Nessun futuro per l’umanità, a meno che… Cos’è l’Economia Circolare – Maurizio Pallante

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Giada: Bentrovati agli amici di byoblu.com per questa edizione speciale dedicata all’ambiente. Oggi siamo in compagnia di Maurizio Pallante, fondatore del Movimento per la Decrescita Felice e scrittore. Maurizio, possiamo dire – con una provocazione – che oggi il movimento può cantare vittoria? Insomma, l’Italia è finalmente entrata in recessione e quindi dovrebbe essere una cosa positiva per voi, giusto?

Maurizio Pallante: No! Perché la decrescita è una cosa ben diversa dalla recessione. La recessione è una situazione economica in cui diminuisce tutta la produzione di merci: le merci utili, le merci inutili e le merci dannose, e la conseguenza più grave è la disoccupazione. Invece la decrescita è la riduzione selettiva della produzione e dell’uso di merci che non hanno nessuna utilità, che non sono dei beni. Non parlo di una teoria dei bisogni soggettivi: parlo di merci oggettivamente inutili. Per esempio il cibo che si butta; per esempio l’energia che si spreca negli edifici mal costruiti; per esempio l’abuso di medicine; per esempio i materiali riutilizzabili contenuti negli oggetti dismessi, che vanno a finire in discarica o negli inceneritori. Allora, la decrescita è la riduzione selettiva di queste cose.

Facciamo un esempio. Per riscaldare le nostre case noi consumiamo mediamente la stessa energia che consumano tutte le automobili e tutti i camion nel corso di un anno. La consumiamo in cinque mesi! In che modo? Mediamente, in Italia, ogni anno consumiamo 20 litri di gasolio e 20 metri cubi di metano per metro quadro. Il massimo consentito in Germania, per gli edifici di nuova costruzione, è 7 litri e 7 metri cubi. Ora, se per legge si può imporre che non si consumi più di questa quantità di energia, come mai le nostre case ne consumano il triplo? Perché sono così mal costruite che disperdono i due terzi dell’energia dalle finestre, dalle pareti e dal sottotetto. Allora la decrescita non è stare al freddo, ma è adottare tecnologie più avanzate che ci consentano di non sprecare energia, che ci consentano di stare bene consumandone di meno.

Immaginiamo allora che un governo illuminato (che io dico sempre che è un ossimoro) decidesse di mettere al centro della sua politica economica industriale la ristrutturazione delle nostre case, perché consumino almeno come le peggiori case tedesche. Si creerebbero moltissimi posti di lavoro! E questi posti di lavoro avrebbero due caratteristiche qualitative molto importanti. La prima caratteristica è che si tratterebbe di posti di lavoro utili, perché creare posti di lavoro di per sé non è una cosa positiva: anche le fabbriche delle armi creano posti di lavoro, anche l’ILVA di Taranto crea posti di lavoro… A noi quello che interessa è che si creino posti di lavoro utili e non c’è niente di più utile delle tecnologie che ci consentono di ridurre il consumo di energia, perché questo significa ridurre l’emissione di anidride carbonica e ridurre l’effetto serra. Il secondo aspetto positivo è che queste tecnologie si pagano da sé, perché se io ho una casa che consuma 20 litri con 20 metri cubi al metro quadro all’anno ho una certa bolletta da pagare. Se la mia casa, dopo la ristrutturazione, consuma 7 litri con 7 metri cubi, io ogni anno risparmio i due terzi di quello che spendevo precedentemente. Quindi in un certo numero di anni il risparmio sui costi di gestione ammortizza il costo degli investimenti necessari a ottenere questi risultati. Cioè, si rimetterebbe in moto l’economia con attività utili che non accrescono il debito pubblico. Ecco, questa è la decrescita: non è la recessione.

Giada: E in questo futuro l’Economia Circolare potrebbe avere un ruolo?

Maurizio Pallante: Sì, senza dubbio! Dire “economia circolare” significa dire: “imitiamo la natura”. In natura non vengono prodotti rifiuti perché quando un organismo vivente muore le cellule di cui è composto vengono riutilizzate per altri esseri viventi, per ridare slancio alla vita. E allora il sistema economico e produttivo deve agire nella stessa maniera. Quando un oggetto non funziona più e ce ne liberiamo, questo oggetto non deve essere né bruciato né messo sotto terra, ma dev’essere smontato e i suoi materiali devono essere raccolti per tipologie omogenee perché in questa maniera si possono fare altri oggetti senza fare rifiuti e senza prendere altre materie prime dall’ambiente, dalla natura. Ecco, l’Economia Circolare è un elemento fondamentale di un sistema economico e produttivo che risponde a una rivoluzione culturale come quella che abbiamo definito prima.

Giada: Ma passare ad una Economia Circolare non vuol dire comunque, in un certo senso, autorizzare le persone a mantenere una mentalità di consumo?

Maurizio Pallante: Questa è una domanda giusta perché, interpretata male, l’Economia Circolare potrebbe essere intesa nel modo seguente: “Che problema abbiamo? Consumiamo pure che tanto poi ricicliamo“. Non si ricicla mai tutto al 100% né come materie, né come energia: c’è sempre una perdita, per cui l’Economia Circolare, se è vissuta come un alibi per continuare a fare quello che si è sempre fatto, per continuare ad avere comportamenti consumistici, sicuramente non va bene. Rientra in quel concetto dello sviluppo sostenibile che io aborrisco perché, parlando di sviluppo sostenibile, l’accento principale è posto sullo sviluppo. La sostenibilità diventa una caratteristica dello sviluppo, mentre la cosa più importante è la sostenibilità, cioè la capacità di non superare i limiti della natura nel fornirci le risorse di cui abbiamo bisogno, l’energia di cui abbiamo bisogno e nell’assorbire gli scarti della produzione e degli oggetti che vengono prodotti.

Il giorno in cui l’umanità arriva a consumare tutte le risorse rinnovabili che la terra rigenera in un anno si avvicina sempre di più. È chiaro che non c’è futuro per l’umanità, cioè i giovani protestano anche per questo. Perché se non tendiamo a riportare l’Overshoot Day verso il 31 dicembre (cioè a consumare tutte le risorse che la terra rigenera nell’arco di un anno), non c’è futuro per l’umanità. Già oggi, se tutta l’umanità consumasse quello che consumano i Paesi occidentali, ci vorrebbe un pianeta e mezzo. Per di più, se invece tutti consumassero come consumano gli Stati Uniti d’America, ci vorrebbero cinque pianeti, cosa che evidentemente non è possibile.

Avremmo bisogno di reimpostare il sistema dei valori che guidano la nostra vita: da quando lo scopo dell’attività economica e produttiva è quello di far crescere il Prodotto Interno Lordo? Da quando siamo passati al modo di produzione industriale. Gli uomini e le donne hanno sempre lavorato per soddisfare i loro bisogni, non per far crescere un valore monetario. [ndr: su Byoblu, vedere “Perché non ti fanno ripagare il debito – Marco Bersani]. È un cambiamento completo! Lo stesso senso della vita è lavorare sempre di più per avere sempre più soldi per comprare sempre più cose? Oppure risiede, accanto al lavoro, nel riscoprire l’importanza delle relazioni umane, della creatività, delle cose gratuite, creative? [ndr: su Byoblu, vedere: “Vivi si diventa – Simone Perotti]  Tutti questi elementi danno un senso alla vita molto più delle cose che si comprano.

Quello di cui noi abbiamo bisogno è di un cambiamento di paradigma culturale, di un sistema di valori diverso. Quando si parte dicendo: “Questo non mi piace più, questo mi sta rovinando la vita, questo mi brucia il futuro“, bisogna fare uno sforzo forse ancora più impegnativo per dire: “Questa strada non mi piace – d’accordo -, perché mi porta a un peggioramento delle condizioni di vita. Dove voglio andare?”. Ecco: la strada che dobbiamo cambiare che caratteristiche deve avere? Quale direzione deve avere? La rivoluzione culturale che dobbiamo fare deve avere questi due elementi fondamentali: deve coinvolgere i nostri stili di vita e deve imporre un cambiamento.

Combatti con noi, a Marzo e ad Aprile

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La libertà è di tutti, perché tutti nascono liberi. Ma crescendo impariamo che perderla è facile: continuare ad essere liberi costa caro, in termini di fatica, perdite, volontà. A Byoblu ogni mese servono tante risorse per organizzare contenuti in grado di competere con i mezzi dei grandi media mainstream, sostenuti dai grandi magnate della finanza. Ognuno deve sacrificare qualcosa. Io sacrifico il mio tempo, la mia famiglia, una carriera, rinunciando a servire ideologie e partiti, perché tutti abbiano la possibilità di avere un media completamente libero su cui fare affidamento. Potersi fidare dell’onestà di chi vi racconta le cose significa avere la libertà di prendere le decisioni migliori.

Preservare la libertà significa combattere. Se anche tu sei disposto a sacrificare qualcosa, qui di seguito troverai un modo per combattere insieme a noi. Scegli il tuo grado. Per ora è simbolico, ma presto potresti essere chiamato a prestare la tua opera sul campo.

Grazie, dunque, per essere un volontario per la difesa della libertà di tutti, e non un mercenario per la tutela degli interessi di pochi.

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Cercherò di fare di più se riuscirò a sopravvivere alla prossima scadenza fiscale...
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Forza Claudio!
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