Apple Fbi: non è come vogliono farvi credere

L’FBI vuole accedere alle informazioni contenute nell’iPhone di Syed Farook, il “terrorista” di San Bernardino. La Apple si immola a difesa della privacy. Ma è davvero così? Maurizio Blondet non ne è convinto.

Apple - Fbi - Non è come vogliono farvi credere
di Maurizio Blondet

Non so se vi ha appassionato la battaglia legale dell’Fbi contro Apple: la polizia federale vuole entrare nel telefonino del terrorista islamico Syed Rizwan Farook che con la giovane moglie Tashfeen Malik, il 2 dicembre 2014 ha fatto irruzione in un centro di San Bernardino uccidendo 14 persone. L’Fbi vuole leggere le informazioni che il terrorista ha tenuto segrete,   per capire che contatti avesse con Al Qaeda, eventuali complici eccetera. Ma Apple si oppone: no, la privacy è sacra! Non so voi, ma i media italiani si sono appassionati. Dibattiti, talk show. Hanno chiesto il vostro parere: ha ragione l’Fbi o ha ragione Apple? E’ lo scontro fra i due grandi valori occidentali: la vostra sicurezza contro la privacy. La legittima Lotta al Terrore contro l’inviolabilità delle e-mail. Uno scontro epico: Hollywood ci farà un film.

Tutto appassionante, a patto di non far vedere la foto (l’immagine non è per un pubblico sensibile, per cui chi vuole se la vede a questo link) che mostra il  corpo del terrorista Syed Farook appena ucciso dalla polizia, quel tragico giorno a San  Bernardino. Ucciso con un colpo in testa e con i polsi ammanettati dietro la schiena. Strano davvero. L’hanno ammazzato dopo averlo ammanettato? Perché? Come ricorderete, i familiari e il loro avvocato hanno subito espresso dubbi sulla versione. Non credono che il loro Sayed fosse un terrorista. Né che la giovane moglie Tafsheen Malk abbia lasciato la figlioletta di sei mesi per imbracciare, minutina qual era, un mitragliatore d’assalto e sparare, avendo anche il tempo – nel pieno dell’azione – di twittare un messaggino in cui dichiarava la sua fedeltà al Califfo dell’ISIS, nel lontano Irak.

Sicché, grazie ai nostri potenti mezzi giornalistici, siamo in grado di dare la versione non ufficiale della vicenda. E’ il contrario di quel che vi raccontano i media. Non è l’Fbi, bensì la famiglia dell’ucciso Syed che vuole poter accedere al suo telefonino, dove ritiene di poter trovare qualche prova della sua innocenza. L’Fbi non vuole, ovviamente: l’ha ammazzato proprio perché non raccontasse la verità (tutti i terroristi islamici vengono ammazzati prima). Non sa come negare l’accesso e tira fuori la scusa: “Apple non ci dà le chiavi d’accesso. Vero, Apple?”. “Ma certo che no!“, conferma a petto in fuori Apple (che ha già dato all’Fbi ciò che il morto ha messo nel cloud), “io difendo la privacy dei miei clienti fino alla morte (dei clienti stessi)“. Anzi anche dopo la morte dei clienti. E ne approfitta per farsi pubblicità (sono in troppi ormai a sospettare che i suoi smartphone e il suo software sono a disposizione della polizia e dei servizi) emanando (tramite l’ufficio-stampa e propaganda) il comunicato seguente: “Il governo Usa ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e che consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor all’iPhone. Nello specifico, l’Fbi vuole farci creare una nuova versione del sistema operativo dell’iPhone che aggiri importanti funzioni di sicurezza dello stesso, e poi di installarlo sull’iPhone sottoposto a indagine. Nelle mani sbagliate questo software – che ad oggi non esiste – potrebbe potenzialmente sbloccare qualsiasi iPhone una volta che sia in mano a qualcuno” (Impagabile: “Nelle mani sbagliate…un software che non esiste..”).

Una eccezionale pubblicità per la Casa produttrice. Tanto che anche Google, Facebook, Twitter e Whatsapp si sono schierate con Apple: “no, non daremo i vostri dati sensibili alle autorità! Per nessun motivo! Con noi siete tranquilli! Affidateci pure i vostri dati. Li conserviamo nel cloud, certo, ma è sicuro: garantiamo noi!“. Apple, Google, Facebook, Twitter, Whatsapp sono mega-imprese con fatturati di decine di miliardi. E’ bello vedere che per loro non è il profitto che conta, ma i valori. Sarà bellissimo vedere come poi Apple dovrà cedere su ingiunzione di un giudice federale: “cosa ci volete fare, è per la vostra sicurezza, utenti!“. Da Radio24: “Pensate se dentro un telefonino di un terrorista ci fosse un codice per far scoppiare una atomica a Roma…rispettereste la privacy?”. Tutto vero, ma aprite pureil dibattito su questo. Non sulla foto dell’ammanettato.
Tutti i rischi di Google e Facebook

Fonte: Maurizio Blondet

3 commenti

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  • infatti appare strano che interessi privati prevalgano su quelli nazionali… in USA poi sono capaci di condannare all’ergastolo per aver evaso un Dollaro, figuriamoci per reati terroristici contro lo Stato.

  • Non mi sorprende.

    Hanno fatto il Patrioct Act, una generosa spalmata di vaselina, e una ca**o di mela dice no alla bandiera a stelle e strisce???

    E’ ovvio che c’è puzza di bruciato, come ogni cosa che riguarda il terrorismo in Amerika, a partire dal 9/11.

  • Dont forget 9/11 qaundo parlate di USA e terrorismo ad ora la terza guerra globale l’hanno scatenata sti guerrafondai di merda ovviamente sempre lontano dal loro stato.
    Partite da li e vedrete come tutto si allinea, dall’ NSA all’ISIS

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