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Speciale #TgTalk 35 – I giorni dell’Iran

In diretta su questa pagina alle 18 in punto.

Gli USA eliminano il generale iraniano Qassem Soleimani con un drone. Il Presidente Donald Trump minaccia di radere al suolo l’Iran in caso di reazione, e si vanta della sua forza militare, come un cowboy prima di un Rodeo. Questa notte la risposta dell’Iran: 15 missili contro due basi americane in Iraq. L’operazione, denominata “Soleimani Martire“, rischia di scatenare un conflitto di portata mondiale. …o si tratta solo di un grande spettacolo pirotecnico di propaganda bellica?

Alle 18, Speciale #TgTalk. Su Byoblu.


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Grazie a voi abbiamo costruito il primo studio, a Milano. Ci vorrà un po’ di rodaggio, ma già da subito siamo operativi e iniziamo a trasmettere. Vogliamo costruire la nuova informazione: l’alternativa al mainstream, ma soprattutto una tv che sia dei cittadini. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Adesso bisogna raccogliere la prossima sfida: dimostrare che siamo in grado di sostenere le spese vive, ogni mese. Ci sono 5 persone a Milano, 4 a Roma e alcune altre in telelavoro. Poi ci sono gli affitti, i servizi, le utenze, i materiali che si consumano, quelli ancora da comprare e tanti conduttori liberi e intelligenti da coinvolgere nel progetto. In televisione, per fare una sola puntata alla settimana ci vogliono decine di giornalisti e decine tra tecnici e registi. Ogni mese, per una sola trasmissione spendono centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Byoblu costa solo 30 mila euro al mese. Come ci riusciamo? Lavoriamo con passione, dalla mattina alla sera, e non sprechiamo nulla.

Per continuare ad essere liberi e crescere, la nuova televisione dei cittadini essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Abbiamo già fatto tanto. È un’impresa storica. Trecentomila iscritti su Youtube, centinaia di migliaia sugli altri social network. Nessuno ne parla. Questa è la dimostrazione che siamo veramente liberi.

Che altro ti serve? Aiuta la nuova televisione dei cittadini a trasmettere anche questo novembre. Questa volta, la tua generosità sarà ricompensata.

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Claudio Messora

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Daniele Ayala

€15,00 4 Giugno 2020

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Marco Gallizia

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Liliana Borme

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€15,00 4 Giugno 2020
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DIANA BIER

€5,00 4 Giugno 2020
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simone mancini

€15,00 4 Giugno 2020

Grazie per offrire un'informazione alternativa.

SF

Saverio Fantacuzzi

€25,00 4 Giugno 2020

Siete grandi e impavidi

GS

Gregorio Sand

€10,00 4 Giugno 2020

Sicuro che ce la faremo. Siamo i padroni del nostro destino!

AB

Adriana Brunetti

€10,00 4 Giugno 2020

Piccola piccola, nn posso di più, mi spiace!!! WW BYOBLU

fg

francesco garuti

€15,00 4 Giugno 2020
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Roberto Sangiorgi

€25,00 4 Giugno 2020
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Erica Ruberti

€25,00 4 Giugno 2020
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€25,00 4 Giugno 2020
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Daniela Cortiglia

€25,00 4 Giugno 2020

Grazie per tutto quello che fate, di come c'informate, di come ci sostenete.

AC

Alessandro Couchoud

€30,00 4 Giugno 2020
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€25,00 4 Giugno 2020
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Emilia Colucci

€15,00 4 Giugno 2020
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Silvia Ragazzini

€25,00 4 Giugno 2020

AVANTI TUTTA ! insieme vinceremo

ab

alessandro bartolozzi

€15,00 4 Giugno 2020
FR

Francesco Ridolfi

€15,00 4 Giugno 2020

6 commenti

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  • Veramente la gran parte del gas russo arriva in nord europa dal gas stream 1 e molto meno dall’ucraina. Ed il gs stream 2 è quasi ultimato e raddoppierà la quantità.
    Quindi questo soggetto è anche poco informato.

  • Dietro l’omicidio di Soleimani ci sono certamente dinamiche non del tutto chiare, però non credo ci sia un complotto contro Trump come dice Chiesa, perché dal punto di vista umano l’attacco a Soleimani è ingiustificabile, dal punto di vista politico è invece comprensibile, secondo gli obiettivi che Trump voleva raggiungere: mettere il veto su di un’esercitazione congiunta tra le marine di Russia, Cina e Iran nel nord dell’Oceano Indiano e nel Golfo dell’Oman, ovvero nei pressi di un’area altamente instabile e cruciale per il traffico di petrolio, minacciare senza rischiare troppo, eliminare gli attacchi iraniani contro navi petroliere di diverse nazionalità, nel Golfo Persico, una sfida diretta al ruolo degli Stati Uniti come garanti della libertà di navigazione in quella parte del mondo (anche se il petrolio che vi transita non viene più importato dagli americani, ormai autosufficienti, è tuttavia vitale per alleati come Europa India e Giappone, o rivali come la Cina), la distruzione di un drone Usa da parte degli iraniani. Il micidiale attacco, sempre ad opera di droni iraniani, che mise fuori uso importanti impianti petroliferi dell’ Arabia saudita: un colpo tremendo ad un alleato strategico di Washington, non tanto per il danno economico ma per l’enorme caduta di credibilità militare di Riad, da ultimo, l’ uccisione di un cittadino americano in Iraq e l’ assalto-assedio all’ ambasciata Usa a Bagdad, attribuiti a fazioni filo-iraniane manovrate dagli ayatollah e forse dal generale Soleimani. Allineandosi con le preoccupazioni di Israele e dei Saud, i suoi due “mentori” in Medio Oriente, Trump ha optato per la linea del regime change: la teocrazia sciita di Teheran va rovesciata, a meno che si ravveda completamente dai suoi crimini e rinunci alle sue ambizioni egemoniche in alcune aree limitrofe (Libano, Siria, Yemen). Indurendo le sanzioni Trump sperava di indebolire Khamenei e i falchi iraniani; forse ha ottenuto l’effetto opposto di indebolire i moderati del regime come il presidente Rohani. L’economia iraniana si avvita in una crisi grave, la popolazione si rivolta contro il regime; quest’ultimo non esita a rispondere con una repressione sempre più sanguinosa (centinaia di morti). Ma anche l’Iraq è una polveriera, mentre il generale Qasem Soleimani ha visitato Baghdad diverse volte dal 1 ottobre scorso, per discutere della strategia contro la rivolta con i leader iracheni. La maggior parte delle morti è stata causata da mitragliatrici e cecchini, a caso tra la folla e su leader di protesta identificati. Amnesty International ha dichiarato che le forze di sicurezza di Baghdad hanno dispiegato gusci di gas lacrimogeni di livello militare “per uccidere i manifestanti invece di disperderli”. Questi gusci da 40 mm sono, secondo l’analisi di Amnesty, i gusci serbi Sloboda Ĉaĉak M99, ma anche M651- gusci di gas lacrimogeni e conchiglie di fumo M713 prodotte dall’Organizzazione delle industrie della difesa (DIO) del commissario iraniano Yousra Rajab della commissione parlamentare irachena per i diritti umani hanno detto che le forze governative hanno usato bombe a gas CF contenenti veleni che causano cecità, aborti spontanei in donne in gravidanza, colpi e ustioni che possono portare a Morte. L’esercito iracheno ha ammesso lunedì 7 ottobre di aver sparato ai manifestanti a Baghdad. “È stata usata un’eccessiva violenza e abbiamo iniziato a ritenere responsabili gli ufficiali che hanno commesso questi crimini”, ha affermato la nota. Era la prima volta dallo scoppio delle proteste che le forze di sicurezza hanno riconosciuto di aver usato una forza eccessiva. Le forze di sicurezza hanno lanciato una vasta campagna di incursioni notturne, arrestando i manifestanti. Mentre alcuni sono scomparsi senza lasciare traccia, altri sono stati sottoposti a tortura e rilasciati solo dopo essere stati costretti a firmare impegni promettendo di smettere di partecipare alle proteste. L’Iraq è una polveriera e c’è un contesto che va conosciuto. Il professor iracheno Kamel Abdul Rahim dice: “Non sono mai stato convinto che il generale iraniano Qasim Soleimani abbia avuto un ruolo importante nella politica irachena, ma il massacro ha commesso ieri ( 28 novembre ) ad al-Nasiriya e Najaf ( dove sono state uccise almeno 69 persone ), è una palese espressione del modo in cui Soleimani vede l’Iraq come una provincia iraniana. L’amministrazione al potere iraniana non accetterà mai la sua perdita in Iraq. Potrebbero forse accettare la perdita dello Yemen o del Libano e persino della Siria … ma l’Iraq è la linea rossa “. “Adel Abdul Mahdi, i generali e gli altri signori della guerra, l’intera classe politica … tutti hanno scelto la ricetta mortale di Soleimani. Siamo sulla soglia di una fase sanguinosa. Il governo Trump ha optato per il silenzio e forse ha approvato il piano di Soleimani. Dopotutto, c’è un grande consenso tra i due “nemici” America e Iran. Il teatro del loro conflitto è l’Iraq ”. “I cittadini iracheni sono la nuova minaccia per la loro agenda comune perché si oppongono a questo sistema imposto. Il cittadino iracheno è diventato un peso e il popolo iracheno può contare solo su se stesso per realizzare un cambiamento ”.
    https://www.globalresearch.ca/iraq-october-revolution-2019/5698521?fbclid=IwAR1mYXGrjoEd0hvy_gR52jFtnbyBLdjgOdMG9VjGMCSvHFqKSkn1VnyAeGY

  • La storia dietro l’assassinio di Soleimani sembra andare molto più in profondità di quanto è stato finora riferito, trattandosi di un attentato contro l’integrazione eurasiatica,
    coinvolgendo l’Arabia Saudita e la Cina, nonché il ruolo del dollaro USA come valuta di riserva globale…
    Perciò ai lettori e alle lettrici di Byoblu propongo il seguente articolo di Federico Pieraccini :
    https://www.strategic-culture.org/news/2020/01/08/the-deeper-story-behind-the-assassination-of-soleimani/
    e
    http://aurorasito.altervista.org/?p=9691

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