La distruzione capitalistica dell’idea di cultura – Diego Fusaro

Tra le novità più significative che abbiamo rilevato nel transito dal capitalismo dialettico al capitalismo assoluto turbocapitalismo – transito che abbiamo descritto nel nostro studio “Minima mercatalia. Filosofia e capitalismo” – v’è anche quella che potremmo compendiare nelle seguenti parole: “Il transito dal capitalismo dialettico al capitalismo speculativo, assoluto e turbocapitalismo, che dir si voglia, si caratterizza anche per una transizione della fase della produzione in cui vi era una cultura (quella borghese) a una fase (quella contemporanea turbocapitalistica) in cui si passa alla deculturazione, ossia  a quella che potremmo definire “la distruzione capitalistica dell’idea stessa di cultura“.

È particolarmente significativo questo se consideriamo il fatto che in tutta la sua fase di sviluppo moderno, il capitalismo borghese aveva ospitato al proprio interno una figura specifica della cultura: la cultura borghese che era germogliata all’interno dei rapporti del moderno modo capitalistico della produzione, dando luogo a soggettività che erano borghesi e non capitalistiche e che esprimevano una loro cultura che maturava all’interno del capitalismo nonostante il capitalismo.

Se il capitalismo tendeva a ridurre tutto al valore economico e quindi a dissolvere ogni valore nel puro prezzo, la moderna borghesia era quella classe dialettica per sua essenza che pur fiorendo all’interno del capitalismo come classe dominante, dava luogo a soggettività come quella di Mozart o di Goethe; di Beethoven o di Hegel. Soggettività che certo erano borghesi dal punto di vista culturale, ma che non erano affatto di tipo capitalistico e che, anzi, se interpretate rettamente potevano essere elette nel loro essere borghesi come anticapitalistiche, come allineate rispetto a un modo della produzione – quello capitalistico – che tende a ridurre a ridurre tutto alla figura della forma merce.

La cifra del nuovo spirito del capitalismo post-1989, ma originatosi già con il caleidoscopio di eventi del 1968, la cifra di questo nuovo turbocapitalismo assoluto antiborghese sta nell’aver dichiarato guerra all’idea stessa di cultura in quanto tale.

Se il vecchio capitalismo borghese ospitava e albergava in sé una propria cultura – sicché dietro il rapporto di produzione capitalistico vi erano pur sempre Goethe, Croce e Beethoven -, dietro l’odierno capitalismo speculativo, finanziario e nichilistico non vi è assolutamente nulla se non i flussi della forma merce dei circuiti finanziari intrinsecamente svuotati di ogni senso e di ogni cultura.

Ed è per questa ragione, credo, che il capitale assoluto – cioè compiutosi nell’aver superato ogni limite e ogni figura della capacità di limitare, di governare, di disciplinare l’economia – deve produrre quella figura che io chiamo la “deculturazione”, ossia l’aggressione diretta a ogni idea della cultura, intesa in ogni sua possibile accezione.

Bisogna intendersi, naturalmente, su cosa si debba concepire con l’espressione “cultura” o “formazione”.
A tal riguardo voglio richiamare, pur celermente, il fatto che il concetto di cultura implica l’idea che il soggetto si riconosca come parte di una storia, come parte di una comunità e come parte di un destino storico che fa sì che egli in quanto soggetto individuale appartenga a una sua storia e al suo popolo.

La cultura implica – per così dire – l’idea di una formazione del soggetto che deve scolpire la propria individualità educandosi e innalzandosi rispetto alla bruta materialità sensibile in cui viene gettato al mondo. A tal riguardo il concetto di cultura è bene espresso dalla parola tedesca che dice la cultura “bildung“, che allude al processo di una formazione. Ciò che i latini chiamano con la parola “formatio” l’idea del dare un’immagine (“bildung“), una forma (“formatio“), l’idea cioè che in qualche misura il soggetto sia nella sua forma prisca, dato come materia bruta grezza, a cui occorre – mediante lo sforzo della cultura – assegnare una forma; dando e conferendo alla materia grezza una propria direzione, una propria forma – appunto – una propria immagine.

La cultura indica cioè lo sforzo mediante il quale si scolpisce la propria materialità originaria innalzandola rispetto alla condizione originaria. Da questo punto di vista è in qualche modo paradigmatica l’espressione che impiega Plotino nell'”Enneadi“, quando ci esorta a scolpire la nostra statua interiore. La cultura a questo serve: non già a trovare posto nel mercato del lavoro flessibile e precario, come vorrebbe l’odierno suadente discorso egemonico; la cultura serve in maniera non servile – potremmo dire così -, quindi non serve a nulla e proprio perciò stesso è figura estrema della libertà, è ciò che ci permette – a prescindere dai nessi utilitaristici che innervano l’odierna società tecnocapitalistica, votata al do ut des, alla sua algida geometria dell’utile – ciò che ci permette di scolpirci e di formarci in maniera disinteressata e non connessa con la mercificazione con i processi del do ut des.

La cultura ha una sua valenza formativa: è ciò che permette all’individuo, e alla comunità di cui egli è inserito, di dare forma (“formatio“), di dare un’immagine (“bildung“), una formazione che renda l’immagine consona al soggetto, la cultura è ciò che permette di uscire – dicevo – dalla propria bruta materialità sensibile originaria. Per questo il latino, ma anche il tedesco che parla di “erziehung” -elevazione, di educare come sollevare, di tirare su – letteralmente – rispetto alla propria condizione originaria – l’educazione allude a un innalzamento, una difficile e faticosa opera che richiede lo sforzo teso a elevare il soggetto rispetto alla propria condizione originaria. È ciò che i latini chiamano “educere” che significa tirare su – letteralmente -, sollevare. È quanto anche Platone nel libro VII de “La Repubblica” mente a tema magnificamente con l’immagine dell’antro caliginoso e con l’esigenza di educarsi, cioè di trarsi fuori, di innalzarsi rispetto alla spelonca in cui nasciamo, incatenati come schiavi inconsapevoli.

La “bildung“, ciò che i greci chiamano “paidéia” – la formazione come educazione – consiste nel difficile percorso esperienziale, in quel viaggio educativo che tedeschi chiamano “erfahrung” (il viaggio, il viaggio esperienziale che si compie nel tempo e nello spazio) corrisponde a quel percorso attraversando il quale si scolpisce la propria statua interiore in cui ci si innalza uscendo dalla caverna, platonicamente. Non è certo un caso se nell’incipit dell’immagine della caverna nel settimo libro de “La Repubblica” Platone spieghi – apertis verbis – che la sua immagine mette a tema l’antitesi fra paidéia e apaideusìa. Cioè, tra educazione e ineducazione: coloro i quali sono cavernicoli nel fondo della spelonca sono condannati alla apaideusìa, all’assenza di formazione; laddove invece l’individuo che riesca a compiere l’esodo dalla caverna caliginosa e umbratile si forma e passa alla paidéia, all’educazione di sé, allo sfoltimento educativo della propria statua interiore.

La nostra epoca post-metafisica, nichilistica, relativistica e scienticheggiante ha evidentemente dichiarato guerra a ogni figura della bildung o della paidéia, che dir si voglia. Ha dichiarato guerra visibilmente a ciò ponendo sotto assedio gli enti deputati alla formazione degli individui e dei popoli: le scuole, le università e – più in generale – gli istituti formativi che vengono colpiti, nell’epoca del capitalismo funzionante a pieno regime, mediante la violenza economico-finanziaria, ossia tramite la de-finanziarizzazione che è un altro modo nel tempo del turbo capitalismo assoluto per dichiarare la morte di ciò che si è prescelto di mettere a morte. La sottrazione dei fondi corrisponde a un’eutanasia – per così dire – di ciò che si è deciso a prioricamente di mandare al patibolo.Da questo punto di vista la de-finanziarizzazione degli istituti di ricerca – universitari, liceali e scolastici in generale – corrisponde a un metodo di governo che è quello volto a produrre la de-culturazione.

Perché il tecno capitalismo nichilistico contemporaneo della civiltà dei consumi sans frontières ha dichiarato guerra alla cultura e produce fisiologicamente la deculturazione? Nell’essenziale credo che si possa rispondere a questo interrogativo evocando due aspetti decisivi: in primo luogo la cultura è sempre formazione al rispetto del limite: non può esservi cultura se non come rispetto del nomos, della legge.

Educarsi significa: educarsi al rispetto del nomos, della misura e porre quindi un limite all’illimitato che altrimenti, sensibilmente, saremmo se semplicemente prestassimo ascolto alle nostre inclinazioni, alla nostra libido dominante, alla nostra pulsione acquisitiva.

Educarsi significa: prendere coscienza del limite che in realtà consustanzialmente siamo in quanto enti limitati e finiti: “oi brotoi“, dicevano i greci (immortali).

Educarsi significa, in altra misura, “prendere una forma”,  “formarsi”,  “bildung” , assumere un’immagine chiara dai contorni nitidi nel profilo: “formatio“, dicevano i latini (assumere una forma precisa). Assumere una forma precisa altro non è se non delimitarsi, assumere un perimetro, assumere contorni chiari.

È solo in assenza di limiti che prevale l’assenza di forma, il contorno amorfo privo di limiti e di nomos (di legge). L’odierno turbo capitalismo speculativo no-border, anomico e deregolamentato, mira ad abbattere ogni figura del limite della forma; vuole far sì che gli individui siano seriamente riproducibili.

Potremmo, alla maniera di Walter Benjamin, parlare del soggetto umano che, nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, vuole che gli individui siano privati di ogni forma di ogni misura e quindi siano disponibili per le pratiche dell’illimitate, dell’informe co-essenziale alla ragione strumentale, non ragionevole, del tecno capitalismo assoluto che vuole imporre all individuo ogni forma possibile, vuole che l’individuo senza limite sia aperto (da cui la open capitalistica) a tutte le sollecitazioni che la dittatura della pubblicità vorrà, in maniera autocratica, imporli dall’alto.

Ecco perché la cultura corrisponde oggi a un fortilizio di resistenza, forse al principale fortilizio di resistenza rispetto al nichilismo tecno capitalistico, ed è per questa ragione che in ogni guisan il nichilismo tecno capitalistico ha dichiarato guerra alla cultura in ogni sua figura possibile e produce quella che abbiamo proposto di etichettare come la deculturazione co-essenziale all’odierno totalitarismo glamour dei mercati apolidi e della dittatura della pubblicità che vuole individui informi, amorfi, senza cultura, senza limiti e quindi disposti ad assumere camaleonticamente, alla maniera di Proteo, tutte le figure che vorrà la pubblicità assegnare all’individuo,  senza limiti che pongano un non plus ultra oltre il quale non si può avventurare la logica onnimercificante, onniomologante del capitale. In sostanza vuole individui disponibili per le pratiche manipolatorie del consumo e della reificazione.

Ecco perché la cultura diventa il luogo della resistenza – oggi più che mai -; ecco perché fare cultura diventa essenzialmente un gesto politico di resistenza rispetto all’annichilimento deculturalizzante proprio del capitalismo assoluto contemporaneo.

Ecco l’importanza dell’educarsi nel senso platonico, dell’uscire dalla caverna dell’educere se stessi fuori dalla caverna e dalla caligine che caratterizza la caverna e le sue immagini, la dimensione doxastica di un opinare privo della stabilità epistemica che caratterizza, invece il sapere certo, incrollabile, solido di un filosofare svolto alla maniera – per così dire – veritativa, platonica, contro l’opinare congetturale incontrollato dell’odierna civiltà dei consumi, che trova nel relativismo scetticheggiante la sua figura fondamentale, non culturale.

Scetticismo relativistico e nichilistico è l’ideologia della civiltà dei consumi.

Relativismo è la forma che non ha nulla da eccepire rispetto all’ordine dato, rispetto al quale può valere un relativismo con annessa alzata di spalle rispetto alla questione della verità e quindi della possibile contestazione della falsità dell’intero in cui siamo.

Ecco l’importanza della cultura, più che mai come gesto della formazione, dell’educazione al limite e quindi – perciò stesso – già dell’inimicizia rispetto al tecno capitalismo assoluto, relativistico, nichilistico dell’illimite dell’informe.


La nuova televisione è quasi pronta. Aiutaci a fare l’ultimo miglio!

€42.376 of €40.000 raised

Byoblu è pronto per fare il salto. Stiamo costruendo la nuova informazione: l’alternativa al mainstream. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Per continuare ad essere libera dovrà essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? In cambio, sarai protagonista dell’informazione che verrà.

Dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo entro l’autunno. Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Grazie!
Claudio Messora

Seleziona il metodo di pagamento
Informazioni Personali

Termini

Totale Donazione: €15,00 One Time

Anonymous User

Anonimo

€9,99 19 November 2019
CR

Cesarino Raffaelli

€10,00 19 November 2019

buon lavoro

FN

Francesco Nuvoli

€20,00 19 November 2019

So che non è molto ma è una goccia nell'oceano e spero che aiuti almeno un pochino.

Anonymous User

Anonimo

€30,00 19 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 19 November 2019
MM

Maurizio Maveri

€10,00 18 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 18 November 2019
NF

Nicola Flamini

€10,00 18 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 18 November 2019
A

Alberto

€10,00 18 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€15,00 18 November 2019
FP

Francesco Pizzi

€15,00 18 November 2019

Senza un popolo informato non ci sarà mai cambiamento, forza Byoblu!!!

SS

SALVATORE SAIA

€15,00 18 November 2019

Vi conosco da poco, ma voglio credere in questa iniziativa perché è necessaria

Anonymous User

Anonimo

€10,00 18 November 2019
LM

Leonardo Maugeri

€5,00 18 November 2019
MB

Marinella Bergia

€15,00 17 November 2019
MB

Mario Beretta

€35,00 17 November 2019

Grazie per l'impegno e il Lavoro svolto. Tanti Complimenti!

MZ

Matteo Zanini

€50,00 17 November 2019
Anonymous User

Anonimo

€9,99 17 November 2019
RC

Roberta Ciofini

€15,00 17 November 2019

Sostegno Byoblu perche' siete indipendenti, e sostenete la verità', guardando al quadro d'insieme. grazie
una nonna libera

6 commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Salve, sono un insegnante che ha lavorato in diversi contesti di scuole superiori: licei classici e scientifici, scienze umane, istituti tecnici e professionale.
    Il tecno-capitalismo produce un relativismo che non affronta la questione del sè, di quello che siamo, in una profondità oltre il materialismo. E non vuole affronatarlo, tutto deve essere forma, materia, cinque sensi e identità corpo-mentale ed emotiva; questo consente potere e dominio su chi è totalmente identificato in questo. Relativo e Assoluto sono due stati di coscienza e consapevolezza che si occheggiano a vicenda, uno esiste perchè esiste l’altro. E l’Assoluto è in quella parte profonda di noi stessi in cui riconosciamo che tutta la nostra vita si basa su quello che siamo in quella profondità, autentico sè al di là della forma che spesso in queste nostre vite IMMERSE NEL TEMPO E NEL SUO BISOGNO DI TEMPO, non ci accorgiamo di essere, e viviamo subconsciamente.

    La deculturazione della scuola odierna non è dovuta solo alla sua definanziarizzazione, ma anche a un potere occulto che noi insegnanti stiamo sempre più sperimentando sulla nostra pelle: LA BUROCRATIZZAZIONE DELLA CONOSCENZA E DELLA SUA TRASMISSIONE AGLI STUDENTI.
    Ormai si sta procedendo a una progressiva proceduralizzazione dell’insegnamento a causa di una burocrazia che sta divenendo sempre più esigente nei confornti degli insegnanti e che li impegna sempre di piu nella compilazione di molti e molti moduli, che li impegna in tanti progetti che sono coesistenti all’attività didattica ma che sono altro e che richiedono tempo e lavoro che spesso non è renumerato. Si chiede agli insegnanti di ottemperare a obblighi burocratici, come la compilazione di verbali e di documenti che prima non si dovevano compilare e che portano via tempo al lavoro didattico e di miglioramento della didattica. E spesso questi lavori vengono richiesti senza un compenso adeguato o sensa compenso; si dice è obbligo della normativa. Una normativa calata dall’alto che gli insegnanti non partecipano a creare, ma la accettano come qualcosa che devono fare perchè è legge. Tutto questo produce stress progressivo nell’ambito scuola che si traduce in una attivita didattica sempre piu veloce, procedurale, per ottemperare a richieste burocratiche, per adeguarsi a modelli di insegnamento che vengono calati dall’alto attraverso l’obbligo di seguire certi schemi educativi formalizzati attraverso documenti che sono documenti di programmazione didattica che gli insegnanti devono scrivere e che scrivono secondo norme e regole che sono calate dall’alto come normative; questo sta accadendo sempre di piu. Questo non produce miglioramento della didattica. Esso produce la proceduralizzazione della conoscenza che diventa nozionismo con poca comprensione.
    Vi comunico, ad esempio che la NORMA sta “obbligando” gli insegnanti a insegnare per competenze, conoscenze e abilità. Si dice: “dobbiamo insegnare in modo che la conoscenza possa essere calata nella pratica e nell’esperienza e possa servire a un saper fare nel mondo e a interpretare il mondo”. E questa modularità per competenze, conoscenze e abilita dovrebbe servire a tal fine e questa modularità è inerente anche a un integrazione delle diverse discipline. PECCATO CHE TUTTO QUESTO E’ CARTA DA COMPILARE E VI E’ POCHISSIMA RICADUTA NELLA PRATICA PERCHE NON ABBIAMO STRUTTURE ADATTTE NELLA SCUOLA, NON ABBIAMO SUFFICENTI INSEGNANTI, NON ABBIAMO SUFFICENTE FORMAZIONE DI ESSI, NON ABBIAMO INVESTIMENTI NELLA SCUOLA. PER FARE QUESTO NON BISOGNA COSTRINGERE GLI INSEGNANTI A COMPILARE MILLE MODULI MA INVESTIRE NELLA SCUOLA IN MODO CHE CI SIANO CLASSI AL MASSIMO DI 15 PERSONE, IN MODO CHE UN INSEGNANTE NON ABBIA PIU DI 30 O 40 STUDENTI, IN MODO CHE QUESTI POSSA DEDICARE TEMPO A FORMARSI ADEGUATAMENTE PER UNA DIDATTICA INTERDISCIPLINARE, IN MODO CHE POSSA DEDICARE TEMPO AL LAVORO PER UNA DIDATTICA INTERDISCIPLINARE E CHE MIRI A CREARE PERCORSI ESPERIENZIALI DI APPRENDIMENTO IN CUI LA CONOSCENZA VENGA ACQUISITA PROFONDAMENTE, INTOIETTATA COME COMPRENSIONE E MEMORIA E DIVENGA ESPERIENZA, SAPER FARE, CAPACITA DI INTERPRETARE SE STESSI E IL MONDO.
    LA COMPILAZIONE CONTINUA DI MODULI E DI VERBALI, IL CONTINUO IMPEGNARE GLI INSEGNANTI IN ATTIVITA NON INERENTI ALLA DIDATTICA COME L’ALTERNANZA SCUOLA LAVORO O IN IMPEGNI AMMINISTRATIVI, PRODUCE STRESS SUGLI INSEGNANTI CHE NON AUMENTANO PERCHE NON CI SONO INVESTIMENTI E CHE FANNO SEMPRE PIU UNA DIDATTICA VELOCE E PROCEDURALIZZATA PER POTER SOPRAVVIVERE NEL SISTEMA SCUOLA ATTUALE. IL SISTEMA SCUOLA ATTUALE E’ CONTRO GLI INSEGNANTI E UN BUON LAVORO DA PARTE DI ESSI E CONTRO GLI STUDENTI E IL LORO BUON APPRENDIMENTO IN MODO CHE LA CONOSCENZA SIA UNA COMPRENSIONE PROFONDA TRA GLI ELEMENTI DEL PENSIERO E DI INFORMAZIONE E IN MODO CHE DIVENTI ESPERIENZA E CAPACITA DI INTERPRETARE LA REALTA E UN SAPER FARE, E TRADURRE IN APPLICAZIONE IL SAPERE.

    Stiamo creando una scuola che non trasmette conoscenza ma informazione proceduralizzata, realizzando fortemente quella che è una societa dell’informazione senza connessioni tra gli elementi informativi, in cui si è immersi in un informazione che punta alle emozioni, in cui la scuola diventa trasmissione di nozionismo procedurale. E questo non è dovuto solo alla definanziarizzazione della scuola. E’ dovuto alla definanziarizzazione e alla proceduralizzazione della conoscenza attraverso un invasione della burocrazia nella scuola il cui fine non è piu evidentemente una buona amministrazione della scuola, ma la realizzazione di un dominio sui processi di apprendimento che riducano la scuola a un ente che trasmette “conoscenza” come nozionismo procedurale. E questo produce individui schiavi del sistema a tutti i livelli: psichico, emotivo, fisico.

  • Che pesantezza…lo ascolto da qualche anno e le parole sempre le stesse,sempre le solite accezioni…sembra già vecchio e uno che vuole fare il sofisticato per quanto al uni suoi ragionamenti abbiano senso.

  • Non ringrazieremo mai abbstanza Diego Fusaro,
    che ci ricorda come la cultura non serva solo a fare carriera,
    ma soprattutto ad una crescita personale e all’acquisizione di consapevolezza.
    Mi permetto di aggiungere, che il “tecnocapitalismo” che sta ostacolando l’istruzione, è il frutto di un’ élite che nella storia non ha lasciato altre tracce che la volontà di egemonia.
    Spero che qualcuno abbia compreso cosa intendevo.

    • Giusto, conoscenza che serve all’evoluzione di coscienza e consapevolezza. Questo è per me l’utilità della conoscenza; una crescita personale in coscienza e consapevolezza che ci porti ad agire nel mondo, nell’universo, con creatività, spirito di libertà e di manifestazione di esperienze che accrescano la bellezza interiore di noi stessi e del mondo. La conoscenza deve portare nuovi sogni, nuove capacità di manifestare i nostri sogni, nuova esperienza da vivere che arrichisce l’ineriorità umana, nuova esperienza che arrichisce il mondo di un modo di vivere che accresce le possibilità umane di amare, essere liberi, rivolgerci all’ignoto per estarre da esso nuova vita. La conoscenza dovrebbe essere il mezzo per far si che una civiltà cresca in consapevolezza e coscienza fino al superamento dei suoi limiti umani che la incatenano al mondo, alla sopravvivenza, al potere, al dominio, all’odio, etc., per un vivere che si apre all’universale con amore e liberta incondizionati verso se stessi, verso tutto e verso tutti. E oggi invece abbiamo la scienza del potere che vuole ingabbiare il mondo per soddisfare gli orgasmi di potere delle elite e il mondo vi si adegua per adattamento alla sopravvivenza. E abbiamo una scuola in occidente che grazie alla sua definanziarizzazione diventa sempre piu priva di mezzi per fare una scuola che punta all’evoluzione di consapevolezza e coscienza e si adegua a un CAPITALISMO PREDATORIO DEL TEMPO DELL’ESSERE UMANO. E tutto questo vile intento di quella elite egemone di cui parli, penso sia anche attuato attraverso una burocrazia predatoria del tempo degli insegnanti per stimolare il sistema scuola ad andare verso una PROCEDURALIZZAZIONE DELLA CONOSCENZA che si realizza in un nozionismo procedurale che è “morte” dell’anima e uno stimolo negativo all’umano affinche si appiattisca sempre piu a un consumismo tecnologico che rende sempre piu consumatori di emozioni surrogate che allontanano dalla VERA GIOIA E DALLA CONSAPEVOLEZZA DI SE’ E DEL MONDO.

      MA QUESTI SIGNORI ELITARI NON LA SPUNTERANNO. E’ vero che esiste una tendenza a processi involutivi di coscienza e consapevolezza e costoro puntano su questi per poter continuare a dominare. Ma esistono anche processi di forte evoluzione di consapevolezza e coscienza all’interno dell’umanità che SPARIGLIERANNO LE CARTE, e nel tempo, o meglio nei tempi a venire, l’umanità, magari attraverso periodi di dramma, evolverà verso nuovo mondo di coscienza e consapevolezza, nuovo come non è mai stato……………….. E ci sono giovani che nonostante questo mondo infame che hanno intorno, HANNO GLI OCCHI PIENI DI LUCE E SONO SILENZIOSI…………………… Si vedono sempre quelli rumorosi e poco quelli silenziosi e con gli occhi pieni di luce, ma sono costoro che stanno contribuendo fortemente a non realizzare il progetto dell’elite egemone……………
      Non tutto è come sembra, ci sono diverse possibilita che non vediamo, in noi stessi, nel mondo e nell’universo…………………………….. E l’evoluzione della conoscenza deve divenire nuova consapevolezza di sè e dell’universo proprio per “vedere” nuove possibilita di vita per sè e per il mondo…….

Top