TTIP: gli USA pianificano con Renzi gli investimenti, mentre lavorano a privatizzare lo Stato.

Mentre in Liguria i giovani di Confindustria si riuniscono con Renzi per chiedere l’eliminazione dell’art.18 anche nel settore dei dipendenti pubblici, il vice segretario di Stato americano all’economia e agli affari, Charles H. Rivkin, è in Italia per trattare con il Governo al fine di promuovere gli investimenti americani in Italia.L’obiettivo è chiaro: rimuovere l’ostacolo dell’Articolo 18, che norma i licenziamenti (la Cassazione ha detto che per i dipendenti pubblici è ancora valido), firmare entro la fine del mandato di Obama il TTIP e poi partire con la colonizzazione finale non solo del settore privato, ma anche di quello pubblico.

Rivkin, durante un’intervista concessa a RaiNews che potete vedere qui sopra, sostiene che il TTIP darebbe un grande incentivo alle esportazioni, e poiché il settore dell’export garantisce stipendi più alti del 18%, saremmo tutti più ricchi. Ma a parte il fatto che dove è stato introdotto un’accordo simile, per esempio il NAFTA, si sono prodotti almeno un milione di posti di lavoro in meno – e lo dice la stessa UE -, a Rivkin bisognerebbe fare una domanda semplice: se tutti si mettono a esportare, gli altri cosa fanno? E se anche tutti i paesi si mettessero a vendere a tutti gli altri, tranne che a se stessi, in che modo potrebbero crearsi stipendi più alti solo per qualcuno, visto che tutti farebbero la stessa cosa?

Rivkin, forse, non conosce il paradosso del barbiere:  “in un villaggio vi è un solo barbiere, un uomo ben sbarbato, che rade tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Il barbiere rade sé stesso?“. Spiegateglielo.

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