Cile: ecco gli effetti del neoliberismo globalista – Margherita Furlan

Notti di coprifuoco vivono le strade di Santiago e le altre città del Cile. Lo stato d’emergenza, decretato dal Presidente Piñera venerdì 18 ottobre per la Regione di Santiago, interessa oramai la maggioranza del Paese sudamericano. Decine le vittime, migliaia le persone trattenute in centri di detenzione clandestini, i dispersi non si contano quasi più. Piñera annuncia riforme e dialogo, ma il Governo ormai è un’anatra zoppa. «Siamo in guerra», dichiara a reti unificate. «Non è guerra, è dignità», rilanciano i manifestanti sui social network. Centinaia di migliaia le persone in piazza, nonostante le pattuglie dei militari che non si vedevano dai tempi della dittatura del generale Pinochet. Fino a qui la cronaca delle ultime ore.

Ma perché vi parliamo di un Paese così distante da noi? Cosa sta realmente succedendo in Cile? È veramente tutto nato semplicemente dall’aumento delle tariffe dei trasporti pubblici? Magari! In realtà sarebbe una banale semplificazione citare solo il caro vita che, sì è vero, negli ultimi anni ha messo in ginocchio una larga fetta della popolazione. Ma la scintilla che ha dato il via alla mobilitazione è la gravissima mancanza d’acqua nel Paese, esplosa nella città di Osorno, dove un’infiltrazione di petrolio ha interessato il servizio idrico cittadino, gestito da una società privata collegata alla multinazionale francese ENGIE, ben nota anche in Italia perché azionista – tra l’altro – di ACEA, l’acqua di Roma!

Il Cile è tra i pochissimi Paesi al mondo in cui l’acqua è privata. Le grandi aziende agricole hanno potuto impossessarsi dell’acqua in maniera del tutto legale, ottenendo dallo Stato i diritti di uso gratuito e perpetuo, già dai tempi di Pinochet. Ma poco è cambiato da allora. In Cile, il Paese che il mainstream ci descrive come il più ricco di tutto il Sud America, la disuguaglianza dei redditi è la più alta di tutti i Paesi aderenti all’OCSE. Gli effetti della dittatura cilena, che ha importato un modello liberista ancora si sentono.

In effetti, la dittatura di Pinochet, nata l’11 settembre del 1973, non è stata una dittatura militare e basta. Non è nemmeno paragonabile alla dittatura dei militari argentini, anche se ci sono stati un migliaio di desaparecidos e la mano pesante della Cia, da quanto hanno rivelato documenti recentemente declassificati. La dittatura di Pinochet è stata il primo esperimento del modello di «neoliberismo autoritario» che oggi tutto il mondo sta sperimentando.

Tutto partì dai Chicago boys, quelli della scuola monetarista di Milton Friedman. Inviati a Pinochet per ridisegnare le linee di politica economica e sociale.

La situazione cilena offriva una condizione ottimale per dimostrare al mondo come il neoliberismo fosse la cura migliore per far uscire dalla crisi un Paese stremato da anni di recessione. Grazie all’eliminazione della democrazia si potevano facilmente rompere i vincoli istituzionali, lacci e lacciuoli sindacali, contenere le rivolte e il malcontento che inevitabilmente sarebbero scoppiati. I Chicago boys vedevano la dittatura come un utile strumento per riportare velocemente il Paese verso la crescita economica, per rilanciare il tanto agognato sviluppo. A questo fine, venne implementato un programma ambizioso: drastiche privatizzazioni di aziende e beni dello Stato, riforma del mercato del lavoro che introduceva la flessibilità, totale apertura all’estero, sia in termini di import/export che di libera circolazione dei capitali in entrata e uscita. Lo slogan era:

Dobbiamo essere tutti autosufficienti, imprenditori di noi stessi”.

Vi ricorda qualcosa?

Ora i nodi delle politiche liberiste stanno venendo al pettine, in Cile con le piazze messe a ferro e fuoco, da noi con un drastico abbassamento delle aspirazioni e delle aspettative di decine di milioni di persone. E forse sarà proprio in Cile che capiremo se il neoliberismo globalista vincerà anche sulle proteste popolari più dure.


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RESISTETE PER TUTTI NOI.
Contro l'informazione monopolizzata e monocorde, contro la cultura dello spionaggio, della delazione, della ricerca dell'untore e del capro espiatorio.
Contro il Grande Fratello di 1984, che non ho mai dimenticato. Contro la cultura del frastornamento delle coscenze e contro l'uso delle nostre paure più ancestrali per controllarci, manovrarci, farci dire cose che non pensiamo e farci ammettere colpe che non abbiamo, terrorizzati di fronte alla minaccia dei topi di Orwell, che oggi sono il virus di una pandemia, annunciata e non arginata per tempo, o forse, perfino esagerata nei dati e in quello che sono le immagini ufficiali.
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1 commento

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  • HO SEMPRE VISTO GLI USA CON SIMPATIA ,DA GIOVANE HO LAVORATO IN UNA AZIENDA ITALOAMERICANA, SONO STATO NEGLI USA . MA ADESSO INCOMINCIO AD AVERE DEI DUBBI.PERCHE’ QUESTO NEOLIBERISMO GLOBALISTA ,CHE FINI HA?
    VA BENE ISRAELE ,MA COSA MANCA A ISRAELE NULLA. C’E’ UN BUM ECONOMICO NEL DESERTO-LA TERRA PROMESSA .LA PACE NON LA VOGLIONO FARE ,BETLEMME E’ PALESTINESE , MA PERCHE’ COSA VOGLIONO ,ILTROPPO POI PORTA A TRAGICI EFFETTI DOVREBBERO GIA’ SAPERLO .FINIAMOLA CON QUESTA POVERA AMERICA LATINA .CHE SI DIA LORO LAVORO CULTURA SVILUPPO -FINIAMOLA NO???????????????????

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