UE: test gender ai nostri ragazzi nei licei. E NON sono anonimi!

liceo Nievo Gender

L’Unione Europea avrebbe un progetto in corso per testare i nostri ragazzi su tematiche matematico-sessuali (quale attinenza abbiano le due branche del sapere, forse, si può spiegare argomentando che il Kamasutra in fondo è un testo di geometria). Questo progetto consta della somministrazione di test contenenti affermazioni come:

  • faccio facilmente amicizia con i maschi,
  • non vado molto d’accordo con le femmine,
  • l’omosessualità femminile è un peccato,
  • le lesbiche non vanno bene per la nostra società,
  • è giusto che la donna faccia carriera e l’uomo resti a casa,
  • l’aborto dovrebbe essere perseguito penalmente come una forma di omicidio,
  • …………………….. e tante altre.

Sì, è stato appena sottoposto a classi di quindicenni del liceo scientifico Nievo, ai quali è stato chiesto di valutare ogni affermazione con una scala di valutazione che va da uno a sei. Se pensate che fosse da consegnare in maniera anonima, resterete delusi. L’ultima domanda era: «Saresti disposto a essere contattato per un’intervista? Molti tuoi coetanei hanno risposto sì. Lascia la tua mail».

Non so voi, io a 15 anni forse ero un po’ indietro, e una “lesbica” non avevo esattamente chiaro cosa fosse. Ma al di là del fatto che le proprie opinioni sugli orientamenti sessuali o i giudizi etici su temi sensibili non dovrebbero far parte di una classificazione dei nostri figli, specialmente ad un’età in cui i giudizi non si esprimono dopo lunghe riflessioni e in base a una consapevolezza ancora di là da venire (dove vanno a finire questi test, da cui è molto semplice risalire all’identità del ragazzo? Chi li cataloga e quali informazioni conserva?)… Al di là di questo – dicevo – sarebbe opportuno che un adolescente fosse stimolato ad esprimersi dopo avere introdotto l’argomento magari in famiglia, o perlomeno a scuola, e non a freddo, trovandosi una domanda secca su un foglio di carta che pare più un’interrogatorio che uno strumento per ampliare la coscienza, la cultura e costruire una nuova personalità.

Anche perché l’Unione Europea non è nuova a questo genere di ingressi a gamba tesa nella sfera della sessualità dei bambini, visto che ha recentemente emanato linee guida che suggeriscono alle scuole di formare i nostri figli sulle teorie gender sin dalla tenera età di tre anni, con l’incentivazione dell’Oms.

Sempre di più l’Unione Europea assomiglia a una catena di montaggio dove si macinano valori preconfezionati, come sui nastri degli allevamenti intensivi scorrono pulcini che vengono triturati vivi a milioni, in ossequio alle leggi della statistica e ai fini di massimizzare il risultato. Lo scientismo, la massificazione e la riprogrammazione meccanica hanno sostituito il respiro culturale, lo sviluppo delle differenze individuali e la valorizzazione del dubbio e della critica come fondamenti della libertà e di una umanità consapevole.

Dopo avere escluso dalla scuola i bambini che esigono test specifici e valutazioni individuali prima di assumere dodici vaccini, il prossimo passo sarà la creazione di classi speciali per i ragazzi che non si uniformano al pensiero unico delle élite globalizzanti?


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4 commenti

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  • Stanno raccogliendo dati sensibili (informazioni riguardanti la sfera sessuale, credenze religiose, filosofiche, ecc.) e sono minori.
    Una denuncia al Garante per la Privacy e un esposto in Procura è il minimo che i genitori dovrebbero fare, se non hanno ricevuto e dato il consento in un’informativa dettagliata secondo i disposti del D.Lgs. 196/2003.
    Che ci sia il nome o meno (o l’e-mail), non è vincolante, visto che sono gruppi ristretti e non è difficile ricondurre i questionari ai ragazzi.

  • “Il nostro istituto ha aderito al progetto EU PROJECT 752874 GE.GAP-EDU, progetto di ricerca finanziato dall’Unione Europea e teso a studiare le differenze nel rendimento scolastico di ragazzi e ragazze in Matematica.
    La partecipazione della scuola consiste nella sola somministrazione on-line di un questionario ai ragazzi della seconda classe superiore di secondo grado entro il 31 maggio”
    Questo è l’incipit della circolare n. A230 dell’Istituto Tecnico Statale “P. Cuppari” di Jesi, datata 12 maggio, ma identiche sono le circolari dell’Istituto “Medi – Livatino” di San Bartolomeo in Galdo, del Liceo “Salvatore Pizzi” di Capua, dell’Istituto “Dante Alighieri” di Anagni, dell’Istituto “Manlio Capitolo” di Tursi, dell’Istituto “Pacinotti” di Fondi, dell’Istituto “I.S.I.S. Europa” di Pomigliano d’Arco, dell’Istituto “Mattei – Fortunato” di Eboli.
    Il questionario in oggetto (consultabile qui: https://it.surveymonkey.com/r/KPGJ6T5) si compone di 71 punti, di cui solo 30 trattano veri quesiti di matematica. I restanti cercano di mappare lo studente domandando il CAP, per una collocazione spaziale molto puntuale, i titoli di studio e le professioni dei genitori, le nazionalità dei familiari, l’andamento scolastico in generale, le relazioni con genitori e amici, la visione dell’altro e del proprio sesso, le caratteristiche emotive, con tecniche di indagine psicologica: molte domande sono ripetute più volte, con angolazioni differenti, per valutare l’attendibilità della risposta e costruire un profilo psicologico dettagliato.
    Poi iniziano le domande di indagine sugli stereotipi.Ogni punto è composto da 5 a 10 affermazioni da valutare, quindi lo studente si trova bombardato da centinaia di frasi su cui deve esprimere un giudizio, e questo mentre è stato chiamato a fare un questionario di matematica.
    Il test si compila solo on-line, allo studente e alla scuola non resta in mano nulla da mostrare ai genitori, del tutto ignari del contenuto delle prove.
    Che il questionario non sia un test di matematica, come recita l’incipit di tutte le circolari (copiate dai bandi, visto che sono tutte identiche), lo si legge a chiare lettere sul sito CORDIS Europa (Community Research and Development Information Service, http://cordis.europa.eu/project/rcn/209389_en.html), dove scopriamo anche che il progetto ha ricevuto dalla comunità europea fondi per 183.454,80€ e che il coordinatore è l’università di Manchester, in Inghilterra: lo scopo dichiarato è quello di dimostrare a tutti i costi che esiste una correlazione tra risultati scolastici (qui si testa la matematica, ma supponiamo che vedremo questionari analoghi anche con altre materie) e i maledetti stereotipi di genere. Urge trovare conferme accademiche al fatto che gli omofobi siano più stupidi, probabilmente, o che chi ha più pudore peggio va a scuola. Nel testo di intento non c’è nessuna sfumatura possibilista: non si vuole verificare SE esiste una correlazione tra i risultati scolastici e le variabili di genere, ma dimostrare che tale correlazione esiste.
    Sorvolando sulle gravi violazioni alla privacy degli studenti, sull’estorsione di dati sensibili senza aver dichiarato apertamente gli intenti, sul mancato coinvolgimento dei genitori da parte delle scuole nella decisione consapevole di partecipare o meno all’indagine, restiamo allibiti di fronte alla tenacia con cui proprio l’università di Manchester, che forse avrebbe ben altri ambiti da indagare, si accanisca a spendere soldi europei (quindi anche nostri) per simili corbellerie.
    O forse non sono corbellerie: è in atto una mappatura dei cittadini, a partire dai più giovani. Di questi ragazzi, i curatori del progetto sapranno cosa pensano di ogni argomento sensibile, se hanno buone relazioni con i familiari, che lavoro fanno i genitori e dove abitano. Se avranno ceduto anche l’email, magari un bell’account gmail, di quelli che uno usa per navigare sul browser di casa, su cui salva vita, morte e miracoli, potranno fare incredibili collegamenti tra interessi collaterali e convinzioni di genere. Così se sgarrano, sanno dove mandare la psicopolizia.

  • Ovviamente i ragazzi risponderanno in maniera esatta senza assecondare le esigenze di chi fornisce loro i test.
    Mi ricordano le sedute di DnD.

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