Tutti i media contro la Guardia Costiera Libica – di Francesca Totolo

L’azione della Guardia Costiera Libica è efficace: diminuiscono le partenze, gli sbarchi, le morti. Forse proprio per questo è partita una campagna mediatica senza precedenti, che accusa i libici di riportare i migranti in presunti “campi di tortura” (in realtà ben gestiti dall’ONU), o che addirittura affianca la Guardia Costiera a milizie scafiste.

di Francesca Totolo

In una precedente inchiesta, abbiamo scientificamente dimostrato che, grazie all’impegno delle autorità libiche e alla diminuzione del numero delle ONG, sia gli sbarchi nei porti italiani sia i morti in mare (in valore assoluto e in valore percentuale sulle partenze) sono esponenzialmente diminuiti.

Fatto che dovrebbe far esultare gli “umanitari” in Italia e all’estero. E invece no, succede proprio il contrario.

Gli stessi, supportati dalla stampa di regime pro immigrazione da alcuni mesi, hanno iniziato una vergognosa campagna mediatica contro la Guardia Costiera Libica, rea di riportare i migranti nei propri porti nazionali interferendo così nelle operazioni di traghettamento delle ONG verso la Sicilia. Gli umanitari si scagliano altresì contro “l’inferno libico” in cui vengono riportati i migranti, dimenticandosi che la gestione dei centri di detenzione governativi è affidata agli operatori di IOM e UNHCR Libya, che certamente non torturano le persone.

Diversi mainstream media si sono spinti oltre: da alcune settimane, stanno volutamente divulgando studiate inesattezze per creare una confusione calcolata presso l’opinione pubblica, equiparando la “vera” Guardia Costiera Libica alla Milizia di Zawiya, la cosiddetta Al-Bija.

La Guardia Costiera Libica si è costituita ufficialmente in seguito all’accordo Italia-Libia dell’estate del 2017, sottoscritto dal premier Paolo Gentiloni e dal Primo Ministro del Governo di Accordo Nazionale, Fayez al-Serraj.

L’accordo stabiliva l’impegno di Tripoli nella lotta ai trafficanti di esseri umani e la conseguente istituzione della zona SAR (ricerca e salvataggio) di competenza della Guardia Costiera Libica, in cambio di un sostanziale apporto di mezzi e strumenti alle autorità locali.

La Guardia Costiera Libica è stata ed è tuttora istruita dagli uomini della nostra Guardia Costiera e del contingente di EUNAVFOR MED Operazione Sophia, e questo porterà all’istituzione dell’MRCC di Tripoli, presumibilmente a dicembre. La flotta di Operazione Sophia ha il compito altresì di monitorare le attività delle motovedette libiche durante il pattugliamento; il report della missione di Frontex ha dimostrato, infatti, che la strage dei cinque migranti del 6 novembre scorso non è stata causata dalla Guardia Costiera Libica, ma dalla prepotenza e dal non rispetto degli ordini della ONG tedesca, Sea Watch.

Veniamo alla Milizia di Zawiya, detta anche Al-Bija dal nome del suo comandante, e che impropriamente i “giornalisti” mainstream media definiscono Guardia Costiera Libica, per generare una calcolata confusione nel lettore/telespettatore. Ecco alcuni esempi.

Il punto più alto della disinformazione lo tocca, con un lungo e mendace report, Open Migration, progetto italiano propagandistico pro immigrazione voluto e finanziato dalla Open Society Foundations di George Soros. L’ideatrice della piattaforma è stata Costanza Hermanin, senior analyst e prima donna della fondazione sorosiana in Italia, e poi diventata casualmente segretaria particolare del Sottosegretario di Stato al Ministero della Difesa, Gennaro Migliore. La Hermanin ha tentato anche la carriera politica, candidandosi nelle liste di Più Europa di Emma Bonino, ovviamente.

Torniamo al report “L’Italia affida i migranti agli stessi che fa arrestare per contrabbando” di Open Migration: già il titolo è una enorme bufala. Quelli che la Procura di Catania ha arrestato per traffico di esseri umani e contrabbando di petrolio libico sono i membri della Milizia di Zawiya comandati da Al-Bija.

La stessa Milizia di Zawiya era in rapporti decisamente amichevoli di collaborazione con la maggior parte delle ONG operanti in zona SAR libica. Gli uomini del comandante Al-Bija, facilitatori dei trafficanti di esseri umani in Libia, aiutavano gli “umanitari” nel trasbordo dei migranti che poi venivano traghettati in Italia. Come in un’avviata filiera produttiva, durata per ben due anni. Infatti, prima dell’istituzione della “vera” Guardia Costiera Libica, nessun denuncia è mai stata fatta dalle ONG contro la Milizia di Al-Bija.

Il contenuto del report di Open Migration è un continuo susseguirsi di studiata confusione che equipara la Milizia di Zawiya alla Guardia Costiera Libica, giocando sulle parole, arrivando perfino a dichiarare che il governo italiano si è alleato con i contrabbandieri. Peccato che i membri della Milizia siano tutti detenuti in carcere e quindi non possano essere presenti sulle attuali motovedette libiche.

La conclusione del report potrebbe vincere il Premio Goebbels per la propaganda disinformativa a sostegno dell’immigrazione irregolare: “Traffico di gasolio e traffico di migranti, quindi, sono due facce della stessa medaglia. Se lo scopo della lotta ai trafficanti ha anche l’obiettivo di stabilizzare la Libia, come detto in più occasioni pubbliche dal Ministro dell’Interno Marco Minniti, allora la strategia è da rivedere. L’Italia ha legittimato l’esistenza di questa Guardia costiera, lasciandole, in sostanza, la possibilità di arricchirsi, oltre che con i migranti, anche con il traffico di gasolio. I nostri inquirenti si trovano così nella situazione di dover arrestare componenti di quel cartello con cui il Viminale ha in realtà siglato un accordo di collaborazione”. Nessun componente della Guardia Costiera Libica istituita in seguito all’accordo Italia-Libia della scorsa estate, è stato arrestato per ordine delle Procure italiane.

Paradossale anche che Open Migration si scopra così giustizialista dopo aver ripetutamente sostenuto l’innocenza “senza se e senza ma” delle ONG inquisite dalle Procure di Trapani, Catania e Ragusa. Ovviamente non sono mancate aspre critiche contro Carmelo Zuccaro, il primo Procuratore a mettere in dubbio la condotta delle ONG nel Mediterraneo.

Ricordiamo che i report della sorosiana Open Migration, anche se poco conosciuta dal grande pubblico, sono presi come Vangelo dai maggiori mainstream media italiani e impiegati nella redazione dei loro articoli/servizi sulla questione migratoria.

In conclusione, un’ultima constatazione: come potevamo già ipotizzare un anno fa, l’accordo Italia-Libia sottoscritto dal governo Gentiloni è stato solo un mezzo per quietare un’opinione pubblica ormai in subbuglio riguardo alla questione immigrazione, e non una seria strategia per arrestare il flusso verso l’Italia e la tratta dei migranti. I servizi segreti italiani, infatti, condivisero a giugno con il Ministro Minniti le preoccupazioni per la tenuta democratica del nostro Paese.

Gentiloni, ed è passato quasi un anno, non ha mantenuto le promesse fatte al Primo Ministro libico al-Serraj, non inviando a Tripoli i dovuti mezzi per la lotta ai trafficanti e per il pattugliamento della zona SAR di competenza.

Questa è stata di fatto la causa dei quasi 2.500 sbarchi nei nostri porti, avvenuti nell’ultima settimana in solo 2 giorni.

 

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