Pesce: come sceglierlo (se non puoi farne a meno).

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di Giada Serina

Come può uno scoglio arginare il mare”… cantava il compianto Lucio Battisti. Ma dove non arriva uno scoglio, arriviamo noi. Eh sì, perché – indovinate – dopo le terre emerse siamo riusciti a sovra-sfruttare anche gli oceani: sia i metodi di pesca che quelli di allevamento delle specie ittiche, infatti, non tengono conto dell’equilibrio del sistema marino. Quella mentalità che si può riassumere in “produrre tanto a al minor costo possibile“, proprio come sulla terra ferma, sta portando molte specie sull’orlo dell’estinzione e le acque ad essere sempre più inquinate. Vediamo quali sono allora i metodi di pesca più utilizzati dalle grandi industrie: le reti a strascico, i FAD (sistemi di aggregazione per pesci) e gli allevamenti.

Come si pesca il pesce?

La pesca a strascico

 La pesca a strascico consiste nel trainare un’enorme rete sul fondo del mare con una o due barche. In questo modo il fondale viene mosso o, per meglio dire, rovinato e in alcuni casi completamente distrutto nel tentativo di stanare i pesci che vi si nascondono. Questo sistema inoltre non è selettivo: cattura qualunque specie di pesce o di mammifero che incontra, come delfini, squali e tartarughe marine. E chiaramente non tiene assolutamente conto dell’ulteriore selezione necessaria all’interno della stessa specie che si vuole pescare, evitando di catturare esemplari giovani, cosicché possano riprodursi. Ma questo non avviene, e i mari stanno diventando luoghi sempre più aridi e senza vita.

La pesca coi FAD

 Usati molto per la pesca del tonno, i FAD sono degli oggetti che vengono posizionati in mare per attirare i pesci, grazie a impulsi sonori, portandoli a raggrupparsi in grandi quantità proprio sotto alle reti. I danni, come nella pesca a strascico, sono le massicce catture accessorie, che vanno dagli esemplari troppo giovani alle specie che non dovrebbero nemmeno essere pescate.

Allevamenti intensivi per i pesci

 Purtroppo, proprio come sulla terraferma, gli allevamenti intensivi non sono sostenibili neanche in mare. I pesci sono stipati in spazi ridotti; in molti casi l’acqua è sporca ed è inquinata, il che espone i pesci a malattie, infezioni e parassiti. Per porre rimedio, gli allevatori utilizzano prodotti chimici ed antibiotici i quali, come per la carne, finiscono nel nostro piatto e chiaramente anche nel mare. Inoltre molti pesci sono carnivori, e questo fa sì che per sfamarli ci sia bisogno di intensificare ulteriormente l’attività di pesca tradizionale.

Pesce: come sceglierlo!

Insomma, avete capito? Il mare dà la vita, e noi gli diamo la morte. Cosa possiamo fare? Beh… il modo migliore per rispettare il mare sarebbe… lasciarlo in pace,  ma nessuno è così ingenuo da pensare che da domani le attività produttive smettano di arginarlo (per dirla alla Battisti), o che improvvisamente tutti smettano di mangiare pesce. Per questo, a ecco qualche consiglio utile su come scegliere il pesce in un modo più sostenibile, pensato per chi proprio non sa rinunciare!

Le domande da fare in pescheria

Sembra banale, ma capire se il tuo pescivendolo sia “sostenibile” o meno è fondamentale. E per capirlo basta fargli qualche semplice domanda. Dovete sapere che per legge alcune informazioni devono essere riportate sull’etichetta, è quindi vostro diritto sapere:

  • il nome del pesce
  • da dove arriva
  • se è pescato o di allevamento
  • come è stato pescato o allevato
  • se è fresco o congelato

Lo so, forse vi sentirete dei ficcanaso, ma queste informazioni sono fondamentali per capire se acquistando quel pesce state contribuendo o meno allo svuotamento dei mari. Se il vostro pescivendolo è onesto sarà ben lieto di rispondere.

In particolare cercate di capire se:

  • il pesce ha un ciclo di vita breve, perché crescendo velocemente si riproduce prima rispetto ad altri pesci;
  • se è una specie a rischio di estinzione;
  • se state comprando carne di squalo. Eh sì, perché quelli che noi chiamiamo palombo, verdesca o vitella di mare, sono tutti squali. Questi pesci si riproducono lentamente, per cui pescarne molti mette a rischio gli stock e turba l’equilibro di tutto l’ecosistema marino;
  • infine, se il pesce è stato allevato, dovreste capire se l’allevamento sia o meno intensivo.

Quale tipo di pesce comprare

Anche i pesci, come la frutta e la verdura, hanno una loro ciclicità! Infatti quelli detti “di stagione” non si pescano durante il periodo di riproduzione, mentre i pesci nostrani sono quelli che vivono nei nostri mari. Scegliendo un pesce di stagione e nostrano evitiamo che tanti altri pesci siano costretti a fare chilometri e chilometri di viaggio su mezzi di trasporto come navi o aerei, immaginate in quali condizioni!

Qui sotto potete vedere l’elenco delle specie tipiche del mediterraneo, con la loro stagionalità, come riportato da SlowFood.com, con il contributo del Mipaaf, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

Mangiamoli Giusti

Per essere tuttavia sicuri della zona di provenienza del nostro pesce, dobbiamo imparare i codici utilizzati dalla FAO per indicare il mare in cui il pesce è stato pescato. Ad esempio il Mar Mediterraneo è indicato con il numero 37.

Pesci da scegliere e pesci da evitare

Innanzitutto… Chi ha detto che le misure non contano? Sono importantissime invece! Alcuni pesci, infatti, non posso essere pescati se sono troppo piccoli, questo per permettere agli esemplari di maturare e riprodursi, evitando così di mettere una specie a rischio di estinzione.

Se vogliamo risparmiare qualcosa, allora scegliamo le specie neglette, ovvero quelle meno conosciute rispetto al tonno e al salmone ma ugualmente saporite, questo ci permette non solo di aiutare specie già sovra sfruttate, ma anche di risparmiare! Questi pesci infatti, proprio perché meno conosciuti, sono molto più economici: lo sgombro ad esempio è uno dei pesci con maggiori proprietà salutari e costa tra i 4 e i 5 euro al kg!

Ma quali sono le specie assolutamente da evitare e alcune assolutamente da preferire?

I pesci da evitare assolutamente!

Il salmone

Eh già, purtroppo oggi gli stock di salmone sono al di sotto della soglia di sicurezza. Infatti la maggior parte del salmone che troviamo è di allevamento, e purtroppo utilizza molti mangimi e antibiotici. Le scorie prodotte da un allevamento di duecentomila salmoni, sono pari ai liquami di una città di oltre sessantamila persone! Inoltre, essendo carnivoro, per ogni chilogrammo di salmone servono cinque chilogrammi di altri pesci.

Tonno rosso

Nonostante la pesca del tonno rosso sia limitata ai mesi che vanno da maggio a giugno, gli stock sono ancora esigui. Purtroppo molti esemplari vengono pescati anche al di fuori di  questo periodo, catturati e messi nelle gabbie, come in un allevamento, e vanno quindi nutriti con altro pesce pescato appositamente.

Pesce spada

Buono, veloce da cucinare, senza lische, ma non è sicuramente da comprare. A causa della pesca eccessiva, anche per il pesce spada gli stock sono al limite. I divieti di utilizzo delle spadare stanno comunque migliorando la situazione, per cui ci sono buone possibilità che tra qualche anno questa specie posso tornare ad essere numerosa.

Merluzzo e cernia bruna

Il merluzzo e la cernia bruna non sono da scegliere, con rare eccezioni. Gli stock sono al limite, ma ancora non sono a rischio estinzione, per questo se proprio non puoi evitare di mangiarli, cerca di limitarne il consumo. Non più di una volta al mese.

Datteri di mare e bianchetti

No, no e poi no: è illegale pescare datteri di mare e bianchetti in qualsiasi stagione! Non comprateli!

I pesci che si possono comprare

I molluschi

Gli allevamenti di cozze, vongole e ostriche sono tra i più sostenibili: l’uomo non deve fornire mangime perché gli animali crescono grazie alle sostanze nutritive che ricavano dall’acqua, per cui non solo non inquinano, ma ripuliscono anche i mari!

Le specie neglette

Come dicevamo, le specie meno conosciute sono sempre da preferire, per cui se volete mangiare del buon pesce potere scegliere tra aguglia, sgombro, sugarello, palamita: non solo il vostro palato ne sarà felice, ma anche le vostre tasche, infatti il costo medio di queste specie si aggira tra i 4 e gli 8 euro al kg!

In conclusione, se proprio non potete o non volete fare a meno di mangiare pesce, rivolgendovi a diete povere o prive di proteine animali, scegliete almeno quei pesci che non sono a rischio. Informatevi bene per sapere da dove arrivano e come sono stati pescati, così da non essere finanziatori di quelle aziende che stanno condannando a morte i nostri mari.

Pesce, come sceglierlo. Qualche fonte

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Grazie di cuore per quello che state facendo. E' un'arduo compito quello di informare cercando di far emergere le realtà nascoste dietro la… Leggi tutto

Grazie di cuore per quello che state facendo. E' un'arduo compito quello di informare cercando di far emergere le realtà nascoste dietro la coltre di fumo; anche essere informati lo è, da sempre credo. Con byoblu ho finalmente trovato l'onestà intellettuale e la libertà di informazione che stavo cercando.
Vi sostengo e vi mando un forte abbraccio che spero possa donarvi quel senso di bello e giusto per il quale vale la pena affrontare le sfide più dure.

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Grande Claudio,grazie per questi due anni di informazione e divulgazione(purtroppo prima non vi conoscevo).
Non smettere di crederci… Leggi tutto

Grande Claudio,grazie per questi due anni di informazione e divulgazione(purtroppo prima non vi conoscevo).
Non smettere di crederci perchè tanti piccoli/grandi compagni di viaggio ti sosterranno sempre.
W Byoblu!
Simone

SC

Sara Colarossi

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Marcello Tuosto

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sosteniamo tutti una informazione che ci disintossichi dalla camera-a-gas delle tv massimaliste-generaliste!!!. Purchè in tanti basterebbe… Leggi tutto

sosteniamo tutti una informazione che ci disintossichi dalla camera-a-gas delle tv massimaliste-generaliste!!!. Purchè in tanti basterebbe anche una piccola frazione di quel canone tv pubblico che ci viene inflitto in cambio di nulla!!!

SG

SARA GAMBERONI

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Grazie ancora. vorrei poter fare di più.

fc

francesco cavalli

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https://www.repubblica.it/economia/2016/03/07/news/svizzera_e_boom_di_valute_locali_alternative_al_franco-134948259/

GL

Gianluca Lorusso

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