Rosa Capuozzo: adesso però non lasciatela sola.

Rosa Capuozzo - Adesso però non lasciatela sola

Conosco bene Quarto, Marano, Pianura. Sono zone dove ho passato un anno della mia vita, quando ne avevo 23 e facevo il militare. Marciapiedi scassati, linee telefoniche che di notte ammutoliscono, acqua che va e che viene. Non è certo la Svizzera. Ma soprattutto, quella cappa pesante che ricopre i tetti delle case, i quartieri, le strade, e che ti ricorda sempre che c’è una legge non scritta, superiore a quella dello Stato, cui ti devi attenere se “non vuoi avere problemi”.

Ero solo un ragazzino, un ragazzino solo, nel 1992, quando la vita mi aveva portato a confrontarmi con posti e persone completamente diversi da quella Milano dove ero cresciuto. Ricordo che una sera uscii, a Pianura. Non sapevo cosa fare, dove andare. Vidi una festa in cima al tetto di una casa, scalcinata anch’essa (niente di lussuoso). C’erano tante persone. Chiesi a un passante di cosa si trattasse. Mi guardò come se fossi un alieno e mi disse, in un dialetto che solo in seguito imparai a comprendere: “Come, non sai chi è quello? Si festeggia il compleanno del figlio di tal dei tali” (lasciando intendere che fosse il boss di un qualche clan). Frutti di mare di ogni tipo, musica napoletana, risate e pacche sulle spalle, ospiti graditi, il suono di quel vociare un po’ sguaiato e di ‘O surdato ‘nnammurato che si spandeva su tutta la città. Tutti sapevano, ma nessuno si scandalizzava: era semplicemente normale che fosse così. Perché è così che vanno le cose in certe parti di questo Paese: ci sono tante persone oneste, ma non rassegnarsi spesso costa la vita. E quelli che muoiono per non essersi rassegnati, non si guadagnano che un trafiletto nei necrologi dei quotidiani locali, anch’essi collusi.

Deve essere chiaro che fare politica a Quarto non è come fare il consigliere cittadino a Milano e non è come fare il parlamentare a Roma. Essere onesti a Milano è facile, volendolo, ma essere onesti a Quarto, a Pianura, a Secondigliano è eroico. Abbiamo spesso sentito dire “siamo in guerra“, in relazione al cambiamento politico di questo Paese. Ecco, sono sicuro che se c’è un posto dove questa frase ha un senso compiuto, quello è Quarto.

Leggo le intercettazioni che riguardano Rosa Capuozzo, e vedo una donna impaurita ma tenacemente decisa a non cedere, a non mollare. Sul campo da calcio, sugli appalti, sulla restituzione di Quarto ai cittadini e al bene pubblico. Nonostante le intimidazioni pesanti. Nonostante sappia che, a pestare troppi piedi, da quelle parti non si rischia un’espulsione o una domanda scomoda in uno studio televisivo, ma si finisce direttamente distesi per terra, sul cemento, coperti da un lenzuolo bianco. E’ così che leggo la sua disperazione, le sue lacrime intercettate negli sfoghi con i consiglieri comunali: la consapevolezza di chi, pur di non derogare ai principi in base ai quali è stata eletta, sa che deve accelerare a tutta forza tirando dritto verso una parete di cemento.

La guerra con la criminalità organizzata, dove sia provato che un’amministrazione pubblica non è infiltrata da malavitosi ma sta lavorando bene, non la si fa arrendendosi ogni volta che si scopre che “toh… in una città dove regna la camorra, stranamente siamo stati avvicinati proprio dalla camorra“. Sarebbe come andare in guerra contro un esercito nemico e poi ritirarsi dal campo di battaglia perché non si vuole correre il rischio di venire a contatto con il nemico. In una guerra ci sono colluttazioni, grovigli di persone che lottano corpo a corpo, si cade, ci si rialza. E tutto per guadagnare qualche metro in più. L’importante è che non ci siano infiltrati, spie, traditori. E qui, mi pare che Giovanni De Robbio, l’infiltrato, sia stato espulso.

Credo che Rosa Capuozzo, di cui le intercettazioni mostrano la totale buona fede, abbia fatto quello che umanamente poteva per resistere stoicamente, per di più restituendo un grande esempio di determinazione femminile. Forse pretendere che, oltre a resistere di fronte alle enormi pressioni andando dritta come un treno nel nome della correttezza istituzionale, denunciasse anche le intimidazioni di uno stesso membro eletto nel Movimento 5 Stelle, quando ancora si stavano delineando, magari nella sincera convinzione di riuscire a risolvere il problema con un’espulsione, senza creare troppi danni collaterali (valutazione che avrà fatto non solo lei, ma naturalmente anche chi l’avrà ascoltata e consigliata), avrebbe potuto essere legittimo ma comprensibilmente difficile nel concreto: la perfezione, l’assenza di sbavature formali, la coerenza del senno di poi vanno bene per i manuali e per le linee di principio che dimorano nell’iperuranio, ma ogni teoria, anche la più adamantina, va sempre sperimentata sul campo, e sul campo si mettono i piedi nel fango e, talvolta, i quaderni immacolati dei teorici sono costretti ad ospitare qualche asterisco non previsto e forse imprevedibile.

Detto questo, come ebbi modo di sostenere tempo addietro, il Movimento 5 Stelle è innanzitutto un principio, in nome del quale può essere lecito sacrificare qualche vittima innocente e talvolta subire delle perdite. Rosa Capuozzo è una di queste perdite e a lei va tutta la mia solidarietà, perché a differenza dei soloni o degli infangatori di professione, riesco benissimo ad immaginare a quante pressioni e a quante responsabilità sia stata sottoposta mentre era costretta a prendere decisioni per il bene dei cittadini che la avevano eletta, dell’amministrazione che doveva dirigere e del Movimento che stava rappresentando e che voleva tutelare, in un territorio difficile come quello di Quarto e rischiando la propria incolumità e quella della sua famiglia.

Credo che adesso, l’errore… anzi l’infamità più grave che potrebbe esserle inflitta sarebbe quella di lasciarla sola, dopo avere fatto in modo che si esponesse così frontalmente, nella convinzione di poter contare sul supporto e sulla difesa di un intero movimento che vuole cambiare questo Paese. Il rischio è che, nella migliore delle ipotesi, sia costretta a trasferirsi in un posto molto lontano, abbandonata da tutti, per sfuggire alle ritorsioni di chi ora potrebbe voler calpestare il suo cadavere politico, e non solo quello. D’accordo fare vittime formali in nome della purezza di un principio, ma è nostro preciso dovere morale fare in modo che non si trasformino anche in vittime reali, abbandonate a se stesse, alla mercé di chi hanno combattuto per conto di chi, adesso, non deve pensare neanche un solo minuto di poterle voltare le spalle, come spesso accade a chi non sembra più avere la benedizione dello Spirito Santo.

Da questo scambio, pubblicato da Roberto Fico e che mostra una conversazione tra il presidente della Commissione di…

Posted by Claudio Messora on Martedì 12 gennaio 2016

6 commenti

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  • Questa è una prova difficilissima per il Movimento. E’ qui che devono mostrare che conoscono bene il Paese e le dinamiche che, ahimé, ci governano. Ed è qui che devono mostrare che oltre agli ideali esiste una concretezza basata su impegni fattivi, soluzioni e visione.
    L’Italia è quella che ha incrociato Rosa nel suo percorso purtroppo. Non è quella disegnata da Renzi nel parlare di attualità, da Berlusconi nel parlare di passato, né da Grillo nel parlare di futuro.
    L’Italia è quella degli appalti truccati, dei rifiuti sversati, delle minacce, dei ricatti, delle tangenti, delle lotte tra clan, della droga e delle armi. Ed è quella che il Movimento deve imparare a fronteggiare, perché sarà sempre un nemico.

  • Articolo molto bello e condivisibile. Peccato che non sempre ci si convince che uscendo dalla solitudine i problemi possono essere meglio superati. Un vero peccato !! Comunque certi problemi etici italiani vanno combattuti formando la gioventù a modelli di società ispirati a principi morali e sociali diversi.

  • Sarebbe stato più semplice se Rosa Capuozzo si fosse dimessa spontaneamente senza aspettare di essere espulsa e ripresentarsi alle prossime elezioni senza ombre

  • Rosa Capuozzo ha scelto lei di isolarsi dal gruppo, il m5s ha regole che non si discutono, fare il sindaco o il sostenitore e la stessa cosa, quello che conta e la trasparenza, per cambiare questo paese servono anche scelte coraggiose e dolorose. Il direttorio chiedendo le sue dimissioni ha fatto questa scelta.

  • Claudio, come sempre riesci a tradurre e interpretare il mio pensiero,
    moderato ma deciso, chiaro e determinato. Credo che la Capuozzo avrebbe dovuto dimettersi, purtroppo, per “ragion di stato” e sarebbe stata ricordata come un “martire” per la ricostruzione morale di questo paese. Ha perso quest’occasione, ma è giusto ricordarla e se fosse possibile premiarla con altro incarico.
    Come sempre, Claudio, ottimo lavoro.

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