Nasce il nuovo giornale “Sovranità Popolare” – Guido Grossi

Nel panorama dell’informazione per anni dominata dal pensiero unico, nasce oggi un nuovo giornale: “Sovranità Popolare“. A presentarlo su Byoblu uno dei fondatori: Guido Grossi, l’ex dirigente BNL che proprio su Byoblu vi ha spiegato il furto del debito pubblico, ottenendo quasi un milione di visualizzazioni.

Ecco una sintesi della conversazione contenuta nel video.

Sovranità Popolare è innanzitutto un’associazione editrice che produce il periodico “Sovranità Popolare” – un mensile – che vuole dare voce al popolo sovrano. Una rivista di carta accompagnata da un sito web.

Fino a qualche anno fa se parlavi di economia e di mercati finanziari ti guardavano un po’ con sospetto. Sì, ti davano ragione, capivano che c’era qualcosa che non andava, ma pensavano che fosse una cosa lontana, passeggera, risolvibile. Oggi tutti hanno capito che il problema è molto serio, che entra nella nostra vita e che va affrontato. Internet ci ha aiutato a capire.

C’è bisogno di approfondimento perché le persone vogliono capire, ma l’informazione – che è anche educazione – in mano ai mercati privati non ha nessun interesse a farlo. Anzi, oggettivamente ha un interesse contrario. Il mercato privato non ha interesse a che le persone si rendano conto di come sono organizzate effettivamente le cose. Allora, se vogliamo capire, se vogliamo approfondire, dobbiamo avere il coraggio anche di riprendere in mano la carta. La carta richiede un gesto attivo (innanzitutto  procurarsi il giornale), richiede e favorisce attenzione (non puoi cliccare), restituisce una visione di insieme, si può trovare in un bar, in uno studio medico, alla stazione del treno, si può consultare offline e far passare di mano.

Poi molte delle persone che fino a ieri, quando gli parlavi di alcune cose, si chiudevano e rifiutavano il confronto, oggi vogliono capire di più, ma siccome sono più abituate di tanti altri a informarsi sulla carta stampata, questo è un buon modo per dare loro l’informazione alternativa che cercano. Un’informazione che magari su “Repubblica” o su “Il Corriere della Sera” non puoi trovare. l

La libertà d’informazione passa anche e soprattutto dalla pluralità dei mezzi, delle voci, anche di quelle estreme, così com’era nell’America dei primi anni ’50, prima dell’avvento dei mass media come la CNN, che hanno massificato l’informazione, l’hanno incasellata, intruppata dentro a schemi e stereotipi che illudono chi ne fruisce di assistere alla rappresentazione di notizie imparziali, equidistanti. Ma si tratta di un inganno, perché da Heisenberg in poi sappiamo che “l’osservatore cambia ciò che osserva“. Quindi tutto si deforma in una pantomima, una falsità che distorce l’informazione, mentre della notizia originale resta poco o niente. Bisogna tornare a un panorama informativo variegato, pluralista, fatto di tante voci, comprese le più estreme, perché è solo comparando le versioni di due onesti oppositori che in maniera dichiarata mostrano se stessi e le loro opinioni, senza mediazioni fasulle, che si può formare un’opinione pubblica autentica, solida, costruita sui fatti e non sulle convenienze.

Per la distribuzione stiamo pensando di fare un accordo con le edicole, con la distribuzione nazionale e abbiamo lanciato una campagna su Internet, abbiamo il nostro sito e stiamo usando anche produzioni dal basso. Offriamo possibilità alternative perché c’è chi vuole prendersene solo una copia, per farsene un’idea, e chi vuole abbonarsi. Ma la proposta vera, quella che ci sta a cuore, è questo messaggio: “Diventa anche tu editore popolare, associati“. Significa prendersi la responsabilità di ragionare su cosa deve essere l’informazione. Chi sono gli editori oggi? Sono i mercati, sono i grandi imprenditori, sono quelli che mettono il capitale e poi inevitabilmente ti chiedono qualche cosa. E allora, se l’editore diventa il popolo intero, non ti chiede altro che la verità: l’informazione deve essere pluralista e se abbiamo un solo finanziatore è un po’ più difficile. Esattamente lo stesso concetto che sta alla base di Byoblu, che però rappresenta l’alternativa televisiva.

Abbiamo fatto un numero zero, che è stato stampato 10 mila copie e adesso è in distribuzione. Potete sfogliarlo qui:


Ci siamo impegnati a pubblicare dieci numeri nel 2019. Il numero 1 uscirà a febbraio. Il nome “Sovranità Popolare” è una scelta coraggiosa, perché siamo perfettamente consapevoli che il termine “sovranismo” è stato usato apposta per sporcare il concetto di sovranità. Noi, invece, questo nome lo vogliamo ripulire perché la sovranità popolare – scritta nell’articolo 1 della Costituzione – è un concetto cristallino che nessuno si dovrebbe permettere di insozzare. E va recuperato.

Abbiamo lanciato la campagna abbonamenti, che stanno arrivando, e naturalmente mi aspetto che, parlando apertamente a un pubblico così vasto e sensibile a certi temi, come il pubblico di Byoblu, questa campagna possa avere un’accelerazione. C’è anche, in penultima pagina, un articolo di un certo Claudio Messora.

Per maggiori informazioni: https://www.sovranitapopolare.org/

 

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