L’ERA DELLA GRANDE CENSURA VIRTUALE – #TgByoblu 02

Buongiorno. La libertà di pensiero e parola, così come la libertà di associarsi per formare partiti e concorrere democraticamente a libere elezioni è sancita nella nostra Costituzione, e fa parte dei principi fondativi di tanti altri Paesi del mondo.

Principi che valgono nel mondo reale, dove a nessuno è impedito di manifestare il proprio pensiero (più o meno), ma il mondo reale, ormai, è obsoleto.

È ormai un altro il mondo dove la gente comune si incontra, discute, si forma un’opinione, ed è il mondo del web. E sul web ci sono piazze affollatissime, le stesse che – per continuare il parallelismo con il mondo reale – chiunque sceglierebbe per appendere uno striscione, per parlare in un megafono. A nessuno salterebbe in mente di approntare un banchetto in un vicolo deserto, o sbaglio?

Ma quelle piazze, le piazze virtuali, democratiche non sono. Sono private, e rispondono a interessi privati. Si chiamano Google, Facebook, Twitter, YouTube… sono i grandi social network, che uno – beninteso – può anche abbandonare, ma che nei fatti, sono diventate la nuova Piazza del Popolo, i nuovi Champs-Élysées, la nuova piazza San Babila e chi se ne va, scompare.

Ma scompare anche chi non se ne va. Magia? Miracolo? Algoritmi? Ma dietro a un algoritmo c’è sempre un uomo. Un uomo che decide chi può o non può parlare a una piazza affollata.

Così scompaiono profili di satira seguitissimi, come Alfio Krancic, ArsenaleK, o Marione. Ma anche pagine di partiti politici, come CasaPound, Forza Nuova e adesso Vox Italiae; si chiudono canali che non piacciono, come SocialNetworkTv, ma si negano anche pagine su Wikipedia, come accade al neonato partito di Fusaro, e perfino si applica una censura morbida a intellettuali decisamente spaventevoli ed eversivi, come il professor Paolo Becchi, …anzi sentiamolo raggiunto da Byoblu:

“Ho scoperto la Rete qualche anno fa grazie a Gianroberto Casaleggio. Per me era un luogo di libertà e mai più mi sarei aspettato, quest’estate, di scrivere qualche messaggio – qualche volta anche su Facebook – e di avere all’improvviso di avere delle visualizzazioni pazzesche. Poi, d’improvviso, da 200 mila visualizzazioni: 5! Non si capiva per quale ragione, la chiamano: “censura morbida”. C’è un algoritmo che decide per te: hai avuto troppe visualizzazioni? Probabilmente c’è qualcosa che non va. Una macchina decide l’intelligenza artificiale. Gianroberto Casaleggio la chiamerebbe la “singularity”, un esempio di “singularity” che d’improvviso decide. Ma guarda caso decide soltanto in una direzione perché quelli che scrivono certe cose non vengono censurati, invece quelli che ne scrivono di altre (diciamo che sono controcorrente) sono costantemente bastonati o bannati, come si usa dire. E così anche questo luogo di libertà, che ci consentiva – tutto sommato – di esprimerci liberamente visto che non abbiamo giornali, non abbiamo televisioni e avevamo la Rete: no! Neanche più la Rete ci è consentita. È veramente un peccato che anche questi strumenti, che erano una forma di democrazia, in un momento in cui la democrazia diventa sempre più di facciata, diventino di facciata anche loro”.

Siamo entrati, insomma, a pieno titolo, sospinti dalle élite dell’Unione Europea che devono difendere se stesse dalla scontentezza del popolo, nell’Era della Censura Virtuale. L’analisi, per Byoblu, di Diego Fusaro:

“L’egemonia è l’unione del consenso e del dominio. Cosa accade quando la classe dominante continua a essere dominante, ma perde il proprio consenso? «Accade» – diceva Gramsci – «Che per mantenere il dominio in assenza di consenso deve usare la forza coercitiva, la repressione. La quale repressione può essere sia direttamente svolta tramite il “meccanico impedimento”» – come lo chiamava Gramsci – «Sia tramite l’impedimento ideologico», diremmo noi “silenziamento delle voci non allineate”. È quanto sta avvenendo con il nuovo manganello fucsia/arcobalenico del totalitarismo glamour dei mercati, la civiltà liberale che ti permette di essere liberamente tutto quel che vuoi, a patto che tu sia liberale. Se non lo sei vieni perciò stesso silenziato e anche violentemente abbattuto, come è accaduto con le giubbe gialle in Francia. Seconda considerazione: il conflitto che si sta dipanando è il conflitto fra il privato transnazionale delle ditte multinazionali da una parte e il sovrano nazionale pubblico dello Stato dall’altra. Perché il fatto che piattaforme multinazionali private spengano i profili non allineati non rientra semplicemente – come si dice – nella “sacra libertà del mercato e del privato”: qui assistiamo a uno scavalcamento del privato a nocumento dello Stato. Se voi avete un negozio privato – naturalmente all’interno dello Stato nazionale italiano – non potete scavalcare le norme costituzionali, ad esempio escludendo dal negozio chi ha una visione diversa: idee non allineate, il colore della pelle nera o gli occhi azzurri. Quello che sta avvenendo con le reti multinazionali private è questo: si scavalca la Costituzione e lo Stato nazionale imponendo il volere privato, privatissimo di gruppi transnazionali che non rispondono a nessuno. Ecco il libero mercato deregolamentato, il libero cannibalismo in cui prevale la legge del più forte e chi non è allineato viene silenziato e spento”.

Le reti multinazionali private, che non rispondono a nessuno, scavalcano la Costituzione per imporre il loro volere, un volere in cui chi non è allineato viene silenziato e spento.

Per questo il più grande sindacato d’Europa, se non del mondo, IG Metall, ha sposato la causa di un’associazione tedesca YouTubers Union e ha letteralmente  “convocato” YouTube a sedersi a un tavolo di trattative il 22 ottobre prossimo, per ottenere maggiore trasparenza e correttezza. Ne parla Glauco Benigni in un bel video su MePiù.

Per questo Byoblu, che resterà su YouTube, che è la sua casa fino a quando gli sarà consentito, sta raccogliendo i fondi per lanciare una nuova piattaforma televisiva, che sarà liberamente aperta a tutti e che presto arriverà perfino sul digitale terrestre. Con il vostro aiuto.
E così, ci riprenderemo la Rete. Tutti insieme.

Il resto del TG.

 

Ancora legati alla vecchia contrapposizione fascisti/comunisti? Non importa se vi sentite di appartenere all’una o all’altra compagine: per il Parlamento europeo siete esattamente la stessa cosa. Sentite un po’…

UE: il Ministero della Verità riscrive la storia

In un minestrone tutto ideologico, a Bruxelles il nazifascismo viene equiparato a chi lo sconfisse in una risoluzione voluta da quei Paesi dell’est Europa che ancora attendono un’invasione russa mai arrivata. 535 deputati, tra cui Partito Democratico, Lega e Fratelli d’Italia hanno votato a favore di una risoluzione, una distorta lezioncina di storia, che sterilizza la comprensione degli eventi passati preparando invece disastri futuri. Astenuto il Movimento 5 Stelle. Su questo scandaloso voto sentiamo l’onorevole Pino Cabras, membro della Commissione affari Esteri alla Camera, in dissenso con l’astensione del suo schieramento: i 5 Stelle.

“Questo è grave perché si elimina tutta una storia, quella di chi ha recuperato la memoria di Gramsci, di Picasso, di Sartre, di García Márquez, di tutte le figure importanti, di Neruda, che hanno contribuito a una storia che non si può eliminare in questo modo rozzo – mi viene da dire: “sovietico” – dalla storia europea. È terribile che a questa cosa si sono accodati molti dei socialisti europei e anche i democratici italiani: non mi è piaciuta l’astensione dei 5 Stelle a livello del gruppo europeo. Bisognava prendere una posizione più coraggiosa di rispetto della storia. Non può esistere una storia di Stato così concepita!”

Nell’imbarazzo di aver legittimato un’evidente assurdità storica, alcuni parlamentari del Partito Democratico e Lega si sono in seguito giustificati sostenendo che se avessero votato no, i media li avrebbero accusati di fiancheggiare i comunisti o i fascisti confermando così il sospetto che molti politici temano i media più di quanto non rispettino la propria libertà. E a proposito di Europa e di libertà, è appena passata una legge che punisce con il carcere chiunque osi denigrare la bandiera blustellata: dove? Ma al Parlamento di Berlino, naturalmente. Arriverà anche da noi?

 

Se pensi che scrivere un tweet possa farti bloccare l’account e nulla più, ti sbagli di grosso: manifestare opinioni diverse rispetto a quelle regolarmente autorizzate, può costarti anche la perdita di una cattedra universitaria. Sentite che cosa è successo al professor Gervasoni.

Basta un tweet per perdere una cattedra

Chissà se dalle parti della Luiss, la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, si sono ispirati al Zuckerberg-pensiero quando hanno deciso di non rinnovare il contratto al professor Marco Gervasoni. La sua colpa? Non certamente di natura professionale, ma semplicemente un tweet, risalente al primo luglio scorso, contro l’immigrazione clandestina. Che il cosiddetto “odio online” fosse in realtà una scusa per censurare senza pietà gli avversari politici era già chiaro, ma con la cacciata dei professori non siamo più tanto distanti dal 1939, quando gli insegnanti dovevano giurare fedeltà alla dittatura fascista o perdere il posto. O forse, di nuovo, non siamo distanti dall’angosciante distopia di “1984”, dai dettami del Ministero dell’Amore. Ascoltiamo allora l’opinione dell’epurato in questione, il Professor Gervasoni.

“Oggi, probabilmente, la libertà di espressione in Italia e soprattutto la libertà sui social, che sono i mezzi più liberi rispetto ai mezzi mainstream, è fortemente limitata e sarà sempre più fortemente limitata. Io sono preoccupato dalle proposte di leggi che vogliono ridurre la possibilità di utilizzare questi social. E poi, del resto, vediamo in ogni momento chiusure di pagine, come al solito con un doppio registro: i progressisti possono scrivere quello che vogliono, chi non è progressista (chi è conservatore, chi è di destra o semplicemente chi è sovranista, chi è contro il mainstream) viene abbastanza spesso censurato. Bisognerà lottare per evitare che le cose peggiorino”.

 

Mentre in televisione e sui giornali continuano a dipingere il morbillo come la peste del secolo, un problema ben più serio c’è, ma non se ne parla. Lo facciamo noi:

Toscana: silenzio sul batterio killer

Ha una mortalità pari al 40%, quasi quanto l’Ebola. Ha fatto già 36 vittime, con 90 contagiati e oltre 500 portatori asintomatici, e non si riesce ancora a fermare. Non stiamo parlando di un esotico morbo africano: si tratta del micidiale batterio New Delhi, resistente agli antibiotici, che sta flagellando gli ospedali toscani. L’area più colpita al momento è quella della costa, da Piombino fino a Pontremoli, ma si teme l’estensione ad altre zone e persino alle regioni limitrofe. Ma quali sono i motivi di questa improvvisa emergenza? Tanto per cominciare, forse tanto inaspettata non è: l’Italia detiene già il record delle morti ospedaliere con 8mila morti l’anno, più degli incidenti stradali. Inoltre, mentre da una parte la regione Toscana promette provvedimenti, dall’altra nega di nuovo l’assunzione di infermieri a Pisa, dove la situazione del personale ospedaliero è al collasso. Ma più di tutto, ha destato scandalo il fatto che la Regione sapesse del rischio epidemia fin dai primi di giugno e abbia tenuto tutto nascosto fino a settembre. E i mass media? Anche loro, sembrano non parlarne ancora molto… forse perché non si tratta di morbillo?

 

Quanto sono belli i prodotti italiani, Eataly di qui, Eataly di là, ma intanto vendiamo la nostra acqua alla Coca Cola. E i soldi guadagnati li reinvestiamo in America.

Acqua Lurisia: una bella fonte di guadagno

88 milioni di euro non sono mica acqua fresca. Questo deve aver pensato Oscar Farinetti, nel vendere forse senza un solo rimpianto la concessione (pubblica) dell’acqua Lurisia alla Coca Cola. E le romanticherie sulla salvaguardia dei prodotti italiani, dipinte su tutti i muri di Eataly? Vabeh, poesiole per intortare i consumatori, gli affari sono ben altra cosa, lo sappiamo. «La Coca Cola, dal canto suo, ha molto a cuore il tricolore e salvaguarderà l’italianità», dichiara convinto Farinetti, ma intanto è già deciso a reinvestire quegli 88 milioni… negli States, con tanti saluti al tricolore. Come dite? È uno sciocchezzaio da furboni? Mica tanto, se si è scomodato anche il costituzionalista Paolo Maddalena a stigmatizzare quanto accaduto. In un lungo post, chiede alla Regione Piemonte di non autorizzare il trasferimento di un bene pubblico così importante a una multinazionale straniera, appellandosi anche al Presidente Conte ed ai poteri dello Stato. Chissà se il Piemonte e lo Stato italiano riusciranno ad avere la meglio sul duo Farinetti-Coca Cola?

 

Questa settimana torna Rambo al cinema, e noi preferiremmo vederlo solo sul maxi schermo. Invece, gli effetti speciali arriveranno fin sulle spiagge della povera Sardegna. Perché? Eh… eccolo qui il perché!

Sardegna nel mirino

Dietro front alla fine dei giochi di guerra incontrollati nelle spiagge limitrofe ai poligoni sardi. Il vecchio governo gialloverde, che aveva fermato le esercitazioni, chiude i battenti e già si ricomincia con missili e bombe al posto dei turisti. Il poligono NATO di Capo Teulada tornerà a tuonare dal 9 ottobre con esercitazioni a fuoco, dal mare, dalla terra e anche dal cielo. Povera Sardegna, come se non bastasse il ratto del sale di Sant’Antioco da parte della francese Salins du Midi! Byoblu aveva anticipato la notizia solo pochi mesi fa, ma fate attenzione: i francesi fanno sapere di essere interessati anche alle saline di Palermo. Per ora, con un’abile mossa finanziaria, a Macron sono bastati 5,4 milioni di euro per il sale della Sardegna e della Puglia. Un ottimo affare! A noi italiani, invece restano i ricordi di un’estate oramai finita.

 

Solo 3 minuti per svolgere calcoli che i più potenti supercomputer al mondo svolgevano fino ad oggi in 10 mila anni. Ci riesce la nuova tecnologia quantistica di Google, ma di questo passo, in soli 5 anni, potrebbero mettere l’intero mondo in ginocchio ai loro piedi. La storia:

Google quantistico: è la fine della blockchain?

Google fa di nuovo fantascienza: ha appena raggiunto la supremazia quantistica. L’annuncio ufficiale uscito sul sito della Nasa è stato poi rimosso, forse perché non autorizzato, però il Financial Times ha confermato la notizia. Google, nel comunicare il successo dell’esperimento, ha dichiarato che il suo processore quantistico a 53 qubit ha impiegato 3 minuti per un’operazione che il supercomputer più potente al mondo svolgerebbe in 10.000 anni.
Una velocità di calcolo che, se apre prospettive fantastiche in molte applicazioni, crea però enormi problemi in altri campi: ad esempio, la crittografia. Se la capacità dei computer quantistici di Google raddoppierà ogni anno, come dichiarato nel report, nel 2024 saranno in grado di decodificare tutta l’attuale crittografia militare. E ancora prima, nel 2022, “scassineranno” il bitcoin rendendolo di fatto obsoleto. Una prospettiva inquietante, visto che i politici paiono puntare tutto sulla blockchain; e ancora più inquietante se pensiamo che, per segreti militari e transazioni finanziarie, i governi saranno ancora una volta costretti a vedersela con l’opaco gigante privato Google. Davvero una fantascienza… distopica.


La nuova televisione è quasi pronta. Aiutaci a fare l’ultimo miglio!

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Byoblu è pronto per fare il salto. Stiamo costruendo la nuova informazione: l’alternativa al mainstream. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Per continuare ad essere libera dovrà essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? In cambio, sarai protagonista dell’informazione che verrà.

Dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo entro l’autunno. Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

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Grazie per mantenere vivo il senso critico e per l'impegno a contrastare il pensiero unico. Attenzione che il mainstream vuole insinuarsi nell'informazione ragionata con canali apparentemente antisistema come Mappamundi (Limes-Repubblica)

mr

massimo rosso

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Forza che cè la fate!!

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Grazie per il vostro lavoro

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Giacomo Savio

€15,00 22 February 2020

Grazie

RF

Raffaele Frasson

€15,00 22 February 2020

Un piccolo contributo per un grande progetto. Spero in futuro in una puntata sul dialogo interreligioso...

EM

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€50,00 22 February 2020
GP

GIORGIO PIOVESAN

€30,00 22 February 2020

In bocca al lupo. Vi ascolto sempre

5 commenti

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  • D’accordo su tutto, meno che sull’idea che il comunismo sia meno grave del fascismo. Anzi, è molto più grave. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica alcuni storici russi quantificheranno nella spaventosa cifra di 70 milioni le vittime del comunismo.

    E non dite per favore che l’UE avrebbe „messo sullo stesso piano il nazifascismo con chi lo ha sconfitto“: i partigiani non erano tutti comunisti. C’erano i partigiani bianchi, e i socialisti, e i repubblicani. Non dimentichiamo mai che i partigiani comunisti hanno organizzato l’attentato a via Rasella e poi hanno compilato loro stessi ai nazisti la lista dei 300 da fucilare per ritorsione alle Fosse Ardeatine… mettendoci i nomi dei partigiani bianchi.

    Qui di seguito elenco alcuni punti per la comprensione di quell’attualissimo impero del Male che è il comunismo, citando illuminanti passi da un libro di Gennaro Sangiuliano su Lenin.

    IL COMUNISMO, AL CONTRARIO DEL NAZIFASCISMO, È DILAGATO SU TUTTO IL PIANETA. Il comunismo, nell’arco di un settantennio, ha potuto espandersi nelle più lontane latitudini: nell’Europa orientale, in Cina, nel Sudest asiatico, nei Caraibi e in ultimo in Africa. Per alimentare quest’espansione i comunisti hanno animato settant’anni di violenti conflitti. In alcuni casi si è trattato di vere e proprie guerre combattute fra stati, com’è accaduto fra le due Coree o nell’invasione dell’Afghanistan; in altri hanno supportato e armato movimenti di guerriglia locali, capaci di innescare una guerra civile, come nella Grecia dell’immediato dopoguerra. Nondimeno hanno armato violente repressioni interne ogniqualvolta si manifestava qualche tentativo di ribellione, come in Germania dell’Est, in Polonia e in Romania, oppure concertato interventi esterni, come in Ungheria e Cecoslovacchia. In questi ultimi casi è stata anche ratificata la teoria della «sovranità limitata», che metteva di fatto una serie di stati sovrani sotto il controllo di Mosca.

    IL COMUNISMO, AL CONTRARIO DEI NAZIFASCISMI, È IPOCRITA. Lo scrittore inglese Martin Amis osserva: «Il problema del comunismo è che, al contrario del nazismo, sembrava una buona cosa. Conteneva l’idea salvifica che la società può essere migliorata. Che può essere creato un Uomo Nuovo. E tutto questo, sulla carta, sembra decisamente meglio dell’idea di ogni uomo per sé. Ma poi in Russia si è visto che cosa ha prodotto questa bella idea: la distruzione dell’uomo, della famiglia, della società».
    Per oltre mezzo secolo la propaganda dei partiti comunisti ha alimentato una verità rivoluzionaria dai contenuti tanto assoluti quanto indiscutibili e inviolabili: la Rivoluzione d’ottobre in Russia fu l’atto di giustizia dei proletari e dei contadini, la vittoria dei più deboli per affermare un mondo migliore. Su questa affermazione si è costruito il mito del «socialismo reale», inteso come momento storico che segna l’ascesa e la vittoria delle classi proletarie. Questa «verità», raccontata a lungo, non regge sempre alla verifica rigorosa dei fatti. La Rivoluzione comunista d’ottobre fu in realtà il risultato tragico e vincente dell’azione di una ristretta élite aristocratica, impregnata dell’assolutismo dinastico russo, che pur predicando la vittoria del proletariato, viveva in maniera perfettamente borghese, senza mai rinunciare ai vezzi e alle abitudini della propria classe.
    Lenin fondò e guidò alla vittoria la fazione bolscevica del comunismo russo, trasformandola con spietata efficacia in quell’élite di professionisti della politica che progettò e attuò la Rivoluzione d’ottobre. La Rivoluzione sarà un fatto interno ai gruppi aristocratici russi, un regolamento di conti nella casta dominante, un vizio d’origine che resterà evidente in tutti i gruppi dirigenti comunisti. Già nelle premesse teoriche e ideologiche, il vero obiettivo di conquista e rielaborazione in senso leninista, come spiega Paolo Forcellini, non sarà mai la classe operaia, ma le élites.

    I COMUNISTI LI ABBIAMO AI VERTICI DEGLI STATI. «Espressione e guida geniale del movimento rivoluzionario» l’ha definito l’ex presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ribadendo l’importanza delle «indicazioni venuteci da Lenin».
    E LENIN NON ERA MEGLIO, COME SI MILLANTA. Sempre, in ogni sua variante geografica, il comunismo si è basato sui postulati ideologici codificati personalmente da Lenin: la dittatura, il monopartitismo, la negazione dello stato di diritto tramite la soggezione della legge all’ideologia, l’ateismo militante, il terrore di stato, l’eliminazione fisica dell’avversario politico.

    IL COMUNISMO, AL CONTRARIO DEL NAZIFASCISMO, HA LA PRETESA DI ESSERE UNA RELIGIONE E DI RIMPIAZZARE CRISTO. Come in una religione, l’Unione Sovietica fu eletta quale modello del «Paradiso alternativo» a cui tutti i comunisti del mondo cominciarono a ispirarsi. Keynes ha espresso alcuni giudizi sul capo bolscevico, affermando che il leninismo è una religione, non certo un partito politico, e Lenin un Maometto, non già un Bismarck.”
    Lenin è stato per il marxismo quello che Sant’Agostino è stato per la teologia della Chiesa cattolica: davanti a lui ogni disputa si ferma. Del resto lo stesso Vladimir Il’ič Ul’janov «decretò che il marxismo da lui interpretato era il marxismo ortodosso, tacciando tutti coloro che erano in disaccordo di riformismo o di eresia». L’Unione Sovietica, come avevano fatto le grandi religioni nei secoli precedenti, dalle crociate all’islam, si è messa a capo di una missione espansionista che aveva come obiettivo finale la conversione mondiale al marxismo-leninismo e la conquista globale del potere. Gli strumenti di quest’azione sono stati l’Internazionale comunista (di cui Lenin fondò la terza, nel 1919) e soprattutto l’imperialismo militare sovietico.
    Rina Gagliardi, giornalista e parlamentare di Rifondazione comunista, scrisse: «Lenin è la figura … che nel secolo scorso ha contribuito a rendere concreta la prospettiva di questa “SCALATA AL CIELO” che, nell’ottobre del 1917, raggiunse il suo punto più alto”.
    E che dire di Lenin a Capri, e della «costruzione di Dio», nata proprio lì, secondo cui il socialismo sarebbe dovuto diventare una sorta di religione laica dell’umanità fondata sull’energia creativa dell’homo novus comunista, una specie di Superuomo rosso di influenze nietzschiane?

    • Su via Rasella e il misfatto dei comunisti, leggere il libro di Pierangelo Maurizio, che spiega come da lì nasca pure il connubio tra Partito Comunista e magistratura.

  • Volevo solo avvertire che “la censura” non la si attua solamente con la chiusura di canali, blog, profili e quant’altro, ma con il controllo della velocità di connessione.
    Provate solo ad attivare l’opzione del vostro telefono che vi aggiorna quasi in tempo reale della velocità con cui accedete ai dati che selezionate e avrete alcune sorprese.
    Buona censura!!

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