FABBRICHE DI CARNE: gli allevamenti intensivi in Europa

di Giada Serina

Circa il 72% degli animali allevati in Europa proviene da aziende intensive di grandi dimensioni. Una quantità non certo di poco conto. E purtroppo questo tipo di allevamento è sempre più diffuso: il consumo di carne è aumentato drasticamente nel tempo e oggi se ne producono globalmente circa 320 milioni di tonnellate all’anno. Ma qual è il problema? In fondo l’aumento del consumo di carne significa che sempre più persone possono permetterselo, perché stanno economicamente meglio, quindi? Vediamo…

I danni che gli allevamenti intensivi causano all’ambiente non sono per niente trascurabili, ad esempio sono responsabili del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra causate dall’uomo. Il numero degli animali allevati in queste aziende è altissimo, e non vengono certo lasciati liberi di pascolare (come ti fanno credere in certe pubblicità). Le loro condizioni di vita sono davvero disastrose: vi suggerisco di guardare l’intervista di Eugenio Miccoli per Byoblu ad Alice Trombetta di Animal Equality per scoprire come queste “fabbriche di carne” trattino realmente gli animali.

Una delle conseguenze dei maltrattamenti sul bestiame è il diffondersi di malattie, causate dalle pessime condizioni di igiene, dall’impossibilità di muoversi, dallo stare ammassati uno sull’altro. Siccome chi gestisce gli allevamenti lo sa bene, il bestiame viene imbottito di antibiotici preventivi, e altri farmaci vengono somministrati quando insorgono altre patologie. Farmaci e antibiotici che non solo quindi ritroviamo nella carne che mangiamo, ma che passano nel letame, e da lì penetrano nel suolo contaminando fiumi e laghi.

Anche la produzione di mangime per tutti quegli animali non è un problema da sottovalutare. Le coltivazioni sono in prevalenza di mais e di soia, perché per far crescere velocemente un animale lo si deve nutrire con mangimi altamente proteici. Per fare due conti, un manzo ad esempio arriva al macello dopo aver mangiato circa 8000 kg di mangime che, per ogni 10 kg, è costituito da 7 kg di alimenti proteici. Quindi per crescere, a un manzo servono circa 5.500 kg di mais e soia. Questo vuol dire un sacco di terreno per sole due colture. Le conseguenze sono la perdita di biodiversità e la rarefazione degli habitat naturali: le monocolture di cereali dipendono dall’uso di insetticidi per difendere le piante dai parassiti, ma non facendo differenza tra insetti buoni e insetti “cattivi”, finiscono per sterminare api, farfalle ed altri impollinatori utili. Guarda l’edizione della Green Edition della settimana scorsa per approfondire il tema.

Non solo, ma questi terreni coltivati da qualche parte devono pur saltare fuori: la distruzione della foresta è causata in grandissima parte dal fabbisogno di terreni per la coltivazione di mangimi. Per non parlare dell’acqua: gli animali devono pur bere, ma c’è il letame, pieno dei farmaci di cui abbiamo parlato prima, che viene smaltito con grandi quantità d’acqua, e poi naturalmente i campi, che in qualche modo vanno irrigati. Si stima che per produrre un kg di carne, servano circa 15.000 litri di acqua.

E dal punto di vista economico? Con il prezzo al dettaglio che scende e la produzione che aumenta, gli allevamenti intensivi restano in piedi solo grazie a enormi sussidi pagati coi soldi delle tasse dei contribuenti. Uno studio commissionato da Greenpeace sulla suddivisione dei fondi europei della PAC (Politica Agricola Comunitaria), dimostra come la maggior parte della disponibilità venga destinata proprio al settore zootecnico. Dovete anche sapere che esiste anche il “sostegno accoppiato volontario“: un meccanismo attraverso il quale gli Stati membri dell’Unione possono destinare fino al 13% del loro bilancio per sostenere specifici settori produttivi. Un’analisi condotta dalla Commissione Europea sui settori attualmente coperti da questi pagamenti mostra che il 73% è a vantaggio del settore zootecnico.

Il numero complessivo di allevamenti sta diminuendo, mentre la produzione di carne e prodotti lattiero-caseari sta aumentando, concentrandosi in poche aziende dalle dimensioni sempre maggiori. Tra il 2005 e il 2013 il numero totale di allevamenti è diminuito di quasi 3 milioni a scapito solo delle aziende più piccole. Insomma sempre più carne e sempre meno aziende. La ricerca ha inoltre rilevato che, nel 2017, circa il 71% della superficie agricola europea è stato utilizzato per la produzione di foraggio e mangimi destinati al settore zootecnico. Però un numero irrisorio di questi terreni è destinato al pascolo. Una così grande porzione di terra, spesso coltivata in modo intensivo, potrebbe invece essere dedicata in gran parte alla produzione di cibo per le persone.

Considerando questi dati è possibile concludere che tra il 69% e il 79% dei pagamenti diretti della PAC finiscono al settore zootecnico, grazie a sussidi destinati ai produttori di foraggi e mangimi, o a forme di sostegno accoppiato volontario.

Come se non bastasse la proposta per la nuova PAC (da applicare dopo il 2021) stabilisce obiettivi generici e indicatori non vincolanti. È strutturata in modo da spingere gli Stati membri verso una corsa al ribasso in modo da mantenere le aziende nazionali competitive sul mercato internazionale. Insomma la “nuova PAC” continua a favorire i più potenti operatori agricoli, che sono alla base di un modello agricolo insostenibile. La Corte dei conti dell’Ue conferma tutto questo affermando:

la proposta non rispecchia una crescente e manifesta ambizione in materia di ambiente e di clima. (…)  La stima, da parte della Commissione, del contributo fornito dalla PAC al conseguimento degli obiettivi dell’Ue correlati non appare realistica

In fondo, sia gli allevamenti intensivi che le scelte dell’Unione Europea non hanno fatto altro che rispondere alla nostra richiesta di mangiare tanto e spendere poco. Se vogliamo che questa risposta cambi, forse è giunto il momento di cambiare la domanda.

Alcune delle fonti sugli allevamenti intensivi

La libertà è gratis, ma costa sempre cara

€10.891 di €10.000 raccolto

La libertà è di tutti, perché tutti nascono liberi. Ma crescendo impariamo che perderla è facile: continuare ad essere liberi costa caro, in termini di fatica, perdite, volontà… Ognuno deve sacrificare qualcosa. Io sacrifico il mio tempo, la mia famiglia, una carriera, rinunciando a servire ideologie e partiti, perché tutti abbiano la possibilità di avere un media completamente libero su cui fare affidamento. Potersi fidare dell’onestà di chi vi racconta le cose significa avere la libertà di prendere le decisioni migliori.

Se anche tu sei disposto a sacrificare qualcosa, qui di seguito troverai un modo. È uno dei tanti, ma, se te lo puoi permettere, è certamente tra i più efficaci.

Grazie, dunque, per la volontà che saprai dimostrare nella difesa della libertà di tutti.

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Il supporto culturale e la freschezza dei contenuti e' immenso.

Grazie Claudio

PS a quando le magliette di Byoblu??

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marco bazzocchi

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informazione corretta vita più felice, grazie byoblu

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Gioele

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Grazie Claudio, continuo a rimanere stupefatto per la qualita' dell'informazione di ByoBlu e dei grandi ospiti di ogni singola puntata. Dono… Leggi tutto il commento

Grazie Claudio, continuo a rimanere stupefatto per la qualita' dell'informazione di ByoBlu e dei grandi ospiti di ogni singola puntata. Dono quanto posso sperando di vedere presto ByoBlu con uno spazio nei media mainstream per risvegliare qualche coscienza in piu'.

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Daniele Pellegrini

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Maurizio Tonelli

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Continuate così!

2 commenti

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  • Gli allevamenti intensivi e le coltivazioni intensive sono criminali ed innaturali…
    Spiega molto bene il concetto Adriano Panzironi al programma televisivo ”Medicina Amica” su Telecolor:

    il video e’ interessante tutto, ma l’argomento in questione e’ affrontato nello specifico al minuto: 42:35 piu’ o meno…

    https://www.youtube.com/watch?v=-e4-MU15nSU&t=620s

    • La coltivazione intensiva non e’ dovuta esclusivamente dalla bisogno di ricavare terreni per la coltivazione di mangimi a base di cereali per l’alimentazione animale, come giustamente spiegate Voi nel video, ma ancor piu’ per il ricavo di cereali destinati all’alimentazione umana… ricordiamocelo !!! Visto che, secondo recenti ricerche scientifiche i cereali sono dannosi sia per l’uomo che per gli animali, allora evitando di nutrirci di essi risolveremmo automaticamente sia la problematica della distruzione ambientale che quella della nostra salute…

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