LA UE DÀ I SOLDI A GRETA, MA NON A LAVORATORI E PENSIONATI – #TgByoblu 3

#TgByoblu 3 – Oggi parliamo dei fondi europei stanziati per l’ambiente ma non per le persone, della fine di Craxi e della Prima Repubblica, della polemica fra i due Papi e delle proteste in Cile.

GREEN NEW DEAL

Mille miliardi per Greta e l’ambiente, ma per pensionati e lavoratori i soldi non ci sono mai

L’Unione Europea è sempre stata molto “tirata” con il denaro. Convinti di dover educare i cittadini del Vecchio Continente ad accettare la fine del welfare state e delle tutele nel mondo del lavoro, i soliti euroburocrati piangono di continuo miseria. Crollano i ponti, le strade e i tetti delle scuole? Non ci sono soldi per ripararli! Chiudono gli ospedali? Non ci sono soldi! Aumenta l’età pensionabile? Stessa storia: non ci sono i soldi!

Questo ritornello è improvvisamente cambiato da quando però i temi al centro dell’agenda politica non sono più quelli economici e sociali ma sono quelli di natura ambientale: “Dobbiamo salvare il pianeta”, grida Greta Thunberg. E per farlo non badiamo a spese. La UE di Ursula Von Der Leyen ha intenzione infatti di mobilitare mille miliardi di euro in dieci anni nel nome del “green new deal”. Una “rivoluzione ecosostenibile” che, assicura Gentiloni, cambierà il nostro modo di alimentarci, di consumare e di abitare per centrare l’obiettivo della “neutralità climatica”.

Qualcuno dica a Gentiloni che grazie alle politiche di austerità imposte dalla UE in tanti sono stati già costretti a cambiare il proprio stile di vita e a vivere di rinunce. Si spera che ai piani alti del potere continentale qualcuno non pensi che per salvare il pianeta sia indispensabile chiedere ulteriori sacrifici a quelli che il pianeta lo abitano.

LA FINE DI CRAXI

Secondo l’ex ministro Martelli la finanza anglosassone è responsabile
della fine della prima repubblica

Claudio Martelli, ex Delfino di Bettino Craxi, ha dato alle stampe un libro titolato “L’Antipatico”, che torna ad affrontare le cause del crollo della prima Repubblica.
L’ex ministro della giustizia socialista punta il dito contro la “grande coalizione degli affari”, che mise nel mirino Craxi non perché più corrotto di altri, ma perché incarnava la politica in un’epoca in cui le ideologie e i partiti dovevano sparire. Questi affaristi internazionali – insiste Martelli – in particolare inglesi ed americani, sfruttarono il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia. Durante la stagione delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni diedero un vero e proprio assalto ai beni di Stato, accaparrandosi i gioielli nazionali a prezzi di saldo.

Martelli punta infine il dito anche sul Pci in generale e su Massimo D’Alema in particolare, accusato di avere dato a Craxi il morso dello scorpione, dopo che quest’ultimo si stava adoperando per fare entrare gli ex comunisti nel Partito Socialista Europeo.

I DUE PAPI

Contrasto tra Papa Francesco e Benedetto XVI
Il Vaticano risponde alle polemiche parlando di malinteso

L’entourage di Papa Ratzinger parla di un malinteso e contesta il fatto che il libro in uscita del Cardinale Sarah, oggetto delle polemiche teologiche di questi giorni, sia stato scritto a quattro mani, avendo Ratzinger contribuito solo con un saggio sul «sacerdozio cattolico».

Ma Sarah, dal canto suo, pubblica sul suo profilo Twitter tre lettere del Papa emerito che difendono la sua buona fede: in una in particolare, del 12 ottobre 2019, il Papa si esprime così: “Cara Eminenza, finalmente posso trasmettere i miei Pensieri sul Sacerdozio…”.

Il punto è che il pensiero di Ratzinger sembra contraddire quello di Papa Francesco che ha invece aperto alla possibilità del matrimonio per i sacerdoti: in Vaticano però sono abituati da secoli a certe polemiche e hanno già liquidato la questione definendola “un malinteso”. Del resto, anche Papa Francesco sostiene di prediligere il celibato dei sacerdoti, definendolo un dono, prendendo atto però che la Chiesa, sempre più a corto di sacerdoti, debba necessariamente aprirsi a nuove e più progressiste possibilità.

PROTESTE IN CILE

Proseguono gli scontri: referendum ad aprile per rivedere la costituzione

Continuano gli scontri in Cile, iniziati lo scorso 18 ottobre in seguito al rincaro del biglietto della metropolitana a Santiago. La conseguenza è stata la disobbedienza civile: studenti che saltavano i tornelli, distruzione delle stazioni della metro, fino agli scontri in piazza con le forze dell’ordine. Da quel momento non c’è pace nel paese, che ha visto le proteste estendersi a macchia d’olio anche nelle altre città cilene.

L’aumento del costo del biglietto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un vaso pieno di ingiustizie e forti disuguaglianze sociali, subite dal popolo cileno in questi anni. Privatizzazione di acqua, sanità e istruzione, stipendi e pensioni al minimo e costo della vita in aumento, frutto di un sistema economico che privilegia solo alcune classi sociali, penalizzando la maggior parte della popolazione.

Il Presidente Piñera ha risposto all’insurrezione cittadina con la repressione, per limitare la distruzione dei beni pubblici, e ha dichiarato lo stato di emergenza e il coprifuoco, in uno scenario che non si vedeva dagli anni della dittatura di Pinochet. Ma né questo né la sospensione della legge sull’aumento del biglietto sono bastati a placare il malcontento.

Il Cile chiede di più, il Cile pretende un cambiamento. In seguito alla più grande manifestazione a Santiago, con oltre un milione di persone scese in piazza, Piñera ha promesso al suo popolo un rimpasto di governo. Ad aprile è previsto un referendum popolare che deciderà se adottare una nuova Costituzione, dato che quella attualmente in vigore risale al 1980, il periodo più buio della storia del Cile.


Aiutaci a sostenere le spese di gennaio

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Grazie a voi abbiamo costruito il primo studio, a Milano. Ci vorrà un po’ di rodaggio, ma già da subito siamo operativi e iniziamo a trasmettere. Vogliamo costruire la nuova informazione: l’alternativa al mainstream, ma soprattutto una tv che sia dei cittadini. Avrà un palinsesto, andrà tutta in diretta, si potranno rivedere i programmi, andrà anche sul digitale terrestre. Sarà di tutti e per tutti. E cambierà definitivamente le regole del gioco.

Adesso bisogna raccogliere la prossima sfida: dimostrare che siamo in grado di sostenere le spese vive, ogni mese. Ci sono 5 persone a Milano, 4 a Roma e alcune altre in telelavoro. Poi ci sono gli affitti, i servizi, le utenze, i materiali che si consumano, quelli ancora da comprare e tanti conduttori liberi e intelligenti da coinvolgere nel progetto. In televisione, per fare una sola puntata alla settimana ci vogliono decine di giornalisti e decine tra tecnici e registi. Ogni mese, per una sola trasmissione spendono centinaia di migliaia, se non milioni di euro. Byoblu costa solo 30 mila euro al mese. Come ci riusciamo? Lavoriamo con passione, dalla mattina alla sera, e non sprechiamo nulla.

Per continuare ad essere liberi e crescere, la nuova televisione dei cittadini essere sostenuta da te, e solo da te. Sei pronto a fare la tua parte? Sappiamo che non è facile, ma siamo centinaia di migliaia di persone a guardare ogni giorno Byoblu. È venuto il tempo di dimostrare che il desiderio di cambiamento non è soltanto una parola, ma una volontà di ferro.

Abbiamo già fatto tanto. È un’impresa storica. Trecentomila iscritti su Youtube, centinaia di migliaia sugli altri social network. Nessuno ne parla. Questa è la dimostrazione che siamo veramente liberi.

Che altro ti serve? Aiuta la nuova televisione dei cittadini a trasmettere anche questo novembre. Questa volta, la tua generosità sarà ricompensata.

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Grazie, continuate così

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Buon lavoro Claudio!
Saluti da Dublino,
Alberto

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