Ecco le cene di Renzi, altro che Marino! Adesso fate dimettere anche lui!

I pasti di Renzi vs quelli di Ignazio Marino
600mila euro di soli pasti in quattro anni, cioè 300mila in due anni, contro i 20mila di Marino (di cui 7 scontrini contestati). Sono questi i numeri delle spese in pranzi e cene di Matteo Renzi, attuale presidente del Consiglio, le cui fatture andavano direttamente alla Provincia quando la amministrava lui. E le spese addebitate al Comune non ci sono ancora, perché le stanno vagliando i magistrati.

Niente, più di questo grafico, dimostra la faziosità dei media, l’ipocrisia della politica e l’incapacità di intendere e di volere dei cittadini, ai cui danni la manipolazione dell’informazione configura una vera e propria circonvenzione di incapace.

Se questo è il parametro, allora Renzi adesso, per coerenza, se ne deve andare immediatamente. Subito! Ma viviamo in un paese di polli, che schiamazzano nel pollaio, litigandosi un po’ di granaglie, mentre a Berlino almeno 100 mila persone scendevano in piazza per manifestare contro il TTIP (lo dice The Guardian, non il giornalino del quartiere).

Guarda nel video cosa stiamo rischiando (click sull’immagine):
Byoblu Weekly 1 - Oltre il colpo di Stato

Estratto dal Fatto Quotidiano

IL RISTORATORE FIORENTINO: “RENZI ERA SEMPRE QUI, FATTURAVA AL COMUNE!”
– Ricorda con chi Matteo Renzi venne a pranzo il 5 giugno 2007 quando spese 1.050 euro per un unico pasto?
– Scherza?– E invece nell’estate del 2013…
– Stop: non mi ricordo nulla, per carità. Ci mancherebbe pure questa: mica schedo i clienti, figurarsi.Lino Amantini è il titolare del ristorante “Da Lino”, il rifugio preferito da Matteo Renzi per pranzi e cene negli anni in cui era presidente della Provincia prima e sindaco di Firenze poi. Sono molte le ricevute di questa toscanissima trattoria alle spalle di Palazzo Vecchio finite all’attenzione della Corte dei conti tra le spese di rappresentanza dell’attuale premier. Nei quattro anni alla guida della Provincia, in soli pasti Renzi raggiunse circa 600mila euro, mentre dell’epoca da sindaco ancora il dettaglio non esiste perché gli scontrini sono al vaglio dei magistrati contabili salvo poche delibere reperibili da Palazzo Vecchio. Lino capisce immediatamente il motivo di queste domande e le anticipa.

– “Marino vero?
– Marino, sì.
– Marino deve aver toccato qualche armadio che non doveva aprire perché non s’è mai visto che un sindaco va a casa per qualche cena, stiamo parlando di 20 mila euro in due anni, giusto? Cioè niente.

Continua sul Fatto Quotidiano.

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