La teologia dei Mercati – Mauro Scardovelli e Paolo Maddalena

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Oggi sottostiamo alla teologia dei mercati (se ce lo chiedono i mercati, o l’Europa, ce lo chiede Dio). Goebbels lo sapeva benissimo: “ripeti una cosa dieci, cento, mille volte, finché non diventa vera”. Oggi abbiamo un potenziale tecnologico che è in grado di trasformare direttamente gli archetipi del nostro inconscio. Il neoliberismo ha come scopo fondamentale la distruzione della psiche umana. Se prima c’era un conflitto tra la parte di noi che voleva studiare e quella che voleva divertirsi, o tra quella che voleva una famiglia e quella che perseguiva l’individualismo, adesso il potere di quel conflitto è amplificato cento volte. L’economia di oggi di basa sulla paura, e noi facciamo le nostre scelte perché siamo preda della paura. Nessuna psicoterapia può rimediare alla devastazione interiore che accade a un cinquantenne che, a causa dell’economia, perde il lavoro. Il pensiero neoliberista è tossico, velenoso, distrugge le famiglie, le coppie, il rapporto con i genitori, il rapporto con se stessi. Le persone si danno la colpa di tutto. L’economia per Gandhi invece era “per tutti, a partire dagli ultimi”: è la Sarvodaya.

La Costituzione, all’articolo 2, richiede i doveri inderogabili della solidarietà politica, economica e sociale. Chi ha di più ha il dovere di aiutare chi ha di meno. Il neoliberismo invece predica la forte competizione, l’homo homini lupus. Eppure, grazie al cielo, la Costituzione è ancora in vigore. Questa è l’essenza del colpo di Stato: la Costituzione prevede norme che sembrano appartenere al passato, ma sono ancora in vigore. Ci troviamo in un sistema che, pur assoggettato a quelle norme, le ignora sistematicamente. Stanno distruggendo la nostra comunità politica, il nostro Stato: innanzitutto il popolo e il territorio, che sono elementi costituenti dello Stato. I rimedi sono tutti scritti nella nostra Costituzione repubblicana e democratica. Se noi attuiamo la nostra Costituzione, soprattutto in quella parte che riguarda i rapporti economici (titolo III della parte prima), abbiamo la possibilità concreta di riconquistare la nostra condizione iniziale.

Il fondamento della nostra civiltà si trova nella solidarietà. La prima forma di solidarietà è nella famiglia, e infatti si tenta di distruggere la famiglia. La sovranità poi si trova all’interno dei comuni, delle nazioni, non a caso istituzioni sempre più disarticolate. Abbiamo un sopra e un sotto. Sopra ci sono i ricchi, che hanno costruito la loro ricchezza rubando, a norma di legge, la ricchezza del popolo: stanno rubando il patrimonio di tutti per regalarlo a singoli soggetti, con le privatizzazioni e con le liberalizzazioni. Dobbiamo ricostruirlo: come un individuo non può vivere senza il suo piccolo reddito, così un popolo non può sopravvivere se non ha un suo patrimonio. La proprietà privata è un derivato della proprietà pubblica: non esiste la prima senza la seconda. L’Articolo 2 della Costituzione lo stabilisce chiaramente. Inizia così: “La proprietà è pubblica o privata“: viene prima la proprietà pubblica e poi quella privata. La quale proprietà privata riguarda i beni commerciabili, non quelli posti fuori commercio: ci sono beni che per natura e funzione servono a tutti, come l’acqua, come il mare, come l’etere. Lo Stato voluto dalla Costituzione repubblicana è lo Stato-Comunità, è il popolo, è la Repubblica, e non una persona giuridica.

Tornando all’economia, il pensiero economico neoliberista ha come obiettivo l’opposto di quello che richiede un sistema economico sano, cioè secondo natura. La logica è nella natura, e il sistema neoliberista è contro natura. Il sistema economico che riflette quello della natura è il sistema keynesiano. Keynes dice che la ricchezza nazionale va distribuita alla base della piramide sociale, cioè ai lavoratori. I lavoratori vanno in negozio ad effettuare acquisti, i proventi vanno alle imprese, le imprese assumono (non “licenziano”: assumono) e producono, creando un circolo vizioso. Lo Stato deve intervenire direttamente nell’economia, perché i soldi, diversamente, il privato se li metterebbero in tasca. Il neoliberismo dice il contrario, ovvero che lo Stato non deve intervenire nell’economia, che non deve infastidire le multinazionali, che gli aiuti di Stato sono vietati, che non deve aiutare le imprese sul punto di fallire (è il contrario di quello che avrebbe dovuto fare l’Iri, l’Istituto per la Ricostruzione Industriale, che è stato abolito), e che tra gli operatori economici deve valere la massima competitività: in prospettiva, tutta la ricchezza mondiale finisce per confluire nelle mani di una persona sola. Gli strumenti giuridici sui quali si fonda il neoliberismo sono le svendite, anche di beni pubblici, e le privatizzazioni come quelle delle banche pubbliche. La privatizzazione è un crimine, perché significa che anziché scrivere “ente pubblico”, scriviamo “SpA”, Società per Azioni, che per definizione può essere scalata da chiunque, anche dall’estero. E un privato, per di più magari straniero, non è più costretto ad agire secondo il bene pubblico. Francia, Germania e Inghilterra stanno rinazionalizzando tutto. Dobbiamo nazionalizzare anche noi.

Infine dobbiamo dare una interpretazione costituzionalmente orientata dell’articolo 832 del Codice Civile che riguarda la definizione di “proprietà privata”. Quell’articolo dice che “il proprietario gode e dispone della cosa in modo pieno ed esclusivo“, quindi tu hai venduto l’Ilva e non si può più fare niente. Invece un interpretazione costituzionalmente orientata deve tenere conto della Costituzione, e quindi l’articolo andrebbe riscritto in maniera che il proprietario “goda di un bene senza ledere l’utilità sociale“, ne gode insomma in base alla sua funzione sociale, cioè alla sua utilità. Un atto privato non può andare contro alla funziona sociale. Il secondo comma dell’articolo 42 della Costituzione dice che “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge” (cioè dal popolo che è proprietario di tutto) “allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti“. Ma se un bene svolge una funzione antisociale, di conseguenza quel diritto di proprietà non può esistere più. I beni abbandonati devono essere ripresi dalla collettività, fatti propri e fatti funzionare secondo la funzione sociale. Dobbiamo impegniamo tutti a questo scopo, perché l’unione fa la forza!

Mauro Scardovelli, giurista, psicoterapeuta e fondatore di UniAleph, e Paolo Maddalena, magistrato, ex Presidente della Corte Costituzionale, affrontano un uditorio attento, parlando di temi fondamentali in maniera semplice, perché non esiste conoscenza senza comprensione, e neppure volontà di azione.

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buon lavoro

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