I pesticidi che hai nel piatto!

I pesticidi nelle mele

Conoscete il detto “Una mela al giorno toglie il medico di torno?“. Forse oggi è meglio non dare troppo credito a certi detti popolari. Purtroppo sempre più studi confermano la presenza di pesticidi in quello che mangiamo, e proprio le mele sono un caso particolare.

Negli ultimi anni sono state fatte diverse ricerche: sono state comprate mele nei supermercati di mezza Europa, la maggior parte coltivate col metodo tradizionale, mentre alcune erano biologiche, e sono state fatte analizzare alla ricerca di pesticidi. Nonostante la varietà dei luoghi di provenienza, circa l’80% delle mele coltivate tradizionalmente ha presentato residui di sostante chimiche. In più della metà dei casi contaminati sono stati trovati – su un solo campione – da 2 a 5 pesticidi contemporaneamente.

Sono state rinvenute quasi 40 sostanze diverse e circa la metà hanno effetti tossici noti per gli organismi acquatici, le api e altri insetti utili. Alcune di queste sostanze sono considerate altamente persistenti e potenzialmente bioaccumulabili. Ovvero: una volta rilasciate nell’ambiente si degradano così lentamente da risalire la catena alimentare, accumulandosi e danneggiando l’intero ecosistema. Inoltre non possiamo essere sicuri che la presenza congiunta di queste sostanze non abbia effetti sulla salute umana. Infatti, nel docufilm “Pesticidi siamo alla frutta”, sono state fatte analizzare le urine e il sangue di un gruppo di abitanti della Val di Non (dove notoriamente vi è una grande produzione di mele), e i test hanno rivelato fitofarmaci nei campioni di alcune donne in gravidanza. Questo significa che il feto è entrato in contatto con sostanze nocive durante il suo sviluppo. Non solo: si possono trovare sostanze chimiche anche nel corpo degli orsi e nel polline delle api. Capite fin dove possono arrivare i pesticidi?

Dalle analisi svolte in questi anni emerge tuttavia anche una buona notizia: in tutte le mele biologiche controllate non è stata rinvenuta alcuna traccia di sostanza chimica. Questa è una notizia che merita un brindisi con un bel bicchiere di prosecco! O forse no?

I pesticidi nel Prosecco

Purtroppo il Prosecco, come le mele, è un altro caso particolare per quanto riguarda l’uso di pesticidi. Le zone di maggior produzione sono il Veneto e il Piemonte, e proprio il Veneto ha il triste record di utilizzare circa 12 kg di pesticidi per ettaro di terreno coltivato, contro la media italiana di 5. Anche qui i test fatti su alcune bottiglie hanno rilevato residui di 7 sostanze chimiche diverse in un solo campione.

E neppure le acque si salvano: l’Ispra ha infatti rilevato che il 90% delle acque di superficie venete sono contaminate da pesticidi. Il Piemonte segue a ruota. Ma le analisi sono solo la prova del nove di una coltivazione intensiva, basata sulla chimica. Gli abitanti delle zone limitrofe ai vigneti raccontano di nebbie tossiche che si innalzano più volte al giorno, provocando bruciore agli occhi e alla gola. Molti hanno sviluppato delle patologie, ma ciò che più preoccupa è l’effetto che queste sostanze possono avere sui bambini. Il medico pediatra Giacomo Toffol, intervistato per la trasmissione Mediterraneo di Rai3, dichiara di aver riscontrato un incremento delle patologie di tipo endocrino, forme di ipotiroidismo e patologie che interessano l’apparato riproduttivo.

Le soglie di tolleranza sui pesticidi sono sicure?

Certo, è vero che tutti i residui individuati rientrano nei limiti di legge, ma la diversità delle sostanze rinvenute nei singoli campioni e la scarsa conoscenza dei possibili impatti che questi ‘cocktail di pesticidi’ possono avere sull’ambiente e sulla salute non sono certo rassicuranti.

Infatti queste soglie di tolleranza sono messe in dubbio anche dallo studio pilota dell’Istituto Ramazzini di Bologna su erbicidi composti da glifosato, che ha messo in evidenza come queste sostanze possono alterare lo sviluppo sessuale, avere effetti genotossici e colpire il microbioma intestinale, anche in quantità uguali alla dose giornaliera considerata sicura dall’EPA, l’agenzia per la protezione ambientale, e questi effetti sono ovviamente amplificati tra i neonati e durante l’età dello sviluppo. Per determinare i limiti di sicurezza, infatti, le istituzioni si concentrano solamente sui rischi acuti, trascurando i rischi cronici anche per piccole esposizioni. Insomma: “entro i limiti di legge” non significa “sicuro”.

Cosa dice la legge sui pesticidi?

E purtroppo le leggi non sono efficaci neanche per quanto riguarda i trattamenti in prossimità di abitazioni e giardini. Per questo il gruppo NO PESTICIDI, nato su Facebook, ha raccolto quasi 30.000 firme per una petizione presentata il 4 dicembre scorso in Parlamento dove chiedono principalmente:

  1. il rispetto di distanze di sicurezza non inferiori a 50 metri dalle abitazioni e dai campi coltivati a produzione biologica;
  2. l’obbligo di avvisare i confinanti almeno 72 ore prima di ogni trattamento
  3. l’introduzione di sanzioni severe per fare in modo che queste leggi vengano rispettate.

Al momento le politiche europee e italiane incentivano l’agricoltura tradizionale a discapito di quella biologica. Infatti dal rapporto annuale di “Cambia la Terra” del 2018 risulta che la maggior parte delle risorse viene ancora usata per finanziare il modello agricolo basato sull’uso di concimi e pesticidi di sintesi chimica.

Per darvi un’idea, il biologico in Italia copre il 14,5% della superficie agricola utilizzabile, ma tra fondi Europei provenienti dalla Pac e fondi italiani, riceve meno del 3% delle risorse. Anche solo in termini puramente aritmetici, senza considerare il contributo del biologico alla tutela dell’ambiente e della salute, è circa cinque volte meno di quello che gli spetterebbe.

Intanto, è attualmente in discussione alla Commissione Agricoltura del Senato un disegno di legge già approvato alla Camera con una larga maggioranza, proprio sul biologico. La legge si pone l’obiettivo di incentivare il settore biologico, attraverso finanziamenti sia alle aziende che alla ricerca, con la semplificazione della burocrazia e con attività di informazione rivolte ai cittadini per far crescere il consumo di prodotti biologici. È anche prevista l’istituzione di un marchio biologico italiano per caratterizzare prodotti bio ottenuti da materie prime italiane e un piano d’azione nazionale per la produzione biologica e i suoi prodotti, favorendo la conversione dal modello tradizionale a quello biologico.

Le soluzioni alternative all’uso di pesticidi sono tante, ma certo una mano da parte delle istituzioni non può che fare bene al settore biologico. E a proposito di quello che fanno le istituzioni, sono interessanti le parole dell’economista Pavan Sukhdev che, in merito all’impossibilità del settore ”verde” di competere con il suo alter ego più inquinante, spiega:

“ In tutti i Paesi si trovano esempi di esenzioni fiscali, dazi sulle importazioni, incentivi alle esportazioni e una vasta gamma di sussidi che favoriscono la vecchia economia. La domanda che ci si deve porre è: come hanno fatto le corporation a truccare così tanto la partita e in così tanti settori dell’economia? Circa 1.000 miliardi di dollari all’anno di sussidi diretti alle solite compagnie tradizionali, a discapito delle alternative verdi, non possono essere certo chiamati ‘libero mercato’ ”

Ancora una volta, insomma, dove non arriva la politica – perché non può o perché non “vuole” – potremmo arrivare noi, quelli che chiamano i “consumatori”. Come? Smettendo di “consumare” alimenti contaminati dai pesticidi. Biancaneve non sapeva che la mela era avvelenata, ma noi sì!

Byoblu e alimentazione: il ruolo dell’intestino e dei batteri

Sul rapporto tra alimentazione e salute, su Byoblu guarda anche il discorso di Armando D’Orta, che ti spiegherà come funziona il tuo intestino, perché viene considerato l’organo più importante per il tuo sistema immunitario, come lo facciamo ammalare consumando ad esempio cereali moderni, e come è possibile aiutarlo a recuperare la sua funzionalità corretta a livello di barriera naturale: https://www.byoblu.com/2019/01/27/dieta-e-alimentazione-detox-una-spremuta-di-batteri-puo-salvarci-armando-dorta/

Fonti sui pesticidi usate nell’articolo

3 commenti

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  • da simpatizzante ed estimatore di Byoblu mi sento in obbligo di segnalare inesattezze e semplificazioni che fanno “sembrare” il servizio fazioso. Il Prosecco, o meglio il Glera (in vitigno da quale viene prodotto il Prosecco) non è coltivato in Piemonte. Forse volevate parlare di viticoltura intensiva in generale, perché il problema esiste, ma non come lo rappresentate voi. Non c’è differenza tra un vigneto di Glera o di qualsiasi altra varietà. Ma allora perché denigrare il Prosecco? A me risulta che i consorzi DOC e DOCG del Prosecco, ed i comuni interessati, abbiano avviato processi virtuosi con l’eliminazione di sostanze potenzialmente pericolose, ma consentite dalla legge ed in tutte le altre zone viticole. Consiglio una verifica più attenta di dati e fonti.

    • Caro Ennio,
      in fondo all’articolo ci sono le fonti consultabili che sono state usate per la sua stesura. Ti faccio ad ogni modo rispondere da Giada Serina, che ha curato il servizio, per le opportune verifiche. Se ci sono state imprecisioni, sarà lei stessa a correggerle. Grazie per il tuo messaggio.

    • La ringrazio per l’appunto. Lei ha ragione, nel mio sintetizzare ho commesso una inesattezza, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia sono le zone di maggior produzione di prosecco.
      La vastità della coltivazione in Piemonte mi ha portato nella scrittura ad associarlo al Veneto per la quantità di produzione di prosecco, mentre in realtà la produzione piemontese è un misto di prosecco doc (che può produrre dal 2009, tant’è che il famoso prosecco Gancia nasce proprio in Piemonte) ed altri spumanti. Per quanto riguarda le denominazioni DOC e DOCG può consultare le fonti, dove si parla proprio di queste tipologie di prosecco, ed è il motivo per cui ho trovato interessante parlarne. Ad ogni modo, il fulcro non è il prosecco, né lo si vuole denigrare, ma ho voluto porre l’attenzione sulla quantità di pesticidi utilizzati, sul fatto che li troviamo davvero ovunque e soprattutto che i limiti di legge non sono una garanzia di sicurezza.

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