Quello che succede in Ecuador con il FMI

 

Ecuador rivolta 2

Una vittoria del popolo“: così gli indigeni ecuadoregni hanno festeggiato l’accordo raggiunto all’alba del 14 ottobre con il Presidente, Lenin Moreno. L’intesa ha messo fine, per ora, a 12 giorni di violente proteste che hanno messo a ferro e fuoco la capitale dell’Ecuador. 7 i morti, oltre 1.300 i feriti, molti dei quali colpiti da proiettili della polizia e dell’esercito, 81 le persone scomparse, tra cui 47 minorenni.

La crisi ecuadoregna è iniziata il 1° ottobre scorso, quando Moreno ha annunciato la manovra dettata dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di un prestito di 4,2 miliardi di dollari.

Tra le misure economiche presenti nel cosiddetto paquetazo” di Moreno,

  • l’eliminazione del sussidio statale per il carburante, cosa che ha fatto aumentare il costo del diesel del 123% (è il carburante più usato dalle classi medio basse in Ecuador)
  • e il prezzo della benzina del 29%.

Altri punti chiave della manovra riguardano il lavoro:

  • la contrazione del 20% dello stipendio dei lavoratori pubblici a tempo determinato come condizione per il rinnovo del contratto;
  • la riduzione delle giornate di ferie nel pubblico impiego che dovrà anche lavorare gratis un giorno al mese per facilitare il pagamento del debito al FMI.

I diktat del Fondo Monetario Internazionale imponevano infatti al governo ecuadoregno un risparmio di 1,6 miliardi di dollari in cambio del prestito promesso.

Ma il Fondo Monetario Internazionale non aveva fatto i conti con un popolo, quello ecuadoregno, che ancora non si dà per vinto.

Il 2 ottobre uno sciopero generale ha scosso il Paese andino da nord a sud. A parteciparvi l’intera società civile, dagli studenti ai lavoratori, alle organizzazioni indigene. Cuore della protesta la capitale Quito, sede del governo, dove ci sono stati gli scontri più duri con le forze dell’ordine chiamate a reprimere fin da subito ogni accenno di protesta. D’altronde, già da alcuni mesi scontentezza e acredine serpeggiavano nel Paese. Secondo un rapporto sui diritti umani curato da diverse organizzazioni del Paese, infatti, il credito del FMI non godrebbe di alcuna legittimità costituzionale, né sarebbe mai stato ratificato dall’Assemblea Nazionale. Inoltre, nonostante l’assenza d’investimenti visibili a giustificazione del prestito, i tagli alla spesa pubblica sarebbero già iniziati da mesi: in primis alla sanità e all’istruzione, settori nei quali il governo ha colpito con licenziamenti avvenuti da un giorno all’altro. Nello stesso tempo, Moreno sta portando avanti un piano di privatizzazioni delle imprese nazionali sempre più vasto. Dopo le infrastrutture, i trasporti, il settore energetico, ora è la volta delle telecomunicazioni e della Corporazione Nazionale delle Telecomunicazioni.

Dinanzi alla prima ondata di proteste, al Presidente Moreno, non è rimasto altro che scappare a Guayaquil, la capitale economica del Paese, insieme al suo Governo, non prima di avere decretato lo stato d’”eccezione”, misura con la quale il Presidente ha legittimato esercito e polizia a utilizzare la violenza per “garantire” la sicurezza. Moreno ha altresì accusato l’opposizione e l’ex Presidente Rafael Correa, rifugiato in Belgio, di guidare le proteste con il chiaro scopo di andare a nuove elezioni e prendere il potere.

Mentre Moreno faceva le valigie, però le comunità indigene si sono messe in marcia verso Quito per partecipare alle manifestazioni sotto Palacio Carondelet (sede del governo e residenza del Presidente), superando nel proprio cammino tutti gli ostacoli di polizia ed esercito. In pochi giorni oltre 20mila indigeni sono giunti nella capitale mentre a Guaranda, Riobamba e altre città di medie dimensioni sono state occupate le sedi dei governi provinciali.

Nella giornata di lunedì 7 ottobre i manifestanti sono riusciti addirittura a “sequestrare” un blindato e a renderlo inutilizzabile,mentre il giorno seguente hanno occupato simbolicamente il Parlamento. Il Presidente ha così emanato un nuovo decreto, questa volta istituendo il coprifuoco parziale (dalle 20 alle 5 del mattino), al seguito del quale si è scatenata una repressione pesantissima, fino a che, con la mediazione del coordinatore delle Nazioni Unite in Ecuador, Arnaud Peral, e della Conferenza episcopale ecuadoregna, si è raggiunta un’intesa che stabilisce l’abrogazione del contestato provvedimento 883 che due settimane fa aveva messo fine alle sovvenzioni pubbliche e causato l’innalzamento dei prezzi del carburante.

Le trattative, svoltesi alla periferia di Quito, hanno coinvolto sia il Governo che rappresentanti delle organizzazioni del movimento indigeno. Tutti faranno parte di una commissione chiamata a stilare un nuovo decreto che confermerà le sovvenzioni a favore delle popolazioni più povere e bisognose. Durante le trattative, i leader indigeni hanno denunciato di essere stati “vittime delle torture di militari e polizia” e hanno chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno, Maria Paula Romo, e del ministro della Difesa, il generale Oswaldo Jarrín. Una richiesta che Moreno non ha accolto, replicando che “cambiare il Governo è sua prerogativa”.

Oggi, nel silenzio dei media mainstream, rimane lo strappo, troppo difficile da ricucire, tra un Presidente che ha consegnato nelle mani della polizia britannica Julian Assange in cambio del prestito del Fondo Monetario Internazionale, ma anche la speranza che il popolo possa ancora resistere alle umiliazioni e ai soprusi imposti dalle politiche d’austerity, che invece di salvare un Paese, ne uccidono la democrazia mettendo, per di più, a repentaglio le vite dei cittadini, come d’altronde è già avvenuto in Grecia.


La nuova televisione è quasi pronta. Aiutaci a fare l’ultimo miglio!

€42.481 of €40.000 raised

Byoblu è pronto per fare il salto. Stiamo costruendo la nuova informazione: l’alternativa al mainstream. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Per continuare ad essere libera dovrà essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? In cambio, sarai protagonista dell’informazione che verrà.

Dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo entro l’autunno. Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Grazie!
Claudio Messora

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Termini

Totale Donazione: €15,00 One Time

Anonymous User

Anonimo

€5,00 22 November 2019
E

Emanuele

€15,00 22 November 2019
TR

TIRZIA RIBOLI

€15,00 22 November 2019
MS

Monica Subba

€40,00 22 November 2019
cn

carlotta naldi

€10,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 22 November 2019
MV

Marco Villani

€50,00 22 November 2019

Buon lavoro

a

aldo

€5,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€50,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€20,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€10,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 22 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€10,00 21 November 2019
AS

Andrea Salvetti

€100,00 21 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€30,00 21 November 2019
AF

Alfio Finocchiaro

€10,00 21 November 2019
LM

Luca Maddalena

€15,00 21 November 2019

Tenete duro...

MR

Marco Ramello

€15,00 21 November 2019

Grazie per il grande contributo che date all'informazione!

Anonymous User

Anonimo

€30,00 21 November 2019
k

kikkedhu

€15,00 21 November 2019

1 commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Top