TUTTE LE BALLE SULLA VOS THALASSA – ControRassegna Blu #24

Ecco la nuova edizione della Controrassegna Blu, la rassegna stampa di Byoblu: le notizie che i radar dell’informazione mainstream non rilevano.

Vos Thalassa: come è andata davvero?

Chi lo chiama “incrociatore”, come Toninelli, chi “peschereccio”, chi “rimorchiatore”.. ma cos’è davvero la Vos Thalassa, la nave che ha raccolto martedì sera 67 migranti e si è rifiutata di consegnarli alle autorità libiche? E cosa ci faceva da quelle parti?

Per capirlo, facciamo un passo indietro.

E’ il 2002 quando, sulla scorta dei successi egiziani, la Libia mette all’asta il suo “mare”, dividendolo in blocchi, e viene così presto annunciato un progetto di estrazione di gas nel blocco C137. Si tratta della seconda struttura galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico dopo quella in Tunisia, chiamata con l’abbreviazione FPSO.

Siamo a 100 km dalla Libia, 160 da Tripoli, sul confine con la Tunisia, a una novantina di metri di profondità. Per il progetto, che costerà 230 milioni di dollari, viene creata la Mabruk Oil Operations (che in arabo vuol dire “auguri”) una Joint Venture tra la National Oil Corporation libica (che detiene il 50%), la Totàl francese con il suo 37,5% e la tedesca Wintershall (12,5%). Dieci pozzi petroliferi per una capacità di produzione di 45 mila barili al giorno, a regime, che sono parte del campo chiamato “Al Jurf Oil Field“.

Chi si occupa delle operazioni di routine? Li chiamano Charter Offshore. E nel 2017 la Mabruk fa un bando per navi rimorchiatore. Tra i partecipanti la società libica AlSadafa, che tra i suoi vascelli propone propio la Vos Thalassa, e vince la gara d’appalto.

Quindi effettivamente parliamo di un rimorchiatore, dato in appalto da una società libica, costruito dalla cinese FUJIAN SOUTHEAST SHIPYARD nel 2012, registrato a Singapore e poi ceduto all’armatore olandese VROON, le cui navi in passato sono state noleggiate dalle ONG per le operazioni di salvataggio, e che aveva già traghettato 890 migranti nei porti italiani.

Martedì sera la Vos Thalassa carica 67 migranti, senza aspettare l’intervento libico. Le viene ordinato di consegnarli alla guardia costiera libica, ma lancia all’Italia un allarme sicurezza per il proprio equipaggio, dai contenuti inequivocabili: i migranti ci minacciano, in Libia non ci vogliono tornare. Venite a prenderli, o – addirittura – il nostro equipaggio potrebbe non rivedere le sue famiglie.

Un’equipaggio che a bordo delle navi VROON sembra passarsela del resto molto bene, come si vede da questi video, certo.. realizzati a scopo promozionale.

La prima reazione è molto conflittuale: doveroso salvare delle vite, ma che si arrivi a dirottare una nave pur di arrivare in Italia, pare troppo. Poi qualcuno suggerisce che forse le cose non siano andate proprio così, anche perché la Vos Thalassa lavora per una piattaforma Totàl. E i rapporti con Macron non sono idilliaci: “che sia una manovra di destabilizzazione”?

Ci sono un 37,5% di possibilità: quelle pari alle quote di Totàl della Mabruk Oil Operations, ma poi il giallo si infittisce, anche perché Francesco Borgonovo, giornalista de La verità, riesce a parlare con l’armatore. E sentite cosa gli dice.

Allora, io ho parlato con il dottor Vattuone che è il responsabile tecnico della Vroon (che è una grossa compagnia che nasce in Olanda, ma poi ha una sede a Genova). Questa persona mi ha risposto ieri mattina e mi ha detto che a bordo non c’è stata alcuna rivolta e mi ha detto che la situazione era stata molto ingigantita dai giornali. Al che gli ho fatto presente che non sono stati i giornali a ingigantire la questione di quello che è successo a bordo della Vos Thalassa, ma ci sono delle mail che anche noi abbiamo pubblicato e che vengono mandate da questa – come dire – dirigenza della compagnia di Genova e dalla nave stessa. Questo signore non era a bordo della nave e adesso bisogna sentire anche quello che dice l’equipaggio, però secondo questo signore non c’è stata alcuna rivolta, non ci sono stati pestaggi e non c’è stata violenza da parte dei migranti. «C’è stata» dice lui «una situazione di tensione che è andata crescendo, in particolare quando i migranti avevano capito che sarebbero stati portati verso una motovedetta della Guardia Costiera libica». Nella mail si parla esplicitamente di “rivolta” (c’è proprio la parola virgolettata “rivolta”), si dice che il primo Ufficiale della Vos Thalassa sia stato circondato e spintonato da queste persone. Più volte la compagnia dice: «Bisogna intervenire perché noi vogliamo garantire al nostro personale di fare ritorno presso le proprie famiglie». Io, parlando con la persona che è uno che ha mandato queste email sentendo il Capitano, mi ha detto: «No, non c’è stata alcuna rivolta. Noi abbiamo sollecitato perché dobbiamo sollecitare, dobbiamo garantire… dobbiamo tutelare il nostro equipaggio, dobbiamo tutelare, sostanzialmente, i nostri affari». Mi ha ripetuto più volte questa persona che loro non possono tenere a bordo 60/70 persone per una settimana, o comunque per più giorni, perché devono ovviamente sfamarle, farle dormire, gestirle e poi hanno il loro lavoro da fare. La mia sensazione è che questa nave volesse in qualche maniera liberarsi dei profughi o aspiranti tali – diciamo così – nel modo più veloce possibile. Cioè loro li hanno fatti salire, a quanto pare, perché altrimenti sarebbero naufragati e una volta che sono stati a bordo hanno cercato in tutti i modi di velocizzare l’operazione di trasbordo. Per evitare problemi, quando hanno visto che qualcuno si lamentava perché arrivavano i libici, hanno cominciato a scrivere alla guardia costiera italiana – chi lo sa – forse esagerando la situazione perché comunque resta curioso il fatto che – come dire – il rappresentante dell’armatore dica: «No, la rivolta non c’è stata», ma è la stessa persona che scriveva: «È in corso una rivolta!».

Insomma, sembra che, più che a causa di una rivolta, l’equipaggio del rimorchiatore abbia preferito agire per difendere i propri interessi, i propri asset, forse anche strizzando l’occhio ai francesi. Ma allora, adesso più che mai, le responsabilità devono essere accertate, anche per non creare un pericoloso precedente.

Prima di proseguire, alcune doverose precisazioni. Nel servizio sul report dell’Opac, andato in onda nell’edizione precedente, è stata omessa un’informazione importante, ovvero che a Douma, in Siria, nessuna traccia di gas nervino era ancora stata trovata – sì – ma che erano state trovate invece tracce di cloro e di esplosivi. Informazioni ancora da interpretare circa il loro reale significato, ma tuttavia, informazioni da dare, perché non è che se (eventualmente) non si muore di gas nervino ma di cloro, allora vada tutto bene. Io credo che vi meritiate un tg diverso da quello dei media generalisti che tanto critichiamo. E la prima diversità che vi aspettate è l’onestà intellettuale. Ce lo avete segnalato nei commenti, e noi ce la metteremo tutta – e abbiamo preso provvedimenti – per garantirla.

Sono stati tre mesi faticosi ed entusiasmanti, questi della Controrassegna Blu. Abbiamo fatto arrabbiare il Quirinale, abbiamo contribuito ad allontanare lo spettro del Copyright da Bruxelles. Adesso ci fermiamo e andiamo a caccia di fondi per ripartire, da settembre, con un servizio ancora migliore.

Titoli, e poi, per l’ultima volta, Giada.

Taser alla Polizia: da Alfano al Vaticano

Ci piace la dotazione di taser ai corpi di Polizia? Decisamente molto poco. Conosciamo tutti l’uso disinvolto che la Polizia statunitense fa di queste armi a scarica elettrica, con alcuni esiti drammatici che hanno colpito l’opinione pubblica. Eppure, esistono situazioni in cui la Polizia si trova sopraffatta, in casi difficili di ordine pubblico, e non può certo mettersi a sparare. Che fare? Il ministro dell’Interno ha appunto proposto l’adozione del taser come arma di difesa, provocando infinite polemiche, ma occorre ricordare che non è stato il primo in Italia a pensarci… e neppure l’ultimo. L’idea originaria è infatti del ministro Alfano, che ne propose l’utilizzo negli stadi nel 2014, mentre l’avvio della sperimentazione in 6 città italiane porta la firma di Marco Minniti e risale al marzo 2018. Un’idea decisamente trasversale quindi, e con molti predecessori. Ma oltre ai predecessori, Salvini può vantare anche degli emuli… e che emuli! Dalla metà di giugno, infatti, il taser è in dotazione nientemeno che alla Gendarmeria Vaticana. “Solo a salvaguardia della vita”, certo, ma fa un po’ effetto immaginare le pistole elettriche nei sacri palazzi…

Vaccini, la legge Corvelva per abolire l’obbligo: dove si firma

E’ appena uscito l’ultimo rapporto Aifa sulle reazioni avverse da vaccino. Le segnalazioni totali del 2017 in tutta Italia, provenienti per il 78% da personale sanitario e medici, sono state 6696. Di queste, oltre 1300 sono state definite come “gravi”, e 10, in maggioranza anziani, hanno avuto esito fatale anche se non con certezza correlabile al vaccino. Intanto, sul discusso decreto Lorenzin si muovono le associazioni: la veneta Corvelva ha appena presentato una proposta di legge per abrogare l’obbligo vaccinale. Mattia Marchi, presidente Corvelva, ci spiega di cosa si tratta.

Abbiamo valutato che fosse opportuno presentare una proposta di legge al Parlamento italiano. Abbiamo creato un comitato e hanno aderito alla proposta di legge 67 associazioni di tutta quanta Italia, per cui è di tutti noi: è del Comitato Libertà di Libera Scelta. Ci siamo avvalsi di avvocati, di giuristi e persone politiche che ci hanno dato una mano. Con l’articolo 1 chiediamo l’abrogazione di tutti gli obblighi vaccinali, l’articolo 2 ci sarà promozione delle vaccinazioni e gratuità, per cui mantengono ILEA. L’articolo 3, però era sulla farmacovigilanza. Noi in Veneto… è uscito ieri, proprio ieri il report dell’AIFA che attesta che il Veneto segnala all’AIFA quattro reazioni avverse (sospetti) reazioni avverse su dieci. Prima di pensare solo al vaccino dei bambini dovrebbero dovremmo esportare il modello Veneto anche sulla farmaco-vigilanza. Non si può pensare di vaccinare e di non occuparsi. In centro Italia abbiamo 590 reazioni avverse, in Veneto 1.600! Cioè! Crediamo che sia tutto il modello Veneto sulle vaccinazioni che debba essere esportato a livello nazionale. Si può firmare in tutti i Comuni italiani. Ci potrà essere qualche Comune che ancora non ha attuato la proposta di legge e, in quel caso lì, avvisateci a info@ionondimentico.it. Però noi abbiamo attivato la proposta di legge in tutti i Comuni italiani. La raccolta firme sarà una raccolta firme lampo, durerà 30 giorni e chiude il 2 agosto, in maniera tale che con il conteggio riusciremo a essere per settembre a poter chiedere appuntamento a una delle due Camere. L’Italia non prevede, nel suo ordinamento, che le proposte di legge di iniziativa popolare debbano essere per forza discusse o ascoltate dal Parlamento. Però è il primo Governo da quando esiste la Repubblica che ha istituito un Ministero dedicato alla democrazia diretta, per cui ci sono tutte le possibilità che veniamo ascoltati e di poter presentare la nostra legge e che venga discussa.

Consiglio di Stato, le sentenze a mò di buoni pasto

L’intrigo è di quelli complicatissimi. Lo scandalo, se confermato, sarebbe enorme. I media tacciono, e Repubblica infila tutto in Cronaca di Roma. Stiamo parlando del “supermarket delle sentenze al Consiglio di Stato”: da un’indagine collegata al caso Consip, i magistrati avrebbero scoperto che i verdetti della giustizia amministrativa sarebbero in vendita in pacchetti da dieci, un po’ come i buoni pasto. Compri in anticipo un tot di sentenze a tuo favore, e le usi se e quando ti tornerà comodo. Il tuo avvocato farà valere uno dei buoni al momento giusto, con uno dei giudici compiacenti, e tutto andrà liscio. E come hanno scoperto gli inquirenti questo giro di sentenze comprate, che spesso riguardano appalti milionari? Da alcune intercettazioni in cui i clienti si lamentavano di verdetti sfavorevoli, perché il proprio avvocato non aveva fatto valere “il buono” già pagato a caro prezzo. L’inchiesta va avanti, e se tale incredibile pastetta dovesse essere confermata, ci auguriamo di vederla in prima pagina.

I “farmer” sudafricani chiedono asilo in Russia

Notizie inquietanti in arrivo dal Sudafrica. Sono ormai lontani i tempi di Nelson Mandela, dell’abrogazione dell’apartheid, della pacificazione nazionale: il governo attuale sembra invece intenzionato a dar voce a chi chiede risarcimenti e riscatto, anche con provvedimenti estremi. Nel marzo 2018, infatti, il Parlamento sudafricano ha approvato una mozione che apre alla possibilità di confiscare le terre agli agricoltori boeri, senza alcuna compensazione. Il leader della sinistra radicale che ha proposto la mozione, votata anche dall’African National Congress, ha dichiarato che occorre “restaurare la dignità del popolo senza compensare i criminali che ci hanno rubato la terra”. Per gli agricoltori boeri la situazione si è fatta a tal punto tesa, da spingere tutte le 15 mila famiglie coinvolte a pensare di chiedere asilo e appezzamenti di terra in Russia. Nei giorni scorsi, una prima delegazione di 30 famiglie sudafricane è sbarcata a Sevastopol per intavolare trattative con il governo russo, che ha 43 milioni di ettari di terre incolte e sarà quindi ben contento di affidarle a nuovi agricoltori competenti e motivati.

Laureati spazzini? A Roma diventano manager

Quando si usa il buonsenso, è sempre una buona notizia: e stavolta la buona notizia arriva da Roma. Avete presente le tante tristi storie dei nostri giovani laureati costretti ad emigrare o, se sono fortunati, a fare i lavapiatti o gli spazzini? Che, intendiamoci, sono lavori utili e decorosi, ma certamente poco commisurati ad anni e anni di studio… Ebbene, la sempre discussa utility della nettezza urbana di Roma, l’AMA, stavolta ha avuto un’idea che è proprio l’uovo di Colombo. Ha selezionato, tra le migliaia di suoi dipendenti, i migliori giovani laureati che erano sprecati, con una scopa in mano o alla guida dei mezzi, e li sta formando per farne i manager di domani. 20 giovani competenti che conoscono molto bene l’azienda, i problemi dei lavoratori, le esigenze della città, e che sono sicuramente più motivati ed esperti di costosi manager reperibili sul mercato. L’idea è bellissima, ci auguriamo che sia presa a modello da tante altre aziende o istituzioni: i dirigenti del futuro potreste averli già, e magari stanno lavorando in magazzino!

3 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Sinor Messora, in qualitá di ex comandante di “supply vessel” e “A.H.”, gradieri tentare di chiarire qualche punto.
    L’unica definizione corretta, in italiano, per quel mezzo é:
    “nave da rifornimento/assistenza/appoggio”, troppo lungo; infatti vengono normalmente identificati come supply.
    Certamente non é definibile “incrociatore”, nome che si riferisce ad uno speciale tipo di navi militari; altrettanto non corretto, seppure meno, é definirlo “rimorchiatore”, infatti, solo raramente, i supply effettuano rimorchi.
    Altri mezzi speciali, i fratelli maggiori dei supply, si chiamano “A.H.” anchor handling.
    Questi, lo dice il nome, gestiscono le ancore delle piattaforme e, spesso le rimorchiano.
    Definita la nomenclatura vediamo le condizioni di lavoro, o contratto di ingaggio, di questi mezzi.
    Le principali funzioni sono due: trasportare personale, provviste e materiali dal porto di appoggio alla piattaforma; effettuati i trasporti programmati, restare a breve raggio da questa, normalmente entro le 3 o 5 miglia (5.6 / 9.3 chilometri) in servizio di sicurezza, prima di tutto antincendio, ma, anche per qualunque altra emergenza.
    Normalmente, i contratti prevedono un tempo massimo di 10 o 15 minuti per la risposta ad una chiamata radio dalla piattaforma, 24 ore al giorno; e la presenza del mezzo sotto la piattaforma in un tempo limite di 20 o 30 minuti.
    Il non ottemperare a queste disposizioni contrattuali, comporta pesanti penalitá che possono essere economiche, ma, possono giungere alla rescissione del contratto di assistenza.
    Il mezzo si puó allontanare dalla piattaforma solo per casi di “forza maggiore”, preventivamente discussi ed accettati, almeno, dal comandante della stessa.
    L’equipaggio standard di questi mezzi é di circa 8 o 10 uomini, ufficiali compresi; per questo le installazioni interne, normalmente, prevedono un ugual numero di cabine e una mensa / cucina / rifornimenti proporzionali al numero.
    É sempre presente una infermeria; raramente una sala comune di attesa, tipo autobus, dove alloggiare il personale trasportato.
    Il mezzo in questione é chiaramente registrato presso il Compartimento Marittimo di Genova, si evince dalla chiara scritta sotto al nome, quindi batte bandiera italiana e, per il Codice della Navigazione, dovrebbe avere, almeno, il comandante di nazionalitá italiana.
    Veniamo ai fatti.
    Il Vos Thalassa riceve una richiesta di soccorso; sicuramente e doverosamente il comandante si sará informato a proposito delle possibilitá d’intervento di altre navi in zona e degli orari d’arrivo previsti. Constatato che il suo mezzo aveva la possibilitá di giungere sul posto prima di ogni altro, altrettanto sicuramente e doverosamente, avrá contattato il comando della piattaforma chiedendo il permesso di allontanamento per causa di forza maggiore; ricevutolo, é partito al salvataggio.
    Questi elencati sono i contatti radio “minimi”che sicuramente ha avuto.
    A salvataggio avvenuto, i problemi del comandante del supply erano due: assicurare ai naufraghi la permanenza a bordo migliore o, meno peggiore; il secondo, tornare il prima possibile al suo servizio contrattuale con la piattaforma.
    Data la struttura del mezzo, come antecedentemente descritto, é obiettivamente impossibile ospitare piú di 60 persone negli alloggi; in oltre, la coperta del mezzo é molto bassa sull’acqua, come si vede bene dalle varie foto, per questo, anche con poco mare mosso, é invasa dal mare.
    Quindi i migranti, sicuramente ed inevitabilmente, saranno stati ospitati in coperta, esposti alle condizioni meteomarine; una situazione non certo favorevole.
    Per risolvere i due problemi prima citati, in un primo tempo, il comandante si é diretto verso le motovedette libiche; in modo da effettuare rapidamente il trasbordo delle persone.
    Avuta notizia delle rimostranze dei salvati, anche senza considerare atti violenti, il comandante si é trovato con un nuovo problema: come controllare con 8 / 10 persone il malumore di altre 60 / 70.
    L’unica soluzione possibile é stata forzare, anche usando tinte fosche, l’intervento di una nave militare italiana che potesse farsi carico del problema.
    Certamente sí, come il signor Borgonovo ha notato, il comandante del Vos Thalassa aveva estrema urgenza di trasbordare gli indesiderati passeggeri, sia per evitare maggiori problemi a bordo, sia per tornare al lavoro per il quale é pagato.
    Non riesco a vedere nessun secondo fine, né comportamenti poco chiari; per concludere, le assicuro che io, al posto di quel comandante, mi sarei comportato nello stesso modo.
    Spero che quanto sopra serva a fare chiarezza oggettiva sui fatti.

  • Ciao Claudo, vorrei chiederti se hai più informazioni sulla situazione nell’Ucraina. I media non ne parlano niente e dall’ultimo video di Viktoria Shilova la situazione era veramente terribile

Top

Questo sito utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza del lettore. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo accettato l'utilizzo dei cookie. Leggi tutto ...

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi