SALUTE SpA – LA PRIVATIZZAZIONE DELLA SANITÀ, Francesco Carraro

Dieci milioni di italiani non si fanno curare perché costa troppo, mentre entro 5 anni 14 milioni di cittadini rimarranno senza medico di famiglia. Chi sono i nuovi padroni della salute? Perché la sanità pubblica garantisce coperture sempre inferiori, spingendo i cittadini che hanno bisogno di curarsi nelle mani del privato? Chi spinge verso un modello sanitario nel quale i nuovi mercanti della salute stabiliscono chi può curarsi e chi deve arrangiarsi? La salute è il business del futuro, a dirlo è un documento UE. Tutto quello che non avremmo voluto sapere, lo ha messo nero su bianco Francesco Carrara, autore insieme a Massimo Quezel di “Salute SpA – La sanità svenduta alle assicurazioni“.

2 commenti

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  • salute-Spa

    Premesso che l’intervista mette a fuoco molti particolari interessanti rispetto alla gestione della sanità pubblica, alla questione assicurativa delle ASL e dei privati, trovo una certa debolezza logica la dove ci si riferisce al “teorema della formichina”, tanto per intenderci.
    Vedo che si dichiara uno sbilancio finanziario tra l’analisi “lato ASL” ( risarcimenti 15 , premi pagati 100 , ricavo 85 ) e “lato assicurazioni” ( risarcimenti 130 , premi pagati 100 perdita -30 ) di 115 punti motivato da una errata analisi che non terrebbe conto (ASL) degli “accantonamenti” necessari secondo la buona pratica assicurativa (Assicurazioni).

    Ritengo che il rapporto i premi/risarcimenti, non siano frutto di una analisi molto incerta e riguardante il futuro, ma di dati storici super assodati.
    Quindi mi risulta sospetta sia l’analisi ottimistica delle ASL che quella ritenuta più autorevole delle assicurazioni (impegno per gli accantonamenti, “formichina”).

    Tradotto: il numero di cure e il numero degli insuccessi sanitari risarciti negli ultimi dieci anni penso che siano un dato certo che (salvo mutamenti patologici epocali) dovrebbe essere abbastanza stabile. Perché questa reciproca abnorme mancanza di convergenza sui dati?

    Una terza ipotesi convincente non è presente nell’intervista.

    Questa la mia osservazione.

  • Se il soggetto che assicura il malato ed il soggetto che fornisce prestazioni sanitarie coincidono, si potrebbero aprire scenari interessanti, qualora cambino completamente le leggi che regolano l’assistenza sanitaria.
    Condivido una lettera che ho scritto qualche giorno fa al Ministro della Salute:

    Scrivo per denunciare una palese incoerenza sociale in materia sanitaria. Incoerenza che è la causa di tutta le mancanza di fiducia di un buon numero di cittadini, non solo verso le vaccinazioni, problema che si è accentuato con il Decreto Legge Lorenzin, ma verso i farmaci in genere. Le case farmaceutiche investono nella ricerca e traggono il loro guadagno dalla vendita di farmaci. Il loro business è direttamente proporzionale al numero di farmaci venduti, ovvero direttamente proporzionale alla malattia della popolazione.
    Come ogni altra società, la farmaceutica aspira a guadagnare, e, affinché possa rimanere finanziariamente in salute, è necessario che vi siano malattie nella popolazione, la quale, al contrario, aspira a rimanere in salute il più a lungo possibile. Così la salute della popolazione e la salute della società farmaceutica sono inversamente proporzionali. Una persona malata produce meno reddito, ma è proprio da questi, che la farmaceutica è costretta a prendere i soldi. E questo non è favorevole né per la casa farmaceutica, né per lo stato che deve sopperire con l’assistenza sanitaria a chi, in quanto malato, non è in grado di produrre reddito sufficiente per pagarsi le cure, né tantomeno per il malato che, oltre a dover pagarsi le cure nel momento in cui la sua capacità lavorativa diminuisce, perde fiducia nella medicina, pensando che la farmaceutica, quando propone, per esempio, un farmaco o un vaccino, lo faccia principalmente perché ha interesse nella vendita di questo. La malattia è un costo sociale, un costo per lo stato, e in un sistema coerente, dovrebbe essere un costo per tutti, comprese, anzi in specialmente, per le società che dovrebbero perseguire la salute della popolazione.
    Ipotizzo uno scenario, che ovviamente dovrebbe essere dibattuto e messo a punto, per risolvere questa incoerenza: supponiamo che le società farmaceutiche, riconosciute dallo stato, stipulino una forma di abbonamento con il cittadino. Abbonamento che, come per l’RCA auto, dovrebbe essere obbligatorio per tutti, con eventuale contributo assistenziale per gli indigenti. I cittadini produttivi e sani, verserebbero dunque un canone nelle casse della società farmaceutica che hanno scelto per l’assistenza. Nel momento in cui si manifesta una malattia, l’importo versato alla casa farmaceutica viene ridotto, e contemporaneamente tutti i farmaci necessari sono erogati dalla farmaceutica senza ulteriori costi.
    In uno scenario di questo tipo, la società ha tutto l’interesse che i farmaci guariscano le malattie nel più breve tempo possibile, e anche la ricerca sarebbe finalizzata ad ottenere il massimo dell’efficacia. Contemporaneamente i cittadini, non avrebbero più alcun motivo per mettere in dubbio, per esempio, un vaccino proposto in quanto, essendo un costo per la società che lo produce, è evidente che l’interesse è solo ed esclusivamente quello di prevenire costose malattie nella popolazione.

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