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Censura Social, la UE risponde a Rinaldi: nessun Ministero della Verità. Ma…

L’Unione Europea, per bocca del suo Commissario per la giustizia, la tutela dei consumatori e l’uguaglianza di genere, Vera Jourová, a Bruxelles risponde all’europarlamentare Antonio Maria Rinaldi, che la incalza sulla censura social. Tema: l’oscuramento di numerosi profili su Facebook, tra cui quelli di partiti regolarmente costituiti o presenti nel Parlamento italiano, operato senza criteri di trasparenza da parte di una organizzazione privata.

Il Commissario da una parte ribadisce che non ci sarà nessun Ministero della Verità di orwelliana memoria, ma solo la necessità di rinforzare anche online le leggi che già valgono nella realtà, con particolare riferimento ai cosiddetti “discorsi di odio” o “hate speech”. Dall’altro, tuttavia, diventa molto fumosa quando deve ammettere che la disinformazione non corrisponde a nessuna fattispecie giuridica, alla luce del diritto penale. E tuttavia conclude, in evidente imbarazzo, dichiarando che la Commissione è molto “sensibile” al riguardo… qualunque cosa questo voglia dire.

Cosa è disinformazione e cosa è libertà di opinione, tutelata dall’articolo 21 della Costituzione? Di certo non lo può stabilire un organismo privato e, in una certa misura, neppure possono stabilirlo istituzioni sovranazionali, senza costituire per ciò stesso quel Ministero della Verità cui la Jourová nega di voler dare vita, peraltro in palese conflitto di interessi quando l’Unione Europea deve giudicare su opinioni che mettono in discussione la sua stessa esistenza, come è per il sentimento popolare contrario a questa gestione politico – economica sovranazionale chiamata UE.

Il tema della censura online operata arbitrariamente dai social network non è “un” tema, ma “il” tema di questo inizio secolo, in quanto incide direttamente sulle dinamiche democratiche che poggiano le basi proprio sulla possibilità di prendere decisioni giuste a partire dal libero dibattito che internet consente, ponendolo a integrazione e spesso anche in competizione con quello delle grandi televisioni e dei giornali, i quali fino all’era pre-social erano i custodi di quella grande lavagna bianca che è l’opinione pubblica su cui – come diceva Andreotti – ogni giorno qualcuno decide per altri che cosa scrivere.

Su Byoblu, ecco il filmato dell’intervento di Antonio Maria Rinaldi e della risposta di Vera Jourová al Parlamento Europeo, con il commento del diretto interessato in collegamento da Bruxelles, intervistato da Claudio Messora.


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5 commenti

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  • Io questa europa NON la voglio, non l’ho MAI richiesta è non l’ho mai votata. Fino adesso tutti (o quasi) tutti i dirigenti di questa istituzione criminale si sono macchiati di ogni tipo di crimini. La lagarde con i suoi complici si sono sporcato di crimini contro l’umanità per quello fatto in Grecia (e pure da noi). junkers del suo paese fece un paradiso fiscale per i papponi che evadono le tasse o devono pulire i soldi magari sporchi di sangue. barroso, prodi, ….mi fanno vomitare tutti quanti. E noi? Come cani bastonati rimaniamo a cuccia con la coda fra le gambe!

  • Nel 1995 ( quando la maggior parte delle persone poteva pensare che Internet fosse un dentifricio,… era la fase del BBS) in una riunione in una università lombarda dissi che le enormi prospettive culturali della Rete potevano presentare il pericoloso contraltare del controllo coercitivo della società, venni zittito come un povero ignorante.
    Siamo nel 2019 (- 1995 = 24) e il problema è proprio questo.
    Pazienza, se mi reincarno, cercherò di farlo come selvaggio dell’Amazzonia.

  • Scava scava,
    si troveranno gli stessi azionisti, sia dietro facebbok e twitter, che dietro la BCE.
    Cosa si aspettava Rinaldi? Sono il banco e i giocatori e noi, popoli, il pollo.
    Abbiamo un solo luogo ove poter partecipare alle decisioni ed esercitare la democrazia: gli Stati.
    Basta con questa retorica del”UE! È uno strumento di schiavitù, così come i social lo sono di controllo. E non ci sarà mai un corto circuito tra i due, perchè gli interessi coincidono.
    Cos’altro vogliamo per aprire gli occhi?
    Le catene ai piedi?

  • ha detto bene Messora
    i social non sono dello stato bensi’ privati
    per cui possono decidere cosa pubblicare e cosa non
    Purtroppo e’ cosi
    ci vorrebbe una legge apposta che impedisca ai proprietari dei social di censurare i testi che esprimono punti di vista e che comunque non incitino alla violenza ecc.
    Si potrebbe anche creare uno o diversi nuovi social che rispettino queste liberta’cosi da bypassare quelli attuali che come ben sappiamo sono nelle mani di una casta

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