Il tempo che dovete prendervi per i vostri diritti non negoziabili.

N.B. il libro che Claudio Messora cita alla fine del video è “Oltre il Biocentrismo“, di Robert Lanza (clicca qui per leggerlo).

Claudio Messora: Signori buongiorno e bentornati su byoblu.com. Oggi per la prima volta avremo due ospiti, anziché uno, e li avremo parlando di un argomento che abbiamo affrontato il 17 gennaio scorso con Ugo Mattei. Cioè, il tema  fondamentale dei beni comuni (vedi: un milione di firme per i beni comuni di Stefano Rodotà). Lo facciamo con Paolo Maddalena, giudice emerito della Corte Costituzionale, e con Mauro Scardovelli, psicoterapeuta nonché giurista.

Quando Ugo Mattei ha lanciato la sua proposta di trasformare la delibera della Commissione Rodotà sui beni comuni in una legge popolare, con l’obiettivo di raccogliere un milione di firme, Paolo Maddalena ha espresso le sue perplessità. Perché?

Paolo Maddalena: Vorrei premettere che la tutela dei beni comuni può rappresentare la via d’uscita per l’Italia dalla crisi economica che l’attanaglia. Perché negli ultimi tempi abbiamo trasportato nel privato quello che invece era del pubblico. Cioè, tutto quello che apparteneva a tutti è stato ceduto a singoli i quali agiscono molto peggio di quanto non abbia agito lo Stato nel tempo passato. Quindi la teoria dei beni comuni è una teoria di tutto rispetto, che nasce negli Stati Uniti e che ha come espressione massima Elinor Ostrom che ha scritto su questo argomento negli anni ’90, fino a conseguire il Premio Nobel. La teoria dei beni comuni, tra l’altro, si avvicina molto alla concezione della nostra Costituzione perché, anziché parlare di beni pubblici, parlare di beni comuni è più consono alla nostra Costituzione, perché la nostra Costituzione è comunitaria. Quindi, se noi volessimo solo limitarci a dire, anziché beni pubblici, beni comuni io sarei perfettamente d’accordo. Tengo moltissimo all’affermazione dei beni comuni, ma l’iniziativa di Ugo Mattei ha tranciato completamente quelle finalità che io pensavo si potessero ottenere perseguendo la teoria dei beni comuni, che hanno una solida base costituzionale. Viceversa Mattei elimina il demanio, cioè la proprietà collettiva demaniale.

Il contesto storico della Commissione Rodotà

Il testo uscito dalla Commissione Rodotà nasce in un contesto completamente diverso da quella attuale. Come si legge nella relazione scritta dalla stessa Commissione, la Commissione fu istituita principalmente per ottenere un contesto dei beni pubblici che fosse disponibile per le dismissioni da parte delle persone giuridiche pubbliche, da parte degli enti territoriali, da parte degli enti pubblici e facilitasse un conto del patrimonio. Quindi il contesto era di contabilità pubblica. E poi, nella relazione, si dice che in una riunione presso l’Accademia dei Lincei tutti gli esponenti della cultura italiana presenti in quella sede furono concordi nel dire che bisognava costituire due soggetti che si occupassero dell’argomento perché, andando incontro a dismissioni, c’era da un lato l’obbligo di regolamentarle, dall’altro il compito di fare in modo che le dismissioni non superassero certi limiti e quindi fossero in un certo senso contenute. Allora si pensò a una Commissione giuridica che riformasse il Codice Civile sulla parte dei beni pubblici e a un’attività di raccolta – diciamo così – da parte dei funzionari del Ministero delle Finanze per poter ben disporre di un conto patrimoniale, quindi in relazione al fine per attuare le dismissioni.

Il contesto in cui fu emanato questo disegno di legge è completamente mutato oggi. Perché oggi non ci troviamo di fronte alla prospettiva di fare delle dismissioni: anzi, nell’opinione pubblica si va sempre più affermando l’idea che le dismissioni abbiano dato un pessimo risultato e che se vogliamo salvare l’Italia dobbiamo fare in modo che tutto quello che è stato ceduto ai privati venga riportato nel pubblico. Non si capisce per quale motivo i grossi guadagni delle autostrade, che si ottengono mediante tariffe, devono andare nella tasche di Benetton e non devono ritornare nelle casse dello Stato! Non si capisce perché le ferrovie, i servizi pubblici essenziali delle ferrovie, devono andare nelle tasche di Montezemolo il quale poi, addirittura, si vende Italo e lo regala agli Stati Uniti d’America! Le fonti di ricchezza della Nazione, le fonti di produzione della ricchezza devono essere in mano pubblica! E lo dice molto chiaramente l’articolo 43 della Costituzione: i servizi pubblici essenziali, le fonti di energia (ENEL, gas, luce ecc…) che noi paghiamo salato devono essere in mano pubblica o in quelle di una comunità di lavoratori e di utenti, cioè dei diretti interessati. E così, in un contesto dove la tecnologia avanza, per le situazioni di monopolio. Noi non possiamo fare in modo che la ricchezza si concentri nelle mani di pochi e che tutti diventiamo poveri.

Il pensiero economico neoliberista vs quello di Keynes.

In realtà qui agisce sul fondo un’ideologia profondamente errata (che io – devo dire la verità – detesto) ed è il pensiero economico neoliberista, secondo il quale bisogna accentrare la ricchezza nelle mani di pochi, bisogna escludere il popolo nel suo complesso (e cioè lo Stato) dall’economia e ci vuole una forte concorrenza, in modo che tutta la ricchezza della terra sia nelle mani di pochi, addirittura di una sola persona. Viceversa io sono un forte seguace delle teorie di Keynes. Ho fatto il giurista, ma avendo trascorso trent’anni della mia vita presso la Corte dei Conti ho anche una formazione finanziaria e posso dire che, a mio avviso, lo schema da seguire è quello keynesiano, cioè: “La ricchezza deve essere ripartita alla base della piramide sociale“, perché sono i lavoratori che vanno ai negozi, i negozi vanno alle imprese, le imprese assumono e producono. E così si crea un circolo virtuoso. Viceversa noi facciamo l’inverso, cioè accentriamo, e si vedono i risultati. In tutto il mondo, e in Italia in particolare, siamo sempre l’ultima ruota del carro. Anche perché l’Italia è schiacciata dalla posizione che hanno assunto in ambito europeo la Francia e la Germania. E beninteso (parentesi) io sono un europeista, non mi si può mai dire di essere un sovranista. Io difendo la mia Patria, cioè la Repubblica, cioè la Costituzione della Repubblica italiana e Mattei mi costringe qui oggi a venire a difendere la Costituzione perché il suo disegno di legge, scritto 10 anni fa, è assolutamente contro la Costituzione!

Il crimine delle svendite incontrollate

I crimini delle svendite selvagge sono da imputare ai governi precedenti, da Andreatta ad Amato, a Berlusconi, a Monti, a Renzi che con lo “Sblocca Italia” ha fatto delle cose rovinose. E noi dobbiamo adesso ritornare nel campo del pubblico e non privatizzare ancora. I beni comuni sono beni pubblici! Sono beni del popolo! E non mi venga a dire Mattei che sono anche privati. In questa maniera Mattei distrugge i beni comuni! Per l’amore che ho per i beni comuni mi sono permesso di venire da te, Claudio, per far capire alla gente quanto siano importanti i beni comuni e quanto sia necessario che tutto quello che è privato torni nel pubblico e torni nel pubblico nell’interesse degli italiani. Cioè quello che si guadagna, la ricchezza, deve tornare al popolo. E le fonti di produzione di ricchezza devono essere in mano allo Stato e agli enti pubblici: non possono essere nelle mani di privati. Perché lo vediamo: i privati perseguono il loro fine individuale e non il fine sociale. Il ponte di Genova lo dimostra. Chi ha dato tanti soldi a Benetton che si è messo in tasca? E tutte le autostrade nostre sono in pessime condizioni. Noi dobbiamo tornare al pubblico perché nel pubblico c’è il rigore del comportamento del pubblico funzionario, del pubblico dipendente. Invece col privato noi abbiamo solo lo strumento del contratto.

Ma poi nelle privatizzazioni – lasciatemelo dire -, c’è un inganno. È una “truffa” (dico fra virgolette: è legale quindi non si può dire in termini propri), perché si dice: l’ANAS (le autostrade) è un’azienda pubblica, cioè “appartiene al popolo”. Però che fa la legge? Dice: “No! L’ANAS è una Società per Azioni“. In questo modo tutte le autostrade, tutto il patrimonio del popolo, senza che venga nominato, truffaldinamente è passato dal popolo a un singolo, a Benetton. E questa è una truffa, dal punto di vista sostanziale! Non lo posso dire in termini giuridici perché in termini giuridici c’è la legge e quindi è stata una legge (e questo lo posso dire) truffaldina. È per questo che io ho tanta fiducia nei beni comuni, perché i beni comuni ci aiutano molto a far rientrare nel pubblico quello che è stato ceduto nel privato. Viceversa Mattei mi ha dato il gran dolore di pensarla diversamente, di portare tutto nel privato.

[per il resto dell’intervista, guardare il video]

10 commenti

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  • Paolo Maddalena, ti voglio bene, un italiano che ama la costituzione e combatte ogni subdola proposta che va verso il neoliberismo, svuotando la carta costituzionale più bella del mondo.

  • Ho ascoltato con interesse il video che ospitava Paolo Maddalena, e Mauro Scardovelli, sulla proposta del Prof.Ugo Mattei di trasformare in legge la delibera della commissione Rodota,del quale il prof.Mattei eta vice presidente.
    Non mi sembra che coincida con i libri che ha scritto sull’argomento.A questo punto direi che
    Sarebbe interessante sentire una sua replica
    Saluto cordialmente .
    Luca.

  • È sempre un piacere ascoltarvi, anche se non ho il piacere di conoscervi di persona, seguire le vostre ragionevoli conversazioni che mettono al centro l’uomo dandogli l’uguale naturale dignità aldilà delle sue capacità, mi fa sentire vostro amico.
    “Uniti verso il traguardo senza lasciare indietro nessuno a costo di caricarceli in spalla”.
    Cari Saluti
    Giovanni Guccione

  • La stessa cosa del privato ( autostrade bennetton) è stata fatta con la moneta ( a debito) che è passata dal pubblico ai privati… Credo sia lì la più grande battaglia da fare immediatamente … Ringrazio Messora che grazie al Blog è riuscito ad “apririmi gli occhi” . Avanti così !!

  • “Il rigore del comportamento del pubblico funzionario..del pubblico dipendente..” I miei contatti con funzionari rarissimo visto quel vigore…. Basterebbe ai privati che gestiscono i servizi essenziali stabilire prezzi finali senza lucro (come sono stabiliti per il Pane e Latte ) e lo Stato dovrebbe fare controlli severi. In questo modo tutti i pollici e i funzionari saranno interessati a “soddisfare ” non solo loro esistenza ma anche Art. 1 della Costituzione.

  • Le Cave di marmo sono bene comune, come puo essere che alcune di carrara, Massa Carrara, siano in mano agli arabi, come la Famiglia Bin Laden? Anxora la Fonte di acqua S. Pellegrino e molte altre, somo beni comuni, come fanno ad essere in mano alla Nestle? Inoltre scusate l’ignoranza, in tanti video, di economia, ho sentito parlare di Questa lettera di Andreatti, Ministro a Ciampi, Governatore della Bancad’Italia, nel 1981, che sostanzialmente ha cambiato l’Economia del nostro paese, ma non capisco perche non si possa fare una lettera di rettifica o di annullamenti di quell’ordine. Sembra quasi che non si possa piu tornare indietro, se e’ cosi quale sarebbero le ragioni? Grazie se potete darmi una risposta

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