Io, fratello di un partigiano greco, vi racconto della nuova “dittatura economica” in Grecia – Stathis Panagulis

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Stathis Panagulis è il fratello di Alexandros Panagulis, poeta e rivoluzionario greco che partecipò alla lotta armata contro il regime dei colonnelli. A lui si deve il fallito attentato al dittatore Geōrgios Papadopoulos nel 1968, a seguito del quale venne torturato e imprigionato in condizioni tali suscitare una mobilitazione internazionale contro la violazione dei diritti umani e per la sua liberazione. Finita la dittatura, tornò dall’Italia dove trascorse un periodo in esilio, durante il quale conobbe Oriana Fallaci con cui ebbe una relazione, e venne eletto deputato. Morì nel 1976, appena due anni dopo la caduta del regime, in un misterioso incidente stradale. In quel periodo, stava indagando sui rapporti oscuri tra il nuovo governo democratico e i militari dell’epoca dei colonnelli.

La giornalista Tiziana Alterio torna su Byoblu, dopo l’intervista a Giorgia Bitakou della settimana scorsa, con questo dialogo con Stathis Panagulis, registrato ad Atene.


Lei fa parte di una famiglia che ha sempre avuto forti ideali democratici e per questi ideali voi avete combattuto…

Sì.

…lei, suo fratello. Come è diventata ora la Grecia, che cos’è la Grecia?

Abbiamo combattuto per la democrazia, la libertà, in difesa dei più deboli e poveri, per ripristinare la democrazia in Grecia. Abbiamo assistito, negli ultimi cinque anni, alla nascita di un nuovo partito, Syriza, guidato dal Presidente Tsipras, il quale diceva che le cose sarebbero cambiate. Non è andata così. Questo Governo non ha nulla di sinistra, è un Governo che sta strangolando il popolo greco! In questi ultimi cinque anni, gli ospedali, l’industria, l’economia generale sono collassati, ogni giorno di più. Ad esempio, prima di andare al potere, Syriza sosteneva che il salario medio dei greci era troppo basso (all’epoca era di circa 750 euro, contro quello attuale di circa 400 euro) e che, una volta al governo, sarebbe aumentato. Ma adesso lo stipendio è 400 euro e i pensionati, ogni mese, si ritrovano una pensione con 5,10,20 euro in meno. Ci sono pensionati che vivono con 250/400 euro. Pochi sono i pensionati che prendono 800 o più.

Quindi la classe media si è impoverita a causa di queste misure di rigore e austerità che avete sopportato in nove anni. Ma il risultato dell’abbassamento del debito pubblico c’è stato o no?

No, il debito pubblico non è diminuito! Prima che Syriza governasse, avevamo tra i 200 e i 300 miliardi. Adesso, invece, abbiamo tra i 300 e i 500 miliardi! Per non parlare delle tasse… sono terribili oggi in Grecia!

Allora a cosa sono servite queste misure di austerità?

Non sono servite a niente! È stato un errore di Syriza e del suo Presidente, schiavo degli stranieri. Diceva: «Quando sarò al Governo, con una legge noi cancelleremo il memorandum». Non ha fatto niente di tutto questo. Non ha fatto niente di tutto questo!

Mi racconti meglio di quei giorni. Lei era dalla parte del Governo?

Sì.

Dunque, il 5 di luglio il 63% dei greci dicono: «Non vogliamo ulteriori misure di austerità perché non portano a nulla le misure di austerità». Il 12 luglio Tsipras va a Bruxelles, ha questo incontro interminabile…

Disse che era rimasto chiuso là per 17 ore. Ma un rappresentante della volontà popolare avrebbe dovuto all’epoca imporre il “No”, appena uscito dalle urne.

Cosa sarebbe successo dopo? Ricordo che Tsipras provò a dire: «Io non ho il mandato di svendere il mio Paese agli stranieri» e si tolse anche la giacca, buttandola sul tavolo dell’incontro. È stato ricattato? Cos’è che gli ha fatto cambiare idea, secondo lei?

Secondo me Tsipras è tornato indietro perché voleva continuare a fare il presidente, voleva avere il potere. Come vediamo ancora oggi, ogni giorno dice decine di bugie: è un bugiardo, il più grande bugiardo che è passato dalla Grecia. Se fosse stato vivo Machiavelli, avrebbe alzato le mani.

Però c’è anche chi dice che in realtà la situazione è un po’ migliorata; e soprattutto mi chiedo perché – avendo il popolo dalla sua parte, Tsipras deteneva la forza di un mandato popolare- è andato in una direzione completamente opposta? È soltanto un’ambizione personale oppure è forse probabile che di fronte a questo potere enorme, che si è ormai incancrenito a Bruxelles, abbia capito che un Paese da solo non avrebbe potuto vincere questa battaglia?!

Avrebbe potuto dire “no”, il popolo greco era pronto per fare ulteriori sacrifici! Era pronto il popolo greco, mentre adesso: 1 milione di disoccupati; 1 milione di persone con 3-400 euro al mese; pensionati con 250-400 euro, mentre quelli che prima prendevano 2.000 euro di pensione sono arrivati a prendere oggi 7-800 Euro.

E soprattutto il Paese è stato svenduto.

Esatto!

Chi è entrato in Grecia, chi sono i soggetti che stanno privatizzando la Grecia? Chi è entrato, chi sono gli stranieri?

Gli stranieri, prima di tutto, sono i tedeschi che qui fanno quello che vogliono: la Merkel, gli americani. Tsipras fa quello che vogliono i tedeschi, oggi: è schiavo dei tedeschi! Quando Tsipras diceva: «Go back madame Merkel», non faceva sul serio. Cosa può essere Tsipras? Guardate Pertini, Nenni, Willy Brandt, Olof Palme, Mitterand… Come fa a dire di essere di sinistra? È solo un arrivista! Per questo, sulle elezioni politiche di ottobre, forse, è la sola verità che ha detto in questi quattro anni. Tsipras sarà punito dal popolo greco.

Perché, però il popolo greco non ha continuato a fare la sua battaglia? In fondo voi nel 2010-‘12 siete scesi in piazza quasi ogni giorno…

Abbiamo creduto inizialmente alle sue bugie… Ma se adesso qualcuno volesse manifestare contro deputati e dirigenti di Syriza, prima ancora che succeda, la polizia lo arresterebbe.

Quindi c’è una dittatura?

Eh! Una dittatura – diciamo – sottile.

È una dittatura finanziaria.?

Finanziaria, certo.

Che tipo di responsabilità ha in tutto questo l’Unione Europea?

L’Unione Europea ha una grande responsabilità per quello che succede oggi in Grecia. Merkel, Macron, tutti questi hanno strozzato il popolo greco. Se però ci fossero stati Andreas Papandreou o Karamanlis, non sarebbe successo nulla di tutto ciò. Erano figure di spessore, leaders. Questo non è niente. Non è niente!

Però è anche vero che, così come in Grecia, anche in Italia abbiamo vissuto un periodo di grande corruzione e che qui si sono alternate anche le famiglie che…

La corruzione esiste sempre, anche in Italia, in Grecia e in Germania. Per me il problema è che quando un leader, un Primo Ministro vede il suo Ministro o il suo dirigente di partito rubare lo deve arrestare subito. Lo vediamo qua in questi giorni: persone che dormono vicino a Tsipras ogni giorno hanno uno scandalo, e lui ride.

Senta, si era profilato il piano B, per uscire dall’Unione Europea e in qualche modo Varoufakīs…

Varoufakīs! Non mi parli di Varoufakīs perché è ridicolmente narcisista! Per esempio, il gruppo dei parlamentari di Syriza avevano sedie, sedie, sedie, sedie e lui…

…si sedeva sui gradini.

Sì, perché? Per essere fotografato. È ridicolo! Il personaggio Varoufakīs l’hanno costruito certe trasmissioni televisive che, ancor prima di essere eletto deputato e Ministro, l’avevano in studio dalla mattina alla sera.

Perché poi a un certo punto ha rotto con Tsipras ed è andato via?

Perché…

Non era d’accordo con la linea di Tsipras.

Non è andato via di sua spontanea volontà: l’ha fatto fuori Tsipras, perché credeva che Varoufakīs agisse troppo in autonomia.

Cosa avrebbe potuto fare Tsipras in quel momento per cambiare il destino dei greci?

Doveva chiedere i soldi alla Banca Centrale e non li ha chiesti.

Come sarebbe cambiata la Grecia? Sareste usciti fuori dall’Unione Europea? Cosa sarebbe successo concretamente?

Questo non lo so dire, ma sono certo che la sua politica è una politica di bugie. Diceva: «Quando andremo al Governo, con una legge mandiamo fuori la Merkel» mentre, quando veniva qui la Merkel, gli baciava la mano. Abbiamo capito che non aveva nessuna ideologia politica: era semplicemente un arrivista.

In fondo questa idea di colonizzare la Grecia è molto antica. Gli stranieri hanno avuto sempre un occhio molto attento.

Sì, perché siamo in una zona molto sensibile con i problemi che abbiamo con la Turchia, Cipro…

…i giacimenti di petrolio…

… di petrolio ecc., si capisce. E il problema è che non c’erano in questo periodo un Andreas Papandreou, un Konstantinos Karamanlis, un Mitterand, un Willy Brandt, un Olof Palme. Se ci fossero stati loro, non sarebbero successe queste cose.

Qui sono arrivati i tedeschi che hanno ormai quasi completamente nelle loro mani il mercato dei trasporti greco. Sono arrivati i cinesi, hanno comprato il porto del Pireo, ma ai cittadini queste privatizzazioni – in qualche modo – hanno recato dei benefici in termini di riduzione delle tariffe, di migliori servizi o di salari più adeguati? Dove vanno a finire i profitti delle società straniere?

Se l’investimento è buono, il popolo lo vuole con il miraggio di arginare la grande disoccupazione. Però, nella maggior parte dei casi, ad avvantaggiarsene è chi fa profitti. Ad esempio, i tedeschi che hanno l’aeroporto di Elefthérios Venizélos e non pagano le tasse.

Quindi lei mi sta dicendo che fanno profitti in Grecia e questi profitti vengono poi trasferiti nei paradisi fiscali?

Sì, sì, nei paradisi fiscali. Ci vorrebbe un Governo che imponga a ciascuno di pagare le tasse dovute qui. Come fanno i cinesi, ad esempio, che pagano le tasse qua e hanno creato posti di lavoro.

Invece, le società tedesche che hanno investito in Grecia non pagano?

No, non pagano.

Ma qui c’è anche un problema di modello economico.

Un nuovo modello economico lo dobbiamo trovare per il popolo greco, altrimenti se aspettiamo dai tedeschi, dai francesi… Si deve fare un programma economico per far uscire il popolo greco dalla crisi.

Quando è caduto il Muro di Berlino è stato un altro momento storico importante per il mondo.

Per il mondo, sì.

Ecco, però in quel momento storico, tutta la socialdemocrazia europea non ha avuto una visione alternativa da proporre. E questa è un’accusa che viene rivolta a tutta la sinistra, a tutta la socialdemocrazia europea. In questo potete, in qualche modo, fare un’autocritica? Cioè, è venuta a mancare un’alternativa e a quel punto il modello neoliberista ha preso il sopravvento. E noi stiamo pagando, in qualche modo, lo scotto storico di quella mancata visione che ha avuto la socialdemocrazia europea, quindi tutta la sinistra?

È stato fatto uno sbaglio in quel periodo, ma ho già detto che negli ultimi anni in Europa sono mancate leaders politici che avrebbero potuto realizzare una politica alternativa, di sviluppo.

Lei è stato anche in carcere?

Sì.

E come ricorda quel periodo della dittatura? Cosa c’è di diverso rispetto a oggi?

Tante cose perché in quell’epoca combattevamo per la libertà, per riprenderci il Parlamento, per buttare fuori i Colonnelli che avevano, con l’aiuto degli americani, avevano…

Imposto la dittatura?

Sì, imposto la dittatura. Era una lotta per la libertà e per la democrazia. Oggi abbiamo una dittatura economica, una dittatura finanziaria.

Che ha gli stessi effetti – secondo lei – della dittatura che lei ha vissuto negli anni Settanta?

No, la dittatura dei Colonnelli era molto dura, ti chiudevano in prigione, ti torturavano, non avevi diritto d’espressione. Adesso, invece, c’è libertà d’opinione, di stampa, di pensiero. E possiamo votare partiti ed eleggere rappresentanti che sono pronte a lottare per far valere le nostre ragioni.

Come vede lei l’Italia da qui?

Per me e per la mia famiglia, l’Italia è la seconda Patria. Abbiamo avuto ospitalità e amore. Abbiamo vissuto là con la protezione di tutti i partiti, tranne solo l’MSI di Giorgio Almirante. Abbiamo avuto grande amore per l’Italia. Io ho girato tutta Italia, ho fatto conoscere la questione greca dappertutto, in tutte le città d’Italia. Sono stato anche membro del Partito Socialista Italiano. Per questo dico che per me è la seconda Patria.

E, secondo lei, questo stesso metodo che hanno utilizzato in Grecia potrebbero impiegarlo anche da noi? Siamo anche noi in pericolo? È possibile che lo utilizzeranno o lo stiano già utilizzando anche in altri Paesi?

Voi dovete stare attenti. Credo, però che in Italia è più difficile fare quello che stanno facendo in Grecia.

Perché?

Perché il popolo italiano ha una base economica, al contrario della situazione greca prima della “dittatura economica”. In Italia esiste una grande industria, turismo, mentre qua in Grecia stavamo facendo i primi passi per l’industria, per l’economia. E allora qui sono venuti i tedeschi, la Merkel e hanno fermato tutto. L’Italia è un grande Paese, ha 65 milioni di abitanti, ha grandi città, qua il 50% della popolazione risiede qua in Atene. Dei 10 milioni che ha a Grecia 5 milioni sono qua ad Atene e nelle periferie vicino ad Atene.

Un ricordo di suo fratello.

Mi ricordo che era un uomo che non aveva mai paura. Era sempre coraggioso, lottava per la libertà… Qua abbiamo un suo…diciamo “soldato” che si chiama Kaziyeva. Lo aiutò ad evadere dalla prigione militare di Boiati fino a che la polizia, dopo tre giorni di clandestinità, non li ha poi di nuovo arrestati.

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