La Guerra al Presepe di Natale – Diego Fusaro

di Diego Fusaro

Forse potrà apparire un aspetto secondario, marginale e comunque non degno di attenzione filosofica politica, eppure – come diceva Goethe – il diavolo si nasconde nel dettaglio. In particolare, deve destare attenzione il fatto che oggi la potenza economica scatenata, gli “Animal spirits” dell’economia di libero mercato, ciò che Hegel definiva già la “Bestia selvatica del mercato” che dev’essere addomesticata, hanno dichiarato guerra al Presepe

Perché mai il capitale vincente, dopo il 1989, dovrebbe accanirsi contro un simbolo come il presepe, il simbolo della tradizione, il simbolo della cristianità? La prima ragione di questa lotta, ingaggiata dal capitale contro il presepe, rientra nella lotta che il capitale ha ingaggiato contro tutte le forme di religione della trascendenza e contro tutti i simboli in cui esse si incarnano. Il presepe è sicuramente uno dei principali simboli delle religioni della trascendenza. Il capitale deve ridurre tutto al piano immanente del mercato come spazio di libero per lo scambio delle merci e, per lo scorrimento delle medesime, deregolamentato, senza più norme di tipo etico, morale e religioso. Quindi il capitale ha dichiarato guerra a tutte le religioni. Non è guerra di religione, come il coro mediaticamente unificato ripete, ma è guerra del capitale contro le religioni della trascendenza. Islam e cristianesimo in primis.

In secondo luogo il capitale odia il presepe e in generale la religione della trascendenza, poiché si sta sempre più riconfigurando come una religione, come una teologia economica, come una divinità assoluta (il Dio dei Mercati che ci chiedono sacrifici e austerità) in nome della quale dobbiamo tutti praticare ossequiosamente un rito quotidiano: il consumo, lo scambio e l’impiego della moneta per fare transazioni di tipo economico. Il capitale, quindi, come nuovo monoteismo assoluto immanente, deve neutralizzare tutti gli altri di modo che esso soltanto venga riconosciuto come tale.

In terzo luogo potremmo ancora dire che la nuova religione mondializzata del libero mercato (il monoteismo assoluto e idolatrico dell’economia), con annessa teologia della disuguaglianza sociale propalata urbi et orbi dai teologi della disuguaglianza che sono gli economisti (i nuovi sacerdoti del libero mercato globalizzato), ha dichiarato guerra alla famiglia come prima cellula della comunità etica. Il capitale non vuole vedere la comunità etica in senso hegeliano, ma vuole soltanto vedere trionfare in maniera ubiquitaria il sistema dei bisogni, hegelianamente, cioè il libero mercato, nei cui spazi l’unica relazione praticata è quella basata sul do ut des, sull’insocievole socievolezza – diremmo con Kant -, una società cioè che si regge sull’egoismo acquisito degli individui che si relazionano tra loro unicamente per massimizzare il loro interesse personale. Secondo l’esempio di Adam Smith: il birraio che mi da la birra e il panettiere che mi da il pane non lo fanno cioè come forma sociale, ma unicamente per regolare il loro egoismo. E io stesso mi relaziono a loro con il medesimo obiettivo. Da questo sistema degli egoismi e della dipendenza unilaterale scaturisce la società insocievolmente socievole, basata sullo scambio e sulla fredda ragione calcolata. Devono essere distrutte tutte le forme di comunità solide e solidali, dalla famiglia come cellula genetica fino allo Stato sovrano nazionale come potenza eticizzante che garantisce il primato della politica sull’economia.

La competizione è davvero la legge fondamentale della natura?
Scoprilo in questa intervista ad Enzo Pennetta.

Ecco, il presepe – comunque lo si voglia intendere – è il simbolo della famiglia. È la sacralizzazione della famiglia in forma religiosa. È il luogo in cui viene celebrata la famiglia in quanto tale. Sicché non deve destare maraviglia il fatto che il capitale abbia dichiarato guerra al Presepe. Il capitale sta operando con successo – ed è il caso di dirlo: con profitto – per disarticolare tutti i simboli delle tradizione religiosa. Si sta verificando sotto il cielo ciò che Martin Heidegger chiamava la “Sdivinizzazione“, cioè la distruzione programmata di ogni forma di sacro a opera della tecnica scatenata in maniera planetaria. Ebbene, tale sdivinizzazione si traduce puntualmente, anche come una de-simbolizzazione, come un annientamento di tutti i simboli nei quali è custodito il senso dello stare al mondo dell’uomo, nei quali è racchiusa la specificità della nostra tradizione. Il capitale non vuole alto e basso, immanenza e trascendenza, non vuole simboli che abbiano valenza culturale: vuole solo il piano liscio dell’immanenza concorrenziale del mercato, per atomi consumatori che si muovono negli spazi aperti del pianeta ridotto – appunto – a piano liscio per la libera circolazione delle merci e delle persone.

Ecco allora che il capitale ha dichiarato guerra al Presepe e vuole vedere solo i templi dei centri commerciali. Non vuole vedere il venerdì Santo, ma solo il Black Friday, il venerdì santo capitalistico del libero consumo agevolato. Non vuole vedere il Presepe, ma vuole vedere i templi della merce per consumatori. Non vuole il presepe ma vuole l’albero di Natale con le luci sfavillanti che alludono evidentemente alla civiltà dei consumi e alla fantasmagoria della forma merce, come la chiamava Marx e dopo di lui Walter Benjamin. Ecco spiegato dunque, in estrema sintesi, in maniera espressamente impressionistica, l’odio che caratterizza quotidianamente nel nostro presente – il tempo dell’eterno presente – il capitale in tutte le sue forme. E naturalmente i suoi cultori adepti, spesso inconsapevoli, che pensano che nelle loro esiziali crociate contro il Presepe sia custodito un senso di emancipazione e di libertà. Libertà ed emancipazione sì, ma sempre e solo per il capitale e per i suoi agenti.

Tutte le idee che i neoliberisti vi hanno inculcato in testa, e che non ci dovrebbero essere, in questa intervista a Mauro Scardovelli.

7 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Mi sfugge qualche cosa di questo articolo. Non vedo una guerra esplicita al presepe. È una società x cui il presepe diventa una delle tante cose da vedere e consumare com il giro dei mercatini di Natale, piccoli “eventi” non continuativi. Una volta il presepe era una delle poche cose. Del resto, nel presepe, veniva rappresentata una natività con personaggi non certo dell’epoca ma “attuali”. Dunque una finzione che oggi si vede solo evoluta in mille modi. L’articolo mi pare piuttosto chiuso in se stesso. Personalissima opinione. È comunque un punto di partenza x discussioni che portano lontano.

    • “Non vedo una guerra esplicita al presepe”. Allora, Fusaro che ne scrive, noi che leggiamo e commentiamo siamo tutti deficienti ?

  • Analisi perfetta con la quale concordo completamente. Come si è distrutta la famiglia così i valori etici e sociali. Triste realtà che come disse Gaber ha sostituito la massa composta da individui con l’individuo massa!

  • Anche io quello che ho pensato leggendo l’articolo è che prima bisognerebbe mostrare in cosa consiste questa guerra al presepe. Neanche io vedo una particolare ostilità verso il presepe.

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi