CHI HA PRIVATIZZATO LA SCUOLA PUBBLICA (SENZA DIRLO)? Pietro Ratto

Chi scrive veramente i programmi scolastici? Chi c’è dietro alla gestione dell’INVALSI, il sistema di valutazione della preparazione degli studenti, in base ai cui risultati le scuole ricevono i finanziamenti? Perché i dati sensibili degli alunni, compresi i dettagli delle valutazioni degli insegnanti, vengono gestiti da aziende private? Quali conflitti di interesse esistono nelle Commissioni Cibo e nell’Educazione alimentare?

A questa e altre domande tenta di rispondere Pietro Ratto, professore di filosofia, giornalista e saggista, già noto a chi segue Byoblu per essersi occupato di Aldo Moro (https://www.youtube.com/watch?v=aGUkJ…) e dei Rothschild (https://www.youtube.com/watch?v=cvAM1…).

4 commenti

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  • Interessante e, purtroppo, credibile visione delle cose. Una piccola nota: qualcuno potrebbe insegnare a questo difensore della scuola a parlare italiano? Il “piuttosto che” utilizzato in modo inclusivo invece che esclusivo cambia significato alle sue frasi nonostante le intenzioni. Pare sia una moda meneghina derivata dalle TV private milanesi.

  • Ho lavorato nella scuola 40 anni, 14 da docente e 26 da preside. L’intervista contiene così tante affermazioni non vere che verso la metà riesce difficile continuarne l’ascolto:
    mi ero interessato a questo sito ma se ospita una tale sequenza di baggianate da parte di un personaggio che è difficile credere in buona fede, induce a dubitare anche delle altre informazioni riportate. La tecnica è tipica della disinformazione: si dicono alcune cose scontate di buon senso e si forniscono una serie di informazioni false o generiche.
    NON è vero che i soldi alle scuole vengano dati in funzione dei risultati INVALSI.
    NON è vero che l’INVALSI sia privato o finanziato da privati.
    NON è vero che le attribuzioni del Collegio dei Docenti siano cambiate, esse rimangono quelle definite nel testo unico 297/1994.
    NON è vero che esistano poteri delle aziende nei confronti delle scuole.
    GLI ultimi concorsi per docenti prevedevano come prova orale lo svolgimento di una lezione su un tema assegnato dalla commissione (estratto a sorte il giorno precedente).
    I TEST INVALSI non saranno forse perfetti ma si allineano a quelli dell’OCSE sui quali vengono svolte periodicamente le indagini PISA; essi hanno al centro la capacità di ragionare e la parte nozionistica è ridotta al minimo; proporre un testo e chiedere di ricavarne delle informazioni mi sembra un esercizio di logica così come proporre un grafico e chiedere di indicarne il significato. Certo tutto si può migliorare.
    Mi piacerebbe poi sapere chi dovrebbe valutare se i docenti sanno guardare negli occhi gli alunni o solo fa loro compilare questionari, forse LA GRANDE RETE ? oppure il temibile preside- sceriffo? Sono sempre stato critico nei confronti delle elaborazioni di TREELLLE ma probabilmente ha supplito alla totale mancanza di elaborazione culturale da parte del ministero dell’istruzione che è stato per anni in balia di quello del tesoro, finendo per guardare soltanto a far quadrare i conti,
    Non commento la parte che riguarda i buoni dei vari supermercati, non vorrei che il prof. Ratto finisse per scoprire che Babbo Natale non esiste.
    Dubito però che qualcuno abbia comprato una scatola di pelati in più per avere un bollino da portare a scuola.
    La scuola ha bisogno di molte cose, la prima è l’onestà intellettuale; questo siparietto mette tristezza.

    • il suo scritto si commenta da solo: trasuda acidità e disprezzo. Non dovrebbe essere difficile, per chi è intellettualmente onesto, commentare il contenuto fornendo dettagli e dati alternativi, anziché commentare il contenitore (che null’altro fa se non permettere agli ospiti di esprimersi e suscitare finalmente quel dibattito che manca nel mondo mainstreaam omologato), o peggio ancora denigrare l’interlocutore, fornendo un pessimo esempio di come dovrebbe essere condotto un dibattito.

  • Mi dispiace che vengano menzionati i partigiani in questo canale, e un termine per rappresentare una massa di straccioni che ha solo bevuto e mangiato sotto quel nome. Lavativi arrogati, sporchi e codardi, scapavamo in presenza nemica. Basta guardare La Martina

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