Cose che Moro sapeva, quarant’anni prima di noi – Pietro Ratto

Aldo Moro, nei memoriali scritti durante i tremendi 55 giorni di prigionia della primavera del 1978, traccia una linea precisa dei poteri che si stavano affacciando e che andavano contrastati per non trasformare irrimediabilmente la società in un impero dominato dalla tecnocrazia economica, dai grandi capitali, dalle banche e dai “club” cui si vantava di non partecipare. Accusa la Commissione Trilaterale, che nasceva in quegli anni e mirava a ridurre l’eccesso di democrazia, e mette in guardia dall’Unione Europea, dominata dagli Stati Uniti che, attraverso il processo di unificazione, miravano a ridimensionarla a una dimensione regionale.
C’erano – oltre alla sua “blasfema” offerta di governo con il Partito Comunista – esattamente queste critiche nelle sue convinzioni e nei suoi scritti. Per questo, in un pantano di marciume morale che coinvolse, intrecciandole, praticamente tutte le forze sociali dell’Italia del secondo dopo guerra (comprese le più insospettabili), la sua vita fu sacrificata, consapevolmente. E in quello scempio si stavano accendendo tutti i temi che poi ci avrebbero investito, dalla P2 a Tangentopoli, alla grande aggressione del capitale ai danni delle democrazia, fino ai governi tecnici, in un intreccio che vide il ghigno del potere mostrare il suo lato più crudele sui volti di Francesco Cossiga, Giulio Andreotti, Licio Gelli, Steve Pieczenik, Gladio… Con la sola eccezione di Craxi, che premeva invece per la liberazione dello statista Presidente della DC. E che, probabilmente per questo, ne pagò 14 anni dopo il prezzo.

Aldo Moro è oggi, qui, adesso! Pietro Ratto, filosofo, giornalista, insegnante e musicista, racconta al pubblico di Byoblu, intervistato da Claudio Messora, le “cose che Moro sapeva”, nel suo libro “L’Honda anomala – Il rapimento Moro, una lettera anonima e un ispettore con le mani legate“.

Abbiamo bisogno di uomini. Che sappiano anche perdere – perché la battaglia è ormai persa – ma che arrivino fino in fondo.

15 commenti

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  • Consiglio vivamente i video sull’argomento di Gero Grassi. Ha esaminato migliaia di pagine di atti processuali sul caso Moro e ne esce una testimonianza lucida e preziosa.
    Br inequivocabilmente infiltrate e funzionali a poteri internazionali. D’altronde la minaccia più pesante ad Aldo Moro fu fatta nel ’74 da Henry Kissinger.
    https://www.youtube.com/watch?v=JHzJM2Psb2I
    Gero Grassi è incredibilmente del PD ma sta portando avanti un lavoro di verità coraggioso e contro le verità di regime.

      • Non sarebbe male vederlo ospite di un’intervista qui su byoblu, è uno che dimostra di non avere paura di dire verità scomode, con grande competenza e impegno; sta girando l’Italia per testimoniare quello che emerge dai documenti processuali. E sono documenti in grado di riscrivere la storia ufficiale del nostro paese.

    • Aprile 1907 un presidente degli States: Thomas Woodrow Wilson era stato stupefacentemente esplicito e sfacciato in una serie di lezioni tenute alla Columbia University:

    • «Dal momento che il commercio ignora i confini nazionali e il produttore preme per avere il mondo come mercato,…, e le porte delle nazioni chiuse devono essere abbattute… Le concessioni ottenute dai finanzieri devono essere salvaguardate…, anche se in questo venisse violata la sovranità delle nazioni recalcitranti…

    • Vanno conquistate o impiantate colonie, affinché almondo non resti un solo angolo utile trascurato o inutilizzato»

  • La politica si divise in due fazioni: da una parte il fronte della fermezza, composto dalla DC, dal PSDI, dal PLI, e con particolare insistenza dal Partito Repubblicano (il cui leader Ugo La Malfa proponeva il ripristino della pena di morte per i terroristi), che rifiutava qualsiasi ipotesi di trattativa, e il fronte possibilista, nel quale spiccavano Bettino Craxi, i radicali, la sinistra non comunista, i cattolici progressisti come Raniero La Valle, uomini di cultura come Leonardo Sciascia e altri…

  • La morte di Moro faceva comodo a molta gente che non voleva i comunisti al governo. E così fu ucciso da Moretti, probabile infiltrato dei servizi segreti.

  • Pietro ratto torna sulla favoletta(a mio modesto avviso) destituita di ogni fondamento, che vorrebbe Aldo Moro NON presente in Via Fani al momento dell’eccidio della sua scorta.Bisognerebbe comporre una tesi alternativa credibile se si volesse ancora sostenere questa ipotesi che dovrebbe indicare:1)come e quando fu prelevato Aldo Moro 2) che ci faceva la sua scorta in Via fani. In realta’ Moro fu visto essere prelevato e portato via da piu’ testimoni tra il cui il piu’ importante fu l’ing. Marini che ebbe la vita rovinata da quell’evento tragico cui lui fu testimone.Aldo Moro nn fece mai cenno della scorta e dell’eccidio xche’ gli fu espressamente impedito in quanto quella mattina vide cose che non avrebbe potuto ne’ dovuto raccontare e della quali nn poteva neanche fare cenno o riferimento.

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