TSIPRAS IL TRADITORE! Giorgia Bitakou intervistata da Tiziana Alterio

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Ci troviamo ad Atene, alle pendici dell’Acropoli, vicino piazza Monastiraki, nei pressi del Partenone e dell’anfiteatro romano a cui si accede solo a pagamento. Gli incassi confluiscono in un fondo vincolato per novantanove anni, unicamente dedicato al risanamento del debito pubblico greco. Giorgia Bitakou è una giornalista, avvocato, attivista politica e fondatrice del movimento Exit Greek che quest’anno, per la prima volta, è stato candidato alle elezioni europee. La giornalista Tiziana Alterio l’ha incontrata per Byoblu. Di seguito la trascrizione dell’intervista.

Ciao Giorgia, è un piacere per la redazione di Byoblu poterti incontrare. Innanzitutto, come sta in questo momento la Grecia?

Oramai il mio popolo è completamente distrutto, non ha il potere di reagire. L’anno scorso, abbiamo avuto grandissime manifestazioni per l’importante questione della Macedonia. Ho potuto constatare il desiderio di ribellione contro tutto questo sistema politico di traditori, sia di destra che di sinistra. Poiché, però, a queste manifestazioni non è seguita un’organizzazione nazionale, si è sgonfiato tutto in breve tempo.

La maggioranza dei leaders alla guida di queste manifestazioni, però, lavorava per il sistema… c’erano persino dei diplomatici. Tutti prezzolati per soffocare la ribellione di un milione e mezzo di persone, venute da tutta la Grecia, da tutte le città, dalle isole e persino dall’estero, per lottare non solamente per la questione della Macedonia, ma anche e soprattutto per la libertà della Grecia. Si voleva far piazza pulita dell’establishment politico attuale. È questo ciò che vuole oggi la maggior parte della popolazione greca.

Giorgia, ripercorriamo un po’ i primi sei mesi del Governo Tsipras, perché lì è la chiave, anche per capire come operano i burocrati di Bruxelles. Tsipras viene eletto il 20 di gennaio del 2015 e sembrava incarnare la speranza per il popolo greco, perché parlava di cambiare direzione e perfino di un’eventuale uscita dall’Europa. Cosa accadde in quei sei mesi, fino al 5 di luglio, quando ci fu poi il referendum?

Tiziana, personalmente – ma anche come giornalista – sono convinta che se non leggi la storia del tuo Paese e delle altre Nazioni non puoi affatto capire cosa succede nel presente o cosa succederà in futuro. E infatti la storia si ripete sempre. Conoscendo il passato della mia terra, posso dirti di non aver mai creduto in Tsipras, anche perché so molto bene da dove proviene. Anche lui è un figlio di questo sistema. Non ha mai lavorato in vita sua, non ha scritto niente, non si è impegnato per la Grecia, non sa cosa significhi “spirito greco”, non ha mai parlato in nome della nostra civiltà che neppure conosce. Ad esempio, gli è capitato in diverse occasioni di fare qualche riferimento storico, ma ha sempre sbagliato e il giorno dopo i giornali titolavano: “Ma quanto è scemo, quanto è ignorante!”. Magari in Italia certe notizie non arrivano, però questa è la verità. Non ho mai creduto alle sue parole. Prima di essere eletto, diceva che la prima cosa che avrebbe fatto sarebbe stata rifiutare il memorandum dell’Unione Europea. Ricordo bene che, davanti alle telecamere dei talk show politici, prometteva di ridurre a brandelli il memorandum. Diceva che nessuna casa si sarebbe trovata nelle mani dei banchieri, che avrebbe salvaguardato i diritti sulla prima casa; che avrebbe fatto tornare i nostri figli emigrati all’estero a lavorare; che avrebbe abbassato le tasse e avrebbe dato incentivi alle imprese per investire in Grecia. Tutte cose che la gente aveva veramente bisogno di sentire. Il nostro popolo, vessato dai precedenti governi di destra o del Pasok, ha voluto dare una possibilità a un uomo giovane come lui, nella speranza di un cambiamento radicale. Hanno creduto in lui e, appena eletto, effettivamente dimostrava di voler fare le cose che aveva promesso, ma alla resa dei conti non è andata così. Tsipras è stato un abbaglio!

Però, a un certo punto, ha chiesto anche aiuto al popolo greco, indicendo il famoso referendum del 5 luglio, quello contro il piano di risanamento della Troika.

Infatti, per questo, Tiziana, ho detto che la sua supposta battaglia contro il regime europeo è stata solo apparente. Perché attraverso il referendum, aveva la legittimità per perseguire la linea del “no”. Questo orgoglioso “no” dei greci! Non dimentichiamoci in quale contesto abbiamo votato “no”: con la borsa chiusa e i mercati impazziti, con tutti i telegiornali che terrorizzavano le persone, incitandoli a votare “sì”, perché qualora avesse vinto il “no” sarebbe arrivata la fine del mondo.  Tutto era contro la volontà popolare, ma i greci hanno dato prova, ancora una volta, del loro coraggio e della loro forza, votando “no”! Così facendo, hanno fornito a Tsipras la legittimità e l’autorizzazione di cui aveva bisogno per sfidare la Troika, questo regime di criminali. Perché non saprei in quale altro modo chiamarli se non criminali, dal momento che hanno compiuto un genocidio. Perché proprio questo è successo: un genocidio! Ho usato il termine giusto?

Sì.

Usiamola questa parola, perché è la verità. Abbiamo avuto migliaia di persone che si sono suicidate, migliaia di persone costrette ad abbandonare la loro casa e lasciare la Grecia. Per non parlare delle centinaia di imprese fallite, con tantissima gente che, trovandosi senza casa e lavoro, è stata costretta a vivere per strada. Questo io lo considero un vero e proprio genocidio! Tsipras, attraverso la vittoria referendaria, avrebbe potuto e dovuto opporsi ai diktat europei, forte del consenso popolare. Non sarebbe stato lui a decidere, ma il popolo che rappresentava. Non l’ha fatto! Si è seduto al tavolo delle trattative, senza essere pronto per guerreggiare. C’erano team di esperti che avevano lavorato anni, aspettando il momento in cui si sarebbe svolta questa trattativa con la Troika, e lui ha scelto di non coinvolgere nessuno. Non ha voluto nessuno con lui a Bruxelles a difendere il mio Paese.

Però dopo il 5 luglio, il 12 se non vado errata, forte del “no” pronunciato dal popolo greco, si presentò a questa famosa riunione a Bruxelles cercando di difendere gli interessi dei greci. Ci fu quel gesto simbolico, si tolse la giacca e disse davanti alla Merkel: «Io non ho il mandato per svendere il mio Paese». E invece proprio lì, si consumò quello che noi abbiamo chiamato, nel nostro libro, “Il colpo di Stato finanziario”. Allora, la mia domanda è: qual era l’alternativa, il piano B che poteva cambiare in quel momento la storia della Grecia?

 Tu sei un’ottima giornalista – e ti ringrazio per il lavoro che stai facendo per raccontare la situazione del mio fantastico Paese – ma proprio per questo puoi immaginare che, non vivendo in Grecia, alcune cose non puoi saperle. Alcune cose vanno vissute, vanno viste con i propri occhi e io ti posso assicurare che non è come dici. Non esisteva un piano B. Tsipras, prima di andare al referendum, aveva già fatto l’accordo con loro (Unione Europea, NdR). Non si sarebbe aspettato mai una vittoria così schiacciante dei “no”, in un contesto di terrorismo psicologico, di banche e borse chiuse, ecc.

E, a mio avviso, lo dimostra un fatto: dopo il voto del referendum, quella domenica sera, mentre pronunciava il suo discorso, era triste. Era evidentemente preoccupato, perché questo “no” non sapeva proprio come gestirlo. Perfino Varoufakīs, l’ex Ministro dell’Economia, poi dimessosi in seguito a contrasti con lo stesso Tsipras, descrisse l’atmosfera che si respirava quella sera nell’ufficio di Tsipras come pesante, come se si fosse consumato un lutto…ha usato precisamente questa parola!

Per me, Tiziana, questo dimostra senza dubbio qual è la verità: il Primo Ministro aveva già trattato con la Troika, ben prima del referendum. Non aveva alcuna intenzione di opporsi. Il giochino dell’opposizione alla Troika è stata solo tutta una messa in scena per dimostrare a tutti – e intendo tutti gli europei, compresi voi per esempio (M5S e Lega che siete ora al governo) – che non si può fare proprio nulla, che è impossibile cambiare le cose. Ti ricordo che pochi mesi fa, quando avevate il grandissimo problema che a Bruxelles respingevano la vostra finanziaria, Tsipras è stato il primo a raccomandare pubblicamente: «Stipulate adesso, accettate le condizioni, perché dopo sarà tardi».

Ti rendi conto? Fin dall’inizio è stato così. Si è trattato di una finzione teatrale, creata ad arte affinché il popolo accettasse irrimediabilmente i diktat della Troika. Un po’ come a dire: “guardate, i greci hanno cercato di resistere, ma nessuno può andare contro Bruxelles. Allora, cosa resta da fare? Inchinare la testa, sottomettersi, perché non si può vincere”. Questo era il messaggio che ha voluto dare Tsipras.

Allora chi è Tsipras?

Un traditore! Non ho bisogno di pensare prima di rispondere, né io, né il popolo che – credimi – io rappresento in questo momento. Un traditore immenso!

Un traditore che ha svenduto il vostro Paese, perché… Raccontaci cosa è accaduto poi, dal 2015 in poi. 

La bandiera greca non rappresenta più nulla. La Grecia non è più del suo popolo. Non è libera perché non abbiamo più nessuna sovranità, ceduta completamente già attraverso il primo memorandum 2010. Poche settimane fa, a Creta, i soldati tedeschi hanno fatto un gesto significativo: hanno preso la nostra bandiera e l’hanno levata. Tutto il popolo si è stupito: «Ma che hanno fatto? Perché?».

Ma io ero tristemente compiaciuta, perché almeno questo gesto ha reso evidente la verità. Lasciano le bandiere per non far sì che la gente si renda conto di essere sotto occupazione, ma la Grecia è a tutti gli effetti occupata! Non abbiamo sovranità democratica, non abbiamo proprio niente perché tutti i nostri fondi, le risorse, i porti e gli aeroporti, anche i monumenti… lo sai che adesso, se entriamo là (indica il Partenone alle spalle, NdR), paghiamo un biglietto e questi soldi vanno direttamente in Germania, in un apposito fondo destinato al risanamento del debito pubblico? Non ci appartiene più nulla: tutto quello che i tedeschi non hanno ottenuto durante la Seconda guerra mondiale – perché i greci hanno resistito e lottato, armi in pugno- l’hanno ottenuto con l’euro. Hanno occupato completamente il Paese.

La Germania ha perso le due guerre mondiali, ma sta vincendo questa guerra che io chiamo una “guerra silenziosa”. Ed è molto più subdola perché non si vede il nemico, è difficile vedere chi c’è dall’altra parte, però è una guerra a tutti gli effetti dove i vincitori – in qualche modo – colonizzano il Paese. Voi state assistendo a una colonizzazione, ma tu mi parli di una vera e propria conquista. Non esiste più libertà nel vostro Paese?

Non c’è più neppure la democrazia, se è per questo. A titolo esemplificativo, potremmo riportare il caso della Macedonia. Tutto il mondo sa che la Macedonia è greca, tutto il mondo conosce la nostra storia che è la storia di Alessandro Magno. Non è propriamente l’argomento del tuo reportage, però ritengo sia una dimostrazione inequivocabile dell’assenza di democrazia. I greci hanno detto a gran voce: «No, non firmate questo accordo che consegna la Macedonia, la nostra storia a un altro popolo» e, invece, i nostri governanti sono andati avanti con la stipula dell’accordo. Abbiamo subìto da parte del governo dei veri e propri atti di terrorismo. Ad ogni manifestazione, per oltre un anno e mezzo, la polizia reagiva reprimendo qualsiasi forma di dissenso. Spesso facendo dei veri e propri raid, con tanto di lacrimogeni contro i manifestanti in piazza. Non si è fermata neppure davanti bambini piccoli, anziani, gente inerme. La campagna di disinformazione è stata martellante. Il copione era sempre lo stesso: «Sono pochi estremisti, fascisti!». Ci chiamavano fascisti, semplicemente perché cercavamo di difendere la nostra storia, la nostra civiltà, il nostro Paese. Oramai in Grecia si ha timore persino di esporre la bandiera greca sul balcone, sai? Perché hanno paura di essere bollati come fascisti!

Giorgia, possiamo dire che hanno lavorato molto sulla paura dei greci? E instillando la paura – in qualche modo – i greci hanno anche smesso di protestare? Ricordo che tra il 2010 e il 2013 le piazze greche erano piene, l’opposizione sociale alla Troika era fortissima. Avete lottato duramente. E poi, ora, che cosa c’è in questo momento?

Stiamo vivendo la fase successiva, quella della repressione e della rassegnazione. Prima ti ribelli, poi vedi che niente cambia… anzi, rischi pure di finire in prigione o di essere licenziato. Già, licenziato, perché questo sistema lavora anche così: con il terrore! Per esempio, a noi che protestavamo ci portavano nelle centrali di Polizia, minacciandoci che avrebbero chiamato i nostri datori di lavoro e che avremmo perso il lavoro. Hanno tanti modi per terrorizzare il popolo e spingerlo ad abbandonare la lotta. Adesso la sensazione è che non c’è scelta, non c’è alternativa. Abbiamo provato con Tsipras che, supponendo fosse di sinistra radicale, avrebbe potuto cambiare la situazione, ribellarsi alla svendita della Grecia alla Troika. Ma lui è esattamente come Macron e la compagine che lavora per questa mafia europea. Dunque, la sensazione è quella della rassegnazione, di non avere alternative. Dall’ultimo sondaggio che è stato fatto, è emerso che i greci non voterebbero né per la destra, né per la sinistra, ma vorrebbero alla guida del Paese uno come Salvini, uno cioè che abbia il coraggio di proteggere la nostra dignità, che sia capace – come sta accadendo in Italia – di mettere la Nazione prima di tutto. Non è una questione economica per noi, perché oramai il memorandum è cosa passata, ma è una questione di vivere con dignità: è diverso. Hanno toccato la nostra dignità, ma sai cosa dice Kiki Dimulà, la mia poetessa preferita? Che bisogna avere la speranza per aprire la porta e lottare. E in Grecia in questo momento, Tiziana, abbiamo perso la speranza. La speranza cerchiamo di darla noi, il nostro movimento, il vostro movimento (M5S, NdR). Cerchiamo – facendo tutti questi rally che facciamo, i discorsi, gli articoli, le alleanze – di restituire ai cittadini la forza di credere in sé stessi, di tornare a contare sulla nostra forza che è immensa!

Sono convinta che ci sia stata proprio un’operazione di distruzione della nostra identità mediterranea. Noi siamo popoli molto simili: noi, gli spagnoli, i portoghesi. In qualche modo, questo sistema neoliberista ha distrutto anche la nostra identità mediterranea. Tuttavia, abbiamo anche noi una responsabilità come popoli: quella di recuperare la nostra forza. Prima di tutto, attraverso un lavoro interiore di consapevolezza su chi siamo, sulla nostra identità, per poter riconnetterci alle nostre origini. Perché è lì che risiede la nostra forza! Il modello neoliberista non ci appartiene. Abbiamo bisogno di immaginare un nuovo modello di società, cambiare anche il linguaggio: non più competizione e mercato, ma cooperazione e solidarietà. Abbiamo bisogno di un’altra Europa perché quella attuale ha sposato completamente questo modello neoliberista, così distante dalla cultura dei popoli del Sud Europa. Tu sei d’accordo su questo?

 Profondamente e completamente, Tiziana, perché questo è pure un aspetto fondamentale della nostra lotta: ricordare la nostra storia, da dove veniamo. Pensa che stanno mettendo le mani persino sui libri di storia nelle scuole, tagliando interi capitolo. Un popolo che non conosce la propria storia, però, è condannato a essere perso. Non si può prescindere dalla conoscenza della storia, così come della propria cultura. I nostri grandi maestri del passato non appartengono solo alla Grecia – penso ad esempio ad Aristotele, Sofocle, ecc. – ma a tutta l’umanità. Sono perciò patrimonio del mondo intero. Se si va a leggere i loro scritti, si può trovare la soluzione persino ai problemi di oggi, perché si traccia un fil rouge, una linea. Aristotele, per esempio, diceva sempre che quando c’è una malattia bisogna cercare la causa che l’ha generata, non affrontare i sintomi. Ecco, la causa primaria della nostra malattia è che abbiamo dimenticato cosa significhi essere cittadini. Essere cittadino non equivale semplicemente a votare, per poi tornarsene a casa. Essere cittadini significa, esattamente come fai tu, voler partecipare e contribuire al cambiamento delle cose, ricercare la verità dietro l’apparenza e gli inganni, adoperarsi affinché prevalga, come giustamente hai detto, la solidarietà sulla competizione. Quando Camus, il grande filosofo francese, venne in Grecia, prima della stipula del Trattato di Roma nel ’57, disse che noi, popoli europei, avremmo dovuto essere una sola forza, un cuore, un’anima. Solo grazie a questa unità si sarebbe potuto scongiurare il rischio di un ritorno del nazismo. Ma il nazismo, oggi, è qua, si è materializzato con questa Europa e il sogno dei popoli europei non si è realizzato affatto. In Grecia l’abbiamo visto, l’abbiamo sentito, l’abbiamo vissuto.

Ecco, l’Europa in questo momento storico è diventata un’Europa in cui vige la legge del più forte, per cui l’Europa del Nord – trainata in qualche modo dalla Germania della Merkel – impone queste durissime leggi spietate verso i Paesi del Sud Europa. Ritengo che la direzione sia quella di recuperare un equilibrio tra l’Europa mediterranea e l’Europa del Nord. In questo momento non c’è assolutamente questo equilibrio. Esiste, secondo te, la possibilità che i Paesi del Sud Europa si alleino per iniziare a contare di più nel consesso europeo, per cercare di fare anche fronte comune? Del resto, la Grecia ha dimostrato che un singolo Paese, da solo, ha molta difficoltà a sfondare il muro di queste lobby politiche e oligarchiche di Bruxelles.

Abbiamo resistito tanto e stiamo tutt’ora resistendo, ma se non cambia qualcosa verso la direzione delle alleanze, come hai anticipato te, rischiamo di essere distrutti completamente e di sparire. Faccio molta attenzione alle parole che scelgo di usare, quindi non è un caso che ho detto proprio “sparire”. Uno dei più grandi problemi, infatti, che la Grecia deve affrontare oggi è quello demografico. I tassi di natalità sono tragicamente bassi. Abbiamo una Nazione che lentamente sta morendo, perché non ci sono più nascite, nessuno fa più figli. Come se non bastasse, esiste un alto tasso di emigrazione, perché – come ti ho detto – per colpa della crisi, i greci continuano ad andare via, cercando un futuro altrove. Parallelamente, abbiamo anche un alto tasso di immigrazione. Hanno fatto della Grecia una vera e propria gabbia per chi emigra verso l’Europa. Nella maggior parte dei casi, chi arriva qui non vuole restare in Grecia, eppure è costretta a rimanere. Abbiamo tantissimi problemi sulle isole, dove hanno creato questi hotspot. Già ora i tassi di delinquenza sono molto alti, ma credo che le cose peggioreranno; perché questa gente che non ha da mangiare, non ha da vivere, non ha futuro e, per giunta, è costretta a rimanere qua contro la propria volontà, quasi come se stesse in prigione, non ha alternative se non cominciare a delinquere per sopravvivere.

 Ecco, a proposito degli hotspot sembra che ci siano interessi di Soros dietro gli hotspot e mi è arrivata anche notizia – ma chiedo conferma a te – che Soros ha acquistato circa 25 mila case qui ad Atene. Puoi confermare queste indiscrezioni?

Sì, è vero, ha comprato queste case. Molte ONG hanno costituito un’mpresa immensa per l’accoglienza dei migranti che, però, una volta arrivati, non sanno dove andare, perché non ci sono spazi e strutture sufficienti per ospitarli. Esiste poi il problema dei trafficanti di esseri umani e degli sciacalli che sfruttano, attraverso lo scambio di denaro e i massicci investimenti nel mercato immobiliare, la condizione dei migranti. Comprano case per questa gente, per poi lasciarle vuote, senza dargliele. Questo giro di soldi immenso entra nelle tasche dei collaboratori di Soros e della sua istituzione. Soros stesso, spesse volte, scrive articoli sui giornali greci per cercare di persuadere i greci che “l’unica soluzione è lasciare spazio a questo nuovo mondo, dove non ci sono differenze di nazionalità, di fede, dove siamo tutti uguali, ecc. E che dobbiamo capire che, se vogliamo sopravvivere, dobbiamo lasciare la sovranità”. Ha scritto esattamente così! È proprio questa la politica del nuovo ordine della globalizzazione, del mondo che rappresenta lui e i suoi dipendenti. E Tsipras e anche Mītsotakīs, naturalmente, lavorano per lui.

A quanto ammonta un salario medio ora in Grecia?

Lo stipendio medio di una persona in questo momento è quasi 350 euro.

E prima della crisi del 2010?

Lo stipendio medio era tra gli 800 e i 1500 euro.

Quindi in nove anni c’è stato un dimezzamento?

Un tremendo dimezzamento! Com’è possibile sopravvivere con 350 euro? Come si fa a pagare le tasse, le bollette e tutte le spese di una casa? Sopravvivere è impossibile! Sai come si vive? Restando nella casa dove si è nati, assieme ai genitori e spesso anche ai nonni. I nonni sostengono le famiglie con la loro pensione; una pensione che, anche questa, è stata tagliata tantissimo, quasi del 50%. Ma se non vivi nella casa in cui sei nato, assieme alla tua famiglia al completo, così come si faceva centinaia di anni fa, è impossibile sopravvivere; di sicuro è impossibile creare una tua famiglia. Per questo motivo, come ti dicevo prima, abbiamo una Nazione che muore… perché nessuno può creare una famiglia, sposarsi, fare dei figli.

Giorgia, che cos’è per te l’Europa? Che cosa è diventata l’Unione Europea, rispetto al sogno da cui siamo partiti?

È diventata una gabbia, un carcere. Precisamente un carcere nel quale, come diceva il filosofo equadoregno Caetano «La porta è aperta, bisogna però trovare il coraggio di uscire». Io credo che bisogna reagire, con la stessa forza dei guerrieri del nostro passato epico, il cui sangue ancora scorre dentro il nostro. Ecco, impiegare la forza che hanno avuto loro quando hanno difeso la nostra civiltà nella battaglia di Maratona nel 180 a.C., così come durante la Seconda guerra mondiale dal nazismo. Abbiamo tanti esempi nella nostra storia che mostrano quanto sia coraggioso e forte il nostro popolo. E ogni volta che qualcuno credeva fosse impossibile per i greci vincere, noi abbiamo dimostrato esattamente il contrario. E credo che adesso possiamo ancora vincere, dobbiamo uscire da questa gabbia! Per questo obiettivo si batte il mio movimento. Non crediamo che l’Unione europea sia riformabile, però crediamo alle alleanze tra i popoli europei. Per questo motivo, siamo molto vicini al popolo italiano. Abbiamo fatto anche delle manifestazioni in vostro sostegno quando vi hanno ricattato, imponendovi un ministro delle Finanze diverso da quello che il nuovo governo aveva scelto (Savona, NdR), oppure bocciando la finanziaria che avevate presentato. Noi abbiamo protestato per voi fuori dall’Ambasciata italiana. Ci sentiamo molto vicini a voi, bisogna lottare insieme. Per questo, anche se non credo in questo Parlamento europeo perché non è sovrano e le decisioni importanti sono prese altrove, ci auguriamo che vengano eletti quante più “voci critiche”, come le nostre. È necessario, infatti, unire le nostre forze e far sì che tutti i popoli si ribellino. Veramente, Tiziana, credo solo alla ribellione e a nient’altro. Credo che sia necessario che i popoli si sveglino e trovino la forza di ribellarsi contro questi regimi, una volta per tutte.

Giorgia, l’Italia non è la Grecia; è un Paese più grande, che ha anche un’altra storia (economica, intendo), però il metodo che è stato utilizzato per la Grecia è lo stesso che viene utilizzato anche per l’Italia. Tu cosa ti sentiresti di dire agli italiani? Partendo dalla vostra esperienza, da quello che avete attraversato.

Io credo moltissimo a questa coalizione di governo che avete fatto. In Grecia credevamo che Tsipras e Panos Kammenos si sarebbero coalizzati più meno alla vostra maniera: un partito di sinistra radicale con un partito d’ispirazione nazionalista. Difatti, si sono uniti esattamente come il Movimento 5 Stelle con Salvini. Adesso in Grecia, anche se ammiriamo tantissimo il vostro Governo, si pensa inevitabilmente “chissà se anche loro, alla fine, si sottometteranno alla Troika, come è accaduto a noi?”. Però, io credo tanto in Di Maio e nella sua compagine e tantissimo anche in Salvini. L’ho anche incontrato ad Atene quando è venuto per il Milan e ho visto in lui un uomo molte forte, bravo, anche tanto umano, perché, nel pochissimo tempo che aveva prima di andare in aeroporto, si è messo a chiedermi tante cose sulla situazione in Grecia. Preferiva ascoltare le parole di una greca, piuttosto che leggere quanto scritto sui giornali. Insomma, ho fiducia nella vostra capacità di opporvi. Al vostro popolo, se potessero sentirmi, direi di darvi fiducia, di sostenere la vostra coalizione, di darvi forza sempre… perché se voi, che avete uno spirito combattente, poteste contare sul consenso di un popolo unito, non dovreste temere più nulla! Dalla vostra parte avete anche molti accademici ed economisti disposti ad aiutarvi, qualora doveste uscire dall’Europa, a farlo nel modo giusto. Avete un’industria forte, la cultura che per voi è anche industria, la moda, l’agricoltura e pure qualcosa che a noi manca purtroppo (lo so, perché ho vissuto in Italia): l’autonomia delle regioni, il de-centralismo. Voglio dire che tutte le vostre regioni sono abbastanza indipendenti e possono sostenersi anche autonomamente. Invece, da noi, gira tutto intorno ad Atene. Insomma, avete tutte le armi giuste e noi siamo con voi, perché il popolo greco vi sosterrà di sicuro; ma dovete essere disposti a lottare fino alla fine, perché non dovete consentire che vi sottomettano!

Giorgia, l’obiettivo delle misure di austerità (almeno così come ci sono state proposte) era l’abbassamento del debito pubblico perché i Paesi del Sud Europa avevano un debito alto. Ora, a distanza di nove anni da queste pesantissime misure di austerità, il debito greco com’è?

 (sorride) mi viene da ridere, perché tutto è fuorché ridotto… anzi è raddoppiato! È raddoppiato, nonostante anni di sacrifici immensi, in cui abbiamo perso proprio tutto. Prima di entrare nell’euro, il debito era quasi quattro volte inferiore a quello attuale. Quattro volte di meno prima che entrassimo in Europa! Dal momento in cui siamo entrati, il debito ha cominciato ad aumentare. Da quando poi, nel 2010, ci hanno imposto queste misure assurde contro la nostra Costituzione – perché non dobbiamo dimenticare che si è trattato di azioni illegali e criminali -, il debito è persino raddoppiato.

Giorgia, come ti immagini il futuro? Noi dobbiamo anche immaginare un nuovo modello di società perché questo tipo di modello, il modello neoliberista, capitalista, è un modello che porta anche molta infelicità, porta molta disuguaglianza sociale. Verso quale tipo di modello di società, secondo te, noi dovremo andare come popoli del Sud Europa?

Bisogna innanzitutto lottare e combattere e non perdere mai la speranza. Sarò ottimista, ma io non la perdo mai! Se io riesco a immaginare la Grecia libera, allora so che niente è impossibile, perché posso vederla libera nei miei occhi. Si tratta, dunque, di darsi da fare per trasformare l’immaginazione in realtà. Basta solo che il popolo si unisca, che cacci via tutti questi servi del nuovo ordine della globalizzazione che dimostrano, anzi, pretendono di essere i nostri rappresentanti, mentre non lo sono affatto! Sogno un mondo basato sulle nostre tradizioni che sono bellissime, sulla nostra storia, sulla nostra cultura: una Grecia nuovamente al centro della civiltà occidentale che accoglie visitatori da tutto il mondo, interessati a comprendere la nostra cultura, la nostra storia, i nostri monumenti, i grandi maestri del passato. Sogno un mondo in cui tutti possano aver diritto a un reddito, possano lavorare e formare una famiglia; un mondo, dominato da equità, giustizia sociale ed uguaglianza. Sogno un mondo in cui la religione torni ad essere centrale – la fede è importante per noi (ortodossi, Ndr), così come lo è per voi cattolici -, un mondo basato sulle parole di Dio e sul suo messaggio d’amore. Sogno un mondo in cui italiani e greci lavoreranno insieme per renderlo migliore. Ti voglio ringraziare con tutto il mio cuore per tutto quello che hai fatto per il mio Paese, soprattutto scrivendo questo bellissimo libro pieno di verità sulla Grecia. Hai contribuito molto affinché la comunità internazionale potesse conoscere il disastro che hanno creato nel mio Paese. Perché, purtroppo, telegiornali e televisioni non dicono mai la verità: sono semplicemente servi della globalizzazione neoliberista e delle élites internazionali di banchieri e finanzieri; non vogliono che la gente d’Europa e del mondo sappia ciò che è successo in Grecia, il Paese nel quale si è svolto un vero e proprio esperimento di distruzione della democrazia e della sovranità. Hanno distrutto il più importante Paese di Europa, depositario di una cultura e di una civiltà la cui luce si è diffusa nel mondo intero. E, come vedi, questa luce oggi non c’è più…vedi (indica il cielo plumbeo, NdR), è anche simbolico questo tempo: oramai abbiamo perso non solo il nostro sorriso, non solo il nostro ottimismo e la nostra speranza, ma anche la luce che ci donava vitalità e creatività.

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Ciao Claudio, ti seguo da sempre, la tua informazione sembra la più emancipata ed affidabile per farsi un'idea di ciò che accade ed a mio avviso lo hai dimostrato. In questa giostra che si evolve di continuo, che confonde le menti e le coscienze… Leggi tutto

Ciao Claudio, ti seguo da sempre, la tua informazione sembra la più emancipata ed affidabile per farsi un'idea di ciò che accade ed a mio avviso lo hai dimostrato. In questa giostra che si evolve di continuo, che confonde le menti e le coscienze, Byoblu può dare chiarezza e spero quanto prima riesca ad unire sotto un'unica stella quelle anime che vorrebbero "correggere" questo triste periodo storico dando un cambio di rotta drastico e decisivo al fine di riprendere quelle politiche abbandonate anni fa che antepongono il benessere dell'essere umano prima di tutto.

GP

Giuseppe Pisu

€15,00 18 October 2019
Anonymous User

Anonimo

€10,00 18 October 2019

6 commenti

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  • Partendo dell’insegnamento di Aristotele bisogna capire come e perché la Grecia si è trovata nella condizione di subire la politica neo liberista della Germania e dell’ Europa

  • Grazie mille per il vostro appoggio alla questione Greca che sembra completamente dimenticata da tutti i popoli europei.
    Dobbiamo tornare a difendere i diritti del Sud Europa e salvare il popolo, la dignità, la cultura!
    Questi maledetti globalist passano come carrarmati su culture davanti alle quali si dovrebbero soltanto inginocchiare…..fermiamoli prima che sia troppo tardi e agiamo anche per altri Paesi toccati dalla guerra nel Medio Oriente.
    Fatalità tutte le Culle della Cultura Europea stanno subendo una sistematica distruzione, quale tipo di cultura vogliono instaurare? Secondo me si tratta di fedeltà a satana….

  • L’Unione Europea ha dato fondi per oltre 20 milioni di euro alla polizia ellenica nel 2014! GUardate qui stoo la voce “Internal security fund – Police” https://ec.europa.eu/home-affairs/financing/fundings/mapping-funds/countries/greece_en

    Il tutto presentato come fondi per la sicurezza contro l’immigrazione, ma questo articolo menziona che i fondi saranno anche usati contro “violent radicalization”, ovvero la repressione delle manifestazioni violente di cui parla il video: https://greece.greekreporter.com/2015/08/10/european-commission-approves-473-million-euros-to-greece-for-migration-crisis/

    DObbiamo fare in modo che questo non succeda in Italia.

  • E’ giusto che pensiamo alla battaglia contro questa europa per creare una nuova europa.
    Prima dobbiamo uscirne, combattendo una sacra battaglia, a costo di perdere tutto, forse
    di morire, ma se cosi sara risusciteremo dalla morte con la forza della pura libertà.
    Ad un certo punto non importa perdere tutto, anche la vita, si perde tutto per ricreare
    tutto, compresa la propria vita eventualmente persa.
    Servono esseri rarefatti nella bellezza della liberta infinita per ragionare cosi, ma è
    cio che ti porta a una vita di immensa libertà.
    E serve questa coscienza e consapevolezza per INCENERIRE QUESTA FALSA EUROPA E COSTRUIRNE
    UNA NUOVA BASATA SUI POPOLI EUROPEI NELL’ARMONIA DELLE LORO DIVERSE CULTURE.
    E PER QUESTO SERVE SAPER PASSARE ATTRAVERSO IL DOLORE, EVENTUALMENTE ANCHE LA MORTE,
    ED EMERGERE IN UNA VITA DI BELLEZZA E LIBERTA’ PER L’INTERO POPOLO EUROPEO.
    SERVE UN SENTIMENTO DI UNITA NELL’AMORE DELLA LIBERTA PER TUTTO E TUTTI E PASSARE ATTRAVERSO
    DOLORE E MORTE ED EMERGERE IN UNA NUOVA EUROPA E IN UN NUOVO MONDO. IO SONO ORMAI PRONTO A
    ENTRARE IN QUESTO SPIRITO, E NON VEDO LORO CHE EMERGA FORTE NELLA SOCIETA ATTUALE.

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