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Libano: nuovo ordine per il Medio Oriente – Margherita Furlan

 

Libano nel caos mentre le potenze mondiali sono alla ricerca di un nuovo ordine per il Medio Oriente. Dopo due settimane di proteste popolari senza precedenti, le dimissioni del Primo ministro libanese, Saad Hariri, segnano una svolta politica con forti ripercussioni interne e regionali. Nel vicino Irak un altro Primo ministro, sostenuto dall’Iran, Adel Abdel Mahdi, rischia di dover lasciare la guida del Governo: dall’inizio di ottobre si contano più di 250 morti nelle manifestazioni che sconvolgono il Paese. Migliaia le persone che chiedono le dimissioni dell’intera classe politica definita “corrotta”. La maggior parte della popolazione in Irak ha meno di 20 anni e scarse possibilità di trovare un lavoro. L’elettricità e l’approvvigionamento idrico spesso non sono garantite da uno Stato che è ancora molto debole.

In Libano, la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 40% e chi cerca un lavoro deve conoscere un politico cristiano, sunnita, sciita o druso. Chi è inserito nelle oliate logiche clientelari gode tendenzialmente di un reddito molto alto, mentre la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà relativa e soffre di una drammatica carenza di servizi pubblici e infrastrutturali.

D’altronde sia l’Iraq che il Libano hanno sistemi etnico-settari finemente bilanciati. I capi dei vari gruppi usano indebitamente lo Stato per il proprio arricchimento. Tutto ciò che vogliono è più denaro che permetta loro di gestire un sistema di clientelismo che li mantenga al potere.

Le motivazioni che hanno portato alle proteste popolari sembrano quindi essere del tutto legittime in entrambi i Paesi, ma, in Medio Oriente, spesso sono presenti attori stranieri che hanno altri interessi, soprattutto ora che Bashar al-Assad è rimasto in sella e la Siria sembra avviarsi verso una fase di stabilizzazione, seppur graduale.

Il Libano ha uno dei debiti pubblici più alti al mondo, ma i profitti delle sue banche sono spesso superiori a quelli occidentali. Così, forse nel tentativo di indebolire la presenza del gruppo filo iraniano Hezbollah nelle fila del governo libanese, le sanzioni statunitensi si sono abbattute contro le banche. E tutto d’un tratto i tradizionali ricchi sussidi provenienti dalla vicina Arabia Saudita sono svaniti nel nulla, non certo senza apportare conseguenze nella già precaria economia nazionale.

Sullo sfondo la tensione tra Iran e Stati Uniti. Da una parte Teheran accusa Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele di fomentare e finanziare le proteste, trasformatesi oramai in mera violenza. Dall’altra parte, Washington esorta le forze politiche libanesi a formare “urgentemente” un nuovo Governo.

Nel frattempo, le truppe statunitensi non abbandonano l’Iraq, Paese che insieme al Libano è considerato da Washington l’asse della resistenza del nemico numero uno, l’Iran. Mentre il sangue scorre nelle strade, difficile è valutare le future conseguenze di questa nuova instabilità politica nel cuore della sempre infuocata regione medio orientale, ma pare del tutto evidente che, dopo la Siria, il clima si stia nuovamente surriscaldando, mentre il prezzo del barile cresce.


Lo studio è pronto. Adesso facciamolo funzionare anche a novembre!

77% raccolto

Grazie a voi abbiamo costruito il primo studio, a Milano. Ci vorrà un po’ di rodaggio, ma già da subito siamo operativi e iniziamo a trasmettere. Vogliamo costruire la nuova informazione: l’alternativa al mainstream, ma soprattutto una tv che sia dei cittadini. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Adesso bisogna raccogliere la prossima sfida: dimostrare che siamo in grado di sostenere le spese vive, ogni mese. Ci sono 5 persone a Milano, 4 a Roma e alcune altre in telelavoro. Poi ci sono gli affitti, i servizi, le utenze, i materiali che si consumano, quelli ancora da comprare e tanti conduttori liberi e intelligenti da coinvolgere nel progetto. In televisione, per fare una sola puntata alla settimana ci vogliono decine di giornalisti e decine tra tecnici e registi. Ogni mese, per una sola trasmissione spendono centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Byoblu costa solo 30 mila euro al mese. Come ci riusciamo? Lavoriamo con passione, dalla mattina alla sera, e non sprechiamo nulla.

Per continuare ad essere liberi e crescere, la nuova televisione dei cittadini essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Abbiamo già fatto tanto. È un’impresa storica. Trecentomila iscritti su Youtube, centinaia di migliaia sugli altri social network. Nessuno ne parla. Questa è la dimostrazione che siamo veramente liberi.

Che altro ti serve? Aiuta la nuova televisione dei cittadini a trasmettere anche questo novembre. Questa volta, la tua generosità sarà ricompensata.

Grazie!
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La libertà non ha prezzo!
Grazie per il vostro impegno a favore della libertà!
La democrazie è basata sulla libertà di parola e di scelta e, sebbene imperfetta essendo essa stessa un prodotto umano, è infinitamente preferibile alla dittatura di qualunque natura essa sia.
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