La vera storia del divorzio tra il Tesoro e la Banca d’Italia, vista dal Ministro delle Finanze che venne subito dopo: Francesco Forte

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L’esclusiva intervista, per il gran finale di stagione di Byoblu, al Ministro delle Finanze Francesco Forte, in carica dal dicembre del 1982 all’agosto 1983, quindi pochissimi mesi dopo il cosiddetto divorzio tra il Tesoro e Banca d’Italia, avvenuto nel 1981 su iniziativa di Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi. Francesco Forte, partendo dagli anni di piombo e dal caso Aldo Moro, e passando per l’ascesa di Bettino Craxi, ripercorre la strada che portò a quella lettera che Andreatta, allora Ministro del Tesoro, scrisse a Ciampi, governatore della Banca d’Italia, il 12 febbraio 1981. Iniziativa che improvvisamente, senza nessun passaggio parlamentare e con ridotti spazi di condivisione perfino con i componenti dei gabinetti ministeriali, si concluse, nell’agosto 1981, con la fine del potere dello Stato di emettere moneta semplicemente chiedendo alla Banca d’Italia di renderla disponibile e con l’obbligo conseguente di richiederla al mercato, a debito e dietro pagamento di interesse.

Quale fu il legame di quel provvedimento con la successiva impennata del debito pubblico, negli anni ’80? Perché venne preso? Come funzionava il serpente monetario europeo (lo SME), e come decidemmo di entrare nella moneta unica? A queste domande l’ex Ministro Forte risponde senza risparmiare aneddoti e particolari, finendo per confermare indirettamente l’analisi dell’economista Nino Galloni sui processi che, partendo dalla contropartita richiesta dalla Francia di François Mitterrand alla Germania di Helmut Kohl per la riunificazione tra Berlino e Francoforte, portarono alla deindustrializzazione italiana (cfr, su Byoblu: “Come ci hanno deindustrializzato” e “Il funzionario oscuro che faceva paura a Kohl“).

In chiusura, gli ultimi venti minuti, si parla di Output Gap e di Flat Tax. Buona visione.

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Dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo entro l’autunno. Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Grazie!
Claudio Messora

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Bravissimi !
Fino alla fine.

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bernardo piemonte

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Caro Claudio,
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Caro Claudio,
mese di tredicesima riesco a fare una donazione pari ad un abbonamento annuale giallo.
Non mi va di abbonarmi perchè non voglio dare i miei dati a google, perchè dovrei ricordarmi tutti i mesi di avere credito sulla carta, ...perchè non mi va che il 30% del mio abbonamento vada a google !

Buon lavoro
Bernardo

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ciao ti seguo e ti stimo da sempre,dicono che l'unione faccia la forza e cosi sia...

MM

Massimo Merighi

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Non smettere Claudio! Un abbraccio!

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Anonimo

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Massimo de simone

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Claudio , continua così contro i porci della RAI

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Grande Claudio

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Bravi!

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10 commenti

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  • Ho sentito ,l’impressione che ne ho ricavata è quella che c’era un gran casino. Io faccio parte dei Keynesiani e mi ricordo bene da quando si incominciò a parlare di Freidman e dellle sue teorie monetaristiche che non mi hanno mai entusiasmato.La moneta l’ho sempre vista come un mezzo che va governato in base ai beni che rappresenta e di cui funge da mezzo di scambio. Riconosco di aver sbagliato tutto. Volevo fare , la mentalità del cravattaro era lontana da me anni luce ,come quella del rubare . Mi hanno insegnato così. Confesso invece che se fossi stato un pò più cristiano ,nel senso dei preti , e o dei così detti grandi sacerdoti,forse l’avrei pensata meglio, in chiave banchieri, in chiave denaro ,e forse avrei sbagliato meno.

  • Intervista interessantissima, come sempre del resto, ma l’ex ministro non mi convince per niente, secondo me insegue un equilibrio nel descrivere tutti gli avvenimenti di quegli anni, cerca di difendere Andreatta dicendo che ha fatto tutto troppo di fretta, ma che il provvedimento comunque andava messo in opera. Una visione liberista che stride con l’essere socialista, anche se i socialisti ci hanno abituato a questo e ad altro. I problemi elencati erano: la sanità troppo cara, ricordo che l’Italia era al secondo posto al mondo per la sanità, la scala mobile, ad un certo punto dice che toccare i salari è doloroso ma andava fatto, sempre sulla pelle degli dei lavoratori è caro Dott. Forte? Poi l’INPS e qui con le pensioni baby potrebbe avere ragione, ma quando passa in rassegna le varie riforme, quella che lui ritiene la più efficace guarda caso è la Fornero. Illuminante tutto il discorso sulle privatizzazioni, che se anche se ne è molto parlato è interessante sentirlo raccontare da chi era al timone del Paese. Non ha minimamente parlato di Baffi mentre ha lodato Einaudi, liberista, e Carli un altro gentiluomo che diveva che gli italiani sono bestie. L’unica cosa che non mi è chiara è il discorso sul debito pubblico quando dice che il debito era basso solo perchè nascosto in pancia alle banche. Se c’è qualcuno che può spiegarmelo lo ringrazierei.

  • Allievo di Ezio vanoni, Quello che ha introdotto per primo la dichiarazione dei redditi nel 1951 (legge Vanoni) e successivamente ha parlato di risanamento delle finanze pubbliche facendo finta di non sapere come funziona la creazione monetaria. Un bel coraggio a presentarsi a un intervista.

    • Anche a me ha dato l’impressione di prendere alla larga certi argomenti però nel complesso, nonostante l’età, è ancora molto lucido. Certo è che ha ammesso che lui stesso ha contribuito allo smantellamento della siderurgia italiana a favore della francese e della tedesca.

  • Alla richiesta di Messora di fare una ricostruzione storica del cosiddetto divorzio Tesoro- Banca d’Italia, il professor Francesco Forte risponde: “curiosamente… stranamente, ma non tanto, si deve partire dall’eccidio di Moro e della sua scorta”. L’ex ministro spiega diligentemente che c’erano due linee, una della fermezza e una della trattativa. Prevalse la prima. E la medesima parte politica della DC vincente, nel suo agire successivo, “si sentì coperta dal sangue di Moro”. L’agire successivo, “coperto dal sangue di Moro” (e da quelle forze internazionali, aggiungo, che appoggiavano l’intransigenza nei confronti della trattativa con le BR, presumibilmente dopo averle infiltrate e condizionate), consisteva nello smantellamento dello stato sociale italiano (costituzionale) e nella svendita delle imprese nazionali a capitale pubblico. Processo iniziato con l’adesione allo SME (preambolo della moneta unica) nonché con la rimozione dell’obbligo di acquisto dei Titoli di Stato, emessi dal Tesoro, da parte della Banca d’Italia. Beniamino Andreatta, maggior fautore e responsabile di tale ultraliberista linea politica ed economica (anticostituzionale) agì, secondo le valutazioni dell’ex ministro Forte, in modo “impetuoso”, senza gradualità. Solo un dato caratteriale, quindi. Ma Romano Prodi, ponderato e accorto, si mosse con eguale impeto e senza gradualità, nella successiva conversione lira-euro. Una strategia unica: colpisci rapidamente e per primo. Una regola tipicamente anglosassone.
    Queste interviste ai protagonisti superstiti di quella stagione, sono preziose. Un ottimo servizio reso da Claudio Messora alla comprensione dei fatti di allora e del conseguente presente. Sarebbero da sentire altri brillanti novantenni (a loro lunghissima vita), come Ciriaco De Mita, che indicò Prodi all’IRI (chissà chi glielo suggerì); Rino Formica, che con Andreatta ebbe rapporti talmente burrascosi che il Governo Spadolini cadde; Mario Sarcinelli, incriminato insieme a Paolo Baffi, per reati in seguito rivelatisi pretestuosi, e sulle cui vicende tuttora si equivoca. Come fa ancora oggi, non sorprendentemente, Sandra Bonsanti (Libertà e Giustizia), addebitando solo ad una trama interna (P2, Sindona e Andreotti) l’ispirazione di quelle nefaste iniziative della magistratura. Che Baffi e Sarcinelli fossero fieri oppositori del progetto “indipendenza dalla politica” (ma non dai mercati), non conta. Che al Tesoro Sarcinelli fu sostituito con Mario Draghi e Governatore della Banca d’Italia dopo Baffi fu Carlo Azeglio Ciampi, non conta. Ma fu un vero e proprio golpe, con ideatori esterni ed esecutori interni, come nella peggiore tradizione della sempre complessa politica italica.

  • Di solito non faccio queste cose però non riesco a capire come mai il mio commento non compare anche se inviato prima dell’ultimo che vedo è del 25 luglio cioè oggi. Non ho scritto parole poco convenienti, ho solo espresso il mio pensiero che certo non corrisponde in tutto e per tutto a quello del professore emerito, ma da quanto vedo tutti hanno da ridire, quindi non essendo la sola non capisco perchè non è stato pubblicato, tanto più che avevo chiesto una delucidazione sulla spiegazione del debito pubblico riferito al fatto che nel periodo prima del divorzio tesoro banca d’Italia il debito sembrava non eccessivo ma in realtà era, come afferma il Dott. Forte “nascosto” nelle banche. Volevo solo capire bene il significato di questa dichiarazione. Vediamo se anche questo commento sarà cestinato, vorrà dire che ne prendero atto e andrò avanti.

    • Semplicemente perché il 23 sono partito e sono tornato due giorni fa. Riesco a guardare la coda di moderazione solo adesso. In coda di moderazione non finiscono tutti i commenti, solo quelli che il sistema giudica potenzialmente passibili di verifica (vuoi perché l’utente è nuovo, o per determinate keyword etc). Il tuo era qui, in coda di moderazione. Ora sto approvando tutto. Grazie, ciao e scusa.

  • Mi sembra importante aggiungere quale fosse la preoccupazione espressa diverse volte nell’intervista, cioè quella di combattere l’inflazione eliminando la scala mobile cioè facendo pagare ai lavoratori e ai pensionati il costo della risoluzione dei problemi monetari cosa che continua a pesare ancora oggi, senza contare che è bloccata da diversi anni la rivalutazione delle pensioni.
    Come al solito sembra di sentire parlare i salvaori della patria ma bisogna ben ceracare di comprendere a favore di chi ci si è mossi e qui mi pare che, proprio a partire dagli anni 80 del secolo scorso. si inizi a smantellare lo stato sociale e togliere tutti i vincoli che hanno permesso al sistema finanziario di assumere il controllo dell’intera economia,

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