Vi daranno del complottista, rifiutate questa definizione.

Anche lo storico svizzero Daniele Ganser, nonostante i suoi numerosi impegni sia a livello universitario che ministeriale, è stato accusato di essere un complottista, dopo avere reso note le sue osservazioni sulla guerra per le risorse energetiche che ha portato la NATO in Ucraina, alle soglie della Russia. Potete leggerle in questo stesso blog, nell’articolo “Lo storico svizzero: in Ucraina un false flag. Gli Usa lavorano per dividerci“.

Ecco, in un video, come lui consiglia di reagire a questa accusa.

Sono stato etichettato come complottista. Vi dirò che è doloroso. Non sono un complottista, sono un ricercatore che studia le guerre invisibili. Non è la stessa cosa. Nelle guerre invisibili si indaga su bugie e violenza, il che non rappresenta una bella combinazione, ma che esistono. Mi sono detto: “Voglio indagare” e per un po’ mi hanno lasciato fare. Mi hanno detto che era una bella cosa che io ne studiassi e all’università andava tutto bene. Ma una volta raggiunta una certa massa critica sono iniziati i problemi. Mi è stato detto “Non vogliamo che lei si esprima in questo modo. Non vogliamo che lei indaghi su queste cose e neanche che lei ne parli in pubblico”. Quando non sono riusciti a trovare errori nei fatti che esponevo, mi hanno detto che ero un complottista. Non è divertente. Ero triste. Sono uno studioso che si impegna a fare un buon lavoro. Se oggi volete capirne di più su molte discrepanze (ndr: tra i fatti e la versione ufficiale degli stessi), allora il termine “teoria del complotto” sarà molto importante, perché la gente in questo modo viene divisa: il vostro vicino vi dirà che siete complottisti, se si vengono a sapere i vostri pensieri. Vorrei incoraggiarvi a dire che vi ingaggiate per la pace e che rifiutate questo termine. E’ un termine che non contribuisce alla ricerca della verità, piuttosto alla divisione. E’ un termine di spaccatura“.

Il video in cui Ganser esponeva la sua visione:


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1 commento

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  • Una delle tecniche adottate dall’informazione di potere, per contrastare le opinioni “dissidenti”, è quella del “negare, sminuire e ridicolizzare”, una tecnica che risulta essere, purtroppo, molto ben collaudata e funzionante.

    In questa rientra anche l’abuso del termine “complottista”.

    Ma sostituendo la definizione “complotto” con altre più appropriate, come “accordi internazionali truffaldini”, “associazioni di stampo mafioso che manovrano illecitamente la politica”, “corruzione occulta massiccia”, “liberalismo selvaggio finalizzato all’esproprio dei beni degli Stati” o le molte, ulteriori, possibili quanto reali, tangibili e dimostrate da documenti scritti e sentenze dei tribunali, dai quali, peraltro, si intravede solo la punta dell’iceberg, ci si rende conto di quanto si tratti di qualcosa che “di ridicolo” ha ben poco.

    Perché in realtà è piuttosto evidente e dimostrata l’esistenza di “progetti di grandi poteri economici privati”, attuati con lo scopo di impadronirsi dei beni e dell’economia mondiale, o quantomeno averne il controllo, per il loro tornaconto, a discapito della qualità della vita, o della vita stessa, delle persone.

    Progetti gestiti da “consigli di amministrazione” che considerano la vita degli esseri umani alla stregua di “numeri” su un foglio di calcolo contabile.

    Numeri che, all’occorrenza, cancellano con un tratto di penna o, qualora risultasse loro utile, con una dichiarazione di guerra.

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