Gentiloni cercherà di svendere alla UE quel poco di sovranità che ci resta – Paolo Becchi

di Paolo Becchi

Renzi ha passato la campanella, ma nelle sue intenzioni non è un addio ma un arrivederci a presto.  A malincuore, l’ha passata, e non senza aver trovato il modo di indebolire il governo appena nato. Il Presidente della Repubblica avrebbe voluto, per la verità, un esecutivo capace di giungere sino alla scadenza naturale della legislatura, e questo resta il suo disegno, ma i piani di Renzi sono altri: riconquistare il partito e poi subito alle elezioni per riaffermare la propria leadership e scongiurare il pericolo di ricevere una nuova sonora batosta col prossimo referendum: quello sul jobs act, la “riforma” del lavoro più odiata dagli italiani, perché va ad incidere sulla vita di milioni di lavoratori. L’abolizione di questa legge infame con un referendum popolare decreterebbe la morte politica di Renzi. Dopo la mazzata sul referendum costituzionale, questo  sarebbe il knock out che metterebbe fine alle sue aspirazioni politiche. Per questo utilizzerà tutti i mezzi per far cadere entro pochi mesi il governo, in modo da evitare il nuovo  referendum. Ma non è detto che ci riesca e questo per una banalissima ragione: sino alla metà di settembre sarà ben difficile che il gregge di pecoroni presente in Parlamento si muova dai beati pascoli. C’è il vitalizio in gioco e ve lo immaginate il disoccupato miracolato entrato in questo parlamento truccato dal porcellum uscirne fuori per tornare a fare il disoccupato senza il becco d’un quattrino?

Renzi ha comunque  preparato il terreno.  L’amico di sempre, Verdini, si è defilato dal governo Gentiloni, di modo che quest’ultimo sarà costretto – ai primi segni di debolezza della propria maggioranza – a trovare sostegno in Forza Italia. Ma non si vede proprio  perché Berlusconi dovrebbe aiutare Renzi a far cadere Gentiloni, è anzi nel suo interesse fare l’esatto contrario aspettando che il Tribunale dei diritti umani di Strasburgo lo riabiliti politicamente, come è  probabile che  prima o poi avvenga.

Mentre Gentiloni cercherà di svendere  alla UE quel poco di sovranità che ancora ci resta infischiandosene dei risultati del referendum, il Parlamento avrà un unico compito: quello di fare una legge elettorale capace di impedire la vittoria del M5S. Questa è la realtà. Ma nel parlamento i 5  stelle non sono quattro gatti ed è un peccato che al Movimento manchi la sua testa pensante perché invece di giocare a recuperare l’italicum, aspettando con Toninelli & soci il Godot della Corte costituzionale (che potrebbe anche non arrivare),  basterebbe presentare in Parlamento il  progetto di legge, a cui tanto teneva Gianroberto Casaleggio, elaborato dagli attivisti a suo tempo in rete, e vedere chi è disposto  a votarlo.

I tempi sono cambiati ed un proporzionale ritoccato troverebbe oggi un maggiore accoglienza. Dal canto suo Renzi cercherà di far passare il mattarellum, ma sarebbe un errore colossale da parte della Lega fargli da sponda in questa impresa. La Lega avrebbe bisogno di contarsi per contare e per questo ci vuole il proporzionale, e contarsi  dopo aver trasformato  se stessa nel nuovo progetto di una Lega italiana. Per i pentastellati il discorso è diverso,  votare in primavera, per fare un piacere a Renzi, o in autunno-inverno è indifferente. Il M5s le elezioni le vincerà comunque, in qualsiasi stagione si vada a votare e  con qualsiasi sistema elettorale, anche se dopo il voto dovrà pensare ad aprirsi ad altre forze politiche disponibili per un programma di governo comune.

Il problema  del M5s è un altro, come mostra l’amministrazione romana: se vuole governare  davvero il Movimento ha bisogno di un’adeguata classe dirigente e di un programma di governo, che non sia la solita ribollita del futuro senza petrolio e nucleare e della decrescita infelice. Fare chiarezza su Ue, euro, Nato, immigrazione clandestina, questo oggi interessa al popolo italiano. Il tempo c’è per farlo e lavora tutto a favore del Movimento 5 stelle: l’unico serio pericolo oggi per il Movimento è quello di farsi del male da soli lacerandosi in correnti e lotte interne, come sta di fatto iniziando ad avvenire.  Un pericolo che Casaleggio padre, con la sua riconosciuta autorevolezza, è riuscito sempre a stroncare sul nascere. Ci riuscirà, tra uno spettacolino e l’altro, anche Grillo?

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