CAPITALI CORAGGIOSI: CAROLA RACKETE, GEORGE SOROS E ROBERTO SAVIANO – Diego Fusaro

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Diceva qualcuno, a ragion veduta, che le idee dominanti sono sempre le idee della classe dominante. E anche nel caso dell’immigrazione di massa non si sfugge a questo corollario. Abbiamo, per un verso, il padronato cosmopolitico, la destra liberista del danaro e della finanza, che mira a deportare schiavi dall’Africa, con l’obiettivo evidentissimo di sfruttare illimitatamente nei circuiti della reificazione capitalistica i nuovi arrivati dall’Africa, in seconda battuta di usare queste armi di immigrazione di massa per abbassare in generale i costi della forza lavoro, e quindi per condurre quella che Gallino chiamava “la lotta di classe dall’alto”, e in terzo luogo, naturalmente, come già evidenziato da Marx, l’immigrazione di massa serve ai signori apolidi del capitale per generare conflittualità orizzontali tra gli ultimi, di modo che essi, anziché cooperare e lottare verso l’alto, guerreggino fra loro, secondo la classica funzione dell’ideologia dominante: si scambiano gli amici per nemici e i nemici per amici.

Questa è la funzione generale dell’immigrazionismo promosso dal padronato cosmopolitico no-border, il quale mira non certo ad integrare i migranti, come sempre va ripetendo: mira al contrario a disintegrare i non ancora migranti. L’obiettivo dunque non è quello di rendere i migranti come i cittadini, bensì è quello opposto di rendere i cittadini come i migranti: sradicati, senza diritti, con erranza permanente, condannati alla libera circolazione (il grande teorema del capitale cosmopolitico) ossia condannati a non avere un posto fisso, né lavorativamente né antropologicamente, né sul piano esistenziale. Il capitale globalista oggi ci vuole tutti migranti e senza patria, sradicati e senza fissa dimora. Questa è la narrazione dominante che è funzionale al dominio apolide della classe egemonica.

Per un altro verso abbiamo la sinistra fucsia libertaria del costume, che non lotta più contro il capitale ma è divenuta sua fedele alleata. E dunque, anziché condannare i processi di immigrazione di massa, che meglio sarebbe definire “di deportazione di massa”, condanna chiunque ad essi provi a resistere.

La sua narrazione in fondo è quella del globalismo apolide senza frontiere, sicché la sinistra fucsia, libertaria, anti gramsciana e anti marxista, amica del patronato cosmopolitico, sempre di nuovo fornisce i quadri di legittimazione al rapporto di forza simmetrico egemonico, Ecco perché la sinistra libertaria, fucsia, passata dal rosso al fucsia, dalla falce e il martello all’arcobaleno, da Gramsci al bardo cosmopolita Saviano, non contrasta l’immigrazione di massa in difesa dei migranti e in difesa dei lavoratori: al contrario favorisce l’immigrazione di massa come processo di deportazione di massa, nobilitandolo con categorie falsamente umanitaria come “libera circolazione” – la parola d’ordine del capitale – “integrazione” e “accoglienza”, quando in realtà si tratta di deportazione neoschiavista, o – se preferite – di colonialismo 3.0 di un Occidente che non produce più il colonialismo della vecchia figura, anzi delle vecchie figure, anzitutto deportando migranti africani verso il Brasile, dove venivano venduti a basso costo nelle Americhe, per poi ritornare in Europa con i proventi. Non siamo più nella fase del colonialismo e dell’imperialismo studiati da Lenin, quando cioè, in seguito, gli europei andavano in Africa a sfruttare la manodopera. Siamo nella figura 3.0 del Colonialismo: gli europei destabilizzano i paesi africani a suon di bombardamenti etici, interventismi umanitari ed embarghi terapeutici (penso alla Libia del 2011) e così facendo cagionano la fuga di esseri umani via mare, che vengono di fatto accolti, tra virgolette, in realtà inseriti nei circuiti del supersfruttamento capitalistico: muoiono grazie al caporalato, finiscono ad essere supersfruttati da fame e in questo modo abbassano anche i salari della popolazione locale, secondo la figura già studiata da Marx.

In questo scenario, appunto, le sinistre cosmopolite, fucsia, la New Left di completamento del rapporto dominante, sempre – di nuovo, elabora i quadri ideologici di riferimento e di giustificazione del rapporto di forza dominante. Sicché oggi abbiamo il bardo cosmopolita dal sontuoso attico di Nuova York, che glorifica con la maglietta rossa addosso i processi di immigrazione di massa; abbiamo il falsamente filantropo – in realtà finanziere speculatore Soros – che finanzia in maniera solerte le associazioni non governative per salvare i migranti, in realtà mosso unicamente dal motto del capitale “business is business”; e abbiamo infine la “capitana” Carola Rackete, tedesca che, annoiata, figlia di papà e in qualche modo presa dal “taedium vitae” maschera la propria indifferenza verso il prossimo con un amore verso l’altro – l’altro è permanentemente assente come sappiamo. Possiamo chiamare queste tre figure con un’espressione mutuata da un noto romanzo, “mutata” oltre che “mutuata”, perché potremmo chiamare questa vicenda “capitali coraggiosi”, perché il coraggio e la filantropia di questi individui sono essenzialmente quelli del capitale. Il capitale che cerca di muoversi ovunque in ragione della sua stessa logica.

La capitana Carola – come dicevo – che viene puntualmente esaltata dalle sinistre, dalla New Left fucsia, che non batte ciglio per i licenziamenti degli operai, per il massacro di classe contro i disoccupati e contro i precari, e che si reca ora sulla Sea Watch carica di migranti per fare la propria passerella elettorale e rivelare che ormai non ha più alcun interesse per le classi lavoratrici e che ha assunto una nuova soggettività pienamente conforme con il capitalismo globalista: il migrante apolide sradicato e senza diritti, che viene esaltato finché è un deportato, ma quando poi diventa un soggetto rivoluzionario come accadde a Gioia Tauro e a Rosarno qualche anno fa, viene puntualmente massacrato a sua volta e perde ogni attenzione da parte delle sinistre, che sono le più solide alleate del capitale globalista e cosmopolita.

Ecco, da questo punto di vista assistiamo a una pratica continua di deportazione, nobilitata in realtà con le insegne dell’accoglienza e dell’integrazione. È questo il punto sul quale bisognerà un giorno riflettere: quella in atto è una grandiosa opera di terzomondizzazione dell’Europa, di sfruttamento neoschiavile di esseri umani dall’Africa, che puntualmente – non per caso – vengono chiamati “risorse”, non persone. La risorsa, secondo la neolingua dei mercati, non ha valore in sé, ma ne ha solo in riferimento a chi se ne avvale, e rivela quindi il compimento della mercificazione capitalistica.

Occorre quindi prendere coscienza che ciò dinanzi a cui ci troviamo è un grandioso processo gestito dai signori del capitale a proprio vantaggio esclusivo, con costi immensi di sofferenza per le classi lavoratrici e per i migranti stessi, che figurano come i soggetti falsamente accolti, in realtà deportati verso i circuiti del supersfruttamento capitalistico.

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Ciao Claudio, voglio sostenere la tua preziosa opera di divulgazione anche se spesso va nella direzione opposta alle mie convinzioni (meno statalismo, più capitalismo di libero mercato) perché rappresenta la libertà dell’informazione, nel pieno spirito anarco-libertario del confronto di opinioni nel libero mercato delle idee.

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