IL GIALLO DELLA BCE – ControRassegna Blu #14

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano. Solo su Byoblu.

Stampare denaro è quello che fa uno Stato, perlomeno un Stato che ha la sua sovranità monetaria. Gli Stati membri dell’Unione Europea, che la sovranità monetaria l’hanno persa, si devono affidare alla BCE, che ha statualmente l’unico obiettivo di mantere l’inflazione prossima al 2%.

Come che sia, negli ultimi anni, la BCE ha stampato denaro con il suo programma cosiddetto Quantitative Easing, ovvero l’acquisto diretto dei Titoli di Stato direttamente dagli Stati membri dell’Unione Europea prima per 60 miliardi al mese, poi a 80 e poi per 30.
La BCE ha continuato a comportarsi così dal 2015, prorogando di volta in volta il Quantitative Easing.

Ma c’è un giallo. Nel mese di maggio, proprio quando il Governo Conte si recava al Quirinale per trattare la nascita del suo Governo, la Banca Centrale Europea ha diminuito drasticamente l’acquisto dei Titoli di Stato italiani, per la prima volta da tre anni e ha innalzato fortemente l’acquisto dei BUND tedeschi. Loro dicono che si tratti di una mera tecnicalità. Ma è curioso che, dal 2015, sia capitato proprio adesso.

Ma c’è di peggio: il 15 di giugno, a Riga, si terrà un vertice del Consiglio direttivo della BCE, alcuni suoi membri esecutivi e il capo della Bundesbank hanno già dichiarato che in questa seduta potrebbe essere portato a termine il programma di Quantitative Easing. E ci si chiede anche qui: come mai, dopo 3 anni e mezzo, proprio adesso è giunto quel momento?

Il sospetto che sia stato fatto per colpire l’Italia e mettere in ginocchio un Governo sgradito a Bruxelles è forte. In fin dei conti Draghi non è nuovo a operazioni di questo genere. Ricorderete tutti come nel 2015, in Grecia, impedì alle banche di approvvigionarsi di liquidità in cambio di Titoli di Stato, così come era stato loro concesso. E questo provocò la chiusura dei bancomat, il panico tra la popolazione e sappiamo tutti come andò a finire.

Abbiamo una via d’uscita? Quali strumenti esistono, nel programma di Governo M5S-Lega, per tentare di assorbire l’onda d’urto di quello che io non saprei come altro chiamare se non “Il ricatto di Bruxelles”?

Lo abbiamo chiesto a Fabio Conditi, esperto di moneta e presidente dell’Associazione Moneta Positiva.

Sentiamolo, poi titoli.

Si comincia a parlare di creazione del denaro da parte dello Stato attraverso la creazione di banche pubbliche (una per gli investimenti, una per il credito), ma soprattutto attraverso la creazione di Minibot, che sono una sorta di inizio di utilizzo della sovranità monetaria e fiscale da parte dello Stato.

E si parla dei veri obiettivi dell’Unione Europea, che sono sanciti dall’articolo 3, comma 3 del Trattato sull’Unione Europea e che specifica in maniera chiara che gli obiettivi sono la crescita economica equilibrata e la piena occupazione. Quindi non solo la stabilità dei prezzi.

Finalmente si comincia a parlare di cancellazione del debito pubblico che, noi sappiamo, corrisponde al consolidamento dei Titoli di Stato detenuti dalla Banca d’Italia, che oggi sono più di 400 miliardi di Euro.

Il Re ormai è nudo: non è più possibile pensare che il debito debba essere solamente ripagato, il debito può essere cancellato attraverso la creazione di nuova moneta.

Il Bilderberg arriva in Italia

Torino 7 giugno: prende il via il meeting più segreto del mondo. L’ormai famigerato Club Bilderberg, nato per iniziativa del banchiere Rockefeller nel 1954, ospita ogni anno 130 dei più influenti personaggi del mondo della politica, dei media, dell’economia, per discutere delle sorti del mondo senza dover rendere conto a nessuno. La lista dei partecipanti del 2018, resa pubblica, prevede parecchi italiani e riserva anche qualche sorpresa. Oltre ai soliti Lilli Gruber, John Elkann, Franco Bernabé, Mario Monti e Mario Draghi, quest’anno è stata invitata la senatrice Elena Cattaneo, che si occupa di progetti di genomica e mappatura del DNA. Argomento che deve molto interessare il Bilderberg, così come l’intelligenza artificiale: ci sono ospiti da Google Alphabet e anche Peter Thiel di Paypal. Tra i politici, il solito Kissinger e curiosamente un membro di Ciudadanos, il partito appena entrato al governo in Spagna. E’ notorio, infatti, che l’élitario Club inviti sempre i “nuovi” leader… inclusi quelli che leader non sono ancora, ma è gradito che lo diventino. Presente come sempre la grande finanza, da Deutsche Bank alla Federal Reserve, e persino quell’Oettinger che voleva mandarci la troika. Forse la sua gaffe ha l’approvazione dei Bilderberger? Molto clamore, infine, ha suscitato una prima assoluta: la presenza del Segretario di Stato Vaticano, Cardinale Parolin. In questo 2018 l’argomento principe della discussione tra potenti sarà, neanche a dirlo, l’avvento del cosiddetto populismo in Europa. Sempre nella speranza di decidere, a porte chiuse, i destini del mondo. E comunque, noi crediamo che abbia ragione Enzo Pennetta, quando dice: “Qualunque giornalista invitato a riunioni segrete come il Bilderberg dovrebbe rivelarne i contenuti o rifiutare. In caso contrario: sospensione automatica dall’ordine per falso ideologico”.

Matteo Renzi world tour

Cosa fa l’ex premier e (forse) ex segretario del PD, mentre gli altri tirano la carretta governando o facendo opposizione? Inaugura il suo tour mondiale come una rockstar. Qatar, Kazakhstan, Cina, USA, Sudafrica… un bel giro estivo di conferenze in attesa della Leopolda d’autunno. Chissà se anche lui attua la politica del “pay to play”, come qualche ex Presidente USA che chiede centinaia di migliaia di dollari per apparire davanti a un pubblico plaudente. Fatto sta che la sua prima tappa è stata in Qatar, dove sembra che Renzi abbia stretti legami con la casa reale dell’emirato e si presti addirittura a fare da lobbista per investimenti nelle compagnie aeree. D’altronde il Qatar subisce un boicottaggio dallo scorso anno, quando si mise in urto con gli USA e la nuova Arabia Saudita di Bin Salman, e spera nell’Italia al punto da pubblicare un’accorata lettera sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, a firma dell’ambasciatore. Magari contano sull’aiuto di Renzi, chissà. Intanto, la nuova iniziativa del Renzi pellegrino non è piaciuta per niente in patria: moltissime le critiche, prima tra tutte quella di Massimo Cacciari che ha dichiarato: “Va in giro per il mondo a fare conferenze? Renzi andrebbe sculacciato”.

News e informazione: di TV e stampa non si fida più nessuno

Se avete l’impressione che i TG e gli organi di stampa non forniscano più un’informazione completa, imparziale e pluralista, sappiate allora che non siete soli ma in compagnia di buona parte della nazione. Secondo una ricerca dell’istituto internazionale PewResearch, gli italiani sono tra gli europei quelli che si fidano di meno dei media tradizionali: appena il 29% ne ha molta fiducia o fiducia piena. Il nostro Paese, inoltre, è in testa alla classifica continentale per l’informazione attraverso i social, ben il 50% degli italiani legge le news ogni giorno su Facebook e Twitter e preferisce informarsi in Rete piuttosto che sui giornali o con i TG. La differenza con gli altri Paesi è davvero sostanziosa: che sia dovuto anche a questo il risultato delle elezioni del 4 marzo? La ricerca prova a rispondere. La fiducia dei cittadini di orientamento cosiddetto populista, verso l’informazione mainstream, è appena al 26%, ma quello che stupisce davvero è come la fiducia nei media degli elettori italiani definiti “non populisti”, sia la più bassa d’Europa, e di gran lunga! Questo risultato dimostra non solo che l’esito elettorale non è stato agevolato dalle cosiddette “fake news” dei social, ma anche che l’informazione italiana ha raggiunto probabilmente il livello più basso di affidabilità della sua storia, anche presso i fruitori politicamente più tradizionali. Una conclusione davvero sconfortante.

La Cina è vicina? Sì, all’Africa

La Cina si sta trasferendo in Africa. O meglio: sta allargando a tal punto la propria sfera di influenza, da fagocitare un intero continente. Secondo l’Università di Harvard, l’Africa di domani potrebbe diventare ciò che è stata la Cina fino a poco tempo fa, ovvero il luogo in cui si produce tutto il possibile per tutto il mondo. I cinesi hanno investito già montagne di yuan, costruendo oltre 100 zone industriali, e poi ferrovie, porti, aeroporti, strutture mediche e farmaceutiche. Un investimento che servirà a integrare la nuova economia africana con quella cinese, fino al trasferimento in Africa di una buona parte delle aziende cinesi e del loro ciclo produttivo, in tutto o in parte. Un po’ come è successo tra l’Occidente e la Cina. L’analisi dell’Università americana ritiene che la Cina vincerà là dove Europa e URSS hanno fallito, perché hanno tentato di esportare le loro ideologie in un continente impermeabile a tali operazioni. La Cina, invece, secondo Harvard “rispetta” le tradizioni africane e sa integrarsi. Forse questa conclusione è però un tantino ottimista: in realtà, da anni arrivano denunce sull’indifferenza delle industrie cinesi verso diritti umani, sullo sfruttamento dei bambini, sulle vaste operazioni di land grabbing. Chi ha ragione quindi? Molto probabilmente lo sapremo nei prossimi anni.

Milioni di test DNA nelle mani degli hackers

Le rivelazioni di Snowden, i leaks di Assange, le denunce di Manning. E poi i processi a Zuckerberg, il caso Cambridge Analytica: tutto questo sta destando sempre più preoccupazione verso la nostra privacy in rete, che è ormai violata da ogni serratura. Social network, smartphones, smart TV, siti Internet, non esiste ormai più un luogo sicuro. Ma certe volte, lo dobbiamo ammettere, la violazione della privacy ce la andiamo a cercare da soli. E proprio quella più intima: il nostro DNA. La curiosità di sapere “chi siamo e da dove veniamo”, ha spinto infatti milioni e milioni di persone ad inviare un campione del proprio DNA, attraverso un semplice test con la saliva, ai due più importanti siti del mondo che promettono di ricostruire la nostra genealogia. Ma alla fine sono arrivati gli hackers, e ora il test del DNA di 92 milioni di persone, clienti del sito My Heritage, è in mano a chissà chi e chissà per quali scopi. Il sito Ancestry.com, invece, ha avuto una violazione dei server che ha portato al furto dei dati genetici di 55 mila persone. E’ vero, insomma, che in gran parte la nostra privacy in Rete è compromessa da trucchi e trappole seminati ovunque; ma è vero altresì che a volte è la nostra ingenuità a farci consegnare i nostri più preziosi segreti.

1 commento

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  • RENZI SI DEVE DIMETTERE DA SENATORE !!!! DEVE ESSERE INCARCERATO PER VARI REATI GRAVISSIMI CONTRO IL POPOLO ITALIANO E I RISPARMIATORI E PER AVER CREATO IL NUOVO SCHIAVISMO INVASIVO !!!!! PENA DI MORTE PER RENZI

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