittadinanza affinchè chi è sull’orlo del suicidio possa avere una speranza per la sua vita e quella dei suoi figli. Voglio sentire parlare di come abolire l’obrobrio della legge fornero, di eliminare ogni contratto di lavoro tipico degli schiavi cinesi. Voghlio sentire parlare di come processare monti, draghi, napolitano, berlusconi, letta, brunetta, e tutta la casta che si è adoperata per schiavizzarci (con ottimi risultati). Voglio senire parlare di come ridare valore alla costituzione italiana e di come fare a punire con l’ergastolo chi è accusato di alto tradimento ai danni del popolo. Voglio sentire parlare di come licenziare la magistratura che promuove un lavoro da Burundi e sostituirla con giovani magistrati non collusi con la politica e la mafia. Voglio sentire parlare di banca nazionale d’italia sovrana ed il suo relativo sistema monetario sovrano. TUTTO CIO’ CHE E’ FUORI DA QUESTI SCHEMI E’ PROPAGANDA DA LUOGOCOMUNISTI E IO NON CI STO’

  • Non mi risulta che la stampa abbia incolpato il M5S dell’attentato di Palazzo Chigi.
    Forse qualche giornalista avrà anche fatto il collegamento in un primo momento, ma poi gli sarà stato fatto presente che su cose così gravi bisogna essere molto cauti e che non vanno assolutamente strumentalizzate.
    E quale occasione sarebbe stata più facile per attaccare il Movimento di quell’attentato ? Ma non è successo, e questo è un dato di fatto.
    La stampa critica il M5S quando merita di essere criticato, ma non lo incolpa di colpe che non ha, perché la stampa non è nemica del Movimento, fa solo il suo lavoro.
    Questo atteggiamento paranoico dei capi del M5S, che vede complotti ovunque, parlamentari comprati, infiltrati, e ora anche il tentato omicidio dei Carabinieri per incolpare il M5S, non aiuta affatto, e anzi rende sempre più patetico e ridicolo tutto il Movimento.
    E poi che razza di discorso sarebbe dire che prima si prendono la briga di pianificare e realizzare un attentato così grave a due Carabinieri e poi non lo usano mediaticamente contro il M5S ? Pur avendo il controllo della stampa ? Delle due l’una: o c’era il complotto contro il M5S, e allora andavano fino in fondo con l’attacco mediatico, oppure il complotto non c’era nella realtà, ma solo nella mente di Messora.

  • può anche essere credibile la storia nel suo complesso ma la ricostruzione che fa questo signore non è credibile. Una pistola con matricola abrasa in alcune realtà (vedi Calabria) non costa 1200 ma 300 euro, aggiungo che la vita di un uomo non costa 1200 ma 500 euro. Non fai tutta la trafila legale perchè ti costerebbe il quintuplo tra porto d’armi, certificati e arma “regolare”. Se è vero che Rosarno è luogo di importanti famiglie è anche vero che suddette famiglie arrivano ai politici , anche per minacciarli, in tutt’altri modi. Poi la storia che è in pericolo la tua famiglia per una cosa del genere non sta proprio in piedi. Al massimo ti elogiano e ti vengono a cercare in carcere per “complimentarsi” visto che hai colpito uno “sbirro”. è plausibile che sia rimasto indebitato in certi ambienti e quindi costretto a fare alcune cose, ma più che vedere un’attentato politico io vedo una grande scusa per aumentare le protezioni ai nostri esimi rappresentanti istituzionali. Bisognerebbe capire che se la ‘ndrangheta volesse alzare il tiro avrebbe dei mezzi molto più convincenti da usare che questa manfrina ,che se pur tragica per il carabiniere, non è così terribile. Provate ad immaginare se i capitali della ‘ndrangheta, che tengono in vita questa nostra ridicola economia italiana , iniziassero a non confluire più in determinate attività che fanno comodo ai nostri politici per creare consenso. Sarebbe o no una minaccia ben più grave?

  • Suggerisco un modesto ritorno alla realtà
    Il M5S è stato votato da moltissime persone per affrontare i problemi del paese e risolverli.

    • … dovevano usare la bacchetta magica se volevano che fossero gli altri a risolverli, non la matita copiativa !!
      Non va bene neanche come giustificazione.
      Il ritorno alla realtà, invece, se fosse praticato, sarebbe un ottimo rimedio …

  • La Ndrangheta fa già ottimi affari con l’ordine costituito,non avrebbe senso un suo piano di destabilizzazione fatto in maniera tanto plateale.

  • […] • L. Althusser, Per Marx, a cura di M. Turchetto, Milano-Udine, 2008 (1996). • E. C. Banfield, The Moral Basis of a Backward Society, Glencoe 1958. • E. Balibar, I. Wallerstein, Razza, nazione e classe, Roma 1996. • W. Benjamin, Sul concetto di storia, a cura di G. Bonola, M. Ranchetti, Torino 1997 (1966). • G. Bocca, L’inferno. Profondo sud, male oscuro, Milano 1992. • Id., Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia, Milano 2006. • F. Caruso, Contro l’emergenza rifiuti in Campania: percorsi di democrazia, conflitto e comunità, in Il vento del meriggio. Insorgenze urbane e postmodernità nel Mezzogiorno, a cura di F. Piperno, Roma 2008. • F. Cassano, Il pensiero meridiano, Roma-Bari 1996. • L. Cazzato, Oriente within, Nord without: il meridionismo e i romantici inglesi, in “Altre modernità/Otras modernidades/Autres modernités/Other Modernities. Rivista di studi letterali e culturali”, 8-11 (2012), pp. 108-206. • I. Chambers, Le molte voci del Mediterraneo, Milano 2007. • F. Chaouqui, Sono nata nella terra dove è stata uccisa Fabiana: io sono scappata, lei non c’è riuscita, in “Il Corriere della Sera”, 27 maggio 2013. • A. Curcio, “Un paradiso abitato da diavoli” … o da porci. Appunti su razzializzazione e lotte nel Mezzogiorno d’Italia, qui. • A. De Francesco, La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale, Milano 2012. • J. Dickie, Stereotipi del Sud d’Italia. 1860-1900, in Oltre il meridionalismo. Nuove prospettive sul Mezzogiorno d’Italia, a cura di R. Lumley, J. Morris, Bologna 1999. • N. Dines, Tuff City: Urban Change and Contested Space in Central Naples, New York-Oxford, 2012. • M. Foucault, Nietzsche, la genealogia, la storia, in Il discorso, la verità, la storia. Interventi 1969-1984, Torino, 2001. • Id., Bisogna difendere la società, a cura di M. Bertani, A. Fontana, Milano 2009 (1990). • D. Naso, Calabria, la donna non vale nulla, in “Il fatto quotidiano”, 27 maggio 2013, qui. • F. Fanon, Razzismo e Cultura in Scritti Politici. Per la rivoluzione africana, Vol. I, Roma 2006. • F. Festa, Oltre l’emergenza. Pratiche, “contro-condotte” ed esperienze di “comune” nel Sud d’Italia, qui. • A. Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Torino 1975 (1947). • Id., Alcuni temi della quistione meridionale (1930), in La questione meridionale, Roma 2005. • S. Hall, L’importanza di Gramsci per lo studio della razza e dell’etnicità, in Il soggetto e la differenza. Per un’archeologia degli studi culturali e postcoloniali, a cura di Miguel Mellino, Roma 2006. • E. Hobsbawm, Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848, Milano 1963. • Italy’s “Southern Question”: Orientalism in One Country, edited by Jane Schneider, Oxford-New York 1998. • La razza al lavoro, a cura di A. Curcio, M. Mellino, Roma 2012. • M. Lazzarato, Storia di una foto, in Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, Vol. III, a cura di S. Bianchi, L. Caminiti, Roma 2008. • S. Mezzadra, La condizione postcoloniale. Storia e politica nel presente globale, Verona 2008. • Id., In viaggio. Michel Foucault e la critica postcoloniale, in Saperi in polvere. Una introduzione agli studi culturali e postcoloniali, a cura di Collettivo Bartleby, Verona 2012. • N. Moe, Un paradiso abitato da diavoli. Identità nazionale e immagini del Mezzogiorno, Napoli 2004. • R. D. Putnam, Making Democracy Work: Civic Traditions in Modern Italy, Princeton 1994. • E. Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, Milano 2002 (1978). • Id. Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Roma 1998, (1993). • C. Petraccone, Le due civiltà. Settentrionali e meridionali nella storia d’Italia dal 1860 al 1914, Roma-Bari 2000. • A. Petrillo, Le urla e il silenzio. Depoliticizzazione dei conflitti e parresia nella Campania tardo-liberale, in Biopolitica di un rifiuto. Le rivolte anti-discarica a Napoli e in Campania, a cura di A. Petrillo, Verona 2009. • Id., Napoli globale: discorsi, territorio e potere nella città plebea, in Città mediterranee e deriva liberista, a cura di S. Palidda, Messina 2011. • F. Piperno, Elogio dello spirito pubblico meridionale. Genius loci e individuo sociale, Roma 1997. • S. Tarrow, Making Social Science Work Across Space and Time: A critical Reflection on Robert Putman’s Making Democracy Work, in “American Politican Science Review”, 90 (1996), pp. 389-97. • V. Teti, La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridionale, Roma 2011 (1993). • V. Valentini, Un piano del terrore: la ‘ndrangheta dietro a Preiti?, 13 giugno 2013, qui. […]

  • […] • L. Althusser, Per Marx, a cura di M. Turchetto, Milano-Udine, 2008 (1996). • E. C. Banfield, The Moral Basis of a Backward Society, Glencoe 1958. • E. Balibar, I. Wallerstein, Razza, nazione e classe, Roma 1996. • W. Benjamin, Sul concetto di storia, a cura di G. Bonola, M. Ranchetti, Torino 1997 (1966). • G. Bocca, L’inferno. Profondo sud, male oscuro, Milano 1992. • Id., Napoli siamo noi. Il dramma di una città nell’indifferenza dell’Italia, Milano 2006. • F. Caruso, Contro l’emergenza rifiuti in Campania: percorsi di democrazia, conflitto e comunità, in Il vento del meriggio. Insorgenze urbane e postmodernità nel Mezzogiorno, a cura di F. Piperno, Roma 2008. • F. Cassano, Il pensiero meridiano, Roma-Bari 1996. • L. Cazzato, Oriente within, Nord without: il meridionismo e i romantici inglesi, in “Altre modernità/Otras modernidades/Autres modernités/Other Modernities. Rivista di studi letterali e culturali”, 8-11 (2012), pp. 108-206. • I. Chambers, Le molte voci del Mediterraneo, Milano 2007. • F. Chaouqui, Sono nata nella terra dove è stata uccisa Fabiana: io sono scappata, lei non c’è riuscita, in “Il Corriere della Sera”, 27 maggio 2013. • A. Curcio, “Un paradiso abitato da diavoli” … o da porci. Appunti su razzializzazione e lotte nel Mezzogiorno d’Italia, qui. • A. De Francesco, La palla al piede. Una storia del pregiudizio antimeridionale, Milano 2012. • J. Dickie, Stereotipi del Sud d’Italia. 1860-1900, in Oltre il meridionalismo. Nuove prospettive sul Mezzogiorno d’Italia, a cura di R. Lumley, J. Morris, Bologna 1999. • N. Dines, Tuff City: Urban Change and Contested Space in Central Naples, New York-Oxford, 2012. • M. Foucault, Nietzsche, la genealogia, la storia, in Il discorso, la verità, la storia. Interventi 1969-1984, Torino, 2001. • Id., Bisogna difendere la società, a cura di M. Bertani, A. Fontana, Milano 2009 (1990). • D. Naso, Calabria, la donna non vale nulla, in “Il fatto quotidiano”, 27 maggio 2013, qui. • F. Fanon, Razzismo e Cultura in Scritti Politici. Per la rivoluzione africana, Vol. I, Roma 2006. • F. Festa, Oltre l’emergenza. Pratiche, “contro-condotte” ed esperienze di “comune” nel Sud d’Italia, qui. • A. Gramsci, Quaderni del carcere, a cura di V. Gerratana, Torino 1975 (1947). • Id., Alcuni temi della quistione meridionale (1930), in La questione meridionale, Roma 2005. • S. Hall, L’importanza di Gramsci per lo studio della razza e dell’etnicità, in Il soggetto e la differenza. Per un’archeologia degli studi culturali e postcoloniali, a cura di Miguel Mellino, Roma 2006. • E. Hobsbawm, Le rivoluzioni borghesi. 1789-1848, Milano 1963. • Italy’s “Southern Question”: Orientalism in One Country, edited by Jane Schneider, Oxford-New York 1998. • La razza al lavoro, a cura di A. Curcio, M. Mellino, Roma 2012. • M. Lazzarato, Storia di una foto, in Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, Vol. III, a cura di S. Bianchi, L. Caminiti, Roma 2008. • S. Mezzadra, La condizione postcoloniale. Storia e politica nel presente globale, Verona 2008. • Id., In viaggio. Michel Foucault e la critica postcoloniale, in Saperi in polvere. Una introduzione agli studi culturali e postcoloniali, a cura di Collettivo Bartleby, Verona 2012. • N. Moe, Un paradiso abitato da diavoli. Identità nazionale e immagini del Mezzogiorno, Napoli 2004. • R. D. Putnam, Making Democracy Work: Civic Traditions in Modern Italy, Princeton 1994. • E. Said, Orientalismo. L’immagine europea dell’Oriente, Milano 2002 (1978). • Id. Cultura e imperialismo. Letteratura e consenso nel progetto coloniale dell’Occidente, Roma 1998, (1993). • C. Petraccone, Le due civiltà. Settentrionali e meridionali nella storia d’Italia dal 1860 al 1914, Roma-Bari 2000. • A. Petrillo, Le urla e il silenzio. Depoliticizzazione dei conflitti e parresia nella Campania tardo-liberale, in Biopolitica di un rifiuto. Le rivolte anti-discarica a Napoli e in Campania, a cura di A. Petrillo, Verona 2009. • Id., Napoli globale: discorsi, territorio e potere nella città plebea, in Città mediterranee e deriva liberista, a cura di S. Palidda, Messina 2011. • F. Piperno, Elogio dello spirito pubblico meridionale. Genius loci e individuo sociale, Roma 1997. • S. Tarrow, Making Social Science Work Across Space and Time: A critical Reflection on Robert Putman’s Making Democracy Work, in “American Politican Science Review”, 90 (1996), pp. 389-97. • V. Teti, La razza maledetta. Origini del pregiudizio antimeridionale, Roma 2011 (1993). • V. Valentini, Un piano del terrore: la ‘ndrangheta dietro a Preiti?, 13 giugno 2013, qui. […]

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