IL DOCUMENTO BILDERBERG DEL 1958 PER IL CONTROLLO DELLE DEMOCRAZIE CON I BILANCI – Domenico Moro

Che ci sia atto un processo di riduzione dei diritti conquistati negli ultimi tre secoli dai popoli europei, questo è evidente ormai da tanto. È iniziato dopo la seconda guerra mondiale e i suoi effetti si sono concretizzati dopo il 1981, anno del divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro, in un crescendo che passa per la costruzione dell’Euro, come strumento per obbligare gli stati a una politica di bilancio comune, e per l’Europa Unita, come camicia di forza per obbligare i parlamenti al rispetto di quelle politiche, e per le sinistre che da internazionaliste diventano le migliori alleate del capitale.

Un quadro che emerge chiaramente anche senza bisogno della famigerata confessione di Mario Monti, che in un discorso tenuto alla LUISS Guido Carli ha detto chiaramente che le crisi servono all’Europa per fare passi avanti e realizzare politiche che diversamente i popoli non accetterebbero mai (ma in altra sede ha detto anche che l’Europa Unita è stata da sempre un interesse delle grandi lobby americane).

E proprio di Guido Carli, ma anche di un documento esclusivo scritto per l’incontro del Gruppo Bilderberg del 1958 (scaricato da Byoblu e disponibile qui: bilderberg-meeting-report-1958) nel quale si delineava chiaramente questa strategia, parla Domenico Moro, ricercatore presso l’Istat, sociologo ed economista, in questa intervista realizzata da Irene Oliveri per Byoblu.

Domenico, che va ascoltato fino alla fine, ha il grande pregio di unire fatti, analisi e documenti anche conosciuti dal grande pubblico di Byoblu (come il documento Crysis of Democracy della Commissione Trilaterale, di cui Messora ha parlato a lungo già dal novembre 2011 – qui e qui), ma con una lucidità e una chiarezza disarmanti.

4 commenti

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  • Peccato che la rivoluzione francese non sia stata affatto la rivoluzione della classe operaia contro i ceti elevati della società come affermato nel video (e come ancora e purtroppo si insegna nelle scuole), semmai esattamente l’opposto e cioè l’affermazione dei “diritti” dell’alta borghesia, dell’alta finanza e della massoneria a discapito proprio delle classi lavoratrici, come è ormai noto a chi si occupa di questi argomenti. Leggasi a tal proposito, ad esempio, “La rivoluzione francese” di Perre Gaxotte, Mondadori, oppure “La rivoluzione francese” (tomi 1 e 2), di Francois Furet e Denis Richet, Laterza Edizioni. Purtroppo certi stereotipi sono duri a morire ma influenzano ancora, negativamente, una libera e serena valutazione delle vicende storiche. Stereotipi che però influenzano e condizionano le nostre odierne scelte. Finchè non ci si libererà di questi stereotipi difficilmente l’umanità riuscirà a trovare la via per giungere ad una serena e civile convivenza dei popoli.

  • È il primo discorso di sinistra vero che sento da più di vent’anni a questa parte… Il pensiero di sinistra esiste ancora, allora. Come fare a fare arrivare questi concetti alle persone culturalmente svantaggiate, che sono state private dei mezzi culturali per comprenderlo? Questa è la prima vera domanda. E una volta che il messaggio sia arrivato e abbia avuto le sue conseguenze a livello elettorale, come fare sì che i rappresentanti eletti applichino fino in fondo le politiche che chiaramente derivano da questa analisi, senza farsi incastrare da altri poteri? Questa è la seconda questione. Ci vorrebbe una vera leadership di sinistra, non ricattabile o corruttibile in alcun modo. Ma dove la troviamo?

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