Un governo Carioca? Subito, ma occhio al “Contratto”. Ecco perché…

Nel video qui sopra, la registrazione del lungo live durante il quale ieri sera ho cercato di spiegare le mie perplessità, ora riassunte in questo post.

Non si può difendere la Costituzione a giorni alterni. La Costituzione è la legge fondamentale dello Stato. Serve a tutelare la nostra forma di governo e tutti noi rispetto alle derive del potere. Se la invochi quando ti serve, poi non puoi infrangerla quando ti è di ostacolo. Sono le basi della coerenza. Perché ve lo dico?

Ieri è uscita una prima versione, in bozza, del contratto di Governo M5S – Lega. L’ha pubblicata l’Huffington Post, dopo averla ricevuta da una talpa. Si tratta di una bozza superata, con parti forse ancora da discutere, che non tutti avevano letto, altre che nel frattempo saranno state modificate etc. Però contenevano ampi stralci di un’impostazione che esula dal mero accordo programmatico, ma sconfina in un castello di norme che costruiscono nuove strutture di controllo e amministrazione extra istituzionali. Un’idea, conoscendo bene il loro modus operandi, da ascrivere al Movimento Cinque Stelle, come conferma anche l’intervista del Corriere di oggi a Claudio Borghi, responsabile economico della Lega.

Chiariamo subito una cosa: io sono stato uno sponsor del possibile Governo carioca (fin da quando, oltre due mesi fa, scrivevo che non c’era alternativa all’avere M5S e Lega a Palazzo Chigi, se non il voto). Lo sono stato e lo sono ancora. Credo però anche che questa storia del “contratto” di Governo sia stata complicata oltre misura, al punto da diventare quasi un’ostacolo alla nascita del nuovo esecutivo. Mi spiego.

Nel corso di tutta la prima Repubblica, il Parlamento veniva eletto con il proporzionale puro. Tanti voti prendi, tanti seggi ottieni. Una formula cara anche a Gianroberto Casaleggio. Con quella regola aurea, era difficile che un solo partito ottenesse la maggioranza necessaria per governare, dunque la norma era che dopo le elezioni i partiti si incontravano e verificavano se vi fosse una maggioranza che si poteva consolidare intorno a un insieme di punti programmatici condivisi. A questo servivano le famose consultazioni con il Capo dello Stato: a verificare se un numero sufficiente di partiti fossero d’accordo a governare insieme, o a dare l’appoggio a un Governo nato con obiettivi precisi. Perché questa verifica? Perché il processo di formazione di un Governo è lungo, difficile e complicato. E dato che alla fine, essendo noi una repubblica parlamentare, questo Governo per insediarsi deve prima ottenere la fiducia in aula davanti alle camere, è necessario – per non perdere tempo – verificare prima che la maggioranza millantata, su certi temi, ci sia davvero, almeno nominalmente.

I governi dunque nascono sempre a partire da un contratto che fissa i punti sui quali i partiti che formano una maggioranza si mettono d’accordo per formare un esecutivo. Quello che oggi appare strano (un accordo post-elettorale tra partiti diversi), dopo tre decenni durante i quali abbiamo tentato di forzare la Costituzione andando verso sistemi presidenziali e di coalizione che non ci appartengono, è in realtà il modo normale che i nostri padri costituenti hanno studiato per gestire l’organizzazione del potere.

Allora cos’è che stiamo definendo pomposamente “contratto”, quello tra M5S e Lega, e che pare tutta questa gran novità? È in realtà l’accordo programmatico tra due forze che dichiarano di avere i numeri per governare, e che su quei punti si presenteranno in Parlamento per ottenere la fiducia. Cos’è la fiducia? È uno dei momenti più alti nel funzionamento dello Stato. La Camera e il Senato, nella nostra democrazia rappresentativa, non sono altro, infatti, che i rappresentanti dei cittadini, cioè del popolo. Siamo noi. E un esecutivo nascente, presentandosi davanti alle Camere ed elencando gli obiettivi che vuole raggiungere, uno per uno, non sta facendo altro che chiedere al popolo, impegnandosi in maniera solenne (e scritta, visto che ci sono i verbali), il permesso di governare per conseguire esattamente quei punti. 

Se il Parlamento, cioè noi cittadini, accetta, il Governo si insedia: il Presidente del Consiglio e i suoi “consiglieri” (i ministri che ha scelto) giurano fedeltà alla Costituzione davanti al Presidente della Repubblica e il Governo inizia a lavorare. Ora, dove si consultano il Presidente del Consiglio e i suoi consiglieri, per le decisioni da prendere, gli imprevisti da risolvere e qualunque altra forma di emergenza da governare, comprese eventuali conflittualità? In uno speciale gabinetto chiamato “Presidenza del Consiglio”. Avete presente, quella dove il Presidente suona il campanellino? E siccome i ministri, i viceministri, ma anche i segretari e i sottosegretari sono stati scelti dagli stessi partiti che hanno ricevuto la fiducia dalle Camere, quel confronto, in quel gabinetto, rappresenta già la sede elettiva dove si risolvono e ricompongono, trovando una sintesi, le eventuali divergenze.

Adesso diamo uno sguardo all’impostazione del contratto M5S – Lega e a come viene presentato. Si tratta sostanzialmente di un accordo di Governo a tutti gli effetti (sì, come quelli dell’era del proporzionale nella prima repubblica), dove si fa un elenco di obiettivi comuni, e che si vuole presentare ai cittadini perché lo avvallino.

I più svegli tra i voi diranno: hey, un momento, ma non stiamo parlando esattamente di quello che si è sempre fatto? E non è forse la fiducia esattamente il momento che la Costituzione prevede per chiedere il consenso dei cittadini (stante il fatto che la maggioranza parlamentare ce l’avete appena messa, e che se non vi fidate già dopo due mesi di quelli che avete appena votato, allora tanto vale andare tutti al mare)?

Sì, è proprio così: stiamo tutti discutendo – immersi dentro a un’orgia di commenti e di commentatori sotto l’effetto di qualche sostanza stupefacente tagliata bene – esattamente di quello che la Costituzione già richiede di fare. Solo che ce la rivendono come se si trattasse di una grande innovazione della terza repubblica, con l’aggiunta del trascurabile particolare che vorrebbero sostituire il Parlamento con un referendum online e con qualche gazebo nelle piazze. Ma come? Non si era sempre rivendicato con orgoglio che questa è una repubblica parlamentare e che il Parlamento va rimesso al centro? E allora perché non iniziare semplicemente da lui, lasciando che si esprima – nel nome del popolo – nei modi e nelle forme previste dalla tanto amata Costituzione del 1946?

Ma c’è di più. Questo accordo di Governo è diventato un contratto meticoloso e puntiglioso, che se nella parte di elencazione programmatica è accettabile (purché ci si limiti a descrivere i programmi nel senso di una dichiarazione di principio, visto che non ci si può spingere fino a formulare dei testi talmente dettagliati da somigliare a norme di legge, le quali invece dovrebbero essere scritte nelle opportune sedi), diventa una costruzione eccessiva – e francamente un po’ orwelliana – laddove si spinge a creare delle strutture di controllo extra-istituzionali con il potere di controllare e indirizzare l’azione del Governo, per conto di soggetti che non sono affatto deputati a farlo.

Parlo del Comitato di Garanzia, o di Controllo che dir si voglia, che in una non meglio precisata sede, raccoglierà non meglio precisate persone (oltre ai capi politici e ai capigruppo parlamentari, sarebbero previsti infatti anche una lista di uditori a piacere, e non è difficile immaginare chi vi si potrà trovare, tra i soggetti non votati da nessuno), che avranno il potere di indirizzare l’operato del Presidente del Consiglio, prendendo decisioni al di fuori del gabinetto dei ministri e creando – di fatto – un esecutivo sopra l’esecutivo, all’interno del quale potranno  sedere membri non eletti da nessuno. Stiamo parlando del commissariamento della democrazia, che tanto faceva paura nelle nostre battaglie contro la Trilaterale, contro le lobby, contro il MES (che avevano esecutivi oscuri e inviolabili), e contro le élite a porte chiuse che decidono le politiche dei governi.

E a cosa dovrebbe servire, questa costruzione fantastica, questa democrazia sopra la democrazia, questa costituzione privata innestata sopra alla Costituzione del nostro caro popolo sovrano? A garantire i cittadini – immagino – che l’esecutivo farà quanto stabilito nel contratto. Altrimenti? No, sentiamo: altrimenti che fa, il grande Comitato galattico? Non può far altro che impegnarsi a far sciogliere il Governo. Ma, un momento… come si fa a far dimettere un Governo? Non lo si può fare nella sede di un consiglio di amministrazione peraltro privo di valore giuridico: lo deve fare il Parlamento con un atto di sfiducia (verso tutto il Governo o verso singoli Ministri). Ma allora – direte voi – a cosa serve un tale comitato orwelliano? Non basterebbe che le forze politiche si incontrassero e discutessero nei normali gabinetti istituzionali (la presidenza del Consiglio, le Commissioni, o perfino la bouvette del Senato…), e qualora non si accordassero – come si fa da che mondo è mondo per qualunque crisi di Governo – mettessero la sfiducia all’esecutivo, con conseguente votazione in aula? Essendo tale Governo sussistente solo in virtà dell’appoggio dei voti di M5S e Lega, è chiaro che se uno dei due si sfila, il Governo cade, e cade già in aula: non serve un Comitato esterno e oscuro per liberarsene.
Esatto, proprio così: basta e avanza già il contratto tra partiti e cittadini che si firma con la fiducia nelle aule, basta e avanza già il Parlamento e bastano e avanzano già le istituzioni, esattamente conformate per come la Costituzione le prevede.

Ma allora… a cosa serve questo benedetto contratto, che nella parte delle garanzie e dei vincoli reciproci è stato scritto da qualche azzeccagarbugli che di Stato non capisce niente, e che ipotizza strutture che sfuggono al controllo democratico, come se si trattasse del tanto odiato Transatlantic Trade and Investment Partnership (il TTIP) che guardacaso imponeva strutture superiori alle istituzioni a giudicare sui Parlamenti, e che per questo motivo – tra gli altri – non ci andava bene? Esattamente: a cosa serve? A commissariare la democrazia come è stata commissariato il sindaco di Roma o come ci ha commissariato la BCE?

La risposta è che non serve a niente. E se una cosa non serve, allora diventa un intoppo che rischia solo di allungare i tempi e di diventare un ostacolo sul cammino dell’insediamento del nuovo Governo. Tanto più che Mattarella adesso aspetta il testo dell’accordo per prendere una decisione, passaggio che si sarebbe benissimo potuto evitare. Lo ripeto in forma più chiara: si doveva evitare a tutti i costi di creare inutili complicazioni che stanno alla Costituzione come i contratti sui derivati partoriti dall’ingegneria finanziaria stanno alla finanza tradizionale, perché saranno sicuramente un motivo di critica se non di diniego alla loro realizzazione. E questo metterà a rischio la formazione dell’esecutivo.

Se volete fare un Governo, cari M5S e Lega, fatelo e basta! Scrivete i punti del programma e presentateli alle Camere per avere la fiducia. Il resto dimenticatelo: è solo un tributo pagato alla società dello spettacolo che sempre di più bada alla forma e non alla sostanza. Ma a noi, al popolo che vi ha votato, invece interessa quella: la sostanza.

11 commenti

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  • trascrizione tratta dall’intervista di Borghi di ieri al Corriere

    «

    E i 5 Stelle su questo sono tiepidi? Non danno garanzie?

    Al tavolo del contratto tutti si dicono d’accordo sul fatto che alcuni trattati europei siano da cambiare. Noi vogliamo da loro la certezza che ci saranno anche quando tutti
    ci diranno di no. Perché ci diranno di no

    […]

    devo dire che la forma contrattuale ci sta aiutando. È un’idea dei 5 Stelle che da questo punto di vista potrebbe dare una bella mano a noi e alla strada che vogliamo imboccare

    »

    https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/18_maggio_16/governo-borghi-nell-intesa-vogliamo-certezze-non-possiamo-ritrovarci-soli-quando-l-europa-dira-suoi-no-478514b2-58ca-11e8-a92f-c55317f6ffa7.shtml

  • Buongiorno Claudio,
    alla luce di tutto questo perché non chiedere agli amici Borghi e Bagnai delucidazioni? Certo che come dici tu potrebbero star facendo l’unica cosa per non essere cacciati subito.
    Grazie!
    Emanuele

  • La preoccupazione di Messora che si possa creare un contro potere che sovrasti la Presidenza del Consiglio e che in qualche modo la sovrasti è legittima ma eccessiva: intanto perché non si tratterebbe di un organismo codificato che si erge sopra gli organi costituzionali ma eventualmente interagisce con essi.
    E soprattutto perché è un semplice meccanismo di raccordo, una stanza di compensazione, nella quale vengono prefigurati taluni temi in cima all’agenda politica del governo ma senza deliberare alcunché: infatti, nulla del suo funzionamento è normato, non sono previste procedure di votazione, non c’è un numero legale, niente di niente. E’ un semplice meccanismo politico che serve a tastare il polso della situazione, prima che le liturgie costituzionali abbiano luogo.
    Non dimentichiamo che M5S e Lega sono nuovi a questa esperienza, di più, reciprocamente diffidenti e hanno scelto la strada di governo insieme non per vocazione ma per necessità. Insomma, è un modo per anticipare le traiettorie decisionali un attimo prima che si realizzino allo scopo di poter eventualmente impostare correzioni di rotta prima che si manifesti in tutta la sua complessità la dialettica parlamentare: con termine anglosassone si tratta di “fine tuning”.
    L’altra sera il governatore PD della Puglia, Michele Emiliano, nel talk della Berlinguer, ha affermato che in questo non ci vede nulla di strano, anche perché la cosiddetta “cabina di regia” è sempre esistita a tutti il livelli istituzionali, sia pure in forme diverse (spesso infomalmente, che a pensarci un attimo è assai peggio!), proprio per i motivi suesposti.
    Non trascurabile il fatto che la partitocrazia è asserragliata nei media ed aspetta famelica qualunque spunto per scatenare tutta la sua potenza di fuoco sull’opinione pubblica per scardinare la volontà popolare.
    Come insisto, in queste ore molte prime firme ed esponenti della casta stanno tifando a che lo spread possa rapidamente impennarsi: qualcuno stamattina comunicava, dai microfoni Rai, che la tempesta sui mercati stava rientrando con un filo di delusione nella voce.
    Capisco e in parte condivido la critica stilistica ma non l’enfasi con cui viene portata: “E’ una follia!!!”.
    La sfida che si trovano ad affrontare per la prima volta M5S e Lega è senza precedenti ed è di tale intensità che il beneficio del dubbio bisogna spenderlo se non altro perché si tratta di veniali peccati di gioventù.
    Qui è in palio una posta molto più alta: non è più destra contro sinistra, ma sono le masse che si sono ribellate alla élite transnazionale che agisce normalmente sotto false flag. L’esperimento italiano del governo carioca è più unico che raro.

  • In TV li stanno massacrando, l’ignoranza economica si taglia col coltello.
    Io nel contratto ci avrei scritto una sola piccola cosa:
    L’impegno a finanziare una trasmissione di 10 minuti, tutte le sere in prima serata, dove si spieghino i rudimenti dell’economia.
    Magari condotta da Claudio Borghi.

  • Claudio, più chiaro di così si muore. Concordo con il fatto che sia la costituzione il riferimento da tenere e non “una scrittura privata”. Come sempre grazie per la franchezza.
    Andrea

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