Uguaglianza o… omologazione? Così rimuovono i diritti su scala planetaria – Diego Fusaro

Diego Fusaro, che di recente ha pubblicato il saggio “Glebalizzazione. La lotta di classe al tempo del populismo” (ed. Rizzoli), racconta in esclusiva a Byoblu quello che secondo lui è uno degli aspetti più tragici della caduta del Muro di Berlino: il passaggio dal pensiero dominante al pensiero unico politicamente corretto, ma eticamente corrotto. Il nuovo ordine mondiale avrebbe lì imparato a inoculare nelle masse un paradigma mentale concepito a propria immagine e somiglianza. Quella che ci hanno insegnato a chiamare “mondializzazione” – secondo Fusaro – sarebbe, in realtà, una rimozione dei diritti su scala planetaria, la produzione seriale di nuovi servi sfruttati, sottopagati e precarizzati che confonderebbero l’uguaglianza con l’omologazione.

“Dopo il 1989 dovrebbe essere evidente che capitalismo non fa rima con democrazia, uguaglianza e libertà. Capitalismo fa rima semmai con disuguaglianza ogni giorno crescente, con asimmetria ogni giorno più marcata, nell’ordine di una società interamente reificata sotto il segno della forma merce.

Questo va detto contro i cantori fukuyamisti dell’”hand of hystory” capitalistica, va ribadito contro gli aedi zarathustriani dell’eterno ritorno del libero mercato con annesse chance per l’intera società. Il mondo passato, interamente sotto la forma merce – Berlino 1989 – non è affatto più libero, democratico ed eguale. Al contrario, esso si pone sotto i gelidi raggi di una ragione strumentale – per dirla con Adorno e Horkheimer – che rende ogni giorno più disumanizzanti i rapporti umani e ogni giorno più barbara una produzione che diventa più razionale – ma parliamo di una razionalità strumentale e tecnica, legata al pensiero calcolante, che del pensiero pensante è il pervertimento.

Sotto questo profilo, il capitalismo continua a promuovere, con i padroni del discorso, quella che esso chiama uguaglianza e che in realtà meglio andrebbe definita come omologazione. Più precisamente, il capitalismo genera un’omologazione planetaria, un livellamento cosmopolitico, giacché include tutti i popoli del pianeta nell’unico modello consentito: quello del consumo, dell’alienazione, del classismo, dell’imperialismo americano-centrico e della reificazione su scala planetaria, un modello che insieme appella con la nobilitante etichetta d’uguaglianza: quella che in realtà è sic et simpliciter omologazione.

Di più, il capitalismo, nell’atto stesso in cui omologa tutti i popoli del pianeta sotto il segno della forma merce e delle alienazioni che la contraddistinguono coessenzialmente, genera una forma di disuguaglianza ogni giorno crescente. In sostanza, il capitalismo omologa e rende diseguale, chiama uguaglianza l’omologazione nell’atto stesso con cui, omologando, produce disuguaglianze ogni giorno crescenti tra gli uomini e ciò in ragione del fatto che il capitalismo – Marx docet – si fonda (non per accidens, ma per sua essenza) sulla disuguaglianza, sul classismo, sullo sfruttamento del lavoro umano e quindi su un’asimmetria che è non accidentale e riformabile, ma è consustanziabile alla logica stessa del capitalismo. Il capitalismo produce, per dirla con Marcuse, “l’unidimensionalità planetaria“,  per dirla con Heidegger “l’einheitlichkeit“: l’uniformazione globale che include e neutralizza il tempo stesso, procede includendo tutti i popoli del pianeta nel modello unico globalista, neutralizzando – devitazzandole e disattivandole – le differenze e le specificità culturali, e chiamando uguaglianza l’omologazione.

La sola forma d’uguaglianza che il capitalismo conosca è la cattiva uguaglianza dell’omologazione, dell’indifferenziazione dell’essere tutti il medesimo e quindi della distruzione di tutte le differenze e le specificità culturali che vengono giudicate come incompatibili e non organiche rispetto al capitalismo stesso e quindi degne di essere abbattute in nome del modello unico. L’unica soggettività consentita nel mondo unico della reificazione planetaria è quella del consumatore sradicato e post identitario, uguale da Tokyo a Berlino, da Nuova York a Roma. Chiamano questa omologazione planetaria “uguaglianza” quando in realtà è indifferenziazione e dissoluzione delle diversità.

Il capitale è eterofobo, non accetta l’eteros, l’altro, il diverso. Il capitale vuole vedere ovunque il medesimo. Il capitalismo nella sua fase absoluta, cioè pienamente realizzata perché sciolta da vincoli che lo contengano e lo frenino, è per ciò stesso un capitalismo speculativo; è uno speculum che vede ovunque rispecchiato se stesso. Il capitalismo pienamente realizzato è speculativo perché vede ovunque rispecchiata la forma merce nel reale e nell’immaginario, nell’immateriale e nel materiale. Il capitalismo, dunque, produce un’omologazione planetaria perché egualizza il mondo intero nella diseguaglianza capitalistica, produce individualità seriali svuotate di coscienza – l’homo vacuus et cosmopoliticus – che di fatto fungano da meri supporti ideali per la libera circolazione delle merci che diventano, una volta di più, i veri soggetti del mondo capitalistico della produzione.

Non chiamatela uguaglianza. È semplicemente omologazione fondata sulla disuguaglianza ogni giorno crescente.”


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Buon lavoro
Grazie

4 commenti

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  • Bel discorso. Come rompere concretamente questa incessante spinta omologante difendendo le specificità e le identità umane e territoriali?
    Noi dell’Associazione culturale “Identità Comune” abbiamo elaborato un progetto di riforma della testa dello Stato. Senza riorganizzare il potere saremo sempre deboli, altro che sovranità!: noi la chiamiamo “Democrazia a km0” https://edizioniarianna.it/shop-on-line/democrazia-km-0-tomas-carini-2/

  • Il capitalismo globalista omologante è lo strumento di chi vuole vivere il potere globalista continuando a ballare sul dolore del mondo. E’ uno strumento, una forma per realizzare un sè che è superpotere egolatrico mondialista che vede se stesso come identita di Dio nel potere e vede un mondo di dominati nel dolore e nella sopravvivenza per poterli sempre rendere dominati. Il capitalismo omologante globalista, omologante nel pensiero, nell’alienazione, nell’individualismo egolatrico e totalmente dipendente al mondo è il sogno di chi ha sognato un mondo di dominati totalmente che nell’inconsapevolezza scelgono di essere dominati scegliendo una sopravvivenza, un bisogno, una dipendenza totale da persone, luoghi, cose, tempi, eventi. Nel capitalismo omologante e globalista si è consciamente in competizione con molti, alienati dal mondo e chiusi nella propria individualità egolatrica e tuttavia subconsciamente dipendenti da tutto e tutti.

    Come uscirne?
    Consapevolezza di sè e del tutto, dell’intero universo in continua ascesi fino a essere una consapevolezza che ama se stessa, che ama tutto, che ama tutti e tuttavia è libera e indipendente da tutto e tutti. E per questo serve una rivoluzione di noi stessi che implica la RIMOZIONE DEL POTERE ATTUALE OVUNQUE SULLA TERRA E LA SOSTITUZIONE CON UN POTERE DI AMORE INCONDIZIONATO E SAGGEZZA e che abbia una visione dell’evoluzione umana verso L’INFINITO E L’ARMONIA UNIVERSALE. Per realizzarlo ci deve essere abbastanza consapevolezza rivoluzionaria che parta innanzi tutto da una rivoluzione di sè. E collaborare in armonia, con coraggio e volantà per rivoluzionare noi stessi innanzi tutto e dunque rivoluzionare il mondo………………

    • Questa rivoluzione di noi stessi e che è rivoluzione del nostro mondo ma anche rivoluzione del mondo fino a un certo punto, la può fare uno o la possono fare molti. In ogni caso, anche se fosse fatta da uno, sarebbe un grande contributo all’evoluzione umana verso un nuovo mondo. Ma piu saremo in tanti a rivoluzionare noi stessi in un senso universale e piu velocemente ariverrà l’alba dorata di un nuovo mondo, nuovo come non è mai stato in essenza, in consapevolezza e in forma d’esperienza…….

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